Confuse The Cat fanno il mazzo a 20 anime perse nel cuore di Metelkova (2007)

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Luogo: Menza p.k. Metelkova / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 08.04.2007
Numero di spettatori: 25
Prezzo del biglietto: 5.00€

Davanti alla Menza pri koritu, a Metelkova, non si vedeva un vuoto così spalancato da un bel pezzo, come a Pasquetta. 09.04.2007. Che fine hanno fatto tutti questi alternativi sloveni? Si sono rammolliti del tutto, se ne stanno a sbucciare, grattugiare e abbuffarsi di uova pasquali accanto alla stufa, in casa loro? Il concerto, organizzato di corsa e furia, in appena dieci giorni dal primo contatto all’arrivo della band a Lubiana (merito, va detto, di Sašo, il capo della Menza), ovviamente non ne voleva sapere di cominciare all’ora annunciata. Semplice: la gente non c’era.

Il tempo con la birretta in mano è volato, anzi, era un vero piacere tornare dopo tanto in questa vecchia città così alla mano, con i suoi prezzi da socialismo reale “post-tolari” per le bevute. La saletta in cui ci stipi circa 300 persone, con un palco di dimensioni invidiabili, ha ricevuto la visita di miseri 25 spettatori. Tra personale del bar e band, a stento oltre le 30 teste.

Ore 23.45. Finalmente la band si decide a collegarsi alla propria macchina da guerra. Un’ottima miscela di new wave nevroticamente psicotica alla Talkin Heads meets Adrian Belew era King Crimson alla voce, con grezzi sospiri e il dialetto cockney di Robert Smith (The Cure), il tutto condito da una leggera brezza New Order! Questo nucleo di base del gruppo, avvolto in un autentico casino punkeggiante sul palco, aveva stasera un sacco da dire e da mostrare.

Tre chitarre, voce, basso, batteria. Il carismatico leader, cantante e chitarrista Christophe, sicuro, autoritario, senza freni, senza vergogna, aggressivo e immerso fino al collo con una sicurezza spaccona, scalcia e impazzisce in ogni direzione. Tipiche esplosioni di anarchia, risse simulate, razzie distruttive di bande di strada. A tal punto che nemmeno la storia dei Sex Pistols è più tanto lontana. Un’esibizione affiatata e compatta di tutti e cinque, in cui sotto shock da “groove” ti lasci occhi e orecchie sul palco.

La band presentava l’ultimo album in studio “We Can Do It” (2006), il terzo della serie, e gran parte dello show era composta dai brani di questo disco. Hanno aperto il concerto con una cover di AK-47 e inserito nella scaletta la maggior parte dei pezzi del nuovo disco, a partire da Expert, poi Senkrecht Waagerecht, Akela, We Can Do It, lo strumentale Lord. Let Me Do No Wrong, che è passato senza pausa a The Deepest Blue, Shockwaves e Principessa.

Il set vero e proprio si è chiuso dopo meno di un’ora. In tutto questo non c’era un solo invasato tra il pubblico che si facesse sotto il palco a fare il tifo per la band, anche se i ragazzi sul palco se lo meritavano più che mai. A loro non fregava niente della sala vuota. Anzi. Hanno trasformato il loro ottimo umore in un approccio sul palco a tutta birra e senza confini. Su tutti spiccava il leader – il cantante Christophe, che grondava saliva e sudore a fiumi. Più volte si è buttato a terra in modo teatrale, ci si è rotolato e rivoltato, ha quasi violentato uno dei monitor e si è strusciato sul palo che sta in mezzo al palco della Menza pri koritu, come una spogliarellista espertissima. Distacco totale!

La band era caldissima ed è tornata subito sul palco per il primo bis. Quando ormai era praticamente tutto finito, ai ragazzi è venuta di nuovo una voglia matta e dopo una pausa di 10 minuti sono tornati ancora una volta, riproponendo AK-47 e The Deepest Blue. Potenza al massimo, impossibile da domare. Un approccio sincero e naturale, in cui puoi sempre dire pane al pane e vino al vino, testi imbottiti di cinismo, di sberleffi alla società e di una verità sfacciata, così come la vedono i ribelli Confuse The Cat. Libertà!

I ragazzi sfruttano a dovere le passeggiate su semplici accordi di quinta a due note, soprattutto sulle tre corde basse, che in due o in tre martellano all’unisono, il che ovviamente enfatizza l’armonia di questi approcci melodici scelti. La cosa ricorda parecchio gli anni dark di gente come The Smiths, e se mi giro verso l’esordio degli U2, secondo me non trovi paragone migliore. Lo sfogo scatenato, lo scuotimento del corpo e la sverginata di un lunedì timorato di Dio sono riusciti su tutta la linea. Ragazzi, grazie per il sano calcio di rock nudo e crudo dritto in fronte, di quelli da matti, che io, poeta da computer e pantofolaio quale sono, mi mancava già forte e irrefrenabilmente (una fame da lupi)! Il concerto, bis compresi, è durato in tutto appena un’oretta buona!

Dopo il concerto io e Jani abbiamo chiacchierato con il cantante della band (Christophe Vandewoude), che non nascondeva la gioia per l’occasione di poter suonare in Slovenia con i Confuse The Cat. Il tipo non era per niente sfiorato dalla sala vuota, anzi, nella stessa frase ha espresso un enorme ringraziamento all’organizzatore per l’accoglienza ospitale e ha aggiunto che accetterebbe con entusiasmo un nuovo invito a suonare in Slovenia. Il piacevole umore post concerto è stato un po’ rovinato dalla visita della polizia, che evidentemente di notte si annoia a morte e nelle sue ronde sceglie solo i posti dove si sente apparentemente più al sicuro e sempre in superiorità. L’importante, però, resta il fatto della nuova vittoria del rock’n’roll in tutta la sua luce immacolata e diretta, un’immagine penetrante che sa dare solo un “gatto confuso” portato alla giusta temperatura di lavoro!

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