RockLine fest #1 (2008)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Channel Zero, Lubiana
Data del concerto: 11.12.2008
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 7€
Probabilmente è il sogno di chiunque ami il rock e il metal fatti come si deve: salire, un giorno, su un palco. O se non altro stare dietro le quinte e dare una mano a organizzare un concerto. Il team di RockLine ha avuto questo battesimo del fuoco, tanto sognato e pianificato, l’11 dicembre al Channel Zero, dove è andato in scena il primo evento targato RockLine. Così la nostra ciurma ha staccato le chiappe da schermi e tastiere ed è finita sotto il palco del Channel, per la prima volta non nei panni di spettatori, ma di organizzatori. Se ce l’abbiamo fatta lo diranno i presenti, ma com’è stato l’evento visto con i nostri occhi?
CHILDREN OF THE NIGHT:
A far salire la temperatura al Channel ci hanno pensato gli Otroci noči di Murska Sobota, cioè i Children of the Night, e con l’opener Silver dal debutto Let’s Run Somewhere… Let’s Run Away ci sono riusciti eccome. Anche se lo spazio sotto il palco era ancora più o meno deserto, il quartetto ha sparato senza compromessi un ottimo heavy metal ispirato alle storie di giganti della letteratura come Stephen King e J.R.R. Tolkien. Dal vivo la band è sicura, rodata e precisa, ed è più che evidente che i ragazzi si divertono un sacco a fare quello che fanno. Tadej e Sandi formavano una sezione ritmica devastante, con Tadej che sul palco ha dato spettacolo in particolare, mentre Alen e Silvo si sono occupati di riff variegati e di qualche assolo suonato davvero in modo invidiabile. A Silvo forse manca ancora un po’ di chilometraggio vocale, ma non dubito che i Children of the Night sistemeranno anche queste inezie. L’importante è che l’album di debutto dal vivo respiri in modo ancora più naturale e organico, aggressivo ed emotivo allo stesso tempo, e i Children of the Night sono già una delle migliori formazioni heavy metal da noi. Il che è tutt’altro che scontato, in mezzo a un’alluvione di thrash metal e altri generi più moderni, mentre l’heavy metal tradizionale resta nell’ombra.
ŽELEZOBETON:
Dopo una buona mezz’ora di heavy metal pieno di temperamento, a portare il Channel Zero al punto di ebollizione ci hanno pensato i “conterranei” dei Children of the Night, i veterani del thrash metal sloveno, Železobeton. Ai ragazzi di Murska Sobota la lunga carriera si sente eccome, anche se l’unico membro originale rimasto è il mastermind Tadej Ropoša. Železobeton ci hanno regalato tre quarti d’ora di thrash a suon di “headbanging” e hanno suonato tutto il disco I Don’t Know. Che Železobeton dal vivo siano brillanti non serve che te lo dica, no? Le linee di chitarra sono incendiarie, varie, dinamiche e diversificate, riff e assoli unici, a cui puoi appiccicare il marchio Železobeton in un attimo. La linea ritmica è pesante al punto giusto, il basso è mosso, e dietro i tamburi il nuovo batterista si è dimostrato fantastico. Tadej è la definizione del vero frontman, gli interventi tra un pezzo e l’altro sono divertenti (anche se chi non viene dall’est della Slovenia ogni tanto avrebbe bisogno dei sottotitoli), e la sua voce è velenosa e aggressiva alla Mustaine. Železobeton hanno richiamato sotto il palco parecchia gente, che è riuscita addirittura a improvvisare un piccolo mosh-pit, e i ragazzi sul palco hanno chiuso con un nuovo pezzo molto promettente, Black Fist. Il pubblico voleva il bis, e l’abbiamo avuto sotto forma di una versione thrashizzata del classico dei Maiden The Trooper. Thrashaholic!
Testo: Rok Klemše
STONE ORANGE:
Chi l’avrebbe detto. Questa band mi incuriosiva davvero. Le montagne, del resto, tremavano. Il quartetto hard rock melodico di Lubiana, che ha in tasca l’album Nori mlin, ha onorato Lubiana con un’ora di gig. Formazione: Marko Erjavec (voce, chitarra), Tomo Jurca (chitarra), Davorin Kovačič (basso, cori), Peter Potočnik (batteria, cori). I ragazzi hanno attaccato con il loro pezzo Nori mlin! Hanno offerto un suono eccellente. L’equilibrio tra gli strumenti era davvero esemplare, le armonie ben udibili, il bilanciamento tra riff e assolo ok. Suono tagliente, che affettava bene. Il lavoro approfondito sul sonoro da questo punto di vista si è sicuramente ripagato alla grande.
