Rock Of Ages con due attrazioni infernali: Twisted Sister ed Extreme (2008)

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Data del concerto: 14.09.2008
Numero di spettatori: 1309
Prezzo del biglietto: 5000

Il festival Rock of Ages, con Twisted Sister e gli Extreme (di nuovo insieme e in piena attività) come headliner, è già di per sé un motivo più che valido per un altro giro in Italia e nella sua capitale del nord, Milano, che proprio non sa e non riesce a smentirsi con la sua offerta live sempre bella condita. Aggiungi The Quireboys, i perfezionisti svizzeri dell’hard rock Gotthard, la “reunion” n. 2 accanto agli Extreme e l’anello di congiunzione tra glam e rock vecchia scuola – gli Angel di Washington – e la misura è colma.

Peccato che, perché non fosse tutto troppo perfetto, ci abbiano pensato prima i Gotthard, che per “motivi tecnici” hanno cancellato la loro esibizione. Purtroppo è successo anche agli Angel, ancora più attesi in cartellone. A sentire le voci secondo cui si riuniscono solo per il loro primo concerto (dopo più di 20 anni) negli USA, e nemmeno quest’anno ma il prossimo, viene da pensare che l’organizzatore sia stato un filo troppo populista con tutta la faccenda, ma a 57.50€ il sospetto è più che legittimo. Entro l’ora degli Extreme, le 19.30, il PalaSharp, ex Mazda Palace, nel quartiere di Milano chiamato Lampugnano, si era riempito alla grande e ospitava di sicuro 5000 persone, se non di più, che è una bella notizia per una forma di musica ormai quasi estinta come genere, quella che eravamo venuti ad ascoltare.

Visto che due band erano saltate, il programma è cominciato due ore e mezza dopo e l’organizzatore ha abbassato il prezzo dai salatissimi 57.50€ a 50.00€, il che forse ha consolato almeno un pochino tutti noi, che avevamo quasi pianto per l’assenza di Gotthard e Angel. C’era anche, magari come cerotto sulla ferita, l’ex cavaliere dei Guns ‘N Roses Duff McKagan con i suoi Loaded, che però, a dirla tutta, nel “line up” non c’entravano nemmeno nei sogni più folli.

PINO SCOTTO: 15.30 – 16.00:
A inaugurare un festival così ricco è stato un padrone di casa milanese, il cantante Pino Scotto, noto per il suo passato in formazioni metal della nostra vicina occidentale come Vanadium o Fire Trace. Il tizio è attivo musicalmente più o meno dalla metà degli anni Ottanta e ha ovviamente presentato i traguardi della sua carriera. Sotto il palco la gente conosceva fin troppo bene il proprio beniamino nazionale. Anche se ancora in una sala vuota, la band ha comunque radunato proprio sotto il palco un 400 di curiosi, che seguivano più attivamente quello che succedeva lassù. Scotto e soci mi hanno quasi assordato con un’accordatura sgangherata e irregolare, una linea di basso praticamente inudibile e una chitarra di gran lunga troppo alta e ruvida. Si sente che il tipo è un fan della buona vecchia scuola, con i Purple in testa. Dal palco arrivavano suoni piuttosto generici, che non gli appartengono. Pino sa strillare in modo estremamente acuto, con quella sua voce un po’ rotta e arrochita. Il suono molto aspro non andava per niente d’accordo con lo stile chitarristico, che soprattutto negli assoli cercava più volte di infilarsi gli scarponi enormi dell’eredità del gigante Richie Blackmore, cosa che ha tolto parecchia serietà all’esibizione. Insomma, con la voce nettamente troppo alta nel mix mi ha quasi spazzato via da sotto il palco, e in effetti l’ha fatto. Sono uscito a prendere una boccata d’aria, fino a…

PINO SCOTTO setlist:
1. On Fire
2. Get Up Shake Up
3. Fighter
4. Spaces And Sleeping Stones
5. Silent Heroes
6. Il Grido
7. Streets Of Danger
8. Run To Fast
9. Too Young To Die

