Papà Coverdale e i Whitesnake superano ancora la prova del tempo! (2008)

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Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Srednješkolsko igralište (Srednjika) / Osijek / Croazia
Data del concerto: 10.07.2008
Pubblico: 3000
Prezzo del biglietto: 140,00HRK

Dieci ore tra andata e ritorno, passate nelle viscere dell’audace orgoglio rombante dell’industria automobilistica italiana: era tutto ciò che serviva a una banda di tre squilibrati accuratamente selezionati per piombare, in un soleggiato giovedì, a Osijek, simpatica cittadina con vista sulla Voivodina. Lì, nella calura dell’estate slavone, si stava facendo il bagno il leggendario “lovehunter” David Coverdale, ovviamente circondato dalla solita ciurma di serpentelli bianchi molto più giovani (che fanno scendere in un attimo l’età media della formazione fino a quota 73), cioè i Whitesnake!

David Coverdale ultimamente è davvero instancabile, soprattutto per essere, come dice lui, un signore felicemente sposato, nonno e via dicendo.. e sembra che dall’uscita di Good To Be Bad, rimandata non so quante volte (la recensione di RockLine ti aspetta qui), la curva delle sue attività sia schizzata di colpo in orbita. E anche se la scia degli anni Ottanta si è persa da un pezzo nella polvere e nella sabbia dietro di noi, David non si lascia certo disturbare dalla riscoperta dei fasti del passato! Il che, ovviamente, è anche giusto. Coverdale è un uomo fortunato, perché può pescare a piene mani da un’ampia gamma di fiori all’occhiello dei Whitesnake, almeno finché nel mazzo si riesce a fiutare Still Of The Night o Fool For You Loving. Armato di un arsenale melodico così impressionante, anche nel 2008 Coverdale è deciso a spargere il seme dei Whitesnake il più lontano possibile, almeno finché la voce glielo permette, e pare che gli riesca ancora. A guadagnarci di più, ovviamente, è lo status stesso della band.

Ma andiamo con ordine. Arrivati al campo della scuola superiore, ci siamo imbattuti per prima cosa nei Divlje Jagode, beccati a sudare più o meno a metà esibizione. La combriccola di Lipovača, da quel che abbiamo visto, ha portato a casa il set in modo corretto, cioè senza picchi, ma con sicurezza a sufficienza, e di certo più che egregiamente per la ressa di teste calde che, in massima allerta di battaglia, presidiava le posizioni a tiro di palco. Personalmente, a dire il vero, mi hanno presto cominciato ad annoiare, cosa che va attribuita in primo luogo alla mia incomprensione di questo rock & roll di impronta così agraria.

Agrario o no, con i Whitesnake ci avviciniamo comunque al concetto di diabolicamente arrapato. A giudicare dall’outfit di Coverdale, è il minimo che si possa dire. La leggenda del blues rock è comparsa sul palco avvolta in una camicetta tagliata a kimono (decorata con variazioni illustrate su svariati simboli SS con teschio), ovviamente aperta fin sotto il collo, e pantaloni piuttosto aderenti. Accompagnato dall’immancabile abbaiare, è risuonato il tradizionale “here’s a song for ya”, la cui eco si è presto persa nel trambusto dell’apertura con Best Years. Qui Coverdale ha messo in campo un trucchetto semplice: ha legato con audacia l’intro bruscamente tagliato di Good To Be Bad allo sbarco sensuale di Fool For Your Loving. La reazione è stata immediata, il delirio generale ha portato di colpo l’umore della folla alle stelle, preparando il terreno ideale per Can You Hear The Wind Blow. Qui bisogna sottolineare che una presentazione sentita del materiale fresco giova parecchio all’immagine complessiva dei Whitesnake. I pezzi nuovi dal vivo assolvono egregiamente il loro scopo, e a convincerci definitivamente è stata Lay Down Your Love, che Osijek ha fatto subito sua! Senza un’esecuzione rifinita nei dettagli non si va da nessuna parte, e da questo punto di vista Coverdale ha trionfato ancora una volta su tutta la linea. Con il reclutamento dell’attuale formazione David ha superato ogni aspettativa. Il duo Beach e Aldrich suona compatto e naviga sicuro sulla spinta del tandem ritmico, rifinito alla perfezione, composto dal bassista Uriah Duffy e dal nuovo percussionista dei Whitesnake, Chris Frazier. In un assetto musicale così curato, l’elemento più problematico dei Whitesnake alla fine si rivela proprio la voce molto logorata di David Coverdale, ormai lontanissima dal livello di un tempo. Anche in questo David si è adattato con furbizia alle circostanze e ora lascia spesso i compiti vocali nei ritornelli al trio Beach, Aldrich e Duffy, armonizzato con gusto! Comunque sia, nelle tonalità più basse la sua voce resta convincente, profonda e piena di quel tipico calore.

Nonostante un concerto eseguito in modo eccellente, i Whitesnake non hanno comunque preparato grosse sorprese. Forse solo con l’eccezione di una breve incursione in Ain’t Gonna Cry No More, risuonata in una piacevole versione acustica. Abbastanza maturo si è dimostrato anche l’approccio a Ain’t No Love In The Heart Of The City, che sotto la tutela di musicisti tecnicamente raffinati come Aldrich o Beach mostra raramente i suoi veri colori. Ci hanno entusiasmato Love Ain’t No Stranger, che David ha accompagnato con una dedica all’amico scomparso da poco Mel Galley, Is This love e l’energica Gimme All Your Love, per la quale, secondo un certo testa calda croato, valeva la pena portarsi dietro tutti i mezzi pirotecnici disponibili, che in condizioni “normali” servono soprattutto come accessori da tifoseria. Lo spirito dell’Euro 2008 evidentemente non si spegne, perché poco dopo quel mascalzone ha rapito persino anima e ragione dello stesso Aldrich, che per far salire ancora la temperatura già rovente prima di Still Of The Night si è procurato addirittura una maglia a scacchi biancorossi!

Alla fine non si può dire altro se non che i Whitesnake mi hanno entusiasmato ancora una volta. Coverdale si è mostrato di nuovo come un artista estremamente adattabile, che sa quello che vuole ed è esperto nell’usare i mezzi per raggiungere i suoi obiettivi! La prova di queste affermazioni sta proprio nella scaletta di questo concerto, dove, oltre agli immancabili highlight di Good To Be Bad, con rare eccezioni il baricentro pende con forza verso i motivi più riconoscibili dei Whitesnake. Per fortuna questa volta ci è stata risparmiata Take Me With You, e ce la siamo cavata più che bene anche senza Ready An’ Willing, due sempreverdi di prima classe, i cui contenuti però, purtroppo, per i vecchi fan dei Whitesnake sono ormai superati da un pezzo. Da questo punto di vista, l’impressione positiva è stata un po’ rovinata, proprio sul finale, dall’ormai rimpianto ibrido Burn/Stormbringer. Parliamoci chiaro, David: un artista del tuo calibro, anche in età matura, può permettersi molto di più!

Scaletta

DIVLJE JAGODE:
1. Motori
2. Šejla
3. Konji
4. Turski marš
5. Krivo je more
6. Jedina moja
7. Kap po kap
8. Divlje jagode
 
WHITESNAKE:
1.Best Years
2.Fool For Your Loving
3.Can You Hear The Wind Blow
4.Love Ain’t No Stranger
5.Lay Down Your Love
6.Is This Love
7.A Fool In Love
8.Ain’t Gonna Cry No More
9.Ain’t No Love In The Heart Of The City
10.Gimme All You Love
11.Here I Go Again
—bis—
12.Still Of The Night
13.Soldier Of Fortune
14.Burn/Stormbringer

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