Tra il materiale originale Nori mlin, Ne gledam dol, Suženj občutkov, Mali princ i ragazzi hanno infilato un bel pacchetto di cover di classici, tra cui Cum Feel The Noize (Quiet Riot), poi Waysted Years (Iron Maiden), Love Ain’t No Stranger (Whitesnake), Rebell Yell (Billy Idol), Kids Are Back, We, re Not Gonna Take It (entrambe Twisted Sister) e per chiudere i Led Zeppelin con Rock N’ Roll!
Qualche inciampo durante il concerto c’è stato: due volte hanno mancato i rullati di passaggio alla batteria e simili, Marko ha improvvisato i versi durante Waysted Years (soprattutto nel ritornello), ha infilato qualche mezzo tono di troppo dove non doveva. Ciononostante soprattutto Marko, figura centrale della band, ha convinto con un’ottima voce e con il felice “two in one” di suonare la chitarra e cantare insieme. Ovviamente il ragazzo può sentirsi tranquillo nel caldo abbraccio del dottor Tomo Jurca, che ha spruzzato con grande sicurezza le parti più difficili di chitarra nei pezzi, anche se curiosamente Tomo e Marko sono alla pari negli assolo, un altro plus per Marko, che in fondo dovrebbe dedicarsi prioritariamente alla voce.
Dal punto di vista esecutivo non è stata la serata più brillante e riuscita per gli Stone Orange, ma con la loro presenza sulla scena questi tizi rappresentano un puntello importantissimo per mettere in piedi un movimento hard rock in Slovenia. Stanno nascendo nuove giovani band come Broken Arrow, Hotty McKnotty, Cyclone, ci sono i più esperti Lady’s First, che battono il confine tra metal e hard rock (vedremo cosa porterà il nuovo album in lavorazione), la reunion dei Mary Rose è una cosa importantissima, c’è l’ottimo nuovo album dei Šank Rock, e si risveglia anche la scena AOR (Rock Shock).
Insomma, gli Stone Orange in futuro hanno bisogno di ancora più gig e di più sostegno dal pubblico ai concerti, e ai ragazzi gioverebbe anche aggiungere un po’ più di “make up” da cattivi ragazzi. In realtà nella band l’unico a incarnare quel vettore glam così gradito e ben accetto, che sta benissimo con questa musica, è solo il cantante Marko. Quindi bisognerebbe investire un po’ di più nell’immagine sul palco, perché il “bad boys look” ci sta tutto nell’hard rock melodico! Forza ragazzi!
LADY’S FIRST:
Questo quintetto di Tržič ha incassato su RockLine un sacco di parole di apprezzamento nelle recensioni passate. Anche stavolta nulla è cambiato per le “Lady’s”. Quello che vedi è quello che ottieni. Senza giri di parole. I ragazzi, già solo arrivando, col loro modo rilassato e giocoso hanno portato un “feel” positivo nel Channel Zero.
Sicuri e pieni di sé come sempre. Visto che le cose giravano veloci, hanno fatto solo un “line check”, ma niente paura, se a curare il suono c’è l’affidabile Youwda! Prima del concerto i ragazzi avevano annunciato un repertorio fatto per lo più di materiale originale e persino due pezzi del tutto nuovi. Un annuncio molto promettente! Purtroppo la scarsa affluenza della serata, nonostante alcune teste surriscaldate sotto il palco che facevano il tifo per la band durante il concerto, ha contribuito alla decisione di accorciare il repertorio di mezz’ora, così sono rimasti sul palco solo un’ora.
