Bosanski Psiho a Metelkova: un concentrato succoso di rivoluzione cubana e non solo (

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Luogo: Metelkova (Menza pri Koritu) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 09.11.2006
Numero di spettatori: 40
Prezzo del biglietto: 1000

Non troppo brillo, ma musicalmente ancora a bocca asciutta, verso mezzanotte lasciavo l’Orto Bar, dove Nick Oliveri And The Mondo Generator avevano appena chiuso il loro set. Intanto il nostro prode Jani si stava già “rinfrescando” la testa nel “trogolo della mensa” (leggi: Menza pri Koritu), dove l’aria era altrettanto festosa, ma in tutt’altro modo. Lì infatti il pubblico sloveno aveva ricevuto la visita di Damir Avdić, noto come Bosanski Psiho! Ancora una volta Metelkova era un vero “formicaio” di ogni sorta di “wannabe reietti”, che si sono persi un bel pezzo per non aver varcato la soglia della Menza.

Bosanski Psiho è una band. Dentro c’è un solo membro. Damir, ovviamente! E questo Damir è un caso unico. La band Bosanski Psiho non ha bisogno di più di un membro. Perché? Lo scoprirai presto!

Vero, a Metelkova sono arrivato nella seconda metà del concerto, e il gentile rappresentante delle forze di sicurezza di questo genere di eventi, con uno sguardo tutt’altro che dolce, mi ha fatto entrare gratis alla Menza. Grazie e gloria a lui! Insieme a me nella saletta è entrata anche una manciata di teste scarmigliate e vagabonde da fare invidia, con cui poco prima avevamo condiviso l’atmosfera all’Orto Bar, clienti più fissi della tratta Orto Bar – Metelkova. E cosa abbiamo visto e sentito, tutti insieme?

Nella saletta, che sembrava una vecchia sala caldaie abbandonata – un vero paradiso alternativo rispetto all’Orto Bar, da un pezzo ormai altezzoso (perché, poi?) – sul palco saltellava una sola persona. Con una Gibson Les Paul a tracolla e gli occhi in fiamme, illuminato soltanto da un solitario fascio di luce rossa. Era come andare a trovare Lucifero in persona. Sala al buio, il bancone lo trovavi a fatica, birra a un prezzo gentilissimo, aria viziata e stantia. Ambiente perfetto. Lì si erano radunati, da una parte, curiosi annoiati, dall’altra anime dimenticate da questo mondo e tutte le possibili combinazioni intermedie di personalità, il cui solo aspetto esteriore raccontava una storia di vita interessante.

Sotto il palco su cui infuriava Bosanski Psiho barcollava un tizio solitario che molto tempo prima aveva guardato decisamente troppo in fondo a un po’ di bottiglie di vino e che sul palco, davanti a Damir, aveva piazzato un’altra bottiglia di “bianco” appena stappata – ma certo, il 10.11. si era già trasformato in 11.11., quindi era arrivato il momento del Martinovanje, la festa di San Martino. Il bevitore, che aveva già accumulato un bel fascio di ore di straordinario alcolico, ha fatto qualche sorso iniziale dalla bottiglia, l’ha messa sul bordo del palco e aveva intenzione di dividerla fraternamente con Damir. Siccome le ginocchia, sotto il peso dei derivati alcolici ingurgitati, cedevano visibilmente e il suo serbatoio personale non era più in grado di stoccare nuove dosi di alcol, il tipo ha cominciato a vacillare sempre più spesso, appoggiandosi al monitor proprio sul bordo del palco in cerca di sostegno, finché non ci è crollato sopra, a pezzi, e lì è rimasto. Nel frattempo ha provato ad afferrare anche l’asta del microfono, ma Bosanski Psiho è stato “brži i spretniji” e gliel’ha sfilata per un soffio dalla portata delle mani. La massa degli altri, ovviamente, seguiva di nuovo l’evento da una prudente distanza di tre metri dal palco. Va bene che novembre è freddo, ma a quanto pare ultimamente il pubblico sloveno si è preso per davvero la sindrome della passività concertistica totale. Anche se, in effetti, l’ora era tarda e la gente, dopo tutti quei bagordi, era già bella cotta.

