Nella nebbia con The Sisters Of Mercy sul Silver Bullet tour (2006)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: VPK / Media Park
Data del concerto: 18.06.2006
Numero di spettatori: 0
Prezzo del biglietto: 30.05 EUR

Quest’anno la scena live è una vera follia: fai appena in tempo a girare la testa e sei già in un altro posto, con un’altra band sul palco davanti a te. Concerto dei The Sisters Of Mercy in Slovenia dopo una buona quindicina d’anni. Una ricorrenza bellissima, che merita una visita e un po’ di curiosità. Considerata la scarsa pubblicità fatta a questo evento, alla sala VPK sono arrivate più di 500 persone, il che è stato davvero incoraggiante. Almeno di ossigeno in sala ne è rimasto abbastanza per tutto il concerto.

FATHER: 20.35 – 21.20
Giovani metalhead promettenti di Fiume, una scelta eccellente per scaldare il pubblico. Pare che a garantire la loro qualità ci abbia messo la faccia lo stesso capo dei The Sisters Of Mercy, Andrew Eldritch, che avrebbe pure scelto personalmente la band come spalla. Un centro pieno per tutti gli amanti delle cose attuali. I Father suonano riconoscibili, chiari e modernissimi. Il loro stile fonde in modo affascinante elementi di funk, thrash, hardcore e classico heavy metal, una specie di mix ben amalgamato di gruppi come Faith No More, Tool, Deftones, Pantera, Alice In Chains o Machine Head. Tecnicamente complessi e rodatissimi, ma con un’esplosività da scarica di adrenalina che ti afferra subito. Di sicuro, se ascolti la loro musica con la giusta dose di “profondità”, scopri senza fatica la ricchezza di generi dietro il loro stile. Sono partiti senza compromessi con tutta l’artiglieria a disposizione e hanno cominciato a impastare i loro riff massicci, energici e grassi. I Father sono in forma smagliante. La voce è potente e decisa. Convincente, ribollente, e nello stesso tempo incredibilmente esplosiva in ogni linea melodica. Il tutto mantenendo intatta la potenza virile! Riff curati, groove eccezionale. La linea ritmica spiritosa e da “jam session” esplorativa, spesso con riffing in contrattempo, attraverso passaggi ben conditi viaggiava in modo del tutto inaspettato verso un tempo completamente diverso e verso un nuovo mood.. Dietro il nome Father si nasconde una qualità incredibile. Testi in inglese, che è l’unica scelta giusta. Il pubblico, però, non è riuscito proprio a scaldarsi, in nessun modo. Evidentemente c’erano fin troppi “alternativi” e, nonostante il cantante invitasse con insistenza i presenti ad avvicinarsi alla band sotto il palco, davanti ai suoni detonanti del metal pesante la gente preferiva tenersi a una prudente distanza. In ogni caso, alla fine di ogni pezzo i Father hanno raccolto un applauso fragoroso e l’approvazione generale della folla. Ma in modo molto educato, quasi formale, “freddo”. I Father hanno convinto con una presenza scenica spontanea e con un’ottima dose di humour, oltre a un’immagine curata, secondo il principio “l’abito fa… la band”, cosa che alle band slovene manca decisamente troppo spesso. Tra i brani ha acceso soprattutto Emon, con scale orientali raffinatamente intrecciate nelle armonie a terzine delle due chitarre e con una “marcia bosniaca” alla batteria. I Father sono una band su cui puoi scommettere al 100% e che non ti deluderà di sicuro. Il suono durante la loro esibizione era ottimo.

THE SISTERS OF MERCY: 22.00 – 23.20
È stato bello rivederli, quindici anni dopo la loro visita alla Hala Tivoli di Lubiana. La situazione in cui sono finiti oggi il cantante, creatore e mente della “religione delle sorelle misericordiose” Andrew Eldritch e i suoi due nuovi chitarristi Chris Catalyst e Ben Christo, almeno sul suolo sloveno, dimostrava che i The Sisters Of Mercy sono oggi una tipica band da club, cosa che si sposa perfettamente con il loro sound alternativo. In mezzo alla folla non era certo difficile trovare i “vecchi, cari feticisti dark”, e vederli era una vera attrazione, che durante il concerto ha fatto rivivere una scena musicale sbocciata lungo gli anni Ottanta fino all’inizio dei Novanta, per poi sparire all’improvviso dall’orizzonte rock. Era il loro giorno. Anche Eldritch con gli anni è cambiato “un pochino”. Il ciuffo è sparito, sostituito da una spazzolina ossigenata. Il tipo però non ha dimenticato di infilarsi gli occhiali da sole e di incastrare una sigaretta tra indice e medio della mano destra, mentre con le braccia si è aggrappato “a gomiti larghi” al microfono per nascondere il viso, che è poi il suo vecchio marchio di fabbrica, e così alla fine non è stato difficile riconoscere l’illustre signore. Il concerto è partito nello spirito della band. Cupissimo! Il palco è stato inondato da una fitta nebbia e poi si è sentito qualcosa. I chitarristi sono su! Le chitarre attaccano, dietro di loro la drum machine con un suono che potrebbe ancora convincere qualcuno che sul palco ci sia un essere in carne e ossa a dettare il tempo. Solido, molto solido. All’inizio Eldritch era regolato troppo basso nel mix e la voce si perdeva dietro al riffing delle chitarre. Il repertorio era composto, sorprendentemente, da parecchie novità. Il primo punto in meno va comunque al capo della band, perché durante l’esibizione non ha presentato i pezzi. È difficile infatti accettare il fatto che, come band, non pubblichi nessun nuovo album da ben più di 15 anni e suoni roba “nuova” che al grande pubblico, tramite supporti musicali, non è ufficialmente disponibile. Soprattutto non in Slovenia, dove ti fai vedere una volta ogni 15 anni, se va bene. In Inghilterra è un’altra storia, lì probabilmente i brani Crash And Brurn e Still gli inglesi possono sentirli ogni anno. Anche i pezzi Summer, Slept, Alice, Anaconda We Are The Same Sussane e Romeo Dawn hanno spiazzato completamente parecchia gente. La prima parte del concerto è stata rappresentata da qualche classico richiesto come Ribbons, poi un mazzetto Docotr Jeep/ Detoantion Boulevard, When You Dont See Me, Flood I., Dominion /Mother Russia, e poi questi sono spariti dalla scaletta e con loro anche la folla si è calmata parecchio, quando sul palco il basso ha condotto il motivo principale del brano Romeo Down, il che ha rappresentato una variazione molto interessante in un concerto portato avanti a una frequenza molto simile per tutta la sua durata. In ogni caso il suono è stato molto dignitoso per tutto il concerto. Le “Sorelle” erano pesanti, molto pesanti, più pesanti di quanto mi aspettassi. La rabbia si è accumulata in tutti questi anni e in qualche modo deve pur uscire. Il culmine del concerto è stato in realtà la sua parte finale con This Corrosion, che ha infiammato il pubblico oltre ogni limite. Dopo questo brano ci siamo beccati perfino le prime due parole del concerto: “Thank you!” dalla bocca del capo della band, che è così uscito di scena attraverso la nebbia.

