Bulstock, ovvero la storia del pop/rock sloveno in una sola serata (2010)

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Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Hala Tivoli / Lubiana
Data del concerto: 03.02.2010
Pubblico: 2000 persone
Prezzo del biglietto: 15 €, 19 € il giorno del concerto

Il fatto è che la Slovenia ha sempre avuto una scena musicale di qualità, costruita sul suo apice degli anni Sessanta e Settanta. Per questo il re dei giornalisti musicali sloveni, Dragan Bulič, vera e propria piccola enciclopedia della storia musicale, ha deciso di organizzare un evento unico e storico: il “Bulstock”, come ha ribattezzato questa maratona di concerti il cantautore Andrej Šifrer. Il giornalista ha invitato tutti quelli che hanno fatto la storia musicale slovena; la maggior parte è riuscito a convincerla a salire sul palco, alcuni purtroppo hanno declinato (per esempio i Buldožer, che andrebbero citati nello stesso respiro della scena musicale slovena).

 

“Še pomnite, prijatelji?” (“Vi ricordate ancora, amici?”) riassume lo spirito dell’evento. Sul palco abbiamo infatti sentito tutte le leggende che hanno scritto la storia pop/rock slovena; cantautori e band hanno provato a suonare una selezione dei loro pezzi di maggior successo, che fosse un medley di hit o un paio di brani con cui i musicisti si sono guadagnati l’immortalità.

Nella Hala Tivoli stracolma c’erano appassionati di musica di tutte le età: dai nostalgici della vecchia generazione, passando per i quarantenni e cinquantenni che hanno passato la giovinezza tra le braccia della new wave jugoslava, fino agli alfieri della generazione più giovane, che rifiutano la commercialità della musica da MTV di oggi e sanno apprezzare la cultura slovena.

Circa 2000 anime aspettavano così nella Hala Tivoli l’inizio di una serata irripetibile, che è stata aperta ovviamente dall’arrivo dell’uomo che ha reso possibile tutto questo: Dragan Bulič. Con qualche parola d’apertura ha presentato il programma, ha annunciato un paio di sorprese (una delle quali era il cantautore Tomaž Pengov, che però al “Bulstock” non ha potuto esserci per una malattia improvvisa) e infine ha chiuso l’introduzione presentando i Bumerang, che erano probabilmente, come è stato detto, la band “più cruda” della serata. Con tre pezzi (Grenka želja, Inside Looking Out e Got the Thing on the Move) hanno scaldato il pubblico a dovere, e dopo i Bumerang sono arrivati gli Stari mački, che oltre a suonare Stari med hanno accompagnato quasi tutti i cantautori. Uno dopo l’altro sono sfilati sul palco i solisti della cultura pop slovena: Matija Cerar, Miha Jazbinšek, Lado Leskovar, Eva Sršen, Lidija Kodrič e Metka Štok. Alcuni di loro sono comparsi su un palco solo dopo qualche decennio, e hanno dimostrato che non sono affatto da buttare via. Gli Stari mački hanno poi lasciato il posto a degli altri vecchi rocker che non si possono ignorare: i Čudežna polja, che prima ci hanno sorpreso con un medley di successi dei Beatles, poi hanno “dato fuoco” alla Hala con un altro medley dei migliori pezzi del loro repertorio. Aleksander Mežek è stato il successivo a scaldarci il cuore, e ci è riuscito definitivamente con l’ultimo brano, nientemeno che Julija. Che Mežek sia ancora un nome grosso in Slovenia non l’ha fatto capire solo il pubblico: Bulič ci ha anche rivelato che Aleksander farà uscire a breve un nuovo album, che però non è roba per i palati da Murka, per usare le parole di Dragan. Dopo trent’anni abbiamo rivisto e risentito gli Ultimat in formazione ricomposta, che con Moški čaj ha regalato agli uomini la formula per una vita migliore; è toccato poi a una band di Novo mesto, chi altro se non i Rudolfovo. Edvin Fliser e i Rdeči dečki ci hanno onorato con le cover di Keep on Running e Delilah, e poi è arrivato uno dei principali nomi della canzone d’autore, che resiste ancora oggi: Andrej Šifrer. Con Gorska roža e Oče (durante il pezzo ha infilato anche vari altri suoi brani, ovviamente nel contesto, una specie di medley insomma) ha probabilmente accontentato il pubblico, visto che sono forse le sue due canzoni più famose. Al successivo ospite, Tomaž Domicelj, ci è spuntato un sorriso in faccia. Al “burlone” maestro della chitarra, rocker nell’anima, si è unito quello che è con ogni probabilità il miglior batterista sloveno, icona del jazz della Slovenia, Drago Gajo. Con un’introduzione pazzesca Domicelj ci ha portato dentro Srečen dan, e con Gajo ha suonato Letnik 48, che ovviamente non era dedicata solo ai nati del ’48, ma a tutti i presenti. Poi è arrivato probabilmente il culmine della serata, anche se non nella formazione originale: i Srce con la mente del progetto, Janez Bončina – Benč. I tasselli mancanti dei Srce sono stati rimpiazzati da membri dei September e da musicisti più giovani. Gvendolina, Vsak dan ob istem šanku, Ta noč je moja e Zlata obala: tutto questo si poteva sentire dal vivo probabilmente per l’ultima volta, da una delle band più influenti dell’area slovena. I Bor Gostiša blues band avevano sul palco più giovani che vecchi, allungandosi così la carriera sulla nostra scena, mentre l’entusiasmo è andato avanti con i leggendari Dekameroni, che ovviamente non potevano fare a meno di preko Save šumi. Dopo qualche decennio Jernej Jung si è seduto di nuovo alle tastiere e, insieme agli amici, ha cantato tra le altre cose anche Molitev. Dopo Jung sul palco è comparso Jimi Hend… cioè Pavle Kavec con la sua band Oko (non con la formazione dell’esordio Raskorak (anche se Miro Tomassini era presente, dato che suonava con i Bumerang), ma con un trio che funziona come tribute band di Hendrix), e dopo di lui sono arrivati altri rocker, di stampo più progressive: gli Ave. La scena del Litorale è stata rappresentata dai Prizma con i brani Pogum e Senca, e poi è arrivata una delle sorprese più grosse della serata: la jazz-rock band Predmestje, ai suoi tempi una delle più grandi in Jugoslavia. Per mancanza di tempo hanno dovuto ridurre da tre a due i brani preparati, Ritem življenja e Oaza. Per ultimi, almeno così pensavamo noi in sala, sono saliti sul palco quelli di Milan Petrovič, che hanno chiuso, a quanto pare, con il successo dei Kinks You Really Got Me. Ma Dr. B (Dragan Bulič) per il gran finale aveva preparato una sorpresa tutta speciale: Lado Leskovar, con l’aiuto degli Stari mački, ha cantato Poslednji vlak.

Per colpa del “lungo braccio della legge” degli uomini in blu il concerto ha dovuto essere accorciato, ma lo spettacolo annunciato di quattro ore è finito comunque dopo cinque. Chi si è perso questo evento può davvero mangiarsi le mani, perché quel giorno si è scritta la storia. E come ha detto Šifrer, speriamo che il “Bulstock” diventi un appuntamento fisso annuale, magari non in questo formato e con questo programma, ma qualunque cosa di simile sarà più che soddisfacente.

Foto: Peter Hozjan

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