THE QUIREBOYS: 16.30 – 17.30
…sul palco salgono The Quireboys. Oggi la band è composta da Spike (voce), Guy Griffin (chitarra), Paul Guerin (chitarra), Jimi Jimmi (basso), Keith Weir (tastiere) e Pip Mailing (batteria). Tutta un’altra musica. I ragazzi hanno messo in piedi un grande show, basato su un repertorio di ottimi pezzi che stanno a pennello in spettacoli di questo tipo. Spike si è presto portato la folla dalla sua parte, e anche se molti, moltissimi spettatori ancora “ammazzavano la noia” con altre “incombenze”, sul palco ribolliva di energia genuina sprigionata dal sestetto. La scaletta era costruita attorno al loro esordio “A Bit Of What You Fancy” (1990), con cui all’uscita ottennero un successo straordinario, visto che entrò addirittura al secondo posto tra i dischi più venduti del Regno Unito. I ragazzi hanno proposto un hard rock solido, con sensibili sconfinamenti nel blues e ogni tanto una puntata anche nelle acque del country. All’esecuzione hanno aggiunto un dignitoso tocco di monelleria, erotismo e passione, guidando la folla con incredibile sicurezza lungo un’ora di repertorio.

THE QUIREBOYS setlist:
1. Don’t Bite The Hand That
2. Misled
3. The Finer Stuff
4. Tramps & Thieves
5. This Is Rock N’ Roll
6. Mona Lisa Smiled
7. Hey You
8. There She Goes Again
9. I Love This Dirty Town
10. Sweet Mary Ann
11. 7 o’ Clock Man
12. I Don’t Love You Anymore
13. Sex Party

DUFF McKAGAN’S LOADED: 17.30 – 18.30
La base sarebbe stata ottima se si fossero esibiti i Gotthard, perché la folla era carica a dovere sotto il palco per un’altra dose di hard rock. Al loro posto è salito sul palco l’ex Guns N’ Roses e attuale bassista dei Velvet Revolver Duff McKagan con la sua band, i Loaded. Con un sound alt punk dall’impronta moderna hanno portato in sala un’atmosfera completamente diversa. Il primo grande cambiamento è stato che la sala si è all’improvviso riempita in modo drastico. Nonostante tutti conoscano Duff, il pubblico ha reagito in modo piuttosto fiacco. Col punk i metallari truccati non li pieghi, è chiaro. È vero che dalle prime file è partito più di un grido isterico di ragazzine che avevano perso la testa davanti alla figura da eroinomane di Duff, ma non è bastato a scacciare la sensazione di generale fiacchezza che la band si è lasciata alle spalle a causa dell’intorpidimento della folla. Persino Duff a un certo punto se n’è accorto e ha apostrofato la gente: “Don’t be so polite, Milano!”

Stavolta Duff si è preso il ruolo di chitarrista/cantante. Come voce, Duff è un cantante riuscitissimo. Un po’ brillo, intonato un filo più in basso, nel canto rilassato rincorre l’inafferrabile timbro di Lou Reed, ma la voce sta alla grande nella musica dei Loaded. Sa essere anche molto esplosivo e incazzato, quando serve tirare fuori più rumore. Un suono sguaiato ma massiccio, rotolante e spesso, basato sui riff di entrambe le chitarre, era alimentato da una sezione ritmica compatta e molto agile, che ha tirato fuori dalla noia di base canzoni di per sé piuttosto banali. Sull’autostima di Duff non c’è proprio da dubitare. La band ha mescolato il repertorio dei suoi due album in studio, ci ha infilato qualche perla del prossimo EP Wasted Heart e ha infiammato la folla con la chicca dei Guns N’ Roses So Easy! Un’esibizione riuscita, ma da copione per un altro festival, di carattere più alternativo.

