Richie Kotzen nei panni di marinaio e navigatore sul lungomare di Fiume (2009)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Nina II / Fiume / Croazia
Data del concerto: 17.02.2009
Presenze: 130
Prezzo del biglietto: 60,00 HRK

Richie Kotzen, il nostro vecchio amico e maestro dell’arte chitarristica, ha scelto il Vecchio Continente come nuova casa. Le sue comparse sui palchi negli ultimi due anni sono addirittura più frequenti, della densità di batteri per centimetro quadrato sul bancone dove preparano gli hamburger di McDonald’s. Il tipo ha evidentemente una squadra eccellente, che gli permette di mettere in piedi tour di (al massimo) un mese. Proprio quest’ultimo, il più caldo, l’ha portato anche in Slovenia e il giorno dopo in Croazia. Per la precisione a Fiume, e non in un posto qualunque, ma su una nave, la Nina II, ormeggiata nel porto principale. Si tratta di uno spazio trasformato in club, uno solo della pletora di locali del posto, dediti a tenere vivo il vero battito notturno della città. In effetti, quando arrivi a Fiume non devi preoccuparti di come passare una serata come si deve, perché qui non ti sbattono fuori alle 23.00, e per legge i fumatori non sono ancora stati banditi in massa dai luoghi pubblici.

Fai fatica a credere a tutto questo. Prima di tutto il biglietto, che costava appena 60,00 HRK, tanto che a un giornalista musicale viene quasi vergogna a chiedere l’accredito, e poi l’ambiente speciale in cui il chitarrista di altissimo pedigree ha annunciato la sua esibizione. Una situazione quanto mai invitante. Il club ha iniziato a scatenarsi già alle 20.00, ma io sono arrivato sul posto solo verso le 22.00. Alen Brentini, virtuoso croato della chitarra, aveva appena chiuso il suo set e il palco “im-provvisato” della poppa coperta della nave, trasformata in bar, veniva preparato per l’esibizione del trio di Richie Kotzen.

Alle 22.30 in punto il chitarrista sale sul palco con la sua rinnovata squadra, Demian Arriaga (batteria) e David Filice (basso),) e viene accolto a gran voce da un locale pieno fino all’ultimo angolino. La gente era stipata come sardine in scatola, più di 100 persone, e farsi largo verso le prime file era impossibile, tanto l’entusiasmo e l’euforia che pervadevano il pubblico.

Kotzen ha aperto il concerto con I’m Loosing My Mind. Un pezzo rock tirato, con una svolta funk a scatti nel riff e nel beat, con un sacco di spazio per l’improvvisazione (cosa tutt’altro che rara nello stile di Kotzen), che ha offerto al trio un ottimo motivo per scaldarsi, e il motivo è stato sfruttato alla grande. Segue la prosecuzione cupa, ma non meno rumorosa, con A Love Divine, e a sorprendere è soprattutto il suono della band, che rispetto a quanto vissuto a Bluesiana quattro giorni prima (il reportage di RockLine lo trovi QUI) è cambiato nel senso che a Fiume il casino era molto, molto di più. A farne le spese è stato un po’ il sapore bluesy che accompagna i pezzi di Kotzen (immancabile anche dal vivo), e pure il suono in sé ha perso un po’ di fine controllo. La compensazione? Molta più acrobazia sul palco da parte di tutti e tre, dettata ovviamente da Richie Kotzen, che durante il terzo brano, Fooled Again, si è staccato così tanto da far saltare, durante il lungo assolo finale, la prima corda (leggi: E1) della sua Fender Telecaster modello TLR-155RK. Nella pausa Richie, tra una battuta e l’altra a proprie spese, si è scusato con la folla per l’attesa, spiegando che il suo brutto vizio è non portarsi mai una chitarra “di riserva” in tour. Dopo aver scatenato qualche valanga di riff pesanti, con l’accordatura finalmente a posto, i ragazzi proseguono con Faith. Un pezzo amatissimo e melodico, che nel ritornello ha risucchiato la folla, entrata alla grande in sintonia. Come se Kotzen l’avesse percepito, nell’assolo, con la complicità del bassista Filice, è partito per il suo mondo, è crollato in ginocchio e in pieno trasporto ha sparato un assolo di puro power blues, bello robusto, il suo tipico marchio di fabbrica, raccogliendo alla fine una vera valanga di ovazioni da parte del pubblico.

Stavolta Richie si è divertito da matti. Si è accorciato le pause attaccandosi al rosso vinello rubino, ottima ospitalità del proprietario della nave Nina II, e gli piaceva un sacco la vista della folla, che, a differenza dei seri e maturi spettatori di Bluesiana, dei suoi concerti fissi nella cittadina turistica austriaca di Velden, sul Wörthersee, era composta in grandissima maggioranza da giovani, che hanno sprigionato molto più stacco autentico davanti all’assalto del trio. Così nemmeno Richie si è trattenuto. Durante So Cold ha condito magistralmente l’assolo con la chitarra sollevata dietro la schiena. Di un’acrobazia del genere al concerto di Bluesiana, 4 giorni prima, potevamo solo sognare, e il nuovo assolo sopraffino nella fenomenale ballata blues Remember è stato a questo punto addirittura superato nella cover degli Yardbirds, Shapes Of Things, dove Richie si è regalato una vera maratona di assoli, e anche i due soldatini del suo gruppo, che fino ad allora avevano eseguito fedelmente per il loro capo solo i compiti più basilari di basso e batteria, hanno dovuto mostrare le loro abilità.