Tra poco sarà un anno da quando la band ha trovato stabilità rinforzandosi con il bassista Aaron, e anche stavolta non è stato difficile percepire questa solidità. Il cantante Domen, senza freni, ha di nuovo incendiato i presenti con battute fulminanti tra un pezzo e l’altro, tenendo alto l’umore. Dopo la divertente intro (registrata) dello zio Prokofiev sono esplosi, come da copione, con l’ottimo innesco High Machine. Ha messo subito le cose al posto giusto. Suono eccellente, libera irradiazione di potenza ed energia dal palco, vibrazioni sprigionate da un quintetto rodato ed esperto! Oltre alla scattante opener High Machine guadagnano sempre più peso nel repertorio d’acciaio (anche se fuori hanno solo il debutto) soprattutto la diabolica Criminal (con la felice combinazione iniziale della voce rabbiosamente dettata di Buco e l’accompagnamento del brontolio più basso di Youwda), in cui si innesta in modo convincente la voce tagliente di Domen, il cavaliere hard rock sottopelle Lady e senz’altro la velenosità dei pezzi LF, The Game o 911, dove sul palco funzionano di nuovo alla grande tutti gli elementi della musica dei Lady’s First, e soprattutto si acclimata benissimo l’alone oscuro di Domen nel timbro del suo canto. Insomma, il materiale originale funziona alla perfezione sul palco. I ragazzi si sono staccati dal mondo come sanno fare. Immedesimati e totalmente rilassati, il che porta sempre punti vincenti quando a fine concerto tiri le somme di tutti i pro e i contro dell’esibizione! La voce di Domen un paio di volte nella melodia non era del tutto precisa.
Ovviamente non sono mancate le cover. The Trooper (Iron Maiden) e Fear Of The Dark (Iron Maiden), tirate fuori come niente, hanno mandato in delirio come previsto la gente nel club, e ancora una volta Youwda ha divorato tutto nell’eccellente trascrizione in linguaggio metal di Blackmore del classico dei Deep Purple Highway Star. Nel “groove” ha poi vinto tra le cover soprattutto la riffosissima e carica Killing in the Name of, dei Rage Against The Machine!
I Lady’s First, con straordinaria sicurezza, ottima intesa reciproca e routine, con la chimica da palco ormai consolidata, hanno spazzato via ogni potenziale insinuazione di “sfida” da parte dei precedenti Stone Orange, cioè che questi ultimi quella sera potessero strappare lo scettro dei dominatori del palco dalle loro mani! Cito gli Stone Orange (anche se è ingrato) come la band più vicina per genere tra quelle della serata, anche se ciascuna delle due resta ancora molto lontana dall’altra per energia e stile. Per finire i ragazzi hanno “deciso” di tirare fuori una “Jingle Bells” accelerata e metallizzata con grande inventiva, aprendo con essa l’atmosfera prenatalizia nel Channel Zero. I Lady’s First restano anche stavolta una vera band da concerto, che morde senza mollare e convince in ogni momento.
Era notte fonda, anzi mattina presto, quando RockLine ha perso la verginità in fatto di organizzazione di concerti. Con gratitudine abbiamo preso il ruolo di addetti alle pulizie e abbiamo agitato le scope come gli ultimi festaioli del club. È stata una serata indimenticabile di ottima musica, ottime band, risate e divertimento a bizzeffe. Vorrei ringraziare tutti quelli che sono venuti a sostenere le ottime band slovene di metal e hard rock. La combinazione dei leggendari thrasher Železobeton, dei giovani assaltatori heavy metal Children of the Night, dei rocker melodici Stone Orange e della ditta d’acciaio (al momento) più stabile tra loro, Lady’s First, che hanno giustificato il ruolo di favoriti, è stata anche un piccolo test per saggiare l’interesse generale di tutte le grandi bocche dei forum sloveni, che parlano e scrivono tanto, e poi se la squagliano con scuse ridicole. Ok, un po’ di “cosmetica” e di “lolite impregnate” ce l’hanno servita i The Fakers all’Orto bar, che però non è che si rimpiangano, perché si sa da che parte stanno “cuore e fede”. È stato bello vedere tra il pubblico anche tutti quelli che si trovano nella stessa “situazione” (da cui deriva logicamente la loro comprensione dell'”essere nei panni degli altri”) dei protagonisti della serata, cioè i membri di altre band come Interceptor, Niet, Mit, Metal Steel. Grazie alle band per l’esperienza live eccezionale.
Testo: Aleš Podbrežnik
Foto: Mojca Perdih
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