Avtomobili : Daleč
Etichetta: ZKP RTV Slovenija
Anno di uscita: 2016
Produzione: Mirko Vuksanovič & David Šuligoj
Durata dell’album: 44.38 min.
Genere: Art Rock / Pop
Gli Avtomobili di Nova Gorica, dopo 34 anni di attività ininterrotta, consegnano alla scena il loro decimo album in studio in totale. La squadra rinnovata rinsalda i suoi legami dal 2008. Vero, le composizioni originali non escono proprio a getto continuo, ma sia il predecessore «Pozna pomlad» (2012) sia il nuovo «Daleč» sono frutto della straordinaria maturità artistica per cui gli Avtomobili sono famosi, come portavoce unici del loro mestiere. Anche se ancora oggi il loro vecchio repertorio di sempreverdi orecchiabili resta nella programmazione generale delle radio slovene, nel loro linguaggio c’è sempre un pizzico di eclettismo. E l’album «Daleč» non «va affatto troppo lontano», anzi resta «vicino» e ha un suono di casa. Gli Avtomobili, intanto, continuano a coltivare e a far crescere con maturità quell’elemento di unicità musicale, mantenendo intatte tutte le caratteristiche riconoscibili della loro inconfondibile carta d’identità musicale.
Rispetto al predecessore, nella costruzione degli arrangiamenti i brani suonano più concentrati e a fuoco, e non c’è da stupirsi. Li adorna una cantabilità rilassata che si attacca subito al cuore dell’ascoltatore, senza atmosfere tese e drammatiche, a tratti anche cupe, che invece erano una caratteristica ben visibile del predecessore più sperimentale. Quattro anni sono un bell’intervallo per uno sviluppo spontaneo e senza pesi di nuove idee, e inoltre il quintetto, con la stessa formazione che aveva registrato «Pozna pomlad», è diventato ancora più maturo nei rapporti reciproci.
La band riporta negli arrangiamenti l’uso dei fiati, il che per il gruppo non è affatto una novità, visto che già la formazione originale degli Avtomobili comprendeva un sassofonista. Sull’album compare un assolo di violino acustico di Rok Golob, davvero piacevolissimo, nel brano Pekel v raju. Grazie al suo ritornello contagioso e cantabile, questo pezzo sa irrimediabilmente dei sempreverdi del gruppo della prima metà degli anni Novanta. Nella title track affianca Marko in duetto Severa Gjurin. Il brano viene insaporito e movimentato dai fregi solistici di Bushi. Cioè Rok e Severa. Già collaudati come ospiti speciali al concerto del gruppo al Cankarjev dom il 5 ottobre 2012, dove tra gli Avtomobili e i due ospiti doveva essere scattata la scintilla della vera chimica, i ragazzi hanno portato tutto questo anche sull’album «Daleč».
L’album mantiene il carattere espressivo tipico degli Avtomobili. Gli ingredienti principali restano al loro posto. Cioè la prova vocale di Marko, ovvero il colore specifico della sua voce, la sua poesia ipersensibile, la profondità del messaggio e la raffinatezza sensuale dell’interpretazione. Proprio questa poesia, unita al vestito in cui si sviluppano le melodie principali, garantisce l’iniezione di un momento atmosferico e di un desiderio struggente che non si placa mai. Anzi. Gli stati d’animo evocano a tratti un momento di mistica, ed è per questo che gli Avtomobili sono, di fatto, unici in Slovenia nella cultura art rock e pop. «Daleč» non è un album serio come il suo predecessore. Non ci sono nemmeno quei momenti dallo «sguardo più cupo» che erano tipici di alcune parti di «Pozna pomlad». Da questo punto di vista il nuovo album, nel suo insieme, suona più luminoso, con un’impostazione ottimista. Nella prima parte si sviluppa in modo subito amichevole per la radio, e ne gettano le basi l’iniziale Stopinje v snegu (una canzoncina ballabile, leggera, rapace, con tastiere che suonano anni Ottanta) e subito dopo la title track, dove nel tessuto dell’arrangiamento spicca la frase introduttiva di Šuligoj al basso e dove Severa e Marko creano un duetto vocale a contrasto davvero piacevolissimo. La scenografia tipica della ricetta musicale alla Avtomobili è così montata in un attimo. A rafforzare questa sensazione ci pensa ancora più intensamente la pacata Mladost, il brano più lungo dell’album, dove per la prima volta il gruppo rinfresca a fondo gli arrangiamenti anche con un uso gustoso dei fiati. In questo pezzo scintilla per la prima volta con maggiore intensità il lato straordinariamente sensibile della band nel suo insieme, e nel formato del brano si insinua una brezza sottile di dialogo jazz tra gli strumenti.
