In slalom tra le gocce di pioggia con Doug Wimbish (2007)
Luogo: Bluesiana Rock Cafe / Velden am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 14.11.2007
Numero di spettatori: 25
Prezzo del biglietto: 23,00€
Doug Wimbish! Chi, cosa, come? Un tizio che nella sua carriera da bassista ha praticamente provato tutto quello che c’è da provare. Un tizio che bazzica di continuo i palchi del vecchio continente, e a Velden, in Carinzia, quest’anno si è già fatto vedere per la terza volta. A inizio marzo ha suonato come Bad Dog, nella formazione con Little Axe, che accompagnava il grande fan dei Rolling Stones Bernard Fowler (reportage di RockLine QUI), in estate ci ha scatenato di nuovo l’inferno insieme ai suoi compari dei Living Colour (reportage di RockLine QUI) e adesso è tornato per la terza volta. Tutto da solo. Doug Wimbish Soundsystem, qualcosa di unico e inconfondibile, irripetibile sotto ogni punto di vista, pura “wimbishologia”. Doug Wimbish basta a se stesso, e basta anche a chi lo ascolta. Un’orchestra in un uomo solo e un uomo solo in un’intera orchestra!
Rinfreschiamoci un po’ le idee sulle basi. Il bassista Doug Wimbish fa senza dubbio parte, anche oggi, della punta di diamante dell’innovazione e dello sviluppo delle tecniche di basso elettrico a livello mondiale. Il tipo è un nome di primissimo piano, riconosciuto e super stimato dalla comunità musicale, come confermano le collaborazioni della sua invidiabile carriera: Rolling Stones, Mick Jagger, Madonna, Seal, Annie Lennox, James Brown, Mos Def, Shugarhill Gang, Grandmaster Flash, Jeff Beck e Joe Satriani. Doug appartiene ai leggendari Living Colour ed è uno dei più grandi nel mondo professionale del basso, e non lo dimostrano solo le sue invenzioni, come quella della Lumaca, ma anche i chilometri di palco che si è lasciato alle spalle. Subito dopo la fine del suo tour solista, il nostro parte per una nuova tournée come parte della band che accompagna Tarja Turunen, ex cantante dei Nightwish.
Stavolta, nel mio vagabondare, sono finito nel simpatico club Bluesina in compagnia molto interessante. Con Blaž Gregorin, uno dei motori principali dell’etichetta Menart, e con due entusiasti della musica che per tutto il viaggio hanno fatto in modo che in macchina regnasse un vero casino carico di buone vibrazioni, e che hanno coronato il loro entusiasmo raccogliendo un grado di popolarità attualmente altissimo, Dagi e Mate. Buongiorno, Da Phenomena. Non avevamo ancora ordinato come si deve la birra e piazzato i sensori della ricezione foto in mezzo alla giungla di attrezzi di scena di Doug, che aspettavano in modalità sadomaso l’arrivo del loro padrone, che lui, alle 21.10, ci è già passato accanto con il basso in mano. Signore e signori! La star della serata, Doug Wimbish.
Eh, star o non star, quella sera, hanno detto gli abitanti della Carinzia austriaca, visto che noi quattro spettatori venuti dalla Slovenia eravamo quasi la metà di tutto il pubblico, tolto il personale del locale, la proprietaria Gudrun e i suoceri, la nuora e ovviamente la compagna di vita di Doug, che anche stasera teneva Wimbish a pieno galoppo. Il tipo non ha perso tempo. Se n’è fregato della scarsa affluenza. È salito sul palco pieno di giocattoli colorati e ha cominciato a farci pascolare le orecchie. L’esibizione del “Doug Wimbish Soundsystem” è un’avventura fuori dal comune per lo spettatore capitato lì per caso, che non è abituato alle furbate di Doug. Si costruisce da solo un sound che di solito sul palco generano almeno tre persone, se non di più. Ci si seppellisce dentro con il suo basso e nel frattempo si diverte pure a cantare, con parti vocali che spesso gravitano verso esclamazioni e incitamenti con slogan semplici.
