A Zagabria gli HammerFall giustificano a fatica il loro status di star della serata (2009)
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Boogaloo / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 07.04.2009
Pubblico: 1000
Prezzo del biglietto: 170,00HRK / 190,00HRK
Il piazzale di cemento davanti al club Boogaloo di Zagabria, una mezz’oretta prima del concerto, può essere un posto parecchio interessante e sorprendente. Dal cielo (cioè dalla finestra del backstage che gli sta sopra) piovono sui visitatori ignari i plettri dei chitarristi degli HammerFall, e tra i tanti roadie, tour manager e promoter che sfrecciano ognuno per i fatti suoi può perfino capitarti il frontman dei Bloodbound, che si mette a chiacchierare con te di cose di tutti i giorni. Dopo la lunga intervista con Pontus Norgren (HammerFall), io e Aleš ci siamo così lasciati andare a una chiacchierata easy con Urban breed (il cognome è volutamente con la minuscola), che forse più che per i Bloodbound è famoso come ex cantante dei Tad Morose, e abbiamo scoperto un sacco di dettagli interessanti sulla vita del musicista in tour (leggi l’intervista). Dopo l’immancabile servizio fotografico, Urban si è praticamente catapultato dal tavolo a cui eravamo seduti dritto sul palco, e lo spettacolo nel Boogaloo discretamente pieno è cominciato.
| BLOODBOUND: |
I Bloodbound sono una band svedese relativamente giovane, ma già piuttosto affermata, e il loro asso nella manica è proprio il già citato Urban. Al cantante carismatico non si sono sentite per niente le corde vocali malconce di cui si lamentava durante la chiacchierata, anzi, si potrebbe dire che quella sera la sua prestazione sicura ha vocalmente messo in ombra i due frontman che sono saliti sul palco dopo di lui.
Va lodato soprattutto il fatto che Urban, a differenza per esempio di Joachim Cans, non si è “tenuto indietro” e ci ha servito più di una volta anche i registri alti, quelli che molti vocalist metal, soprattutto quelli con qualche anno sul groppone, preferiscono evitare per “risparmiare” la gola durante i live. Anche gli altri membri della band, per lo più musicisti rodati e vecchie conoscenze dei palchi di mezzo mondo (se ne può leggere di più nel report di Rockline da Maribor), non sono stati da meno e, nonostante abbiano suonato solo mezz’ora, hanno entusiasmato il pubblico assetato di power metal vero sotto il palco. Come il giorno prima nella capitale della Stiria slovena, la band ci ha presentato cinque pezzi dei suoi tre album Nosferatu, Book of the dead e Tabula rasa, poi, tra gli urli del pubblico, ha dovuto sgomberare in fretta il palco per i tanto attesi Sabaton.
| SABATON: |
Il fenomeno Sabaton è difficile da spiegare in poche righe. Con una filosofia musicale ben costruita e un marketing intelligente, in meno di dieci anni di attività la band si è conquistata una schiera invidiabile di fan fanatici in tutto il mondo, e a Zagabria l’effetto di questa strategia studiata a tavolino si è sentito eccome. L’euforia scatenata al loro ingresso sul palco è paragonabile a quella che riservano solo le più grandi star del mainstream, e a concerti di questo tipo ne siamo testimoni molto di rado, almeno in questa forma. Se n’è accorto anche il frontman Joakim Broden, che tra un pezzo e l’altro ha dovuto interrompere la sua solita routine, fatta di monologo da intrattenitore e di sfoggio del proprio pacco (cosa che già a Maribor faceva con gran soddisfazione), per ringraziare sinceramente il pubblico e il fan club zagabrese dei Sabaton.
L’entusiasmo ha toccato il culmine durante l’eroica Attero dominatus, con cui abbiamo rivissuto la battaglia di Berlino, Primo victoria, che ha evocato lo sbarco in Normandia, e Metal machine che, nonostante il titolo eloquente, a differenza degli altri pezzi della band non parla di scontri bellici storici. Il suono era a un livello invidiabile, e le chitarre di Sunden e Montelius erano affilate come le baionette sui fucili dei campi di battaglia della prima guerra mondiale, dove ci hanno portati Cliffs of Gallipoli e Price of a mile. La formazione, che potremmo definire una specie di risposta svedese ai Manowar, dopo tre quarti d’ora abbondanti ha incassato un applauso fragoroso e scatenato un’ondata di ovazioni davanti alle quali gli HammerFall avrebbero potuto chiedersi, a ragione, se in futuro non sarebbe meglio lasciare il ruolo di headliner direttamente ai Sabaton. Ma quello non era l’unico problema che le star della serata si sono ritrovate ad affrontare.
