Rocker convinti che l’amore, a toccarlo, bruci come una fiamma (2007)
Luogo: Stadtsaal / Feldkirchen / Austria
Data del concerto: 22.03.2007
Numero di spettatori: 1000
Prezzo del biglietto: 35.00€
Incredibile come i Nazareth mi capitino sempre addosso quando meno me lo aspetto. Stavolta ho deciso di saltare in macchina all’ultimo minuto per vederli. Quel giorno la nostra ciurma avrebbe dovuto essere a Rotterdam, ma le cose sono andate esattamente nella direzione opposta e l’impresa in programma è andata a monte. E come cerotto sulla ferita, rieccoli qui, i nostri vecchi amici e salvatori, i leggendari Nazareth. Ormai da qualche anno di fila se ne vanno in giro per tour a due passi dalla Slovenia. Solo che di registrare dischi nuovi non hanno più voglia. Se il rock non viene in Slovenia, andiamo noi da lui!
Feldkirchen è il classico “paesotto” austriaco, con l’inconfondibile profumo di liquame fresco che si spande dai prati intensivi curatissimi, dove si potrebbero ricavare campi da golf a perdita d’occhio. Ma che acqua bevono, gli austriaci? Brrr,…Feldkirchen è una cittadina a 25 km da Klagenfurt (in sloveno Celovec). Siamo ancora nella zona in cui i cittadini austriaci, di solito tranquilli e abituati a ordine e disciplina, diventano sfacciati con gli automobilisti targati Slovenia. Succede praticamente di continuo che ti si incollino al paraurti con particolare goduria e ti abbaglino a un metro dal culo con gli abbaglianti e simili, quindi non stupirti se capita anche a te. A me quest’anno, a marzo, è già successo tre volte di fila. L’educazione “bushista” di Haider evidentemente lascia cicatrici profonde presso i nostri vicini del nord. Bleah…Anche stavolta non è mancato l’imbecille in pieno centro a Klagenfurt con le luci di posizione accese, che guidava a zig-zag e strombazzava… E come se non bastasse, anche stavolta ho mancato la E95 e mi sono sparato l’autostrada per Villaco, ma non troppo lontano… Una mossa che in carriera mi è già capitata la seconda volta, ma stavolta mi sono svegliato al volante molto prima. Un’impresa che resterà per sempre nella memoria anche del nostro patriarca musicale Dragan Bulič, quando una volta, con me alla guida, siamo andati da Klagenfurt a Villaco invece che a St. Veit a. d. Glan, che sta a nord di Klagenfurt.
Lasciamo perdere le scemenze e abbandoniamoci piuttosto alla buona, autentica tradizione rock’n’roll. Lo Stadtsaal si trova rigorosamente nel vecchio centro storico. Cioè nel centro di Feldkirchen. Feldkirchen è un villaggio un po’ più grande, con un bellissimo castello e, ovviamente, nient’altro che una chiesa messa ben in vista in posizione dominante (sulla collina). Allo Stadtsaal sono arrivato alle 20.20 e mi è quasi dispiaciuto di non essere arrivato ancora più tardi. Il motivo non serve nemmeno indovinarlo: stava, ancora una volta, nel gruppo spalla locale. Dalle 20.00 alle 20.40 hanno intrattenuto il pubblico di casa dei power blues rocker del posto, che hanno chiuso il loro set con Too Much Beer And Too Much Whiskey – un pezzo piuttosto scialbo (leggi: soporifero) il cui titolo, però, si pianta senza fatica in testa al rocker medio. Il nome della band purtroppo non l’ho colto al volo. Loro si trovavano a loro agio e la formazione – il classico quartetto (chitarra, voce, batteria, basso) ha regalato ai locali un riscaldamento dignitoso prima dei Nazareth, a me purtroppo ha solo mangiato tempo.
Curioso: i roadie hanno impiegato ben 40 minuti per preparare il palco per i Nazareth. E incredibile ma vero, il popolo austriaco, sempre paziente e abituato al peggio, con mio grande stupore ha cominciato a fischiare in sala, cosa che ai concerti in Austria vedi davvero di rado. Alle 21.20 dall’impianto principale è partita finalmente la classica intro “highlander” e così si è srotolato il tappeto rosso per l’arrivo dei leggendari rocker scozzesi.