Circondato da una pletora di aggeggi che obbediscono solo a Doug e che a un suo comando sparano tonnellate dei suoni più folli, che Wimbish combina con maestria con tecniche e strumenti di campionamento al computer in un miscuglio tutto suo di “trance”, “jungle” e “hip-hop”, Doug ha convinto in un attimo i pochi curiosi presenti che sul palco non gli serve nessun altro oltre a se stesso. L’elemento di spontaneità è la cosa più affascinante quando guardi Doug. Chissà cosa combinerà il momento dopo? Doug infatti non è uno di quei bassisti che per affascinare chi li circonda hanno bisogno di scatenare quantità massicce di note di chitarra supersonicamente sfregiate: subordina tutto all’abbandono totale al feeling, alla costruzione di intrecci sonori atmosferici. Collage su collage. Con un enorme elemento sorpresa. Giocare con il chaos pad (grazie a Dagi per la lezione), tra svolazzi di braccia, tirando fuori dal basso i suoni più insoliti, spesso compressi fino a sembrare una chitarra distorta, tanto da dare l’impressione di un assolo di chitarra, sostenuto da un beat techno, con deviazioni verso il dub e l’hip-hop, dosati con puro esperimento e creando spesso cartoline sonore caotiche fino al trascendental-psichedelico, da cui Doug riusciva sempre a risvegliare il pubblico con quinte da riff e funk.
Doug è un intrattenitore straordinario. Einstein ali Terrorism? Quest’ultima con una pura parodia di George W. Bush, che Doug nell’ultimo verso ha licenziato dal servizio allo stato USA: “George W. Bush! You are fired!”! Doug si muoveva per il palco in modo totalmente incontrollato, immerso nella musica, passando con agilità dal notebook ai vari pedali degli effetti. A un certo punto il tipo (me l’aspettavo, in silenzio) è sceso dal palco e ha fatto un giro tra la gente, dove prima ha mostrato alla proprietaria Gudrun la sua robusta e sana dentatura, pizzicando con i denti le corde del basso, poi è andato all’altro capo della sala, dove i Da Phenomena gli hanno offerto con sacrificale altruismo un bicchiere di birra vuoto, con cui Doug ha continuato a fare il buffone e a divertire la gente, facendo scorrere il bicchiere sulle corde.
Ha diviso il suo concerto in due parti con una pausa di 20 minuti nel mezzo. Prima della maggior parte dei pezzi si è preso il tempo per il suo popolo (noi, una dozzina di “sperduti” della Bluesiana, quella sera) e gli ha spiegato da vicino i meccanismi e le metodologie del suo lavoro quando succede il “Doug Wimbish Soundsystem”. Tra le altre cose ha spiegato che a lui suonare in una band dove repertorio e modo di eseguirlo sono decisi in anticipo non va proprio a genio. “Dopo la sesta data la cosa può diventare noiosa,” ha tagliato corto, aggiungendo che lui preferisce camminare tra le gocce di pioggia. Insomma, il suo concerto, come quello dei Free Form Funky Freqs due giorni prima alla Bluesiana (con il suo collega dei Living Colour Vernon Reid in formazione, recensione di RockLine QUI) ha significato fiducia totale nel seguire l’istinto primordiale e nell’unicità di ogni singola esibizione. Quindi quello che abbiamo sentito alla Bluesiana non lo sentirà mai più nessuno allo stesso modo, perché Doug si approccia “senza approccio”. Il suo approccio è la dedizione totale alla creazione di atmosfera attraverso l’espressione musicale, basata sull’istinto e sulla percezione al volo. A un certo punto è stato proprio divertente, quando Doug non riusciva a decidere subito quale pedale premere col piede, o quale rapida combinazione di pressioni su pedali diversi scegliere, tanti sono quelli che si ammassano sotto i suoi piedi. . Come un camaleonte in mille travestimenti, ovvero in mille vesti sonore.
Due ore di musica. Per un pugno di persone, che ha coccolato ancora di più con il suo scintillante senso dell’umorismo. Semplice. Il tipo era venuto solo a godersela. Tutto qui. E così ha tirato fuori un’esperienza unica. Ti bevi una birretta e a un metro da te, sul palco, si dimena il fenomenale Doug Wimbish. Papà e mamma del basso, che tornerà alla Bluesiana già a gennaio 2008, di nuovo con i Bad Dog e col motto “ni zime za Eskime”!
Galleria fotografica