EXTREME: 19.30-21.00
Con gli Extreme le cose in sala hanno preso di colpo quel livello che grida a gran voce autocelebrazione in eventi del genere. L’adrenalina è salita in un attimo. Febbre tutt’intorno. Il primo concerto degli Extreme in Europa dopo 14 anni! Con il nuovo disco in tasca, appena il quinto in tutto, “Saudades De Rock” (2008), gli Extreme hanno portato all’estasi una compagnia di 7000 capoccioni scatenati. I Duff McKagan Loaded hanno contribuito a far sì che la sala si riempisse solo lentamente, ma vista la straordinaria escalation di climax prima degli Extreme, era più che evidente che la maggior parte fosse venuta per Extreme e Twisted Sister. La gente non vedeva l’ora di sentire i classici Decadence Dance, Rest In Peace, It (‘s A Monster), Play With Me, More Than Words, Get The Funk Out,…

Quello che ha un po’ smorzato la sensazione e l’entusiasmo generale è stato il suono, messo su davvero male. Chitarra altissima, i monitor letteralmente rimbombavano e crepitavano, e lo stesso valeva per la voce…. Durante il concerto c’era un bel disequilibrio nel suono. Eppure la febbre dell’attesa era così enorme che Cherone e compagnia non hanno battuto ciglio, mentre la platea si fondeva letteralmente con la band in un tutt’uno. Bettencourt con le sue escandescenze alla chitarra ha dimostrato di non aver perso un briciolo di esplosività e velocità infernale, di precisione e, da artista, di acuta profondità espressiva negli anni in cui gli Extreme si sono fermati. Gary Cherone ha conservato la voce intatta e nel nuovo millennio appare oltremodo convincente, assetato di sangue e di rivalsa, carico come l’adolescente più carico. Potenza, forza straordinaria, comando, carisma da palco, un gran senso dello show scanzonato: ha fuso tutto in una prova incredibile che toglie il fiato e a cui oggi, sul pianeta, sono all’altezza pochi cantanti hard rock. Tutto funzionava a un livello eccezionale.

Quando durante il concerto uno dei supporti della batteria si è allentato e un roadie si è messo generosamente in ginocchio per sistemarlo, Bettencourt gli è montato in groppa come in un rodeo e ha suonato qualche riff proprio sulla sua schiena. Con questo senso dell’umorismo la band ha mostrato una scioltezza incredibile, che scintillava anche nell’affiatamento altissimo e in una carica estrema. Gli Extreme non hanno dimenticato l’estremo. Una follia! Bettencourt resta un incredibile mago della chitarra, che con la sua performance letteralmente ti ipnotizza e ti trascina nel suo mondo musicale di vertiginose, emozionanti avventure chitarristiche. Una bella dose di dinamite erotica non è certo mancata, e i pezzi nuovi sono stati suonati ancora molto più veloci rispetto all’originale di “Saudades De Rock”. Soprattutto la cowboyesca Take Us Alive. Con i pezzi nuovi i ragazzi hanno cambiato alla grande la dinamica del concerto. La funky e civettuola Comfortably Dumb con il suo gran ritmo ha disarmato i presenti già all’inizio, ma soprattutto tra le novità a creare una splendida atmosfera è stata Ghost, con Bettencourt alle tastiere. A soffrire di più per il suono è stata la ballata classica More Than Words, dove anche nella veste acustica la chitarra di Bettencourt stridiva forte e imperterrita attraverso i monitor. Qualcosa per rimediare l’ha fatto il pubblico, a cui Cherone ha lasciato in parte interamente il canto delle strofe. Anche se si sono aiutati un po’ con “back up” di armonie vocali preregistrate, Bettencourt e Cherone anche nel nuovo millennio si incastrano alla grande nel loro coloratissimo duo Extreme. La sala, come previsto, è esplosa fino al punto di ebollizione in Get The Funk Out. Tutte le mani in aria, tutt’intorno fin dove arrivava lo sguardo nel Palasharp, il che ricordava con nostalgia l’età d’oro dell’hard rock.

Si trattava di un concerto di “riscaldamento”, a cui seguirà un tour europeo. Ha già date confermate per quest’autunno, per ora più al nord dell’Europa, quindi speriamo che se ne aggiungano di nuove, più vicine alla Slovenia. Insomma. Bentornati sulla scena, ragazzi. Stavolta per gli Extreme non ci deve più essere nessuna ritirata dal ring del rock. Li abbiamo rimpianti troppo a lungo sulla scena rock.