La nebbia copre il palco, immerso in una luce blu-viola. Introduzione standard. La malinconica cornamusa delle Highlands scozzesi viene spezzata da colpi di batteria che sembrano cannonate. Il tipo in canotta senza maniche, ideale per sfoggiare bicipiti scolpiti – “muscoli d’acciaio” Lee Agnew – è già sul palco. È l’attacco del riff di Night Woman. Un pezzo dai bis dell’ultimo tour dei Nazareth. Dopo qualche istante sul palco c’è già il “vecchio” di Lee, il primo membro originale della formazione – il bassista Pete Agnew. Il tandem padre e figlio mette in piedi in un attimo un ritmo affiatato e pericolosamente stordente che avvolge la sala. Come terzo membro attacca il riff il chitarrista Jimmy Murrison. Al tipo i capelli sono cresciuti ancora, e il progresso è che se li è infilati dietro le orecchie e si è lasciato la barba. Il solitamente spettinato Jimmy prima ai concerti nascondeva il viso con un taglio che ricordava da morire Kurt Cobain. In Night Woman Murrison aveva a tracolla una Fender Stratocaster e un bottleneck sul medio. Questa chitarra l’ha usata solo un’altra volta nel concerto, per This Flight Tonight (bottleneck incluso), per il resto è rimasto fedele alla sua solita compagna di palco, la Gibson LP. E poi c’è lui, l’immancabile Dan McCafferty, che prima di salire sul palco ha ovviamente pensato con cura alla sua “valentino”, i riccioli ingrigiti – ecco il primo marchio di fabbrica dei Nazareth, con la sua voce da sirena, e la festa comincia!
I primi tre pezzi sono piazzati lì per routine, a far impazzire la gente. Night Woman, il solito Razamanaz che gracchia dritto in faccia, e la prima sorpresa in scaletta, I Want To (Do Everything For You), che i Nazareth hanno rimesso nei loro show dopo un sacco di tempo. Beh, nell’esecuzione di quest’ultima sono saltati fuori per la prima volta i denti. Pete e Dan non si sono messi d’accordo su uno dei versi, nei duetti a due voci. Così a un certo punto Pete ha attaccato il verso da solo. Quando ha visto che Dan non era con lui, ha girato di scatto la testa verso Dan, con gli occhi sgranati che non nascondevano lo smarrimento del bassista. Evidentemente McCafferty si era appisolato per un attimo al microfono. Niente di grave, ma è stata una frazione di secondo che si è fatta notare comunque.
I ragazzi comunque ci hanno sorpreso piacevolmente con una scaletta bella rinnovata e rinfrescata. Spaccava soprattutto la sferzante Alcatraz, con un ritmo infernale da marcia di guerra indiana e un riff piuttosto atipico per i Nazareth, poi Danger Danger, che Dan ha presentato come un pezzo che parla “di ragazzacci che fanno cose cattive”. C’era di nuovo Love Leads To Madness, la particolarmente intensa a livello emotivo Loved And Lost, poi Tell Me That You Love Me, prima della quale Dan ha invitato tutta la sala a unirsi alla band nel canto; completamente rinnovati anche i bis, con un inizio atmosferico, da ballata “bluesy” fumosa. La sorpresa del concerto Morning Dew dall’esordio “Nazareth”, che nella seconda metà è esplosa all’improvviso in una furia rock, e il ritorno di Broken Down Angel, che avevamo potuto sentire due anni fa a Villaco.
Naturalmente la reazione più forte l’hanno ottenuta di nuovo i classici che i Nazareth suonano regolarmente dal vivo. La prima volta che la gente è letteralmente impazzita è stata sulla classica ballata Dream On, quando tutta la folla cantava all’unisono con Dan. Non poteva mancare la sfacciata Holiday, con lo show sul palco di Dan che starebbe benissimo in un burlesque. Il culmine della serata è stato l’inserimento di Telegram, dove Murrison ha imbracciato una Gibson Explorer bianca che gli strapperei di dosso subito per scappare con lei dalla sala. Un pezzo che racconta “a day on the road” della band, rock duro e demolitore che con un riff diretto ti si pianta saldo sotto la pelle. Momento magico. I Nazareth, scaltri nel costruire la dinamica dei loro concerti, hanno ovviamente chiuso con un pacchetto di classici che non possono mancare ai loro show, cioè This Flight Tonight, Hair Of The Dog, che rappresenta sempre uno dei picchi del concerto, con Dan alla cornamusa scozzese e un ritmo assassino dettato da Lee Agnew con l’aiuto del campanaccio e di un doppio pedale di cassa. Chiusura con Love Hurts e l’immancabile interpretazione vocale di Dan.
