Inglesi un po’ matti con il QI alle stelle conquistano l’Austria (2007)
Luogo: Reigen / Vienna / Austria
Data del concerto: 24.11.2007
Spettatori: 130
Prezzo del biglietto: 20,00€
Gli IQ sono una leggendaria band neo prog inglese, nata all’inizio degli anni Ottanta e tra le migliori del genere. Già prima, il chitarrista e il tastierista avevano messo su i The Lens, da cui sono arrivate parecchie idee per la musica che gli IQ avrebbero fatto in seguito. Quest’anno i ragazzi hanno deciso di tentare una vera impresa (per i loro standard): un tour europeo. Di solito preferiscono suonare in casa (e in vari festival in Europa e in America), ma stavolta hanno deciso di mostrare il loro talento anche con concerti da headliner nel resto d’Europa. Quando è girata la notizia che sarebbero arrivati addirittura vicino alla Slovenia, ovviamente dovevamo muoverci.
In una cupa domenica ci siamo quindi messi in macchina direzione Vienna. Per me una gita del genere era già un’impresa, ma al mio fianco c’erano due vecchi volponi, per i quali un viaggio simile era una passeggiata. Tutto il viaggio è filato liscio (a parte i battibecchi su chi sia meglio tra Marillion e IQ, Yes e Genesis; sì, lo so, we are such nerds), e i guai grossi sono arrivati solo una volta a Vienna. Nel club Reigen, dove si teneva la serata, nessuno di noi era mai stato e quindi non sapevamo dove andare. Siccome siamo dei polli, o più che altro non avevamo tempo, prima di partire non ci eravamo preparati a dovere (niente cartine), e così ci siamo persi per Vienna. Abbiamo dovuto chiedere indicazioni ai passanti. Gli austriaci, gentilissimi, ognuno con le sue istruzioni, ci mandavano chissà dove e già cominciavamo a pensare che il concerto non l’avremmo visto. Ma la perseveranza è stata premiata. Abbiamo fermato un signore austriaco gentile che si è offerto di scriverci le indicazioni su un foglio di carta. Dopo qualche minuto siamo ripartiti con le sue istruzioni, anche se dubitavamo che servissero a qualcosa, almeno a giudicare dalle esperienze precedenti. E invece, guarda un po’, dopo un quarto d’ora, seguendo alla lettera le indicazioni, vediamo finalmente il monumento che cercavamo – Schönbrunn, che si trova a due passi dal locale. Finalmente potevamo tirare il fiato.
Alle sette di sera abbiamo trovato un parcheggio coperto (con prezzi da usurai), dove abbiamo lasciato l’auto, e ci siamo avviati verso il Reigen, a un centinaio di metri. È un club piuttosto piccolo, che ospita probabilmente un paio di centinaia di persone. Appena arrivati abbiamo subito visto i membri degli IQ. Da giornalista tipico, ho aggredito subito il chitarrista Mike Holmes e l’ho costretto a rintracciare il cantante Peter Nicholls, con cui avevo già concordato un’intervista. Quando il signor Nicholls si è fatto vedere, si è seduto volentieri al tavolo con noi a fare due chiacchiere. Si è rivelato un interlocutore brillante, a cui non pesava affatto parlare con tre sloveni matti. All’inizio sembrava un po’ riservato (come me, del resto), ma poi gli si è sciolta la lingua ed è venuta fuori una conversazione davvero piacevole. Avevo con me persino un foglio con le domande, ma non ho dovuto nemmeno usarlo, perché l’interlocutore era così aperto e alla mano che le domande venivano da sole. Quando, finita l’intervista, ci siamo congedati dal signor Nicholls, non ci restava che aspettare i musicisti. Nell’attesa abbiamo fatto un salto anche allo stand del merchandising degli IQ, dove vendevano tutto quello che ha a che fare con la band (CD, magliette,…). Non mi hanno sorpreso per niente i prezzi gonfiati dei CD (18 euro per un singolo e 24 per un doppio), che in Inghilterra sono piuttosto comuni.
Sul palco sono saliti per primi i beniamini di casa, i ConXious, che meritano tutti gli elogi per essere riusciti a portare gli IQ in Austria: i ragazzi hanno infatti organizzato il concerto da soli. E la loro esibizione? Difficile dirlo, visto che non sono un esperto di progressive metal (sempre che fosse di quello che si trattava), ma nel complesso non mi è sembrata granché di qualità. Il primo pezzo prometteva in effetti un set interessante, ma poi è stato solo un lento declino. Nessuna idea originale (molte cose mi suonavano come già sentite da qualche parte) e anche la musica non aveva un filo conduttore. Il loro stile è troppo forzato – nei pezzi lunghi volevano a tutti i costi essere complessi, ma i passaggi erano estremamente legnosi e artificiali. Qualche momento interessante alla chitarra e alle tastiere, per il resto niente di speciale. Non sono mancati nemmeno parecchi errori tecnici e individuali.
