10° raduno internazionale di motociclisti, 11 – 13 agosto 2006, e rock festival a Hruševje pri Post
Luogo: Hruševje (Postumia) / Kamnolom / Slovenia
Data del concerto: 17.08.2006
Numero di spettatori: 1208
Prezzo del biglietto: 1000
Capita che il meteo faccia il bastardo e rimescoli le carte quando non dovrebbe, nemmeno nei sogni più deliranti di un qualsiasi terrestre, ma alla testardaggine e alla fede degli organizzatori del “10. Biker’s” Festival a Hruševje vicino a Postumia non si avvicina nessun ostacolo, per quanto apparentemente insormontabile. Ero a pezzi come una “latta”, la pressione bassa e giorni di pioggia mi avevano tolto la voglia di tutto ciò che sapesse di uscire di casa. Eppure il pensiero di John Lawton in arrivo in Slovenia non mi dava pace. Verso le 17.30 sono “arrancato” nella cava, dove mi aspettava Dragan, frontman degli Outsider e “co-organizzatore” del festival. Un tipo che scoppia di idee e di slancio creativo e, soprattutto, non gli manca un gran cuore, che è la cosa principale. Mi ha portato subito dall’eminenza, il signor John Lawton, che nel “tendone di stato maggiore del backstage” si stava preparando al riscaldamento, cioè al soundcheck con gli “hard rocker” sloveni Mary Rose, scelti da John come band di accompagnamento per la sua esibizione a Hruševje. Proprio mentre io e Dragan ci avvicinavamo al palco, qualcuno da lassù stava jodlando il pezzo Hocus Pocus (Focus). Che sul palco ci sia Thijs Van Lehr? No, no! È Davorin Žorž, cantante dei Firebird, che insieme ai Mary Rose accompagnerà sul palco il leggendario John Lawton. Il tempo non era così marcio da un pezzo come stasera. Brrr… Dopo qualche pezzo suonato dai ragazzi con Lawton mi si è rizzato il pelo addosso, sul serio, e poi si è avvicinato il momento di stare insieme con una birra e due belle chiacchiere nella trattoria lì vicino.
VOODOO: 20.30 – 21.15
Proprio mentre si metteva a “pisciare” acqua! Sul palco c’erano i Voodoo. Sotto il palco il vuoto era desolante. Tutti i presenti erano stipati sotto i teli di due tendoni, ben al sicuro, aggrappati e sdraiati ciascuno alla propria birra. La vista era davvero triste. Ciononostante i Voodoo hanno schiacciato l’acceleratore, aprendo lo show con i Lynyrd Skynyrd e le “ruote roventi” e la dolce casa in Alabama, per quanto si potessero motivare in condizioni tanto sgradevoli, con la sola pioggia nuda e cruda a farti compagnia sul palco. Se ci fosse stata tanta gente quante sono state le gocce di pioggia, è probabilmente questo che sognavano sul palco i Voodoo. Purtroppo nemmeno il nome li ha aiutati a evocare una luna chiara all’orizzonte! I Voodoo sono “hard rocker” e la formazione è il classico quartetto. Avevano un suono invidiabile e hanno mostrato un coraggio fuori dal comune, soprattutto quando si sono buttati su Fool For Your Lovin’ dei Whitesnake, Highway To Hell (AC/DC) e Livin’ On A Prayer (Bon Jovi). I Voodoo sono una band a cui, speriamo, spetti ancora un futuro luminoso. Io per prima cosa li vestirei con un velenoso “look” alla Motley Crue! Ma questa è una mia nota personale… Speriamo che presto compaia anche un po’ di materiale originale nelle loro scaletta e che la band cresca in fretta, così come la sua sicurezza sul palco, e che riceva il meritato sostegno di tutta la brava gente, cioè, detto alla buona, dei rocker. Così, ragazzi, continuate così!
