Unified Presence incantano la Cvetličarna con una magia ritmica indescrivibile (2009)

0 6

Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Cvetličarna, Lubiana
Data del concerto: 21.03.2009
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 27 €

Domenica sera alla Cvetličarna di Lubiana è sbarcata una formazione jazz di altissimo livello, gli Unified Presence: tre eminenze della musica che non hanno bisogno di presentazioni chilometriche, perché con il loro percorso creativo si sono guadagnati da un pezzo il rispetto di tutti i buongustai di jazz fusion, quelli con l’orecchio fino per le acrobazie ritmiche senza confini. A formare questo trio strumentale da sogno ci sono il chitarrista fuori dagli schemi David Gilmour, il leggendario bassista Jamaaladeen Tacuma e il mago delle pelli Will Calhoun, che tra gli amanti del rock è senza dubbio più noto come membro dei leggendari Living Colour. Ognuno di questi tre fenomeni è tra i musicisti ospiti più richiesti del nostro tempo, di quelli che parecchie band lontane dal mondo del jazz sarebbero felici di avere in formazione. Con curriculum così stupefacenti, la promessa era una vera festa per tutti i palati fini del jazz fusion e una serata incandescente di improvvisazione ritmica infernale.

L’affluenza ha in qualche modo superato le aspettative. In mezzo alla maggioranza di spettatori che gli anni della maturità li hanno superati da un pezzo, si notava anche un bel gruppetto di giovani, che ti saresti aspettato piuttosto a un concerto rock: bella prova del fatto che anche da noi la cultura dei concerti e la preparazione musicale stanno lentamente migliorando. Per quanto possa suonare sorprendente, l’interesse per il jazz fusion di qualità tra le generazioni più giovani sta di nuovo crescendo in modo evidente.

La cosa forse più affascinante degli Unified Presence è che sono artisti assolutamente imprevedibili: non sai mai che figura strumentale tireranno fuori nel secondo successivo, nel pieno delle loro avventurose imprese ritmiche. Non meno entusiasmante, durante l’esibizione, è l’energia straordinaria che riescono a evocare già dalle prime battute di ogni improvvisazione, insieme all’incredibile chimica tra strumentisti rodati al massimo. Ogni sera la band compila la scaletta in modo del tutto spontaneo, a seconda dell’ispirazione del momento, e nessuna improvvisazione suona uguale a quella del giorno prima, anche se certi motivi e certi assoli se li portano dietro a ogni concerto. Anche stasera gli Unified Presence hanno conquistato tutti con la loro miscela personalissima di jazz fusion strumentale dal pulsare funk e con l’improvvisazione continua come marchio di fabbrica.

Hanno aperto lo show nel modo più temperamentale possibile, senza alcun graduale accordo degli strumenti, e hanno fatto balzare in piedi in un attimo un pubblico fino a lì piuttosto rilassato, per non dire in un delirio positivissimo. Già all’inizio i tre pezzi grossi del jazz hanno sfoderato uno sperimentalismo fusion senza confini, con una marea di frasi strumentali disarmoniche, sostenuto però da un ritmo funk al galoppo che non poteva lasciare indifferente nessuno in sala. Alcune ragazze nelle prime file si sono perfino messe a ballare durante certe improvvisazioni, cosa che a un concerto di musica altamente sperimentale non vedi proprio tutte le sere, ma che è anche una bella prova dell’incandescenza ritmica e dell’eclettismo senza limiti di questo trio indomabile.

