Whitesnake a malapena all’altezza di Europe, grandiosi! Tigertailz ridotti a comparse! (2008)

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Luogo: Villa Contarini / Piazzola Sul Brenta (Padova) / Italia
Data del concerto: 23.07.2008
Spettatori: 4500
Prezzo del biglietto: 60,00 €

Nella cittadina italiana di Piazzola Sul Brenta, a due passi da Padova, si nasconde Villa Contarini, dove mercoledì scorso hanno messo il campo base gli amanti dell’hard rock classico anni ’80. I motivi erano ben tre! Oltre all’esibizione dei piuttosto rimpianti maestri del trucco e parrucco Tigertailz, c’era l’occasione unica di godersi le prodezze di due formazioni che a grandi linee hanno definito il concetto stesso di hard rock anni ’80. La prima si chiama Eurpoe, mentre il clou della serata era l’esibizione dei Whitesnake, del ben noto David Coverdale, che quest’anno con la sua combriccola di amanti dei serpenti festeggia trent’anni tondi di sibili.

TIGERTAILZ
Con un tramonto appena accennato è arrivato il momento dei leggendari glamster Tigertailz. La banda gallese, che sotto la guida salda di Kim Hooker giura ancora fedeltà a un rock pacchiano e tutto lustrini, è passata subito al “sodo”. Purtroppo! O forse per fortuna. Con i Tigertailz, infatti, resti sempre nel dubbio e, intrappolato in una terra di nessuno, cerchi sgomento risposte a domande tutto sommato semplici. Per esempio: dov’è il senso di quegli insulti poco convincenti, che in meno di mezz’ora hanno dato il colpo di grazia ai timpani ignari delle nostre innocenti orecchie con un martellamento spietato? Dei evidenti problemi di autostima non parlo nemmeno! Il problema l’hanno messo sotto la lente gli stessi Tigertailz, con una discesa suicida in Ace Of Spades, finita ingloriosamente a schiantarsi in un pasticcio di rumore di cattivo gusto. Ai Tigertailz, ovviamente, di queste “sciocchezzuole” non frega niente, il che è sicuramente degno almeno di una piccola ammirazione. Non stupisce quindi che i ragazzi abbiano ancora un seguito solido, anche tra la falange hard rock italiana, che non ha risparmiato saluti calorosi. La ghirlanda di sempreverdi tigrati Call Of The Wild, Love Bomb Baby e Dirty Needlez, nonostante i continui problemi con l’audio, non poteva che raccogliere l’approvazione del pubblico. Niente di strano: i ragazzi hanno dato davvero tutto, e in situazioni così il risultato non può mancare.

EUROPE
Tutta un’altra storia con gli Europe. Tempest e compagnia sono in forma smagliante. Con un’esibizione energica, che in un attimo ha spedito il livello qualitativo ben oltre il campo visivo dei Tigertailz, gli Europe hanno ricordato la forma dei loro giorni migliori. Ogni minimo dettaglio del loro show era limato alla perfezione. Che i ricordi della gloriosa eredità della band, nonostante gli anni, siano ancora freschissimi, lo si è visto dalla reazione infuocata del pubblico, che durante un’esibizione fin troppo breve ha portato gli Europe in trionfo senza mai mollare. A dirla tutta, con un repertorio così velenoso, non ci si poteva aspettare altro.

Gli Europe erano di umore giocoso quella sera. L’esecuzione di una scaletta ben ponderata è stata genuina, se non proprio entusiasta. La voce di Tempest resiste ancora alla varietà cromatica dell’incrocio di stili tra vecchio e nuovo, dove il lato oscuro di Love Is Not The Enemy e Start From The Dark si dà la mano con la maestosità dei ritornelli di Cherokee o Ready Or Not. L’effetto di questo inevitabile scontro di generi è entusiasmante, ma ancora più entusiasmante è rendersi conto che gli Europe, nonostante la metamorfosi, riescono a mantenere sempre il filo rosso che rende la band riconoscibile. Brani come Superstitious o Sign Of The Times restano ancora cautamente fedeli ai contorni tipici del sound anni ’80. A questo esempio si è docilmente allineata la fantastica Carrie, figlia adottiva ottimamente arrangiata, che Tempest ha attaccato prima in acustico, finché con l’arrivo dell’assolo di John non si è unita a lui tutta l’orchestra degli Europe.

