Child Abuse, gli araldi di un suono nuovo (2010)
Luogo: Klub Gromka, Lubiana
Data del concerto: 03.01.2010
Numero di spettatori: 0
Metelkova ci rifornisce di continuo di avventure musicali tutto fuorché ordinarie, anzi piuttosto atipiche, e sono proprio questi i momenti che da spettatore di concerti non vedo l’ora di vivere. Stavolta a farci visita da Brooklyn sono arrivati degli strani rocker sperimentali, che non si accontentano di pescare a piene mani da fonti musicali già consolidate, ma cercano di coltivare un proprio approccio alla musica rock, che a qualcuno suona più riuscito e a qualcuno meno. Io sono nella prima categoria, perché cerco sempre un suono diverso, che non sia la copia di qualcosa di già sentito, ma un tentativo di costruirsi un’identità propria.
I Child Abuse rientrano senza dubbio nella categoria degli scienziati del nuovo suono, perché ci sono ben poche cose che non osano infilare nei loro pezzi. Anche il pubblico era aperto alle loro imprese: l’atmosfera era ancora festiva e la gente era per lo più di buon umore. Spero solo che gli americani non si siano fatti turbare dai “fuck off” gridati da uno o più soggetti, ma era detto in buona fede, visto che in Slovenia di solito vale il principio opposto: dici esattamente il contrario di quello che pensi davvero. Credo comunque che gli americani abbiano capito dall’aria che si respirava che era solo uno scherzo e che nessuno voleva davvero cacciarli via. Ad ogni modo, i ragazzi ci hanno fatto capire fin dall’inizio, nonostante fosse la prima serata del loro tour europeo, che con loro non si scherza: hanno attraversato le note a tutta velocità come un TGV, sfoggiando una quantità impressionante di competenza tecnica. Nemmeno dopo hanno mollato un attimo e ci hanno bombardati senza sosta con una musica aggressiva e selvaggia, che però non era per niente caotica, perché sotto tutto quel rumore e quella velocità si nasconde una grande dose di organizzazione e di talento compositivo.
A livello sonoro il concerto mi ricordava parecchio i loro compagni di sventura croati nella creazione di razzi sonici, i Tigrova Mast, con la differenza che i Tigrova Mast mescolano al loro rock sperimentale più punk, mentre i Child Abuse si dedicano molto di più anche agli elementi metal, in particolare al grindcore, cosa che si nota soprattutto nel cantato urlato e nei passaggi estremamente tecnici, dove delle mini tastiere Casio e un suono di basso pesante prendono il posto del taglio di sega delle chitarre. Ma l’effetto è identico e con non meno testosterone che se sul palco ci fossero state delle chitarre. Brutale, crudo e sballato, come si conviene al grindcore. Però con i Child Abuse non c’è solo questo. Questi elementi metal sanno arricchirli con spunti jazz, prog rock e chissà cos’altro, e alla fine ti puoi solo grattare la testa e chiederti cosa diavolo hai appena ascoltato. Se dicessi che suonano musica progressiva non sbaglierei di molto, ma chi cercasse in loro affinità con il suono degli anni Settanta ne troverebbe poche, magari solo un’occasionale strizzata d’occhio ai King Crimson (in particolare del periodo Red), ma qui si tratta più di una specie di voglia di evadere dai limiti musicali. I ragazzi cavalcano semplicemente l’onda del futuro della musica progressiva.
Gli americani ti impressionano davvero, e nonostante abbiano suonato solo un’ora, in quell’ora mostrano più di tante band in tre. Tecnicamente eccezionali, perfetti nella composizione, con comunque abbastanza spazio per l’improvvisazione da lasciare ai pezzi la libertà di respirare. Sul piano sonoro sono davvero qualcosa di speciale: il suono del basso può essere potentissimo e pesante, ma anche piuttosto jazzato. Sia il bassista che il tastierista usano infatti una marea di effetti che azionano con i piedi, e così ne esce un piccolo mare di combinazioni sonore diverse. A prima vista il tastierista sembra buffo, nascosto com’è dietro un mini sintetizzatore Casio che pare più adatto alle feste dei bambini che ai concerti, ma riesce a tirarne fuori certi suoni demoniaci, e Luke Calzonetti è così padrone dello strumento che non riesci a credere a quante cose riesca a fare su una superficie così piccola. Il quadro sonoro lo completa un ottimo batterista, che ha entusiasmato sia con i trucchi più metal sia con quelli più rock e jazz. I ragazzi sono davvero musicisti di altissimo livello e non lasciano niente al caso.
I Child Abuse oltrepassano i confini dei generi che includono nelle loro creazioni e danno vita a miscele tutte loro, che difficilmente si potrebbero definire non avanzate, perché puntano di continuo a distruggere gli schemi tipici e gli standard consolidati. Con il loro concerto alla Gromka hanno convinto della propria missione me e probabilmente molti altri tra i presenti. Sono band che incarnano lo spirito della musica progressiva e oggigiorno succede proprio così: di solito le trovi nei locali più piccoli, come è stato anche stavolta.
Foto: Rok Podgrajšek
Scaletta
1. Hold This 2. Bebe 3. Cut ‘n’ Run 4. OP Zone 5. Financial Burden 6. Froze 7. Wrong Hole 8. Violent Utopia I 9. I Hate Me
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