Scaletta dei Voodoo:
1.) Hot Wheels
2.) Proud Mary
3.) Rokerji
4.) Saturday Night
5.) Whiskey R’N’R
6.) Highway To Hell
7.) Fool For Your Lovin’
8.) Born To Be My Baby
9.) Ciganka
10.) Livin’ On A Prayer
11.) Wild Thing
—-bis—-
12.) Tush
OUTSIDER: 21.45 – 23.30
Sono arrivati gli scatenati rocker ibridi “Balkan meets the rest of Europe” Outsider, decisi a far uscire comunque la gente da sotto i teli dei tendoni, sotto il cielo piovoso, perché hanno attaccato con una marcia decisamente più alta dei loro predecessori. Con melodie balcaniche, più familiari anche all’orecchio sloveno, a partire da A i ti me iznevjeri dei Bijelo Dugme. Quello che ci stava benissimo era l’esibizione rilassata del loro frontman Miško, nome d’arte di Dragan. Lui sparava battute senza freni e prendeva amabilmente in giro la gente che, da distanza di sicurezza, badava ancora più a birra e pljeskavica che alla musica, stringendosi forte ai propri boccali. Anche il chitarrista Žika ha portato il suo repertorio speciale: in un impeto di rabbia e di energia enorme gli è saltata una corda della chitarra, e i ragazzi ne hanno approfittato con astuzia a favore dello show, prendendosi in giro da soli, il che significa che l’arte del palco ce l’hanno davvero nel mignolo. Miško ha mostrato cosa manca davvero ai frontman delle band slovene. Più coraggio! Miško ha premiato i primi sei che si sono ritrovati sotto il palco, alla transenna (nella prima e al tempo stesso ultima fila), offrendo a ciascuno una birra grande. I ragazzi hanno “sparato” anche due pezzi spassosissimi con licenza propria, cioè Špela e Hej, nek se čuje, ma il pubblico ha mostrato per la prima volta più interesse per la musica che arrivava dal palco quando ha sentito la battuta d’apertura di Ne spavaj mala moja (Bijelo Dugme). Durante il concerto sotto il palco si sono radunate in tutto circa 100 persone, e il pubblico si è sciolto soprattutto con i classici dei Divlje Jagode, Kap po kap e Motori. Probabilmente molto ispirati dalla recente esibizione dei Whitesnake a Lubiana, gli Outsider hanno affrontato a sorpresa anche il brano dei Deep Purple Soldier Of Fortune. Siccome i Delirium avevano annullato il loro set, pur essendosi presentati a Hruševje, gli Outsider hanno potuto assaltare il palco per un’ora e tre quarti buoni. Così hanno riempito il loro repertorio già stra-battuto con qualche asso nascosto, tirato fuori dalla manica, come Smoke On The Water (Deep Purple) e Bandiera rossa (Pankrti). Insomma, il repertorio era un mix di tutto quello che puoi desiderare e gli Outsider sono stati proprio la scelta giusta per una giornata di pioggia, perché al dettato del loro ritmo più di uno ha dimenticato che la pioggia lo bagnava e si è lasciato andare ai balli sotto il palco. Esibizione rodata e, come detto! Tra tutti quelli sul palco, Miško era di gran lunga il migliore, dimostrandosi un leader nato, un cantante che prendeva a calci sul palco tutti gli altri membri della band messi insieme. Sicuro di sé, senza freni e senza paura, e soprattutto devastante con la voce, in particolare nell’imitazione dei vocalizzi dei Bijelo Dugme, dove è stato semplicemente impeccabile. Un’esibizione assolutamente convincente e da invidiare!
JOHN LAWTON & MARY ROSE: 00.00 – 01.15
Il leggendario cantante degli Uriah Heep era arrivato in aereo il giorno prima. Con i Mary Rose aveva fatto quindi una sola prova di assestamento il giorno prima. John aveva mandato prima per posta gli spartiti ai ragazzi, assegnando loro, come ha detto per scherzo, i compiti a casa. I Mary Rose si sono messi diligentemente sul materiale dei grandi Uriah Heep. Vedere Lawton a Hruševje? Non osavo nemmeno sognarlo. Anche se a Hruševje c’era già stato una volta, e anche stavolta la pioggia ha cercato di fermarlo. Maledetta pioggia. Che peccato per la qualità delle band e per i loro concerti, perché la festa sarebbe stata davvero come si deve, visto che le cover pullulavano. Erano così tante che si sono perfino ripetute! Adesso Lawton ci ha servito ben dieci cover degli Uriah Heep. Boh, dieci? In ogni caso il tipo ha accorciato il suo set. Semplicemente c’era troppo poca gente e si era fatto tardi. Così sono saltate dalla scaletta, per esempio, Lady In Black e Look At Yourself, che abbiamo potuto ascoltare durante il “soundcheck”. Però Lawton e i Mary Rose hanno aperto il set da sogno. Con Hanging Tree (“Firefly”, 1977), uno dei brani più intensi, quanto ad atmosfera, di tutto il materiale che Lawton ha cantato per gli Uriah Heep. Ha sorpreso parecchio con l’inserimento di Stealin’, ma, come sappiamo, Lawton in fondo in fondo è attirato dal blues, e di quel “feeling” in Stealin’ ce n’è a palate. I ragazzi funzionavano con Lawton alla grande, che dico alla grande, in modo bravuroso, a