Una serata di malinconia islandese con Solstafir
Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
Data: giovedì, 21.03.2019
All’inizio sembrava che gli islandesi Solstafir sarebbero stati solo l’ennesima band destinata a perdersi nel diluvio di gruppi post-metal/rock. Il potenziale ce l’avevano di sicuro, con quel melos islandese che si sente sia nei testi che nella musica, ma ne è passata di acqua sotto i ponti prima che uscissero dalla media. Negli ultimi anni c’è stato il salto e hanno iniziato a riempire le sale. La popolarità si era vista anche al festival Metaldays. Ancora nel 2013 suonavano sotto il sole cocente, la volta successiva invece hanno ottenuto uno slot migliore, in cui la band ha potuto mostrarsi sotto una luce più favorevole.
Quanto abbiano guadagnato davvero i Solstafir, lo si può capire solo con un concerto in un club. Il ritorno della band era stato annunciato per il Kino Šiška, il che è già più che un buon segnale. Soprattutto perché il Kino Šiška è una scelta perfetta per le band più atmosferiche e sognanti.
I Solstafir si sono portati dietro anche un quartetto d’archi, e per questo il grande palco del Kino Šiška è più che adatto. Per il loro repertorio hanno deciso di presentarlo in due parti. Insomma, roba che ai festival non se ne parla proprio. Stavolta l’euforia dei fan era più che giustificata.
La band islandese ha aperto con il brano Náttmál, uno dei migliori esempi rappresentativi di musica post-metal. L’inizio è lento, ma con il crescendo il pezzo si sviluppa. Con la distorsione acquista sempre più potenza e sfiora perfino il black metal, che i Solstafir suonavano anche nei loro primi tempi. La prima parte del concerto era concentrata sul materiale degli ultimi due album, quindi non c’erano ancora vere hit da cantare. L’esibizione, in questa prima parte, è stata convincente. Si vedeva che i Solstafir volevano risultare più genuini, portandosi in tour anche un quartetto d’archi, che ha arricchito sensibilmente il suono lungo tutto il concerto. Dalle luci ci si poteva aspettare di più, ma qui i Solstafir hanno preferito puntare sul minimalismo, sottolineando che la loro musica non va verso nessun eccesso.
Nella seconda parte è stato suonato anche qualche pezzo più vecchio, ma senza particolari estremismi. I Solstafir hanno mantenuto il filo rosso restando fedeli allo stile per cui sono riconoscibili. La calma è stata sottolineata dalla voce emozionale, che in islandese ha qualcosa di speciale. Ha dato una bella mano anche il tastierista, che alle chitarre calme e piene di effetti ha aggiunto un’ulteriore sfumatura. E nemmeno la botta è mancata. Con il brano Lágnætti la band si è scatenata, il volume è salito e l’intensità ha toccato il picco.
Durante il concerto la band ha parlato davvero poco con il pubblico. Il discorso più lungo è stato quando il cantante ha parlato di depressione e suicidio, un tema che negli ultimi anni è parecchio sentito. Uno dei momenti top della serata è stato il brano Fjara, con cui la band, dopo l’uscita, ha conquistato un sacco di ascoltatori. Si tratta comunque di un’altra canzone malinconica, in cui spicca tantissimo la melodia, che ne rappresenta l’essenza e al tempo stesso ciò che della band attira di più. Per la parte finale i Solstafir hanno deciso di restare sul palco. Con il brano Kukl sono passate in primo piano le tastiere, e l’emozionalità ha preso ancora una sfumatura diversa. Per la chiusura vera e propria i Solstafir hanno suonato ancora Goddess of the Ages, che con la sua epicità ha raggiunto il culmine del melanconismo islandese.
Con la loro esibizione i Solstafir hanno senza dubbio convinto. Ci si poteva aspettare un’illuminazione migliore e più proiezioni per amplificare l’atmosfera, ma con la notorietà attuale anche i Solstafir hanno un budget limitato. Ci si può aspettare ancora molto, ma per questo i Solstafir dovranno conquistare un pubblico ancora più grande.
Gli islandesi Solstafir al Kino Šiška, con due set, hanno presentato alla grande malinconia, atmosfera e raffinatezza musicale. Da quello che hanno mostrato, sembra che la band continuerà a crescere, ma per farlo servirà comunque un altro po’ di impegno.
autore: Primož Novak
foto: Robi Zupančič
foto: Aleš Podbrežnik





