Poi qualche minuto di pausa, mentre i tecnici degli IQ portavano sul palco la loro attrezzatura, piazzavano i proiettori e così via. Il tutto è durato una quindicina di minuti e poco dopo le dieci gli IQ erano già sul palco.
Il concerto è partito con la mia canzone preferita del primo album Tales from The Lush Attic, Awake And Nervous. Il nuovo arrivato, il tastierista Mark Westworth, ha dovuto subito mettersi alla prova con alcune parti impegnative, che però non gli hanno dato problemi.
Per me una delle sorprese della serata è stata l’inclusione di You Never Will in scaletta. Non è una delle mie preferite, ma è stata una vera occasione per il nuovo arrivato Mark Westworth di mettersi in mostra con un assolo di tastiere.
Poi è toccato al nuovo pezzo Frequency, che dovrebbe uscire sul nuovo album (previsto per il 2008). Se tutto l’album sarà bello come questa canzone, non c’è da preoccuparsi per il futuro di questi leggendari musicisti.
Poi sono tornati negli anni Ottanta con The Magic Roundabout dal disco The Wake, che, come Awake And Nervous, con suoni e stile nuovi ha vissuto una vera trasformazione, in senso positivo.
Harvest of Souls non è tra i miei lunghi brani preferiti degli IQ, ma è stato bello sentirlo dal vivo. Evidentemente è molto amato dal pubblico, visto che parecchi conoscevano il testo a memoria e hanno sostenuto Nicholls a gran voce. Harvest of Souls si è preso spesso la critica di assomigliare troppo a Supper’s Ready dei Genesis e, come se Mike Holmes volesse scherzarci sopra, durante la prima parte anche lui si è seduto su una sedia, proprio come Steve Hackett. Io avrei preferito che tra i pezzi epici suonassero The Narrow Margin, ma a quel punto la scaletta sarebbe stata quasi troppo perfetta.
Il pubblico stava ancora cercando di riprendersi dai ventiquattro minuti di Harvest of Souls quando gli IQ hanno sparato un nuovo classico degli anni Ottanta, Headlong. Personalmente avrei preferito sentire Widow’s Peak da The Wake, ma non si può avere tutto.
Poi ci hanno concesso un altro assaggio del nuovo album. Crashed And Burned, come Frequency, suona come una vera leccornia. Evidentemente il nuovo album sarà un ritorno alle strade di Subterranea e The Seventh House.
E se parliamo di The Seventh House, gli IQ ci hanno suonato la title track di questo splendido lavoro. Il chitarrista Mike Holmes ha impiegato un bel po’ a trovare l’effetto giusto per la chitarra, ma ha saputo buttare tutto sullo scherzo, così nemmeno il pubblico si è spazientito.
La sorpresa successiva è stata l’inclusione di It All Stops Here di Orford, da Seven Stories Into 98. È stato uno dei picchi della serata, perché è un pezzo estremamente energico (nella prima parte) con le tipiche tastiere neo di origine sospetta (Rick Wakeman).
La parte regolare del concerto si è chiusa con una delle loro cose più belle, The Guiding Light. Peccato che Mark Westworth abbia avuto qualche problema, altrimenti sarebbe venuta ancora meglio. Poi gli IQ ci hanno salutato, ma non per molto.
Quando il pubblico li ha richiamati sul palco, hanno suonato la title track energica e da inno dell’album Subterranea, compreso l’assolo di sassofono (stavolta con l’effetto sulle tastiere) in chiusura. Poi si sono inchinati di nuovo e ci hanno lasciati.
Ma noi spettatori abbiamo insistito e siamo riusciti a farli tornare. Quando sono rientrati, hanno suonato una delle mie composizioni preferite – Darkest Hour dal disco Ever – chiudendo così in modo magico un concerto eccezionale.
Sulla loro scaletta c’era scritto che avrebbero suonato anche The Wake, ma due ore e mezza erano abbastanza per questi signori. Anche a me è piaciuto di più che chiudessero con Darkest Hour piuttosto che con The Wake, più orientato al pop.