Damir è un tipo incredibile, con un carisma senza pari! Sul palco ha messo in scena il mondo intero – ha rovesciato il globo sottosopra, l’ha fatto crollare con un tocco di dito come un castello di carte e poi ha rimesso insieme quelle carte nel contrario della realtà che “certi venditori di democrazia al governo” vogliono dipingerci. Bosanski Psiho ha preso tutto l’assurdo della civiltà dell’Europa occidentale, l’ha ingoiato, masticato e servito sotto forma di autentico contrario, a una trentina di presenti in sala, forse. Ha macinato appena 5 accordi attraverso un semplicissimo effetto “punk distortion” e ci ha aggiunto, alla pari e nella luce migliore possibile, l’essenza delle sue radici. Insomma, davanti a noi è nato un vero “etno punk rock” bosniaco. Psiho sibilava come una vipera inferocita. Il succoso lessico bosniaco, insieme alla recitazione sul palco di Psiho e al modo di scandire i versi, è l’altro attributo che rende Psiho così diverso e speciale. Ogni seconda parola che Bosanski Psiho infilava con abilità nei versi era? Indovina! Derivava dal verbo “jebati” e da tutte le sue variazioni sul tema, che ovviamente suona più penetrante che mai dalla vera bocca bosniaca!!! È venuto a demolire il mito di Che Guevara, e la metafora secondo cui Damir otterrebbe lo stesso effetto facendolo con la fama del “Gesù del rock intoccabile – vittima sacrificale” Jim Morrison era più che azzeccata. I pezzi, per lo più costruiti su appena due accordi, in compagnia di un furioso scandire, riflettevano con tutta la loro eruzione primordiale un uomo che stringeva rabbiosamente le labbra, da cui colava la bava, mostrava i denti ringhiando e, tremante, pestava i piedi sul posto ballonzolando a tempo con ritmi di cui era lui stesso il creatore. Il tutto colpiva dritto al cuore della questione!!!

Stavo lì piantato come un palo e non riuscivo a nascondere l’entusiasmo. Porca miseria! Mezz’ora prima ero all’Orto Bar da Nick Oliveri And The Mondo Genrator. Lì quattro musicisti messi insieme, con una reputazione pesante, in un’ondata di aspettative spaventose da parte della folla, non sono stati capaci di un’energia e di un’autenticità così spontanee come quelle che Bosanski Psiho metteva in scena in modo catartico. Le espressioni che evocava con il viso questo schizoide antipode contemporaneo del Che, con una maglietta dove il volto del Che è barrato a grosse strisce di nastro adesivo, davano corpo a tutto il significato delle parole Bosanski Psiho. Rabbia, agonia, un intreccio di follia e dolore. Come si fa a incartare i fiori che ci vendono i politici in “pus bollente”? Chiedilo a Psiho, è lui il magnifico maestro, a cui a volte è tutto fin troppo chiaro. Unico. Quanto è irrilevante l’aspetto esteriore quando l’interiorità possiede una profondità come quella del nostro furioso bosniaco! La personificazione di un intelletto fuori dal comune. La modestia di vivere il proprio essere personale come missione è la ricchezza più grande. È la libertà fondamentale di ciascuno di noi, che oggi i più non sanno più trovare, da cui quel discorso di prima sui “wannabe”.

Potrei filosofeggiare in assoluto e scriverci un libro, ma meglio chiudere qui. Damir non voleva proprio smettere di suonare e per ben tre volte è tornato a fare il bis. Ha chiuso con un pezzo il cui verso portante era Mrtvaci su mrtvaci, spero in qualche setlist che confermi il titolo. Il ragazzo si è congedato a fatica dal pubblico e dal palco, e alla fine si sono sentite anche grida dalla folla che salutava Psiho con un lusinghiero: “Brate! Brate!! Brate!!!”, il che significa che Damir ha fatto, senza ombra di dubbio, una grande impressione sul pubblico della Menza pri Koritu, dimenticata da dio, quella sera. Ancora una cosa. Il tipo ai concerti vende il suo CD per un solo čuk (il biglietto da mille tolari) e il libro che ha scritto per un čuk e mezzo.

Dopo il concerto io e Jani siamo andati da Bosanski Psiho e abbiamo scambiato due parole con lui. In effetti, con tutta la sua calma fuori dal palco, non riesci a credere che si tratti della stessa persona. Siccome alla Menza un DJ faceva un fracasso del diavolo, si è scusato con noi da vero professionista dicendo che non poteva parlare molto per non rovinarsi la voce, e intanto sorseggiava solo normale acqua. Tra le altre cose ci ha sussurrato all’orecchio che il 14.11.2006 suona al Sax Pub a Trnovo (Lubiana), un evento che merita tutta l’attenzione. Oggi ci sono pochi artisti sul palco in grado di servire una tale autenticità e immediatezza, che ti shocka e al tempo stesso ti riempie di ammirazione e rispetto per l’artista stesso. Se gli americani hanno “prodotto” il finto clown Borat e gli “sloveniani” il Fred di Miler, dai Balcani ogni tanto sbuca un artista che riesce ancora oggi a “produrre” se stesso, tutto da solo, e senza un briciolo di falsità. Affrettati dunque ad andare a vedere Bosanski Psiho prima che il suo prezzo salga. Adesso è fresco e non ancora “caldo”.

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