Vatra e Morso – fuoco e ghiaccio all’Orto Bar (2008)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Orto Bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 26.11.2008
Numero di spettatori: 60
Prezzo del biglietto: ingresso gratuito

I due set promozionali (fusi in un unico concerto) di due band croate, Vatra e Morso, che se ne stanno belle al caldo nel grembo sempre affidabile della nostra più potente etichetta slovena, casa discografica e distribuzione Dallas, sono capitati a fagiolo per dare una bella aria nuova all’offerta live di Lubiana in questo novembre.

All’inizio era previsto che ai Vatra, originari di Virovitica ma da 10 anni di stanza a Zagabria, si unissero per la promozione i rocker Stage di Slavonski Brod, che proprio in questo periodo hanno pubblicato il loro debutto in studio “Ovo je buka koja mi se sviđa”. La cosa evidentemente non è andata in porto e al posto degli Stage sono saltati dentro i Morso di Fiume, una band di tutt’altra pasta, ma ne parliamo meglio più avanti.

I Vatra si sono presentati all’Orto Bar con il quinto album in tasca, intitolato “Sputnik”. La band in Slovenia non è certo una sconosciuta e, anche se la sala era ancora piuttosto vuota fino a pochi minuti prima del concerto, il pubblico che prima si era dato da fare a fumare e chiacchierare a pieno regime nei locali al piano terra della neonata fumoteca dell’Orto, alle prime note dei Morso ha finalmente cominciato a gocciolare dentro la sala.

I Morso sono dei veri e propri bizzarri nel panorama rock croato. All’Orto Bar il loro debutto di quest’anno, “Izlog”, ha così vissuto la sua prima assoluta per la scena musicale slovena. Una formazione a sette elementi ha dovuto spremersi bene le meningi per incastrarsi come si deve sul minuscolo palchetto dell’Orto Bar. Se hai una band con due cantanti, due tastieristi e ci aggiungi pure la batteria, capisci subito di cosa stiamo parlando. I Morso curano tutto a 360 gradi, anche i costumi, che contribuivano a costruire un’atmosfera ipnotica, di trance, in cui l’aria creata dal vivo ti risucchiava senza fatica. Il loro carattere rock è sorretto da un raffinato senso dell’artisticità, o in altre parole? Questa è una band con un grande stile. I brani hanno un carattere cupo, suonano drammatici, malinconici e al tempo stesso si avverte un velato retrogusto di struggimento ed erotismo. L’ottima combinazione vocale, formata dalla carismatica cantante Ivana e dal cantante e mente della band Stanislav, stavolta ha dovuto accontentarsi di condizioni sonore un po’ scarse, per cui nel mix le voci risultavano troppo basse. Questo ha causato a entrambi qualche grattacapo in certi punti, nel cercare la melodia ideale nelle strofe, visto che durante l’esecuzione non si sentivano bene le proprie voci.

Ciononostante i Morso hanno mostrato un’affiatamento pazzesco nell’eseguire ottimi pezzi di un mix di post punk rock anni Ottanta, combinato con saggezza e sfrontatezza con l’atmosfera patinata di band indie rock alla Interpol o Editors. Il carattere riconoscibile della band ha brillato con successo in brani come Kao da ne znam kraj (ottimo candidato a singolo da classifica), la title track dell’album, Svijet za nas, Ima li nešto, Sati e Izgubljeni. Per scaldare il pubblico hanno infilato nei loro 40 minuti anche la cover del classico dei Joy Division Isolation, che oggi la maggior parte di noi conosce probabilmente solo di riflesso grazie alla rock band irlandese Therapy?, che per prima ci mise le mani.

I Morso ci hanno fatto capire che sanno benissimo cosa vogliono. Un lavoro rifinito e configurato con testa, in un modo fresco, particolare, diverso e quindi incredibilmente accattivante. Questa è una band che conquista l’ascoltatore creando un suono voluminoso, spesso e pieno, in cui si innestano espressive voci maschili e femminili, con figure di campionamento sonoro ipnoticamente ripetitive, a cui si affiancano frasi di chitarra in primo piano (anche nel minimalismo delle melodie guida suonate su una sola corda), poggiate su ritmi semplici ma solidi. Melodico, scuro e misterioso. Quella sera ero uno dei pochi in sala venuti all’Orto soprattutto per i Morso, perché prima il loro album “Izlog” aveva fatto girare intensamente i lettori CD, in macchina, a casa e anche in ufficio, e mi aveva conquistato completamente. E fidatevi. Anche il pubblico, per lo più profano, dopo il concerto della band non è rimasto indifferente. Se i Morso resteranno fedeli alla loro visione, non potranno che farcela. È una band dal grande potenziale, saldamente legata alla continuità di preservare il ricco patrimonio della tradizione rock, come lo conosce l’unico e inimitabile clima di Fiume. Purtroppo sono convinto che i Morso funzionino molto meglio su un palco più grande, quindi bisognerà cercare la prima occasione buona per vedere questa band su un palco più ampio, magari nella loro Fiume, perché si sentiva che, a causa dei limiti dimensionali del palco dell’Orto, la band non ha potuto lasciarsi andare come avrebbe voluto.

Dopo una pausa di un quarto d’ora sono saliti sul palco i Vatra. Parliamo di una band di tutt’altra pasta, con quasi 10 anni di carriera alle spalle e ora, con “Sputnik”, cinque album pubblicati in totale. Quando i Vatra hanno preso possesso del palco, il pubblico ha reagito molto più intensamente che con i Morso e, quando il frontman Ivan ha invitato la gente a fare un passo avanti verso il palco, così che non fosse la band ad andare da loro, il popolo non ha esitato un attimo a eseguire l’ordine.

In effetti, nei Vatra gran parte della storia ruota attorno all’enorme carisma di Ivan. È un cantante fenomenale e un ottimo chitarrista. Entrambe le cose in una persona sola, che è una grande qualità e al tempo stesso una grande rarità. Il tipo è un attore da palcoscenico straordinario, immerso dalla testa ai piedi quando si tratta di performance live. In più possiede anche la ddote di essere un eccellente intrattenitore, tanto che durante il concerto la gente, letteralmente, gli mangiava in mano. Ha alimentato un’esibizione carica di energia con battute spiritose e prese in giro a proprio carico, piazzando al tempo stesso qualche provocazione del tutto sana, punzecchiando e sprofondando il popolo al punto che si è staccato completamente dalla realtà, mentre nella sala si è diffuso un netto flusso di energia che, naturalmente,  scorreva a doppio turno. I Vatra hanno mandato tutto a fuoco, su tutta la linea, nella dimensione club dell’Orto Bar.

Pezzi rodati e imparati a memoria, lunghissima gavetta, tanta esperienza. Tutto questo si è capitalizzato in questa esibizione. La band non si è limitata a presentare il nuovo album “Sputnik”, ma ha inserito in scaletta materiale misto da tutti gli album pubblicati finora. A metà concerto si è insinuata una gustosa scenetta comica, quando Ivan ha annunciato il secondo singolo Eskim (dal nuovo disco) come occasione per calmarsi un po’, altrimenti con tutta quell’intensità rischia di sentirsi male. E quindi devono suonare qualcosa di un filo più tranquillo. “Allora gente! Volete che continuiamo con questo ritmo e poi mi aspettate 15 minuti finché mi riprendo, o andiamo avanti da qui come ho proposto?” Spiccava anche la dedica sfacciatamente scanzonata ai più bei uomini di Lubiana (leggi: quelli con la promessa gay) nell’introduzione del brano Mornarska majica.

Che energia infernale, che Vatra infernali! L’ottimo quintetto ha tenuto per la fine il suo primo singolo dal nuovo disco “Sputnik”, intitolato John Travolta, rimettendo in piedi ancora una volta tutto l’Orto Bar, che saltava senza sosta.

La presentazione è riuscita in tutto. Allo stesso tempo è capitata a fagiolo per dare una ventata d’aria fresca a un novembre sonnolento e cupo, quando di solito tutti preferiscono starsene al caldo a casa accanto alla stufa. Stavolta l’Orto ha vissuto un’incredibile miscela di gelido (Morso) e rovente (Vatra). Probabilmente nemmeno i responsabili di Dallas ci hanno pensato granché quando hanno organizzato la promozione delle due band, ma da questo punto di vista la combinazione ha funzionato in modo fenomenalmente azzeccato. Le due band hanno tirato fuori il massimo dalle loro esibizioni e hanno richiamato in modo convincente l’attenzione sul proprio grande talento musicale, sul potenziale di crescita e sull’attualità rock, riconoscibile nel suono e nello stile.

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1. Aritmija 2. Boljeg za sebe 3. Privremeno nedostupan 4. Alkohol 5. Anđeo s griješkom 6. Mornarska majica 7. Lak za nokte 8. Eskim 9. Gorim 10. Privatni pakao 11. John Travolta 12. Ruska

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