Izbruhov metal fest con Bleeding Fist, Inmate, Dawn Patrol, Dekadent e Noctiferio

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Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Izbruhov bazen / Kranj / Slovenia
Data del concerto: 02.10.2008
Pubblico: 150
Prezzo del biglietto: 8,00€

Tanto di cappello ai ragazzi di Izbruh, che continuano a organizzare ogni anno i Metal Festival nell’Izbruhov kulturni bazen a Kranj. Già l’anno scorso in due giorni hanno servito un bel mix di band di casa nostra, e comunque location e atmosfera al Bazen sono sempre una vittoria assicurata. L’anno scorso a deludere era stata solo la sala semivuota, che nell’enorme piscina olimpionica risalta ancora di più se sotto il palco ce ne sono sei a scapocciare, sei appesi alla transenna e sei che si aggirano strategicamente per la sala. Beh, quest’anno per fortuna già il primo giorno del festival, nonostante il tempo da guerra, ha mostrato un volto ben più luminoso: venerdì si sono radunati (anche se coi numeri io sono più dalle parti dello zero che altrove) almeno 150-200 metallari.

Il Bazen è davvero una sala della Madonna, una delle più adatte ai concerti metal da noi in assoluto, la birra costa poco, gli altri alcolici pure, e per fortuna anche il meteo ha dato una mano: già alla prima band sotto il palco si era raccolta un bel po’ di gente. I Bleeding Fist della costa slovena si sono presentati stavolta in formazione rinnovata e ampliata: sul palco con loro finalmente c’è un altro chitarrista, soprannominato Angelus. Nonostante il nome, insieme agli altri ragazzi di angelico ha ben poco. I Bleeding Fist sparano un “pure-fucking-old-school-thrash-black metal” totale, nello stile di gente come i Venom. Puro caos nel turbine del war metal, sotto il comando dei versi blasfemi sputati dal chitarrista e cantante Hellscream. Il chitarrista in più si fa sentire eccome, perché nonostante il caos totale ora suonano più pieni e completi. I nuovi pezzi dell’EP Crowned in Blood spaccano più di qualsiasi cosa i Bleeding Fist abbiano registrato finora. Veloce, caotico, demoniaco e senza compromessi! Con la musica dei Bleeding Fist non sanguinano (solo) i pugni, ma anche le orecchie! “Bleeding Fist, Bringer of Chaos!”

Dopo di loro è salita sul palco la band con probabilmente i guai più grossi, almeno per quanto riguarda i cantanti. Se ne trovano uno, lo perdono altrettanto in fretta, come è successo da ultimo con Matjaž (grazie a Satana, ora spacca alla grande nei The Scourge). Eppure gli Inmate di Velenje sono belve anche da band solo strumentale. Il gruppo nel suo insieme è dinamico e vario, e sul palco, nonostante manchi il cantante, è tutto fuorché statico. La sezione ritmica è una bomba, la batteria è varia e potente, le linee di basso fluide, e i due chitarristi lo massacrano con riff devastanti, assoli interessanti e armonie che pescano da Iron Maiden e dalla scuola svedese, ovvero di Göteborg, del melodic death metal. Gli inserti melodici ricordano a tratti i grandissimi dischi The Jester Race e Whoracle, degli oggi purtroppo pessimi In Flames. Il mix di death e thrash metal è tosto e una vera bomba, quindi spero che gli Inmate trovino al più presto un cantante adatto con cui finalmente chiudere il disco.

La band più attesa, probabilmente, erano i Dawn Patrol, che hanno fatto alzare in piedi tutta la piscina già con le prime note del devastante classico del metal sloveno Rockstar Ate My Hamster. Il Bazen è esploso, e la band sul palco pure! Wuko dietro le pelli tortura di brutto la batteria, Ana lo completa alla grande con linee di basso varie, Jan e Černe sono senza dubbio uno dei migliori duo di chitarre da noi. Nel quartetto strumentale si crea una chimica pazzesca, il cui risultato non può che essere il miglior heavy metal in Slovenia, e quando ci aggiungi pure la creatura più energica dei palchi sloveni, Aleš, con una voce incredibile e assassina, anche un sordo capirebbe perché sotto il palco c’è quel casino. Aleš però non uccide solo con la voce: i suoi interventi e la comunicazione col pubblico valgono le scarpe di Bruce Dickinson. Pezzi come Dark Side of Society, Ghost, Fortress con quel ritornello fenomenale e indimenticabile, e il freschissimo Alcoholic sono poi una storia a parte. Una band che dal vivo non ti stanca mai.

Anche i Dekadent erano un nome atteso con nervosismo. Niente di strano: con due dischi fenomenali, videoclip “eye-candy” e un black metal unico rappresentano uno dei vertici della scena metal slovena. Artur con la sua voce e le sue linee di chitarra trascendentali ti porta senza fatica nel mondo dei Dekadent, mentre l’atmosfera tutta particolare la creano le tastiere, davvero ingegnose. Purtroppo l’impianto audio ha fatto brutti scherzi ai Dekadent: proprio voce e tastiere suonavano peggio, ma i Dekadent non si sono lasciati abbattere. I pezzi del secondo disco The Deliverance of the Fall dal vivo sono un’esperienza speciale, e fanno ancora più male quelli del debutto Manifestation of Seasonal Bleeding, come Kres e l’indimenticabile Dissident Dream. I Dekadent avevano promesso per il concerto anche una piccola sorpresa sotto forma di formazione leggermente cambiata, e così dietro la batteria si è ritrovato nientemeno che Fog, alias Garghuf (Mrtva goša, Nefarium, Gorgoroth), che ha segnato il drumming con i suoi tocchi eccezionali. La musica dei Dekadent non è sicuramente roba che si ascolta alla leggera, perché devi esserci con la testa e col cuore, ma i Dekadent dal vivo sono qualcosa che va semplicemente visto!

E per chiudere, dopo le prestazioni fantastiche di tre ottime band, i campioni della scena metal slovena: i Noctiferia. Un nome che, secondo alcuni, viene spinto in primo piano senza merito, e una band criticata da molti per il grande salto di genere tra gli album Per Aspera e Slovenska morbida. Nonostante i dubbi, i ragazzi li hanno spazzati via e dissolti del tutto. Il live è stato maledettamente professionale, e la band sul palco era come deve essere. Al massimo della forma! Si sente senza dubbio che hanno chilometri di concerti alle spalle, fatti anche con parecchi grandi nomi del metal. Hanno sorpreso suonando un buon numero di pezzi dell’album Per Aspera e, con un suono ottimo, anche i pezzi di Slovenska morbida sono venuti benissimo dal vivo. I sample erano vari, gli inserti tribal ed etnici ancora di più, e i sub devastanti ti squarciavano i timpani e facevano sanguinare le orecchie. Un’esibizione all’altezza del nome e dello status della band.

Il primo giorno del festival è stato fantastico, spero che al Bazen ci aspettino ancora tanti festival metal. Nonostante l’ingordigia della Sazas, continuate così, ragazzi di Izbruh!

Foto: Aleš Podbrežnik
Testo: Rok Klemše

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