Il brano Na sever è il debutto da autore di Bushi per gli Avtomobili. Ha un cambio di atmosfera pazzesco nel contrasto tra la struttura della strofa e quella del ritornello. In questo pezzo la disposizione contrastante dell’immagine sonora funziona alla grande. Šuligoj sfrutta lo spazio a dovere con l’intreccio melodico delle linee di basso, che dà calore organico e rafforza la cinetica ritmica del brano; Morgan, soprattutto nella strofa e nel passaggio mid-eight, si trasforma per un attimo in Stewart Copeland (The Police, Curved Air) e arricchisce il ritmo di base con finezze jazz; le tastiere di Mirko creano quel filtro di mistica e imponenza che, come un involucro atmosferico invisibile, lega insieme gli arrangiamenti. In tutto questo si inserisce la chitarra di Bushi, dal suono quasi esoterico, che per la prima volta sull’album risuona in modo più nettamente rock, ma che nonostante ciò è inserita negli arrangiamenti in modo da mantenere l’equilibrio tra gli elementi dell’immagine sonora costruita. Marko resta Marko. Unico e irripetibile. Con la sua voce carismatica aggiunge quell’unicità marcata anche a questo brano! Qui ho scomposto di proposito i singoli mattoni dell’immagine sonora, così da farvi capire su quale piano sensibile comunicano tra loro i membri del gruppo, perché molti paralleli simili su questo album li scoprirete poco a poco, pezzetto dopo pezzetto, anche da soli.
La struggente Vrni me nazaj porta il vero sentimento degli anni Ottanta, Reka che viene subito dopo feconda questa sensazione e in qualche modo evoca l’energia dell’iniziale Stopinje v snegu; da questo punto di vista le stanno al fianco Če si rojen e, ancora di più, il già citato ritornello di Pekel v raju (con un giocoso motivetto funky nella strofa). Anche se il gruppo è votato alla ricerca della perfezione melodica, ama infilare nelle frasi principali degli accordi (anche variazioni jazz ricavate da quelli di base) che portano la melodia lontano dallo sviluppo atteso (per esempio il ritornello di Če si rojen), e questo è un grande vantaggio, grazie al quale gli Avtomobili si allontanano come per gioco dal potenziale ricorso ai cliché. È al tempo stesso la garanzia della loro unicità. Gli Avtomobili restano quindi grandi artigiani del proprio mestiere musicale!
Su Vedel si non è difficile dire che sia il vertice artistico dell’album «Daleč». Un vero dramma, ovvero un teatro atmosferico con una disposizione straordinaria dei mattoni dell’immagine sonora. In apertura cattura l’attenzione il contrasto tra i colpi secchi di «snare» della batteria e il dialogo mistico nel fraseggio di tastiere e chitarra, mentre la band fa salire poco a poco, e trionfalmente, la tensione drammatica verso il crescendo del ritornello. È un brano con cui gli Avtomobili avrebbero potuto chiudere l’album «Daleč» in modo davvero efficace. Invece per questo hanno scelto il brano Ni več umika, dove la quantità di decibel nel riff di chitarra dentro il ritornello cresce di colpo e il pezzo si sviluppa lì secondo spinte più evidenti della retorica rock. L’atmosfera drammatica della parte finale del brano viene arricchita da un inserto erotico di assolo di sassofono. Anche per quanto riguarda la poesia in sé, il brano Ni več umika si prende il primo posto sull’album. È una nota di confessione personale di Marko, resa con grande sincerità, che chiude in grande stile l’album «Daleč». Insomma, un’altra splendida canzone proprio alla fine del disco.
Con questo album il gruppo farà molta più fatica a scegliere tra i brani quello che potrebbe portare un potenziale hit radiofonico, se lo confrontiamo con l’ottimo predecessore «Pozna pomlad». Quindi, tra i due album si nota una differenza artistica! «Daleč» cresce (nel suo insieme) di nuovo lentamente, ma si fa strada in modo sensibilmente più rapido del predecessore «Pozna pomlad», che conosceva anche escursioni sperimentali (la title track). Nel complesso i brani sono più cantabili e suonano più compatti. Il nucleo creativo guida del gruppo, rappresentato naturalmente dal duo di fratelli Vuksanovič, non sa e non può nascondersi. Abbiamo ricevuto una raccolta di dieci brani eccellenti, dal calore produttivo analogico e organico. Per questo l’album «Daleč» va ascoltato per forza come un tutt’uno, dalla prima all’ultima canzone. Si sviluppa nello splendore della grande brillantezza artistica di maestri rodati e navigati. Risuona leggero, anche se è dettagliato in modo filigranato e intessuto di tante pennellate brevi ma essenziali, che si rispecchiano di nuovo in modo davvero efficace nell’unica cultura art espressiva di questo gruppo leggendario. La sua opera il Ministero della cultura avrebbe dovuto proteggerla già da un pezzo con un decreto, come monumento culturale sloveno. «Daleč» è una nuova pietra miliare espressiva del gruppo, che dimostra come gli Avtomobili, nell’età matura della loro creazione e con una squadra rinfrescata, continuino a crescere artisticamente e a maturare nell’espressione, e siano ancora più essenziali e musicalmente ancora più profilati.
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10
Tracklist:
1. Stopinje v snegu
2. Daleč
3. Mladost
4. Na sever
5. Vrni me
6. Reka
7. Če si rojen
8. Vedel si
9. Pekel v raju
10. Ni več umika
Formazione:
Marko Vuksanovič – voce
Mirko Vuksanovič – tastiere
Boštjan Andrejc “Bushi” – chitarra elettrica, mandolino (brano n. 1), banjo (brano n. 1), cori, fischi (brano n. 1)
David Šuligoj – basso, cori, fischi (brano n. 1)
David Morgan – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Denis Beganovich Kiki – trombone nei brani n. 3 e 7.
Mitja Bobič – tromba nel brano n. 7
Severa Gjurin – voce nel brano n. 2
Rok Golob – violino nel brano n. 9
Jan Šepetavec – sax tenore nei brani n. 7 e 10.