EXTREME setlist:
1. Comfortably Dumb
2. Decadence Dance
3. Rest In Peace
4. It (‘s a Monster)
5. Star
6. Tell Me Something I Don’t Know
7. Play With Me
8. Midnight Express
9. More Than Words
10. Ghost
11. Cupid’s Dead
12. Take Us Alive
13. Am I Ever Gonna Change
14. Flight of the Wounded Bumble Bee
15. Get The Funk Out

TWISTED SISTER: 21.30 – 23.00
Il quinto concerto di quest’anno in tutto, con intervalli anche di due mesi tra una data e l’altra, la dice lunga su quanto non sia proprio frequente avere l’occasione di vedere i Twisted Sister sul palco ai giorni nostri. I glam metaller, che con “Stay Hungry” (1985) hanno creato uno dei dischi glam metal più importanti della storia del rock, erano così l’attrazione a seguire. Visto che la prima comparsa in Europa dopo la reunion e una lunga pausa di inattività musicale risale già al 2003, questo ritorno non era così clamoroso come nel caso degli Extreme, ma comunque! Anche quello a cui assisti a un concerto dei Twisted Sister è sempre un’esperienza che si chiama “Capitolo a parte” o “Missione Stacco Totale”.

Le luci si spengono, il palco è inghiottito dal buio, saturo di fitta nebbia, e attraverso si fa strada il suono del classico degli AC/DC Sin City. Alla gente sale l’adrenalina, dietro di me ribolle come in un alveare. Come previsto, un colpo in fronte da matti già dal primo secondo del concerto! You Can’t Stop Rock ‘N’ Roll e subito dopo il saluto con The Kids Are Back fanno impazzire il pubblico. I Twisted Sister, calati alla perfezione nei panni dei mitici anni Ottanta con look glam e l’essenza del riff metal incisivo, risultano così convincenti che li si può definire “mostruosi” o scioccanti, e di questo vanno ovviamente fieri, ed è proprio questo lo scopo. Quando il concetto ereditato da Alice Cooper o The Kiss, la simbiosi tra horror e ogni genere di follia, si dà la mano senza il minimo pensiero! Parrucche, trucco, qualche ruga e qualche rotolino di pancia si notano, ma Dee con il suo carisma furioso anche nel nuovo millennio è un frontman che appartiene alla ristretta cerchia dei più grandi showman da palco e dei grandi capi del teatro. Gli mangiava dalle mani l’intera sala. Dee è un oratore nato, un chiacchierone nato che accantona ovviamente le conseguenze delle parole e spara le sue cartucce da ogni posizione. Quando c’è da sottomettere il pubblico, gli piazza: “Siete il pubblico più meraviglioso che abbiamo!” ecc…

I Twisted Sister hanno curato un suono eccellente. Il loro modo grezzo e primordiale di costruire il riff bruciava sul palco in pieno. Dopo Stay Hungry, dove per la prima volta il caldo in sala è salito alle stelle, e dopo la sorpresa della serata con la “perduta” Captain Howdy, è arrivato il primo culmine. Inutile indovinare. We’re Not Gonna Take It. Un brano che anche altre band straniere amano suonare ai loro concerti. Insomma, di gran lunga il pezzo più noto e famigerato della band, il loro Smoke On The Water o Whole Lotta Love. Dopo che ero quasi diventato sordo, intrappolato in pieno flusso energetico estremo, da qualche parte in quarta fila sotto il palco, alla fine del pezzo Dee spiega perché mai i Twisted Sister suonino questo brano così presto nei loro show. Volete la risposta? In realtà l’unica scusa possibile in questo caso, con cui scarichi alla grande la responsabilità su tutti gli altri. Così, se a qualcuno la musica dei Twisted Sister non piace, può tornarsene subito a casa e non deve aspettare tutto il concerto per sentire alla fine questo grande hit. E così Dee ha mandato cortesemente a casa tutti i casi del genere presenti in sala dicendo: “Get the fuck out of here!”