| HAMMERFALL: |
L’inconveniente tecnico più grosso e probabilmente più spiacevole che possa capitare a un cantante sul palco è che, dopo un’introduzione pomposa fatta di effetti laser e altri effetti audiovisivi, il microfono lo pianti in asso proprio nel momento in cui, sul pezzo d’apertura, esce da dietro il telone con passo eroico. È esattamente quello che è successo a Joachim Cans all’inizio dell’esibizione degli HammerFall, e così, dopo il primo pezzo Punish and enslave, durante il quale lo sfortunato Cans ha corso impotente per il palco lanciando occhiate preoccupate verso il mixer, i maestri del metal nordico hanno dovuto interrompere il concerto per qualche minuto. I fan dei Sabaton ne hanno approfittato alla grande, provando a richiamare sul palco i loro beniamini, ma Dronjak e compagni, risolti i problemi, li hanno zittiti con successo grazie alla possente Crimson thunder. Sono seguite le ottime Legion, Blood bound, Renegade e la monumentale Hallowed be thy name, le cui conseguenze, come ha spiegato Cans, chi va al concerto di solito le sente il giorno dopo, e si chiamano “slayer neck”. Senza paura del cosiddetto colpo della strega, la folla di capelloni ha cominciato a headbangare senza pietà, mentre davanti alla batteria dal soffitto è scesa una cortina d’acqua su cui un raggio laser dal fondo disegnava vari motivi legati alla band. Una trovata visiva ingegnosissima ed efficace, davanti alla quale abbiamo dimenticato del tutto la mancanza di pirotecnica e simili.
Durante lo strumentale Something for the ages si è presentato il nuovo chitarrista Pontus Norgren, che dopo l’addio di Stefan Elmgren ha preso in mano il ruolo principale nel reparto, visto che è noto come l’esile Dronjak, sia in studio che sul palco, di rado si lanci in escursioni soliste. Norgren ha portato nella musica degli HammerFall qualche nuovo approccio, che però resta ancora fortemente legato al più celebre virtuoso svedese dalle dita veloci, Malmsteen, con cui Pontus ha collaborato a lungo. Dopo i singoli Any means neccesary e Natural high, con cui la band ha promosso gli ultimi due album, poco prima della fine è arrivata anche la celebre Riders on the storm, in cui l’ascoltatore attento ha notato la già citata eccessiva cura di Cans per le corde vocali: il cantante ha infatti eseguito la parte ad alta frequenza prima dell’assolo un’ottava sotto rispetto all’album. Gli anni hanno evidentemente presentato il conto, come dimostra anche il fatto che Cans aveva fatto lo stesso già il giorno prima. Nel bis abbiamo sentito Lore of the arcane, trailblazers e la leggendaria Let the hammer fall, che coi suoi riff ci ha riportati ai tempi in cui sui palchi del mondo regnavano Accept e Judas priest, mentre a chiudere l’esibizione è stato il primo singolo di successo dell’album Crimson thunder, Hearts on fire.
Gli HammerFall, nonostante i problemi, hanno portato a casa il compito con lode, ma ci si potrebbe comunque chiedere, a ragione, come se la sarebbero cavata dopo i Sabaton se, in quanto protagonisti della serata, non avessero avuto a disposizione un palco due volte più grande, il doppio del tempo e effetti speciali davvero originali. Ma è una questione secondaria. Molto più importante è la constatazione generale che concerti di questo tipo, dalle nostre parti e anche un po’ più lontano, sono ancora ben frequentati e accolti, e che le nuove generazioni reagiscono agli impulsi della musica orientata al mercato ancora come venticinque anni fa, il che ci permette di non temere per il futuro del metal.
foto: Aleš Podbrežnik
Setlist
BLOODBOUND: 1. Sweet Dreams 2. Metal Monster 3. Book Of The Dead 4. Take One 5. Nosferatu SABATON: 1. Introjavel 2. Ghost Division 3. The Art Of War 4. 40:1 5. Cliffs Of Gallipoli 6. Attero Dominatus 7. Price Of A Mile 8. Primo Victoria 9. Metal Machine 10. Outrodevil HAMMERFALL: 1. Punish And Enslave 2. Crimson Thunder 3. Legion 4. Blood Bound 5. Renegade 6. Hallowed Be My Name 7. The Abyss 8. Last Man Standing 9. Heeding The Call 10. Glory To The Brave 11. Something For The Ages 12. Any Means Necessary 13. Natural High 14. Keep The Flame Burning 15. Between Two Worlds 16. Riders Of The Storm —bis I.— 17. Lore of the Arcane 18. Trailblazers 19. Let The Hammer Fall —bis II.— 20. Hearts On Fire
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