conferma del loro valore e del semplice fatto che sono nati per il rock and roll! Poi di nuovo un attacco di roba dura con I’m Alive (“Fallen Angel”, 1978), dove sono tornati a ruggire gli Hammond di Davor nel riff di chitarra a due di Eki. Il senso della melodia i Mary Rose ce l’hanno più che evidentemente nel sangue. La band ha calmato le acque con The Wizard (“Demons And Wizards”, 1972), per poi ripartire in marcia più alta con una Free N’ Easy (“Innocent Victim”, 1978) metallizzata. Poi ci hanno di nuovo incantati con la romantica ballata Come Back To Me (“Fallen Angel”, 1978), brano che, insieme a Free Me, probabilmente descrive nel modo più bello John Lawton come cantante rock, ovvero cantante degli Uriah Heep. Dopodiché fino alla fine è stato solo “rock”. Quindi Sympathy (“Firefly”, 1977) e poi Easy Livin’ (“Demonds And Wizards”, 1972), dove al popolo, 300 persone sotto il palco, finalmente “è partito il pezzo” come si deve. Curioso che Davor l’abbia aperto come l’intro dell’album degli Uriah Heep “Live” (1973), ma con la differenza che lì gli Uriah Heep passano a Sunrise, cosa che anch’io avevo pensato in un primo momento sarebbe successa pure qui a Hruševje. Ebbene, da tutta questa tensione dell’attesa è nata (“solo”) Easy Livin’. Per la (troppo rapida) chiusura della parte regolare John ha offerto al pubblico Free Me (“Innocent Victim”, 1978). La band però l’ha segata via di proposito, in versione hard. Cioè, una Free Me travestita, con John che ha lasciato il ritornello al pubblico poco numeroso, che però ha partecipato con entusiasmo. Nel bis la band è partita con un riff apocalittico e devastante. Gypsy, ovviamente (“Very Eavy… Very Umble”, 1970). L’intro era originale come sul disco “Heep” in studio! Un Uriah Heep così in concerto non lo suonano da un pezzo: di solito saltano dritti al motivo principale del brano. Nella parte strumentale centrale, psichedelica, Lawton ha lasciato qualche minuto a Davor, così il maestro ha potuto mostrare ancora una volta come si serve un organo Hammond e ricordare che in Slovenia, a parte lui, non c’è nessuno che domini con tanta abilità il classico suono “rock” dell’organo. Con ciò si è concesso anche un po’ del glamour di Emerson, piantando un coltello nei tasti e lasciando scorrere il suono per qualche istante, finché non l’ha estratto. Gypsy è stata dilatata e infuocata. Si vedeva che i Mary Rose erano ancora pronti per l’azione rovente, ma John ne aveva abbastanza di esibirsi e si è congedato dal pubblico decisamente troppo presto.
John ha dimostrato che, nonostante i tre decenni che gli pesano addosso da quando ha cantato per l’ultima volta con gli Uriah Heep, si mantiene a un livello invidiabile. Ovunque si sia trovato davanti alla prova di dover salire con la voce verso altezze non più accessibili (o meno accessibili), ha governato abilmente la faccenda con un senso innato per l’improvvisazione “soul”, sgusciando in modo acrobatico via da possibili grane. E così gli errori durante l’esibizione sono caduti. Per il resto John è stato standard, ma con quella sua voce inconfondibile! Più volte abbiamo sentito intensamente quella magia che John ha portato con tanta efficacia negli Uriah Heep, anche al festival di Hruševje. I Mary Rose hanno superato la prova alla grande, con decisione e piglio saltellante! Ma non dobbiamo certo dimenticare il corista che ha coperto Lawton. Era il cantante della band hard rock slovena Firebird, Davorin Žorž, che ha accolto fin troppo modestamente i complimenti di John Lawton per il suo ottimo contributo. Insomma, tutto. Dal fatto che Davorin ed Eki si sono messi con successo le grandi scarpe di Hensley e Box, fino alla linea ritmica scatenata della batteria di Jure, con quel tocco jazz, e al basso a piedi caldi di Mitja Kobal, il successo non poteva proprio mancare. Lawton era visibilmente entusiasta della sua squadra. Come detto! Un’esibizione breve ma incisiva di una leggenda. Abbiamo avuto gli Uriah Heep dell’era Lawton giusto come un dolcetto fugace ma peccaminoso. Sotto sotto mi aspettavo una sorpresa sullo stile di Firefly (“Firefly”, 1977) o Been Away Too Long (“Firefly”, 1977), ma anche Hanging Tree, I’m Alive o Sympathy non sono affatto da buttare, mentre Free N’ Easy e Free Me erano in qualche modo brani attesi. Speriamo di poter vedere ancora dal vivo i Mary Rose insieme alla leggendaria presenza di John Lawton e che si lancino insieme in qualche progetto ambizioso, che aiuti a far rivivere e rilanciare come si deve la cultura degli approcci classici nell’hard rock e nel proto prog/hard rock in Slovenia. Anche bagnato e gelato fino alle ossa, non mi sarei mai perdonato di restare a casa quella sera. Nella speranza, dunque, che la scintilla tra i Mary Rose e Lawton sia scoccata!
