Radio Moscow dal vivo alla Metelkova, a caccia di fauna ordoviciana! (2008)
Luogo: Menza pri Koritu (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 21.02.2008
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 10,00€
Huh… Azione! Non sono riuscito a resistere ai trailer che descrivevano i Radio Moscow (grazie FV Music! ). Mi rodeva dentro. Stavo giusto finendo la recensione di un disco AOR che mi aveva mandato in estasi, e un attimo dopo già “scappavo” alla Metelkova, più precisamente alla Menza pri koritu, forse il mio posto preferito di tutta la Metelkova, non per abbeverarci i cavalli, ma semplicemente per l’energia che permea da sempre questo piccolo, adorabile buco scalcinato. Stavolta l’hanno riempito anche di gente, come si merita. Un centinaio di persone. Follia.
Alle 22.45 sul palco hanno iniziato a scaldare il popolo sloveno i giovani rocker emergenti Dandelion Children. Fratello e sorella. Jure e Katja. Jure voce/chitarra e Katja alla batteria. Incredibile. E così giovani poi… Insomma, messi insieme non fanno nemmeno 4 decenni, di sicuro. Jure e Katja hanno sorpreso con un ritorno alle radici. Niente fronzoli, tutto molto naturale. Da profano del pubblico, ero scioccato. Jure ha un registro espressivo variegato e accattivante, che gli permette di cantare intonato col naso, ma anche di lasciar intuire, dall’altra parte, un ruggito arrochito e arrossato da blues, che si sposava benissimo con il look crudo e spogliato dei riff, vestiti con un vero abito “old school”. Jure ha stupito per l’approccio sicuro di sé, visto che il concerto alla Menza pri koritu era, pare, il loro primo concerto elettrico in carriera. Assoli, voce, riff. Con un pizzico di spontaneità e una disinvoltura evidente… Accattivante. Presto sul palco si è unito a loro lo zio al basso, così il duo è diventato trio. La sensazione adesso era tutt’altra. La band ha trovato la messa a terra di cui aveva un gran bisogno. Il problema era che la band suonava a volume bassissimo. Dovevi praticamente stare attaccato al palco per sentire in modo decente l’energia che il gruppo cercava di sparare tra la gente. Anche quando è entrato il basso, la chitarra restava decisamente troppo bassa. Poco dopo lo zio è arrivato sul palco anche il chitarrista Anže, tecnicamente molto più ferrato di Jure. Così la band ha suonato per un po’ come quartetto. Jure si limitava a cantare. Quando lo zio ha lasciato la compagnia, Jure ha preso in mano il basso. Più tardi Jure e Anže si sono di nuovo scambiati gli strumenti. La band ha spinto a tavoletta su un rock di impronta blues, senza giri di parole e senza trucchi. 24 Lines, Not Elevator Music, My Little Heart, Your Basic Bleuse Lesson, Smokin All Toilets, Story Of It All, Dandenosie, Jamien Tune, In The Wake Of It All, Holes In My Shoes, Iron Pill, Simple Pure,… tutta musica originale. Jure ha un bel potenziale. Chitarra, voce e assoli gli stanno a pennello, ha un bel potenziale per sviluppare carisma (voce e presenza scenica), sembra disinvolto e non ha paura di comunicare. Avevano 45 minuti a disposizione. Certo, non sono mancati passaggi e note sbagliati, ma è così. Fa parte del continuo processo di tempra della band. Facciamo un grosso in bocca al lupo ai Dandelion Children. A me hanno affascinato.
I Radio Moscow hanno iniziato a ruggire alle 23.45! Era per questo che eravamo venuti. Un trio nudo e crudo, col volume a palla, che faceva partire in automatico un headbanging incontenibile. Un bel wah-wah pesante di chitarra ha aperto il concerto. Il trio d’urto ha cominciato a macinare. Nei Radio Moscow c’è una grossa fetta di blues. Negli assoli si sentono gli “hendrixismi”. Quello che conta di più, ovviamente, è quella schiettezza, quell’autenticità, quella naturalezza, quell’ingenuità vergine, A eruzione senza freni! A tutto gas. Rhythm N’ Blues con tante punte funkeggianti e una vera espressività da dilettanti. Voce spogliata, sfrenata, rabbiosa, soprattutto verissima. Il principale comunicatore della band sulla linea band – pubblico, Parker Griggs (chitarra, voce), era incandescente. Curioso che durante il concerto non sia andato oltre un paio di “Thank You!” (all’annuncio della conclusiva Mistreated Queen), ma ha ipnotizzato il pubblico con l’energia di una presenza scenica totalmente immersa, canto sfrenato, assoli e jam di riff selvaggi. Una botta di rock genuino, che non cresce proprio in tutti gli orti. Insieme a Parker c’erano Zach Anderson al basso (con una copia rossa della leggendaria Gibson ES-335 di Alvin Lee dei Ten Years After e una fascia attorno alla testa che ricordava Mark Farner – Grand Funk Railroad), che a differenza di un Parker scatenato si è spostato di pochi passi dalla posizione di partenza sul palco per tutto il concerto. E poi c’è il batterista dal vivo della band, Keith Rich, che ha attaccato i tamburi come una bestia per tutto il concerto. La band ha cavalcato il repertorio dell’omonimo album d’esordio “Radio Moscow” (2007), un mix di elementi di “white blues” (Deep Blue See ricorda in modo sospetto i Fleetwood Mac con Peter Green), standard degli approcci solistici di Jimi Hendrix (I Just Wanna Make Love To You), forza indomita dei MC5 e psichedelia. Infiammabile. La band ha sparso in giro i suoi pezzi Frustrating Sound, Lucky Dutch, Lucksillet, Whatever Happend, Timebomb, Fuse, Ordovician Favna (l’Ordoviciano è un periodo geologico vecchio di oltre 300 milioni di anni, noto per il regno dei cefalopodi), e il pubblico si è immedesimato del tutto nel momento e nel movimento dei Radio Moscow.
Peccato che questa febbrile prova a nudo sia finita fin troppo presto. La parte regolare si è chiusa con Mistreated Queen, poi i ragazzi sono tornati per tre bis e hanno salutato definitivamente. Il trio aveva in repertorio a malapena una buona ora di musica. La prossima volta che si trascinerà da queste parti, avrà fuori già più album e, speriamo, una durata proporzionalmente più lunga.
I Radio Moscow sono un trio eccezionale. Indomito, sfrontato, arrogante, giovane. Oggi si sente proprio la mancanza di più concerti power blues rock di questo genere. Se ben ricordo, l’ultimo concerto con un carattere “simile” l’ho sentito a Salisburgo (Pat Travers Band, novembre 2006). Un concerto come questo dei Radio Moscow rientra nella categoria delle specie in via di estinzione. L’autenticità prima di tutto, ed è la chiave della verità di questo trio!
testo e foto: Aleš Podbrežnik
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