Richie Kotzen all’assalto del Bluesiana con la sua pozione magica acustica! (2008)

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Luogo: Bluesiana Rock Cafe / Velden Am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 10.08.2008
Pubblico: 100
Prezzo del biglietto: 28,00€

Richie Kotzen! Musicista geniale, entrato nell’élite dei chitarristi più apprezzati al mondo dopo essersi unito ai famigerati glamster Poison ed essere stato parte della formazione dei Mr. Big, dev’essere più che evidentemente innamoratissimo di Velden, in Carinzia, o meglio di un’oasi blues sperduta che risponde al nome di Bluesiana Rock Cafe. Richie Kotzen è l’anima del blues. La sua produzione da solista è smisuratamente ricca. E in quella produzione Richie è di gran lunga al suo massimo. Quella produzione, in fondo, è lui. Abbiamo avuto l’onore di vederlo ben tre volte tra la fine di ottobre 2007 e la terza decade di luglio 2008, e ve lo dico: è difficile trovare un musicista più sincero e genuino, se gli metti accanto i suoi “contemporanei”, da Paul Gilbert fino, più o meno, a George Lynch. Gli anni selvaggi dedicati ai fratelli del glam rock non gli hanno bruciato il cervello né i boccoli, e il tipo oggi è la personificazione di ciò che dovrebbe seguire ogni artista. Il proprio cuore. Questo uomo carismatico, per le ragazze, resta ancora oggi diabolicamente attraente, e per esserlo non ha bisogno di lustrini narcisistici, di trattamenti di bellezza e altre “protesi”. Gli basta l’energia di vivere se stesso, che Richie irradia da dentro verso fuori.

Sto diventando troppo sentimentale? Aggiungo un po’ più di “fatti”, così il mix di parole dedicato a questa lettura sarà più azzeccato. Be’, il collega Daniel si era comunque sbagliato nel precedente report del concerto di luglio di Kotzen al Bluesiana (report di RockLine QUI), quando aveva annunciato che mancava poco prima che, entro agosto, il Bluesiana diventasse il grande mausoleo di Kotzen. Di statuette in suo onore, per ora, al Bluesiana non se ne vedeva neanche l’ombra.

Insieme a Richie si è esibito anche il cantautore italiano Paolo Pallante, che ha aperto la serata al Bluesiana. Nella buona mezz’ora che è durato il suo set, partito alle 21.30 in punto, ci ha servito un’interessante miscela di melos mediterraneo “azzurro”, con dentro elementi di jazz, e più di una volta l’atmosfera musicale così evocata ondeggiava su morbidi ritmi latini. Il ragazzo, che si dondolava pigro su uno sgabello da bar con in grembo la sua bella semiacustica, è stato incitato soprattutto da una combriccola entusiasta di spettatori arrivati dall’Italia, talmente visibile al Bluesiana che Paolo si è presto dimenticato di rivolgersi al pubblico nell’inglese “comprensibile a tutti” ed è passato a un italiano purissimo.

Su Richie non c’è stato neanche bisogno di aspettare a lungo. Ci siamo quasi scontrati quando sono entrato dall’ingresso, passando davanti al bancone, mentre lui andava di fretta nella direzione opposta, verso i bagni. “Hello Richie”, lo saluto. “Hi there”, ha risposto con garbo il chitarrista, sempre simpatico e disponibile a due chiacchiere. E poi? Dritto dai bagni al palco. Che farebbe Richie senza di noi? E noi senza di lui? Una faccia così serena, infatti, non me la ricordo. Si è calcato in testa una fascia ereditata dai tempi dei suoi scapestrati giorni sleaze rock e ha cominciato a intrattenere il popolo con il brano Rust, mentre da destra un ventilatore gli mandava una leggera brezza e giocava con i suoi lunghi ricci. Sul palco, per la cronaca, c’era solo Richie con la sua chitarra acustica Yamaha. Il repertorio era un po’ sbilanciato verso l’ultimo album in studio, “Go Faster”, anche se Richie ha pescato pure da altri dischi della sua carriera. Stavolta la sua voce appassionata e le sue acrobazie soul hanno avuto ancora più spazio di manovra per esprimersi, e hanno stregato con particolare intensità la ben rappresentata fetta femminile del pubblico, che ha sospirato sotto il palco dal primo all’ultimo minuto.

