Sepultura sull’altare del destino: la maledizione delle radici e l’arancia meccanica (2009)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Boogaloo / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 19.02.2009
Numero di spettatori: 800
Prezzo del biglietto: 190,00HRK
Sepultura! Nome di culto e gigante assoluto ogni volta che si parla dei traguardi del metal estremo, quello da epopea storica. Con la tripletta di album “Arise” (1991), “Chaos A.D.” (1993), “Roots” (1996), si siedono fra i titani del mestiere, perché con questi dischi hanno toccato il loro apice creativo sul piano artistico-musicale, un picco che con ogni probabilità non supereranno mai più.
Vista la formazione, oggi è quasi difficile chiamarli ancora Sepultura. Dei membri originali in line-up è rimasto solo il bassista Paolo Jr. Il marchio di fabbrica, l’anima e il corpo della band li hanno sempre dati i fratelli Cavalera. Lo zenit creativo, con tutta quella visione e quell’ispirazione che hanno retto il gruppo per gran parte degli anni Novanta, è dunque alle nostre spalle. Eppure. I pezzi dei Sepultura nati in quel periodo fanno parte di un classicismo unico, e sentirli dal vivo anche oggi non può certo fare male. Per il 25° anniversario dalla nascita la band è di nuovo in tour, con un disco fresco di stampa in tasca. Si intitola “A-Lex” (2009) e prende ispirazione dal romanzo di Burgess “Arancia meccanica” (1962).
Stando così le cose, oggi i Sepultura non sono di certo in una posizione invidiabile. Il pubblico vuole una cosa, mentre la band deve offrire quello che spera di riuscire a vendere per garantirsi una sopravvivenza duratura.
Da questa intro drammatica passiamo comunque al palco del club Boogaloo di Zagabria. Sono le 20.30 e sul palco ci sono già i promettenti metal emo-core The Sorrow. Gli austriaci la squadra di RockLine li ha incrociati due volte in un arco di tempo relativamente breve (leggi: meno di un anno). Non è nemmeno passato un anno e la band ha già fuori un nuovo album, “Origin Of The Storm”. Evidentemente le ha dato una bella spinta la presentazione europea nel tour dell’anno scorso, dove aprivano i concerti degli americani Chimaira (reportage di RockLine da Lubiana, 20.03.2008, QUI). Il quartetto, che per energia, stazza e voce ricorda qualcosa tipo i tedeschi Caliban, si è presentato di nuovo a tutta forza. Non c’è voluto molto per capire che in un anno la band ha fatto un bel salto in avanti in fatto di esperienza e di quella sicurezza in sé che serve eccome. Il colpaccio gli è riuscito e il loro nome si sta allargando con successo nel mondo. Hanno attaccato a pieno slancio con il nuovo pezzo Where Is The Sun, svegliando in un attimo l’atmosfera del club, dove in quel momento c’erano in tutto circa 350 persone interessate. L’aggressività dei riff in accordatura bassa, il mix coraggioso di esibizionismo vocale gutturale e ruvido con momenti di ritornelli melodici e cantabili, guidati da una voce puro stile “emo-ide” alla moda, uniti a ritmi solidi, hanno spinto buona parte della folla a un po’ di attività fisica, un paio di volte persino al mosh pit, che però non è decollato, perché fino a quel momento la sala era ancora un filo troppo vuota. A convincere i presenti è stato soprattutto il frontman Mätze, carichissimo e dalla guida autorevole: tra voce e riff ha condotto alla grande la band per tutto il set. I ragazzi hanno sfruttato al massimo il tempo a disposizione e l’hanno suonato con un approccio a mille. Compatti e convincenti. Soprattutto considerando che il membro fisso Dominik Immler, per motivi di salute, per tutto il tour è stato sostituito alla batteria da Nick Wachsmuth, di solito nei Maroon. I The Sorrow sono nati nel 2005. L’ascesa del gruppo è incredibile. Incendiano per la cura straordinaria del riff e per l’energia che trasmettono dal vivo. Se continuano con questa intraprendenza, di loro sentiremo parlare ancora molto. Come gruppo spalla i The Sorrow avevano un ottimo suono. La loro esibizione ha dimostrato che è una band in crescita, che avanza decisa verso il suo zenit creativo.