Dopo qualche minuto di ricarica sono tornati e hanno sparato quello che il pubblico aspettava. I classici Something Fast e Lucretia (My Reflection). La folla non nasconde l’entusiasmo! Poi di nuovo dietro le quinte. Il concerto è finito? Beh, un “roadie” che ha rimesso il microfono sull’asta, l’unica cosa sul palco a svettare dalla nebbia, ci ha smentiti con il suo gesto. Dopo qualche istante di pausa sul palco ci sono di nuovo i chitarristi, senza Eldritch. Così hanno sparato un pezzo strumentale, che è anche un brano nuovo. Visto che siamo in tema di cose nuove, il “nuove” mettiamolo tra virgolette, dato che le “Sorelle” le suonano più o meno dal 1993 in poi e ancora non sono riuscite a registrarle per un nuovo album. Curioso che nella scaletta non abbiano incluso nessun brano dell’esordio “First and Last and Always”. Insomma, i The Sisters Of Mercy hanno chiuso il concerto con la loro celebre cover Temple Of Love e hanno reso immensamente felici i fan sloveni. Di sicuro è curioso che la band non abbia incluso in scaletta il famoso hit More. Probabilmente si sono un po’ stufati di suonarlo.

Comunque sia, un concerto solido ma di poche parole, suono solido, una massiccia cortina di riff di chitarra e, in contrasto, una copia collaudata e convincente della batteria tramite una selezione di “drum sample”, di cui durante il concerto si occupava con zelo, girando manopole nel retropalco, il “roadie”. Ciononostante, il “piccolo Hitler” Eldritch si poteva forse alzare ancora un po’ nel mix del quadro sonoro, e la band avrebbe potuto “allenare” un po’ meglio le “linee vocali di supporto” che durante il concerto portano i due chitarristi, altrimenti è meglio che in futuro usino il campionamento anche per quelle, visto che si tratta di un tratto unico della band, che dovrebbe essere chiaro come il sole nel suono dal vivo. I fan hanno assistito alla creazione di un’atmosfera nota, che li ha riportati indietro al periodo d’oro della band di oltre 15 anni fa, ma con molta meno pompa. In ogni caso la nebbia “vomitata” sul palco non nascondeva la voglia di creare il mito personale di Eldritch, come figura di culto dei The Sisters Of Mercy, dietro cui si nasconderebbe l’ideologia anarchica delle visioni apocalittiche più oscure della sua mente, e che di certo si riflette anche nella malinconia della musica dei The Sisters Of Mercy. Insomma, un approccio rodato e navigato. Senza “sprecare energie e tempo inutilmente”. Alla breve ora e 20 minuti ha contribuito anche il fatto che la band si è limitata a “sparare” i pezzi uno dopo l’altro, praticamente senza pause in mezzo. Un cuore morto in un mondo morto. Ancora una volta sono riusciti a dargli un senso.

Scaletta

Scaletta dei Father: 1. Cynosure 2. Chigva Pegla 3. Hiroshima 4. Never Come Back 5. Machina 6. Sayana 7. Emon 8. Outro Scaletta dei The Sisters Of Mercy: 1. Crash And Burn 2. Ribbons 3. Doctor Jeep/Detonation Boulevard 4. Still 5. When You don’t See Me 6. Flood I 7. Giving Ground 8. Summer 9. Dominion/Mother Russia 10. Slept 11. Alice 12. Anaconda 13. Romeo Down 14. Neverland 15. (We Are The Same) Suzanne 16. This Corrosion — primo bis — 17. Something Fast 18. Lucretia (My Reflection) — secondo bis — 19. Top Nite Out 20. Temple Of Love

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