Il nuovo membro Mark Westworth, per cui questo era, insieme agli IQ, il secondo concerto in assoluto, se l’è cavata molto bene. Qualche scivolone l’ha avuto, ma non gli si può rimproverare niente, considerando che è nella band da poco. Sarebbe stato bello conoscere Martin Orford, membro storico (più di 25 anni) degli IQ, che probabilmente avrebbe suonato un po’ meglio, ma Westworth è un sostituto più che dignitoso. È quasi ridicolo: finalmente gli IQ vengono a suonare dalle nostre parti e poi è senza Orford. John Jowitt per tutta la sera ha storto la faccia, fatto smorfie e in generale ammiccato al pubblico. Se mai a Peter Nicholls venisse a mancare il carisma, Jowitt gli presterebbe tranquillamente il suo, visto che il suo entusiasmo e il suo modo di pensare positivo sono davvero contagiosi. Prima di questo concerto non sapevo cosa aspettarmi da un’altra new entry, Andy Edwards alla batteria. Fin dalle prime battute era chiaro che si tratta di un batterista eccezionale, che rappresenta un altro passo avanti nell’evoluzione degli IQ. Cook, col suo stile semplice, per molto tempo è forse stato adattissimo a questa formazione, ma Edwards l’ha portata a un altro livello. Ha suonato senza errori, sempre preciso, e ha pure migliorato i passaggi di Cook. Credo che gli IQ, con l’arrivo di Edwards, abbiano al momento la miglior sezione ritmica del neo e del prog sinfonico. Peter Nicholls non si è dimostrato solo un buon interlocutore, ma anche un cantante eccellente. Anche lui, come Westworth, ha steccato un paio di volte di mezzo tono, ma ha rimediato subito e salvato la situazione. I suoi interventi col pubblico non erano lunghissimi, ma giusti il necessario per farci ridere col suo umorismo e il suo senso per la lingua inglese. A un certo punto durante il concerto (Harvest of Souls) si è persino travestito da dottore. Indossava un camice bianco e occhiali da sole. Non so esattamente cosa volesse dire questo travestimento, ma potrebbe essere che cercava di curare la società umana corrotta. Il chitarrista Mike Holmes è l’ultimo membro rimasto da sempre negli IQ. Le sue linee di chitarra fluide possono insegnare qualcosa a tutti i chitarristi convinti che tecnica e velocità siano la cosa più importante. La sua finezza può competere persino con un maestro come Steve Hackett. Anche lui, col suo tipico umorismo britannico (un omaggio a Benny Hill), ha aiutato Nicholls e Jowitt a far ridere il pubblico. Ogni tanto Holmes è passato anche alle tastiere, ma più per gli effetti sonori che per dare una mano al nuovo arrivato.
Forse questa è stata la prima e l’ultima occasione di vedere ancora una volta questa leggendaria band così vicino a noi. I ragazzi purtroppo non sono più giovanissimi e preferiscono restare più vicino a casa. L’affluenza al Reigen è stata sorprendentemente scarsa, soprattutto se penso che si tratta di una band cult del neo prog. A questo punto è piuttosto comprensibile perché preferiscano suonare in casa, se all’estero la risposta è così fiacca. Ma anche se non c’era la folla delle grandi occasioni, quelli che c’erano erano tanto più entusiasti e gli IQ sembravano felicissimi della reazione del pubblico. A volte è meglio avere meno gente ma molto più carica, che un pubblico più numeroso ma decisamente più freddo. Gli IQ non si sono dimostrati solo musicisti magnifici, ma anche persone cordiali. Sono stati sempre accessibili, non solo per noi giornalisti ma anche per il pubblico. Hanno messo in scena uno spettacolo davvero grandioso, soprattutto se penso ai limiti di budget. Sui tre schermi dietro la band giravano di continuo proiezioni interessanti, da filmati d’archivio del gruppo a episodi di Star Trek, motivi dai loro album e immagini di personaggi storici. Sono un grande fan della band, ma un concerto così bello e una scaletta così non me li aspettavo. Nella scelta dei brani hanno usato un buon trucco, suonando un paio di pezzi da tutti gli album con Peter Nicholls. L’accento era forse un po’ più sugli ultimi due lavori (Dark Matter e The Seventh House), ma anche gli altri non sono stati trascurati. Hanno anche alternato con efficacia le epoche (una degli anni Ottanta, un paio dei Novanta, poi di nuovo una degli Ottanta,…), tanto che sembrava volessero accontentare tutti. Penso che ci siano riusciti benissimo. Un’esibizione che può competere persino con quella dei Magma che ho visto al festival Rock In Opposition. Un sacco di energia mescolata a temi cupi e melodie incredibili.
Testo: Rok Podgrajšek
Foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
CONXIOUS:
1. Between Arivall…
2. How Could You
3. Cheers To Vienna
4. Never Before
5. If It Wasn’t
6. ortraits
7. Do You Feel Free
IQ:
1. Awake And Nervous
2. You Never Will
3. Frequency
4. The Magic Roundabout
5. Harvest of Souls
6. Headlong
7. Crashed And Burned
8. The Seventh Houe
9. It All Stops Here
10. Guiding Light
bis:
11. Subterranea
secondo bis:
12. The Darkest Hour
Formazione IQ:
Peter Nicholls – voce, tamburello
Mike Holmes – chitarra, tastiere
Mark Westworth – tastiere
John Jowitt – basso
Andy Edwards – batteria
Galleria fotografica