Scaletta di John Lawton & Mary Rose:
1.) Intro
2.) Hanging Tree
3.) Stealin’
4.) I’m Alive
5.) The Wizard
6.) Free N’ Easy
7.) Come Back To Me
8.) Sympathy
9.) Easy Livin’
10.) Free Me
—bis—
11.) Gypsy
È seguito lo “striptease”. Fino in fondo, ovvio! Penso che sappiate cos’è, quindi non mi metterei qui a entrare nei dettagli, anche se, in situazioni del genere, entrare nei dettagli è sempre emozionantissimo. Nel frattempo sono andato a prendermi una pljeskavica, visto che sotto il tendone trovavo una sedia senza problemi, pioggia o non pioggia. Ma la pljeskavica era cruda, il panino un pezzo schifoso e per giunta completamente seccato. Bleah. Qui servono ai clienti brodaglia o spazzatura! Però ero affamato come un cane, e poi ci ha messo del suo la birra, che quella sera scorreva a fiumi. Peccato che non mi sia trovato allora nel ruolo di servizio di controllo!
MARY ROSE: 2.00 – 3.00
I Mary Rose ancora una volta, nel loro set da soli! A differenza di John Lawton, che già “russava” beato in hotel e sognava da qualche parte oltre la Manica, i ragazzi dei Mary Rose erano ancora dannatamente vivaci. Stavolta hanno picchiato a tutta forza e in formazione completa. Sul palco c’era il cantante Žak e i Mary Rose hanno recuperato ciò di cui erano stati “privati” con Lawton. Insomma, ora potevano scaldarsi per bene le ossa ancora una volta e vomitare tutta l’energia hard rock che in una buona ora con Lawton non erano riusciti a sfogare. Hanno suonato il loro materiale originale Strah, Izgubljen, Krivda, Najdražja, senza dimenticare il brano nuovissimo Sam, il cui mp3 si può ascoltare anche sul sito ufficiale della band, e hanno chiuso il concerto con il pezzo Kralj. In mezzo hanno infilato qualche cosa bollente, che ha scaldato ancora di più i bipedi ormai ben barcollanti, che però non hanno dimenticato di fare i matti. Fare i matti in modo degno di condizioni meteo pesanti. Sorpresa con Vertigo degli U2, che in primo luogo aveva lo scopo di infiammare il pubblico, dato che questo è (ancora oggi) ossessionato dalla gloria degli U2. I Mary Rose qui sono riusciti a cavare alla gente più bordello, e il vero trionfo l’hanno raccolto con un’esecuzione unica di Don’t Break My Heart Again (Whitesnake), dove hanno confermato cosa significa la vera chimica in una band e la preziosa esperienza nel music business. Poi hanno infiammato la gente anche con i Deep Purple, che hanno suonato praticamente identici all’originale, grazie al maestoso Hammond di Davor. Lo hanno fatto confluire in Black Night e la gente continuava a “trenare” allegramente. Inoltre hanno infilato in scaletta anche Easy Livin’, che così hanno ripetuto stavolta, ma con Žak alla voce e non con Lawton. Sarebbe stato interessante se per l’occasione i Mary Rose avessero chiamato sul palco un ospite speciale, per esempio John Lawton. Beh, evidentemente c’era ancora tempo a disposizione e la band ha incluso anche il brano Motori (Divlje Jagode), che nelle loro mani è stato diabolico e velenoso al massimo. I Mary Rose hanno la chimica giusta! Virtuosismo e senso della melodia sono di casa, ma soprattutto si presentano compatti e sicuri di sé, senza cedimenti nell’esecuzione, la cui qualità è a un livello alto. Con la voce esplosiva di Žak. Potente, ultramelodica, e questo vale anche per le note più alte! Certo, sarebbe bello vedere la band ora per un confronto rapido, a un concerto in mezzo a una notte limpida, senza una goccia di pioggia, il che vale per tutta la lista dei partecipanti, eppure… I Mary Rose si sono impegnati ancora una volta di più ed eseguito in modo molto corretto il loro repertorio. Evidentemente l'”hard rock” in Slovenia sta risalendo,… La reunion dei Buldožer, un mucchio di band giovani dalle parti di Postumia…. Non è detto che la bilancia non penda anche in Slovenia a favore di un sano gusto mainstream…