Devo ammettere che all’arrivo avevo un bel po’ di scetticismo addosso in vista dei Sepultura. I motivi sono descritti nell’introduzione di questo reportage, e a addensare parecchie nuvole nere, nel tentativo di smorzare aspettative troppo alte, ci si è messo anche il concerto dei Sepultura a Lubiana annullato due giorni prima, dove pare abbiano venduto appena 70 biglietti, oltre alla fortissima scetticismo verso i Sepultura nel 2009 che avevo letto nelle discussioni su vari forum online sloveni.
Alle 21.30 si è fatto sul serio, quando l’intro ha portato la band sul palco. La sala, che nel frattempo si era riempita alla grande e dove non c’era meno gente di una settimana e rotti fa nello stesso posto per il concerto dei Kreator (reportage di RockLine QUI), si è oscurata e la band ha aperto con il materiale fresco del nuovo album “A-Lex” (2009). Dopo un’esplosione fulminea di rabbia estrema, che spinge lo spirito umano al limite estremo della sanità mentale (Moloko Mesto), dietro le percussioni salta il cantante Derrick e la band inizia a dettare una marcia tribale, sopra la quale Kisser apre con un riff potentissimo e avvolgente il nuovo pezzo Filthy Roth, con cui sviluppa l’ottimo climax di “groove” del gruppo. Segue un’altra passeggiata nel regno dei riff a semitoni e dei crepitii groove con la nuova What I Do!, e la sala salta per la prima volta quando i ragazzi attaccano i classici Manifest e subito dopo Convicted In Life, dove bisognava cercare riparo dalle prime eruzioni di mosh pit in sala e dai tentativi di formare un circle pit.
I Sepultura hanno proposto una setlist estremamente bilanciata, tra classici e pezzi del nuovo disco. Includendo la ormai popolare Sepultnation dell’era non-Cavalera, ha tenuto il pubblico in piedi per tutto il concerto!
Però sappiamo come stanno le cose. I Sepultura in questa formazione e con questo approccio, anche tra un decennio o due, non riuscirebbero a cambiare il fatto che il pubblico oggi viene ai loro concerti per il catalogo d’oro dei classici dell’epoca dei fratelli Cavalera. Anche se ipoteticamente i Sepultura non cambiassero assolutamente nulla per i prossimi 30 anni, e vista la situazione non c’è nemmeno da aspettarselo (l’evoluzione della band si è fermata), la gente continuerà ad andare ai loro concerti anche allora solo per i pezzi degli album usciti fino all’addio di Max Cavalera. Non capitemi male. Derrick Green ha una voce perfettamente adatta a ciò che offrono i pezzi prodotti con lui in studio, e oltre ai brani più recenti si sposa bene anche con i classici sul palco. Quindi il mix vocale di growl death estremo e urla core occasionali funziona sul palco in modo ottimale. Quello che manca a Derrick è un po’ più di carisma. Il tipo sul palco appare piuttosto trattenuto verso il pubblico, a tratti persino riservato. Parla di rado alla folla. Con la sua fantomatica stazza da due metri, spalle larghe, dreadlock che arrivano quasi alle ginocchia, sembra bestialmente adatto ai Sepultura, ma nella performance non riesce a sfruttarlo al 100%. Con un po’ più di teatro scenico, di sfottò e di provocazione del pubblico, svilupperebbe senza dubbio un livello più alto di carisma. I Sepultura hanno la loro politica, che non si può contestare, ma si sente comunque forte la mancanza di una seconda chitarra, che rafforzerebbe l’ipnosi del riff e del groove dei concerti. Derrick non è un chitarrista come lo era Max Cavalera, quindi i ragazzi dovrebbero, che so, portare in band un altro chitarrista. I momenti in cui Kisser parte negli assoli, appesi soprattutto al pestare sui pedali wah-wah, sono momenti che l’energia della voluminosa linea di basso riempie sì, ma si avverte uno spazio vuoto che si sarebbe potuto sfruttare ulteriormente, e un quadro sonoro ancora più pieno.