Tempest e Norum restano un tandem ideale. La simbiosi velenosa tra un frontman eccellente e un chitarrista di prima classe ha spazzato via senza fatica ogni concorrenza. Un Norum in vena ha trovato anche abbastanza ispirazione per un’esecuzione scoppiettante dei brani dell’era Kee Marcello, che ovviamente resta una parte importante del materiale d’acciaio degli Europe. John è e resterà per sempre un elemento insostituibile del sound degli Europe, cosa di cui Joey, in quanto mente della band, è più che consapevole. Così, nonostante i tempi stretti, al chitarrista è stato concesso di sgranare le dita con più calma. Proprio con gli assoli ispirati, stavolta coronati anche da una comunicazione scherzosa sull’asse Michaeli/Norum durante Yesterday’s News, gli Europe costruiscono con coraggio sull’agilità dei loro concerti. Il bis intriso di adrenalina con Rock The Night e, naturalmente, The Final Countdown ha infine chiuso in bellezza una prova di bravura che ha entusiasmato sotto ogni punto di vista.

WHITESNAKE
Ci resta da tirare le somme sull’esibizione dei Whitesnake, o meglio sullo spettacolo di David Coverdale e della sua “allegra” compagnia di musicisti assoldati. Contro le grandi aspettative della folla, e devo ammettere anche le mie, i Whitesnake non hanno offerto nulla di speciale. Unica consolazione per gli adoratori dei Whitesnake resta il fatto che quella sera gli esplosivi Europe hanno semplicemente alzato l’asticella troppo in alto, anche per la formazione da battaglia di David, pure carica di elettricità. Rispetto alla recente tappa a Osijek (il report di RockLine qui), dalla truppa di Coverdale stavolta si è visto ben poco. Ancora meno entusiasmante la scaletta identica (stavolta senza Soldier Of Fortune) che, con l’eccezione di Give Me All Yor Love, dopo più di 20 anni ancora uno dei principali assi “dal vivo” della band, non ha regalato nessuna scintilla degna di nota. Lo stesso vale per Coverdale in persona, a cui 30 anni di limature spietate alla band si vedono a ogni passo. David, ciononostante, si butta ancora con sicurezza in manovre vocali impegnative. Still Of The Night e l’immancabile ghirlanda Deep Purple Burn/Stormbringer hanno ovviamente raccolto un’approvazione fragorosa dal pubblico, mentre a sorprendere è stata anche la conoscenza degli italiani per le perle impolverate dei Whitesnake. Giovani e vecchi hanno così salutato con entusiasmo Ain’t Gonna Cry No More, pensata in primo luogo, probabilmente, soprattutto per il pugno di fan più attempati dei Whitesnake.

Coverdale, anche a 56 anni, per stuzzicare la fantasia erotica non ha bisogno di stimolanti extra. In fin dei conti è lui, fin dall’inizio del cammino del serpente bianco, l’unica costante dei Whitesnake – con l’eccezione di David Coverdale stesso, ovviamente. Il grande “lovehunter” di Saltburn quest’anno celebra tondi 30 anni di penetrazioni spietate che, nella sua analisi senza sosta dei succhi della vita, nonostante gli innumerevoli rimpasti di formazione, lo hanno consacrato per sempre come icona immortale del rock & roll. A dire il vero, David quella grandiosità un tempo scontata oggi non la emana più. In realtà è già da qualche anno che non lo fa. La sua voce è ben lontana dagli standard di un tempo, il che, vista l’età del musicista, è ovviamente comprensibile. Fino a un certo punto perfino giustificabile. Ma nonostante tutto il suo fascino, David non troverà di sicuro la giusta scusa per un’ora e mezza buona di tortura, che ha storpiato i motivi più nobili dei Whitesnake fino a renderli praticamente irriconoscibili. Gran parte della colpa va sicuramente ai due menestrelli Beach e Aldrich, entrambi chitarristi brillanti, ma a cui si deve rimproverare la mancanza di sensibilità nell’interpretare correttamente il concept dei Whitesnake. Il risultato è stato un’esecuzione fredda e svuotata di emozione di Ain’t No Love In The Heart Of The City di Bland, che però, rispetto a Fool For You Loving e, sorprendentemente, anche a Here I Go Again, se l’è cavata ancora relativamente bene. Come arma più forte dei Whitesnake di David per il nuovo millennio si è rivelato ancora una volta il materiale di Good To Be Bad, il che purtroppo è ben troppo poco per festeggiare degnamente un anniversario così importante.

Scaletta

EUROPE:
1.Love Is Not The Enemy
2.Ready Of Not
3.Superstitious
4.Getaway Plan
5.Sign Of The Times
6.Cherokee
7.Carrie
8.Start From The Dark
9.John Norum Solo
10.Girl From Lebanon
11.Yesterday’s News
12.Scream Of Anger
—bis—
13.Rock The night
14.The Final Countdown

WHITESNAKE:
1.Best Years
2.Fool For Your Loving
3.Can You Hear The Wind Blow
4.Love Ain’t no Stranger
5.Lay Down Your Love
6.Is This Love
7.A Fool In Love
8.Ain’t Gonna Cry No More
9.Ain’t No Love In The Heart of The City
10.Give Me All You Love
11.Here I Go Again
—bis—
12.Still Of The Night
13.Burn/Stormbringer

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