Per i Nazareth il concerto è stato pura routine. Stavolta meno chiacchiere del solito, meno voglia di fare battute, a cui ci hanno abituati i due Dan McCafferty e Pete Agnew. Un errore della band è anche lasciare a Murrison troppo spazio per gli assoli. Di certo così si guadagnano minuti e tempo di riposo per McCafferty, che non si fonde durante il concerto. Con questo trucco si può sì ribaltare bene l’atmosfera di un concerto, ma Murrison comunque non è Alvin Lee, né Jimmy Page, né Jeff Beck, né Blackmore, Gallagher o Bolin, da tirare fuori qualcosa di speciale. Perciò i suoi assoli sono solo tempo mangiato. Non fraintendermi. Non ho niente contro il ragazzo. È ottimo per la band, suona benissimo e padroneggia i classici riff dei Nazareth, senza i quali la band è inimmaginabile, ma i Nazareth non sono una band a cui piace improvvisare. È una band che ama partire a bomba al primo colpo. Riff incisivo e il maledetto strillo di McCafferty in zona centrale, e il gioco è fatto. McCafferty più volte si è battuto il petto e ha tossito durante il concerto. L’aria era secca, fumosa, in sala faceva caldo, di sicuro ha influito. Nel ritornello di I Want To (Do Everything For You) Pete Agnew, nei cori, l’ha involontariamente coperto. Dan, accortosene, ha lanciato al collega un’occhiata gelosa, ma lì non c’era più niente da fare! A Dan semplicemente è mancato un po’ di fiato, anche se la tessitura in cui si trovava non era per niente impegnativa.
Per il resto, per l’85% i Nazareth anche nel 2007, quanto a prestazione vocale, funzionano come i vecchi, cari Nazareth. Pete e Dan collaborano ancora in perfetta intesa, formando una delle peculiarità della band, che negli anni Settanta ha contribuito a renderla così grande. Eccezionale anche la sezione ritmica Pete Agnew/Lee Agnew. Lee in Razamanaz, con l’ingegnoso uso del doppio pedale di cassa, ha portato il pezzo a un livello tale che ascoltandolo avevi la sensazione di avere davanti sul palco una locomotiva a vapore. Il drumming di Lee porta nell’immagine dei Nazareth di oggi quella carica elettrica necessaria e quell’adrenalina in più di cui la forgia “old school hard rock e rock’n’roll” dei Nazareth ha assoluto bisogno. Sotto un altro aspetto, però, la band non nasconde l’impoverimento finanziario. Ai tempi d’oro avevano sul palco due chitarristi e un tastierista. Senza un chitarrista sopravvivi, ma quello che mi manca da morire nei Nazareth di oggi sono ovviamente le tastiere, ed è uno dei principali punti a sfavore per cui posso concludere che le leggende i tempi migliori li hanno vissuti.
Il concerto è finito alle 22.55. Solo un’ora e 35 minuti. Un minuto di concerto dei Nazareth costa quindi ben due euro e mezzo! Non è economico, eh? Eppure chi voleva sentire i classici che altrimenti non si possono sentire, non ci ha pensato granché quando ha messo mano al portafoglio. Visti anzianità e stazza, i Nazareth reggono abbastanza da poter giustificare il proprio nome nei concerti del nuovo millennio. Se te li trovi mai nei paraggi, non perderteli, anche se sono senza tastierista. Se vuoi una dose speciale di iniezione di adrenalina di shock rock’n’roll ed erotismo rock che i vecchi gatti di mille battaglie sanno ancora creare con facilità, allora un concerto dei Nazareth è qualcosa che semplicemente non ti lascerà indifferente. È un bell’evento classico. Il molto chilometraggio ovviamente logora piano piano i ragazzi, ma come detto. I tipi sono ancora allo stato di aggregazione di dura erezione rock’n’roll, capace di preparare ad arte un’ottima festicciola Nazareth!
Setlist
1. Intro
2. Night Woman
3. Razamanaz
4. I Want To (Do Everything For You)
5. Alcatraz
6. Dream On
7. Danger Danger
8. Holiday
9. Love Leads To Madness
10. Loved And Lost
11. Telegram
12. Tell Me That You Love Me
13. This Flight Tonight
14. Hair Of The Dog
15. Love Hurts
—bis—
16. Morning Dew
17. Broken Down Angel