La band ha tirato fuori un suono super in sala. A prescindere dall’ipotesi dell'”aggiunta di un’altra chitarra”, va sottolineato l’ottimo nuovo arrivato nel gruppo Jean Turrer Dolabella, che con la sua prova alla batteria ha contribuito enormemente. Il ragazzo ha infilato senza problemi gli scarponi pesanti di Igor Cavalera! Il ritmo ce l’ha nel sangue. Accanto a un Paolo estremamente composto, che costruisce la sua performance esclusivamente sul puro suonare, senza teatrini, e quindi in qualche modo per logica agisce dalla seconda linea, la batteria con la spessa linea di basso si è incastrata alla perfezione nel quadro del nuovo spirito scenico della band, dettando in modo affascinante una marcia diabolica! A dominare il suono della band durante il concerto è stato soprattutto un rullante cannonesco e voluminoso, dal riverbero d’acciaio pulito e profondo, che ha scosso l’aria della sala senza riserve e ha viziato i meccanorecettori degli esseri umani presenti.
Eppure la sala è stata investita da una dannata frenesia di adrenalina solo più o meno a metà concerto, dove il climax ha toccato il primo picco e la gente si è mescolata in mosh pit selvaggi sui classici Dead Embryonic Cells, Troops Of Doom e Forceful Behaviour. Il pavimento era disseminato di cocci di bottiglie rotte, il nucleo del pubblico in trance, e la band ha dimostrato così che anche nel 2009 ai concerti padroneggia la situazione in totale souplesse. Con un semplice scatto verso il ripescaggio dei vecchi pezzi hanno portato la gente a mangiargli letteralmente in mano. Verso la fine del repertorio l’atmosfera cresceva di pezzo in pezzo, e ha mandato il popolo in delirio totale con la chiusura a tripletta Refuse/Resist, Territory e Arise. Solo nel finale sotto il palco sono scoppiate guerra totale e caos, con pezzi di vestiti e altri oggetti che volavano in aria, mentre i Sepultura macinavano tutto davanti a sé. Senza pietà hanno conquistato un nuovo territorio.
Il bis ha portato l’attesissima Roots Bloody Roots, dove i Sepultura non possono proprio sbagliare un colpo. Nel conto finale i risultati hanno superato del tutto le aspettative. Il concerto ha portato una devastazione energetica di dimensioni estreme, sollevata e tenuta su di giri soprattutto dall’entusiasmo plaudente di un Boogaloo ottimamente pieno! La risposta principale sta nella setlist bilanciata di materiale vecchio e nuovo! Purtroppo (di nuovo) tutti sono venuti a vedere i Sepultura per i vecchi pezzi, quindi alla band resta ancora molto lavoro per il futuro. Scrollarsi di dosso la mancanza di ispirazione offerta dai prodotti attuali, con la cronica carenza della postura brutalmente estrema dell’epoca d’oro, e liberarsi dell’ombra nera che incombe su di loro ormai da tredici anni. Spezzare la maledizione delle radici! E nonostante tutta la predica resta, in chiusura, una domanda. Nel 2009 vale la pena andare a un concerto dei Sepultura? Assolutamente sì!
foto: Aleš Podbrežnik (The Sorrow, Sepultura) e Lea Lesar (The Sorrow)
Setlist
THE SORROW: 1.Where Is The Sun 2.Far Beyond The Days Of Grace 3.Elegy 4.The Daggers Trust 5.From This Life 6.Knights Of Doom 7.Day Of The Lord 8.Death From A Lovers Hand SEPULTURA: 1. A-Lex / Moloko Mesto 2. Intro / Filthy Rot 3. What I Do! 4. Manifest 5. Convicted in Life 6. Intro / We’ve Lost You 7. Alex II / Treatment 8. False 9. Intro / Dead Embryonic Cells 10. Troops of Doom 11. Forceful Behaviour 12. Alex III / The Experiment 13. Sceptic Schizo / Escape the Void 14. Mass Hyponosis 15. Innerself 16. Sepultnation 17. Refuse/Resist 18. Territory 19. Arise —bis— 20. Kayowas Jam 21. Enough Said 22. Conform 23. Roots Bloody Roots
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