Gli anni e la polverina bianca hanno fatto il loro sporco lavoro e si vede che i ragazzi sono fisicamente messi malissimo per esibirsi. Praticamente dopo ogni pezzo hanno bisogno di un po’ di respiro, che riempiono con lunghi discorsi e che Dee e J.J. possono perfino scambiarsi tra un brano e l’altro. Quanto sia meschina e vanitosa a volte la mentalità di certe band americane lo dimostra, per esempio, il caso in cui nei discorsi la band incensa il proprio pubblico e i fan fino al cielo, ma non è capace di distribuire plettri e bacchette in modo onesto tra di loro. Che soprattutto i due chitarristi durante il concerto ragionino soprattutto con la testa di sotto lo dimostra la distribuzione dei plettri nelle prime file. Esclusivamente alla parte femminile della popolazione. Per questo bisogna tirare ogni volta il buttafuori per la manica e indicargli con precisione a quale bella va il plettro. Comprarsi a tutto spiano potenziali “groupie”! Le ragazze sanno sfruttarlo e certo glielo concedo, ma è una prova diretta di quanto siano piccole e ristrette di testa band come i Twisted Sister in questo caso e di quanto siano gonfiate a dismisura tutte le parole sul “valore inestimabile dei fan che tengono alto il nome dei Twisted Sister, perché il loro rock non muoia”. Lanciate i vostri gadget ai veri fan, se ne avete abbastanza nei pantaloni. Vale anche come consiglio generale a tutti i vanitosi di questo tipo, come in questo caso J.J. French ed Eddie “Fingers” Ojeda, nelle band.

Lasciamo perdere l’ingiustizia dell'”imboccare” con le briciole. Il concerto dei Twisted Sister è una cosa che deve vivere ogni amante della magia rock incandescente, solida e intransigente, come riesce a evocare soprattutto Dee Snider con il suo carisma, non inferiore a quello dei più grandi capi tipo Bruce Dickinson. È vero che più volte durante il concerto è sparito dietro le quinte a prendere bevande di dubbia provenienza, ma per tutto il tempo con incredibile sicurezza ha fatto crescere l’energia del concerto e il pubblico portava davvero in alto i Twisted Sister sulle ali di quella serata. Uno dei culmini della serata è stato naturalmente l’arrivo sul palco dei membri degli Extreme, che si sono uniti ai microfoni dei Twisted Sister per cantare il ritornello finale di I Wanna Rock, dove la band è praticamente riuscita a far saltare il tetto del PalaSharp, tale era il frastuono che si sprigionava all’unisono dalle tribune e dalla platea.

È stata una di quelle serate magiche in cui si riesce ancora a rivivere quella magnifica sensazione da arena della magia di un tempo, dei tour hard rock di massa dell’età d’oro degli anni Ottanta. Speriamo che i Twisted Sister si lancino in un tour europeo più concreto in futuro, se non registrano più nessun album in studio. È stato uno di quegli eventi in cui l’energia rock diabolica e l’amore per il rock si danno la mano nella relazione pubblico – band in modo del tutto spontaneo, come due amici inseparabili che, anche se non si vedono per anni, sanno che al primo incontro non si sono mai separati. Magico, magnifico e inestimabile. Anche per l’assenza di Gotthard e Angel i Twisted Sister, come pure gli Extreme, mi hanno aiutato a dimenticare.

TWISTED SISTER setlist:
1. You Can’t Stop Rock ‘N’ Roll
2. The Kids Are Back
3. Stay Hungry
4. Captain Howdy
5. We’re Not Gonna Take It
6. The Fire Still Burns
7. I Am (I’m Me)
8. Under The Blade
9. The Price
10. Ride To Live
11. Burn In Hell
12. Drum Solo
13. I Wanna Rock
14. Come Out And Play
— bis
15. S.M.F. (Sick Mother Fucker)

Setlist

PINO SCOTTO:15.10-16.00 THE QUIREBOYS:16.30-17.30 Duff McKagan’s LOADED:18.00-19.00 EXTREME:19.30-21.00 TWISTED SISTER:21.30-23.00

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