Headbanging KUD (2008)
Autore: Rok Klemše
Luogo: KUD France Prešeren / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 04.04.2008
Numero di spettatori: 70
Prezzo del biglietto: 5,00€
Lo scorso dicembre, a garantire una bella dose di metal al KUD France Prešeren ci aveva pensato l’Heavy New Year, con Burning Legion e Sweet Sorrow sul palco. Sono passati un po’ di mesi ed era ora di tornare a scapocciare nella sala del KUD. Ci ha pensato di nuovo, con un’organizzazione ottima, il batterista dei Sweet Sorrow Peter Gale, che al KUD ha messo in piedi la serata metal Headbanging KUD con tre formazioni di casa – Sweet Sorrow, Dickless Tracy e Negligence.
A prendersi il palco con un massacro brutale sono stati per primi i Vichinghi di Lubiana, i Sweet Sorrow. In una carriera di oltre dieci anni la band ha visto passare un mare di membri: alcuni sono partiti per il Valhalla a testa alta, scortati dalle Valchirie, altri se ne sono andati con meno coraggio. Oggi nei Sweet Sorrow l’unico membro fondatore rimasto è l’Einherjar Aljoša Us al basso, che si è circondato di una legione vichinga con un nuovo arrivato, Marko Košmrlj, alla voce. Di conseguenza i Sweet Sorrow hanno sparato un set devastante di pezzi freschi del nuovo disco, che i ragazzi stanno registrando in questi giorni. Anche se Marko ha alle spalle solo qualche concerto con la band, a ogni uscita è più bravo e più convincente. Gli manca ancora parecchio di quel carisma da palco e di quell’energia che dominava l’ex cantante Valentin “Bufo” Bufolin, ma per ora compensa con un death growl dinamico e ottimo, che sul materiale nuovo ci sta a pennello. Bisognerà lavorare ancora un po’ sulla comunicazione col pubblico e su un approccio più energico e dinamico, ma quello che forse è il miglior materiale della carriera dei Sweet Sorrow dal vivo suona da killer. Si è sentito subito che l’impianto audio del KUD France Prešeren è migliorato: il suono era molto più vivo e potente, e a venire fuori è stato soprattutto il devastante duo di chitarre Pero/Joco, con i loro riff melodici ispirati al death metal svedese alla At the Gates e Amon Amarth. Non è stata da meno la sezione ritmica schiacciasassi Us/Pero. Peccato che i Sweet Sorrow abbiano suonato per primi, con meno gente sotto il palco, e per di più piuttosto statica, ma si vede che i pezzi stanno piano piano entrando in testa. Soprattutto il “single” I Am Pain e God of War con il suo ritornello che dà dipendenza. Con un set finito fin troppo in fretta, al KUD i Sweet Sorrow hanno dimostrato ancora una volta di essere una delle metal band più professionali e rodate che abbiamo da noi, e il nuovo album è già attesissimo!
Sweet Sorrow:
1. 1000th Millenium
2. Betrayals of Humanity
3. God of War
4. The Scarlet Whore
5. I Am Pain
6. Twilight of the Gods
7. Another Life
Dopo di loro a squartare il palco del KUD sono stati i maestri del death/grind di Brežice Dickless Tracy, che con un’ottima performance si sono fatti perdonare l’assenza all’Heavy New Year dello scorso dicembre (la scusa era la malattia del batterista Ivan “Tegla” Cepanec, che la serata l’ha probabilmente passata a guardare Una storia di Natale per la milionesima volta). Stavolta Ivan ha scambiato i ferri da maglia con le bacchette, e i Dickless Tracy hanno sparato un’ora di grindmageddon. Il trio di Brežice ha suonato l’intero album di debutto, che aspettiamo da un’eternità, ma i Dickless compensano l’assenza del primo disco sul palco con un’energia cruda e brutale, con classici come il pezzo nuovo To Enter Martyrdome, che sta diventando un classico e Incubator of Death, e con il tipico umorismo da marchio di fabbrica dei Dickless Tracy, di cui è portabandiera il Cepanec numero due, il frontman Tzeppo. Dei Dickless Tracy si vedono le tonnellate di chilometri di concerti macinati e, nonostante i frequenti cambi di formazione, sul palco sembrano affiatati e rodati. Anche sotto il palco si era radunata un po’ più di gente, che scapocciava sull’estrema e brutale miscela di death metal e grind dei Dickless Tracy e si sbellicava dalle risate ai monologhi di Tzeppo. Quest’ora buona è volata fin troppo in fretta, soprattutto per via della mini epopea di Željko sull’ex ragazza del bassista Sine. I Dickless Tracy hanno ripagato più che bene la loro assenza all’Heavy New Year, e spero che finalmente riescano a registrare il disco di debutto.
Dickless Tracy:
1. To Enter Martyrdom
2. Promised For Eternity
3. Grindstorm
4. Halls of Sickness
5. Become
6. Outside
7. Incubator of Death
8. Conflicts of a Time to Come
9. Conclusive Inscription
Come ultima band a dare l’assalto al palco è arrivata la sensazione thrash di Jesenice e Lubiana, i Negligence. Il loro album di debutto Options of a Trapped Mind continua a far parlare di sé, e finalmente, più che meritatamente, sempre di più anche all’estero. I ragazzi si stanno lentamente preparando a registrare il nuovo album e nel frattempo fanno concerti a raffica. Dopo tanto tempo è tornato il turno di Lubiana, e i Negligence sono tornati sui palchi della capitale alla grande. Com’era prevedibile, il pubblico più numeroso si è ammassato sotto il palco proprio durante i Negligence, che hanno portato la sala del KUD a ebollizione già nei primi istanti del demolitore thrash Addicted to Agression. Non sono mancati i momenti da fiato sospeso con gli assoli di uno dei migliori duo di chitarre che abbiamo da noi, Dyz/Jey, che hanno dimostrato di essere una coppia incredibilmente affiatata, che respira all’unisono e si passa per gioco assoli assassini e riff indimenticabili, di cui non si vergognerebbero nemmeno i più grandi maestri del thrash. Altrettanto incisiva la sezione ritmica tsunami Ruzz/Lipnik, mentre i Negligence possono vantare anche il miglior frontman che abbiamo da noi. È incredibile la strada che Alex ha fatto da Metalsteel, dove lottava ancora con la muta della voce, fino ai Negligence, dove sfodera una voce potente e incredibilmente forte, fantastica sia nei medi thrash sia nei falsetti. Ma Alex non è solo il prototipo del cantante thrash fenomenale: sul palco è la personificazione del carisma e della presenza scenica, con un’esibizione carica di energia e un sacco di headbanging. I Negligence hanno infilato uno dietro l’altro i demolitori dell’album, il moshing cresceva a ogni pezzo suonato, i colli soffrivano sempre di più, e i Negligence non si sono fermati, aggiungendo ai successi di Options of a Trapped Mind il classico Shark Attack, una cover precisissima del classico dei Testament Into the Pit e il pezzo nuovo di zecca Mental Central, che suona semplicemente, in una parola, incredibile! Un motivo in più perché il nuovo disco dei Negligence sia attesissimo almeno quanto Options of a Trapped Mind. Negligence ‘till Death!
Negligence:
1. Addicted to Agression
2. War Machine
3. Shark Attack
4. Threshold of Society
5. Bay Arena
6. Places of Dawn
7. Legacy of Lies
8. Mental Central
9. Into the Pit
10. Fight Back
11. No Brain, No Pain
12. Options of a Trapped Mind
Foto: Aleš Podbrežnik
Testo: Rok Klemše
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