Alcuni brani, tra la gente, avevano già fatto presa alla grande. Vale soprattutto per Change, High, Faith e Go Faster. Brani della parte finale del concerto, che il pubblico ha cantato più che egregiamente. Richie si divertiva visibilmente trovando una reazione così calorosa, e in generale il sorriso gli veniva da sé mentre osservava gli appassionati che conoscono a menadito il suo repertorio. Di solito piuttosto passivo, stavolta Richie è stato il primo a incitare la gente a cantare con lui, e durante Go Faster tra lui e il popolo è passato uno speciale flusso energetico che spingeva tutti a pestare i piedi in un jam intenso. Soprattutto è rimasto sorpreso quando un applauso ha investito la sala, partendo dalle prime file, ai primi accordi del brano Doin’ What The Devil’s Says To Do, dall’ottimo “Into The Black” (2006), e ha accompagnato il gesto con: “Oh, well. You know that song.” Nella seconda parte del concerto a fargli compagnia sul palco è arrivato un amico all’armonica, e I Would, What I Lost e Go Faster sono cresciute ancora grazie a una carica blues magnificata. Passione mescolata a erotismo, desiderio e dolore. Richie ha portato il concerto alla sua conclusione praticamente a occhi chiusi e nel corso di un’ora e mezza si è staccato completamente dal mondo.

Nel primo bis, ovviamente, ha servito Shine e l’ormai immancabile classico dei Poison, Stand, durante il quale quasi tutto il Bluesiana batteva i piedi a terra abbandonandosi ai piaceri della musica. La gente non voleva proprio lasciar andare Richie. Dopo il congedo del bis d’obbligo, è tornato sul palco e ha suonato un pezzo annunciato con “I was inspired by Bob Seger…”, cioè Night Moves, uno dei più grandi successi di Bob Seger, entrato in classifica già negli anni Settanta, e Richie l’ha suonato, naturalmente, con la lingua del suo carattere musicale.

Kotzen, l’eroe del Bluesiana, anche stavolta ha convinto senza sforzi particolari di essere un’attrazione musicale di prima categoria. Le sue canzoni sono facili da conquistare, hanno un convincente sentimento blues e quel vero incantesimo soul dello straordinario senso di Richie per l’acrobazia vocale, che Richie, come compositore ed esecutore, rafforza ulteriormente con un eccezionale senso innato per le melodie di altissima compatibilità con le fondamenta del blues. Ha ottenuto tutto questo con una serenità e una genuinità che oggi sono una qualità sempre più rara e perciò tanto più ricercata. Una serata acustica con Richie Kotzen è un’esperienza completamente diversa dalla spina attaccata alla corrente. Maneggiare il suono naturale, “organico”, e le sue spontanee contorsioni, senza protesi di effetti: nell’espressione di questo ottimo musicista, semplicemente, non si può né si sa nascondere nulla. È stata una serata speciale, che Richie ha chiuso con un ringraziamento commosso al pubblico, dicendo che per lui è un grande onore poter suonare davanti a un pubblico così fantastico, venuto a sostenerlo al Bluesiana. Insomma, per finire posso togliermi lo sfizio, un po’ per scherzo e un po’ per gelosia, di punzecchiare un importante marchio di fabbrica di Kotzen, che lui ovviamente sfrutta con successo e che ha provato sulla propria pelle, in modo particolarmente intenso, una delle fan arrivata a sostenere Richie addirittura dalla croata Crikvenica (vicino a Fiume): “Anche gli occhietti azzurri fanno il loro, vero ragazze?” Riči ga pač piči!

Scaletta di Richie Kotzen, Bluesiana Rock Cafe, Velden Am Woerthersee (Austria), 11.08.2008:

1. Rust
2. Stoned
3. Where Did Our Love Go
4. Lose Again
5. What Is
8. Don’t Ask
9. Fire & Ice
10. Don’t Wanna Lie
11. Doin’ What The Devil’s Says To Do
12. Remember
13. I Would
14. What I Lost
15. Change
16. High
17. Faith
18. Go Faster
—bis I.—
19. Shine
20. Stand
—bis II.—
21. Night Moves

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