Scaletta dei Mary Rose:
1.) Strah
2.) Izgubljen
3.) Hard To Handle
4.) Vertigo
5.) Krivda
6.) Najdražja
7.) Don’t Break My Heart Again
8.) Smoke On The Water
9.) Black Night
10.) Easy Livin’
11.) Motori
12.) Sam
13.) Kralj
ROCK SHOCK: 3.20 – 4.05
Il ruolo più ingrato è toccato ai giovani Rock Shock, dalla terra del cviček. Poco tempo fa hanno fatto un cambio che in futuro può significare anche una svolta di stile. Vedremo. Nella band ora c’è un tastierista, ed è uscito uno dei due chitarristi. E con questa formazione si sono presentati praticamente per la prima volta proprio sul palco di Hruševje. Mi hanno sorpreso! Forse per l’approccio hard rock melodico che coltivano è stato goffo iniziare il concerto con Enter Sandman. Non fraintendete, non dico che non sappiano suonarla. Non sono nati nemmeno per i Motorhead, se capite cosa voglio dire. Suonano troppo bene per suonare Metallica. Troppo poco veleno nella voce! Però sono riusciti a far notare alla gente del festival che i Rock Shock avevano preso il palco. E se non già con Enter Sandman, di sicuro con il brano successivo, It’s My Life (Bon Jovi), che è scivolato molto più liscio tra le dita dei ragazzi! Il chitarrista ha subito fatto capire che si tratta di una giovane promessa estremamente talentuosa, che ama fare l’occhiolino a virtuosi della chitarra come Gary Moore. Il ragazzo ha un bel senso per i guizzi solistici R & B, ma soprattutto è tecnicamente ferratissimo! Dal poco nasce il molto! Le basi sono molto promettenti! I ragazzi ce l’hanno fatta. Grazie a un repertorio composto esclusivamente da cover (del loro materiale originale in scaletta c’era solo Ne poznam te), c’erano solo hit di culto come I Love Rock N’ Roll (Joan Jett), Speed (Billy Idol), Proud Mary (CCR), Walking By Myself (Gary More), Tush (ZZ Top) e la chiusura con Knocking On Heavens Door (Bob Dylan). I Rock Shock sono riusciti in ciò di cui dubitavo. Hanno trattenuto sotto il palco la gente che prima aveva seguito i Mary Rose. Grazie a un repertorio rovente, a un’ottima performance e al bellissimo fatto che per qualche ora aveva smesso di piovere, il concerto dei ORck Shock è riuscito benissimo. Con band giovani così ispirate come i Rock Shock, per il futuro dell’ottimo “hard rock” in Slovenia evidentemente non c’è da temere.
Scaletta dei Rock Shock:
1. Enter Sandman
2. It’s My Life
3. I Love Rock N’ Roll
4. Ne poznam te
5. Long Train Runnin
6. Speed
7. Proud Mary
8. Walking By Myself
9. Tush
10. Knocking On Heaven’s Door
Le quattro erano suonate! Il festival, in senso concertistico, era finito. Distrutto come un “maccherone” mi sono trascinato fino all’auto e mi sono accasciato sul sedile, chiedendomi se dovessi crollare nel sonno o guidare fino a Lubiana? Altro che vere lodi per lo spirito di sacrificio, l’ottima organizzazione e l’accoglienza da parte degli organizzatori: ce n’era una misura piena! È il minimo che posso dire. Nonostante la sfortunata pioggia che ci ha lavati senza pietà, tutti al festival hanno potuto scatenarsi a piacimento. Si è beccato un’ottima porzione di “rock and roll” in testa. Una serata splendida, dove pullulavano cover di hit pregiati ed “evergreen”, per la stragrande maggioranza suonati alla grande. Durante la seconda giornata del festival non ci sono stati problemi con il suono e le band hanno dato, considerati i fattori esterni, il loro massimo da palco. Ecco, ci sono fattori di cui bisogna tenere conto. Il primo è il maltempo, che ha mandato a casa, per dire, i Delirium, mentre tutte le altre band hanno stretto i denti con grinta e di sicuro a nessuno è dispiaciuto essere quella notte al “10. Biker’s Festival” a Hruševje vicino a Postumia, dove si è menato come si addice a un festival del genere. Ci vediamo di nuovo l’anno prossimo!
Scaletta
JOHN LAWTON & MARY ROSE MARY ROSE ROCK SHOCK OUTSIDER VOODOO
Galleria fotografica