Il prezzo basso dei biglietti, ovviamente, ha chiesto il suo pedaggio. Era una cosa del tutto logica da aspettarsi. Il tipo, infatti, ha ridotto drasticamente il suo repertorio. Di quasi tre quarti d’ora. Quindi il concerto è durato in tutto “solo” un’ora e mezza. Così siamo arrivati all’annuncio di Richie che la band avrebbe suonato l’ultimo pezzo della serata e poi ancora uno senza fare il “bis” (il club, infatti, non lo permette).

Abbiamo vissuto All Along The Watchtower di Hendrix, che per immedesimazione negli assoli ha battuto di nuovo e superato l’intensità delle sensazioni che mi ero portato a casa dal concerto di Richie a Bluesiana. Era un piacere guardare un uomo che non vede l’ora di assaltare la parte di un brano in cui potrà sviluppare il suo assolo, il suo accento unico. Il primo pezzo che sarebbe dovuto finire nel bis obbligato, ma Richie, come detto, ha saltato questo siparietto, è stato un altro brano d’autore pieno di vita intitolato I’m Loosing You, e un’incandescente evoluzione di questo è stata Mother’s Head Family Reunion, che di norma avrebbe dovuto chiudere il concerto.

Il clima, però, era eccezionale, il che si rifletteva logicamente nell’interazione con il pubblico, di cui andava fiero soprattutto Richie, che evidentemente è stato morso dal rimorso e così ha deciso di continuare il concerto con la cover di Hall & Oates, Sarah Smiled. Proprio questo pezzo ha confermato ancora una volta gli straordinari talenti e il genio musicale di Kotzen, perché è stato un piacere assistere alla crescita dell’intensità delle sensazioni che si riversavano attraverso l’esecuzione del trio e l’improvvisazione vocale di Richie. Il brano si apre in modo del tutto innocente, fragile, ma durante l’esecuzione cresce in uno straordinario finale solistico dilatato e rumoroso, pieno di stacco e spontaneità, in un nuovo pezzo completamente diverso, che ha offerto allo stesso tempo anche un ottimo elemento sorpresa. La collaborazione di tutti gli elementi del trio è stata eccezionale! “Sapete, noi suoneremmo sempre, ma ogni tanto dobbiamo anche riposare, quindi il prossimo pezzo sarà davvero l’ultimo per stasera”, è stato il discorso conclusivo di Richie, che tra ritmi ballabili, ma rock tirati, ci ha portati a chiudere la serata con la cover dei Four Tops, Reach Out, I’ll Be There. Ah, ovviamente Kotzen, in mezzo a tutto il suo circo, non ha dimenticato i suoi “buddy” dei Poison (soprattutto la moglie di Ricky Rockett) e ha sfornato anche il brano Fire & Ice.

Che altro dire, dopo questa esperienza di convivenza con questo splendido musicista? Semplicemente gli sei grato per l’incontro. Può suonare anche “zuccherino”, ma con il clima speciale, la compagnia speciale che è venuta al suo concerto e il dondolio a cinque metri sopra le onde del Mare Adriatico, in mezzo al porto di Fiume, non c’è nemmeno bisogno di sottolineare che è stato di nuovo un concerto di Kotzen completamente diverso, che non si ripeterà mai più. Come detto, rispetto al concerto del 13.02.2009 nella cittadina austriaca di Velden, un accento rock molto più tirato e rumoroso, con un po’ di sacrificio degli elementi pregiati che può ravvivare solo il blues (ingrediente obbligato di Kotzen), ma con una dose incomparabilmente più alta di stacco autentico, spontaneità e incredibile dedizione, che è in realtà il massimo che un musicista possa offrirti. Se poi per giunta si tratta di Richie Kotzen, la misura di tutto questo è ancora più colma!

foto: Aleš Podbrežnik

p.s.: il reportage di RockLine, non meno succoso, sul concerto di Richie Kotzen a Lubiana, del 16.02.2009, lo trovi QUI!

Scaletta

1.I’m Loosing My Mind 2.A Love Divine 3.Fooled Again 4.Faith 5.So Cold 6.Fire & Ice 7.High 8.Change 9.Remember 10.Shapes Of Things 11.Doing What The Devil Says To Do 12.All Along The Watchtower 13.I’m Loosing You 14.Mother’s Head Family Reunion 15.Sarah Smiled 16.Reach Out, I’ll Be There

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