Soen : Lotus
Etichetta: Silver Lining Music
Data di uscita: 01.02.2019
Produzione: David Castillo & Iñaki Marconi
Durata dell’album: 51.54 min
Genere: Progressive Rock / Progressive Metal
Nel 2012 i Soen hanno sollevato un bel polverone con l’esordio «Cognitive». In tantissimi non li hanno nemmeno presi sul serio, appiccicandogli subito addosso l’etichetta di clone dei Tool da due soldi. Tutto fuorché questo. Vero, i Tool sono sempre stati un’ispirazione, cioè un’ispirazione creativa per la band, e lo conferma anche l’ultimo album «Lotus» (già la copertina evoca questa associazione), ma attraverso i successivi «Tellurian» e «Lykaia» il gruppo ha approfondito con coraggio e senza freni la sua posa art ben rifinita e il suo carattere espressivo inconfondibile, che con «Lotus» salgono a un nuovo livello qualitativo.
Depressione e malinconia intagliate alla «svedese» restano intatte, compagne immancabili e più che gradite anche sul nuovo album. L’atmosfera cupa è confezionata in una musicalità ultra-contagiosa. Il tutto è sostenuto da raffiche di riff che si appiccicano addosso e da ritmi spesso sincopati, e la cosa curiosa è che lo straordinario Martin Lopez, con la sua meccanica da batterista affilata e incredibile e il suo carisma, non si prende mai la scena, pur restando concentratissimo per tutto il tempo a servire un condimento di batteria stratificato e movimentato. Anche questo disco si piega sotto ritmi sincopati, ma la cosa interessante è che scorre in modo incredibile, fluido e conquista all’istante, pur con una complessità tecnica e una progressività negli arrangiamenti alle spalle. Questa è la garanzia che «Lotus» e i Soen conquisteranno anche quegli ascoltatori che cercano prima di tutto uno stato d’animo avvolgente e non pretendono una complessità strutturata in modo progressivo (di cui i Soen non difettano di certo).
Forse «Lotus» è, tra tutti e quattro gli album dei Soen, il più compatto nel mantenere la posa artistica scelta. Per questo è anche il lavoro più solido e coerente. Almeno così suona all’ascolto. Un disco tutto «feeling». Di certo anche stavolta ricordano vagamente i Tool, anche per l’approccio di Ekelof alla presenza vocale, anche per alcuni trucchi compositivi, ma come detto: i Soen non sanno «farla pesante». Non sono dei mattoni, non si mettono a frammentare i motivi, e non sono nemmeno sperimentali. La loro storia è la dedizione a costruire atmosfere ipnotiche. Davanti a noi c’è un’odissea musicale inebriante che ti culla in un’atmosfera tutta sua, caricata di un’ottima produzione organica, che crea un incredibile equilibrio di contrasti tra i mattoncini del quadro sonoro. Le frasi di chitarra sono dense e oleose, rivolte verso un’accordatura più bassa, e sullo sfondo trovano l’impalcatura perfetta nella batteria progressivamente nuda e cruda di Martin Lopez e nella potenza del calore ovattato delle linee ispessite del basso. Il vero contrasto lo portano le tastiere dal sapore vecchia scuola, che pescano parecchio dal suono dell’Hammond, perfino del mellotron, e l’unica, marchiata a fuoco e incredibilmente contagiosa voce del carismatico cantante Joel Ekelof. Sotto questo aspetto Ekelof è più convincente che mai. La sua performance scoppia di emozioni e, come detto, Ekelof è il mattone fondamentale di questa malinconia, una malinconia sfrontata, che incarna non solo questo album, ma anche i tre precedenti. La depressione creata dai Soen è paragonabile all’eredità svedese di storie depresse. Ai Katatonia.
Martyrs, con questa malinconia e la resa musicale insieme (soprattutto il ritornello), oltre che per la gamma vocale di Joel Ekelof, è candidata a hit numero uno del nuovo album. In effetti l’elemento che cattura di più l’attenzione sul disco stavolta è proprio Joel Ekelof, che nei brani si è ritagliato una posizione di grande favore, perché in ogni punto, uno dopo l’altro, sviluppa il suo apice vocale.
I Soen sono bravissimi a ribaltare l’atmosfera. Ci arrivano con gradualità, e il vero capovolgimento d’atmosfera e il suo crescendo li sviluppano, di regola, proprio nelle melodie dei ritornelli. Ci sono un sacco di passaggi calmi con cui garantiscono un marcato sviluppo dinamico dei singoli pezzi dell’album. Da sempre sono famosi come maestri nel padroneggiare questo elemento. Proprio «Lotus», come insieme, funziona nel modo più convincente nel mettere in risalto questo elemento. Da questo punto di vista è decisamente l’album più maturo del gruppo fino a oggi.
L’energia depressiva, soprattutto nei passaggi più calmi e sorretti dall’acustica (River), porta la concisione dell’ascoltatore verso la trascendenza e, con un possibile distacco della ragione, realizza ancora più efficacemente l’effetto di questa ipnosi atmosferica, il suo obiettivo originario. Una musica che tocca chi ascolta. In questi passaggi calmi l’energia e la vibrazione dei nuovi Soen fanno presto amicizia con l’energia creata sugli ultimi album da band come Riverside o Opeth, perfino Steven Wilson. I Soen ci arrivano a modo loro, ma si possono trovare parecchi paralleli atmosferici con la malinconia espressiva dei gruppi citati. «Lotus» è il quarto album della band e su di esso si presenta il nuovo chitarrista Cody Ford. Anche stavolta l’album pesca di tanto in tanto nell’eredità dei progrocker anni Settanta come Pink Floyd e Camel. Sotto questo aspetto il nuovo chitarrista deve più di un grazie per l’ispirazione a David Gilmour e Andrew Latimer (ad es. la title track dell’album). Ma i Soen tiravano ammiccando ai Floyd anche sul disco precedente, quindi non è più una novità. Però Cody Ford, da nuovo arrivato in squadra, si dedica con decisione a tirare certi riff più bassi e più abbondantemente gonfi, che creano un muro massiccio e deciso, come già nell’opener Opponent, o nella seconda metà del disco con Convenant e, prima della fine, Rival. Curioso che, come nuovo chitarrista, non porti alcun cambiamento particolare nella musica della band.
«Lotus» è un altro ottimo album in studio dei Soen. Con questo disco la band continua a consolidare il suo focus artistico e la sua postura espressiva. Suona incredibilmente compatto ed è il più a fuoco tra tutto ciò che hanno pubblicato finora. Un mix perfetto di complessità e atmosfera teatrale e cupa, su cui domina un’attrattiva musicale inebriante, con cui i Soen ti entrano sotto la pelle in un attimo. I fan saranno entusiasti, e la band, con il nuovo album, si rafforza in modo credibile nella scena prog in generale, diventando un tassello sempre più importante.
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10
Tracklist:
01. Opponent
02. Lascivious
03. Martyrs
04. Lotus
05. Covenant
06. Penance
07. River
08. Rival
09. Lunacy
Formazione:
Joel Ekelöf – voce
Martin Lopez – batteria
Lars Åhlund – tastiere, chitarra
Stefan Stenberg – basso
Cody Ford – chitarra