Dopo che ciascun membro, durante l’improvvisazione d’apertura, ha inserito in modo ben evidente i propri ghirigori inconfondibili, è arrivato il lungo momento solista di Calhoun. Sono pochissimi i batteristi che riescono a combinare in modo così splendido tutti gli stili delle formazioni con cui hanno suonato nel corso della carriera, come riesce a Calhoun. Vederlo suonare la batteria significa sentire sulla pelle quell’energia pazzesca. Il virtuoso della chitarra dal cuore caldo, Gilmore, aveva ai piedi una distesa di effetti con cui si è divertito a costruire un sacco di figure chitarristiche disarmoniche. La sua fedeltà all’avventura musicale senza fine l’ha dimostrata bene anche quando, in mezzo a una delle improvvisazioni, ha infilato il motivo centrale di “Star Spangled Banner”, mentre a Hendrix ha reso omaggio con il tema del classico “Purple Haze”. Calhoun, tra i tre, è quello che ha avuto i momenti solisti più vari. In uno di questi ci ha entusiasmati con il didgeridoo, il tradizionale strumento a fiato australiano. Poi non si è dimenticato di suonare uno speciale tamburo con cui riesce a lanciare ondate di campioni elettronici di ogni tipo, ormai un classico dei suoi assoli. Era davvero incredibile vedere come, dopo gli interventi solisti di Calhoun, gli altri due riuscissero sempre a rientrare sul tempo giusto e, spesso, a passare da lì a una melodia strutturata.

Durante lo show non sono mancate nemmeno sezioni improvvisate del tutto tranquille, in cui hanno creato un’atmosfera quasi meditativa. Ma ben presto sono tornati ai ritmi funk pulsanti, con cui sono riusciti ancora una volta a strappare l’intera sala dall’incanto e a trascinarla in un delirio incandescente. Il maestro Tacuma ha dimostrato di essere uno di quei bassisti capaci di tenere insieme tutto il gruppo, musicalmente e ritmicamente. Le sue virtù jazz più tradizionali sono emerse ancora di più dopo la fine di una improvvisazione tranquilla, quando hanno inserito nel set un adattamento dello standard big band “Little Sunflower”. Una mossa che a Tacuma calzava a pennello, visto che ai suoi tempi aveva collaborato con il leggendario sassofonista Wayne Shorter. Alla memoria di questo gigante del jazz la band ha reso omaggio anche con un adattamento sentitissimo del suo classico “Footprints”. Il concerto, dopo un bis scoppiettante, con tanto di figure sonore rock e con Tacuma che, con l’aiuto dei due compagni, ha messo in campo anche le sue doti di cantante, è volato via in un attimo.

A fine show i musicisti non sono rimasti con le mani in mano e hanno portato fuori enormi scatoloni di cartone pieni dei loro CD. Hanno accompagnato il gesto con una battuta spiritosa, “ecco una piccola sorpresa natalizia per voi”, che una parte del pubblico ha preso alla lettera, mostrando una dose del tutto inutile della tipica meschinità da sloveni: la merce volevano portarsela via senza pagare. Tanto per dire quanto rispetto abbiano alcuni spettatori per la fatica di questi artisti. Aggiungo un dettaglio interessante, che di sicuro farà gola a tutti quelli che quella sera si sono persi l’occasione di stare con gli Unified Presence: dopo la fine del concerto Brane Rončel è salito sul palco e ha annunciato, in estasi, che l’indomabile trio ci farà divertire ancora a fine giugno con un’esibizione alle Križanke di Lubiana e a fine anno in un nuovo programma TV.

Gli Unified Presence hanno più che giustificato la loro fama di giganti della fusion, con una fantasia senza confini per l’improvvisazione piena di spirito. La loro dimostrazione di jazz fusion infernale, fatta di tanti colpi di scena brillanti e di improvvisazioni libere, e il ritmo funk contagioso ci hanno lasciato addosso vibrazioni positivissime anche a show finito. Oltre allo spettacolo strumentale da sogno, durante l’esibizione non c’è stato nessun problema evidente con l’acustica, quindi anche da questo punto di vista la serata è stata più che riuscita. È vero che i musicisti non hanno cercato molto il contatto visivo con il pubblico, cosa che a qualcuno ha dato fastidio, ma tra un pezzo e l’altro hanno fatto capire di essere più che soddisfatti delle vibrazioni positive e della risposta della platea, che Gilmore ha spronato più volte con entusiasmo ad accompagnare il ritmo con le mani. Purtroppo da noi di concerti di jazz rock fusion di qualità di questo tipo se ne vedono ancora pochi, ma proprio per questo sappiamo apprezzare ancora di più quei rari momenti in cui da noi passano alcuni dei grandi eroi dell’avventura sonora senza confini e dello spirito ritmico.

Fotografie: Mojca Perdih

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie