Reformation: i giorni d’oro dei New Romantic tornano a splendere (2010)

0 7

Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Dom sportova (velika dvorana) / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 27.02.2010
Spettatori: 5500
Prezzo del biglietto: 49,38€ (parterre) / 42,54€ (tribuna)

Nella pletora di reunion che “affliggono” il presente del rock, con l’intento di risvegliare la nostalgia dei tempi in cui si volava sulle nuvole della gloria con tutta l’ingenuità della giovinezza, anche per quelli che sono forse i rappresentanti più tipici dell’onda New Romantic degli anni Ottanta è arrivata la fine della “fase di sbornia e atterraggio”. Gli Spandau Ballet. Anche loro hanno venduto il proprio talento musicale con l’aiuto di una bellezza da “boyband”. Ne hanno esaltato l’aspetto immacolato con mosse astute, attraverso l’immancabile mascherata “glam-trucco”, che però non ha mai coperto il senso di eleganza altissima e il fascino signorile di questa band, tipica rappresentante dell’era della new wave anni Ottanta.

La richiesta di biglietti per i concerti della formazione di nuovo riunita, con la line-up originale, che per la prima volta dopo lo scioglimento di 19 anni fa è tornata sui palchi del Regno Unito nell’autunno 2009, ha dimostrato che la gente non si è affatto dimenticata del “rock ballerino”. La O2 di Londra, per dire, la band l’ha fatta sold out in appena 20 minuti. Un’arena che comunque è più grande della media dei palazzetti sloveni e che regge una capienza di 23.000 persone.

Beh, la vecchia Europa continentale non è il Regno Unito. Gli Spandau Ballet decidono di portare il “The Reformation” tour anche negli altri paesi europei e così li abbiamo aspettati non a Lubiana, ma a Zagabria. Dopo 21 anni da quando si erano esibiti a Lubiana per la terza e ultima volta. E il colpo d’occhio? Verso le otto di sera le tribune erano belle piene. Fino al 70% dei posti disponibili. Più posti, comunque, non li hanno aperti. Quindi i posti a sedere erano in pratica tutti occupati. La causa dell’assalto alle tribune stava nella differenza di prezzo dei biglietti. Il biglietto per il parterre costava 50,00€, quello per la tribuna 7,00€ in meno. Eppure anche il parterre si riempiva di minuto in minuto, tanto che alle nove e mezza, quando gli Spandau Ballet sono sbucati sul palco, la grande sala del Dom sportova era un vero luna park, che attendeva freneticamente i suoi trovatori.

Il pubblico è invecchiato insieme agli Spandau Ballet. Le annate di nascita tra il 1960 e il 1980 con la sezione aurea centrale intorno al 1970, hanno portato la maggioranza dei fan della band fin dai tempi dell’adolescenza. Un telone, alto e largo quanto la struttura del palco, su cui veniva proiettato un breve film biografico sulla band, nei primi minuti nascondeva la vista del palco. Tutti gli occhi erano puntati su quel telone e seguivano le inquadrature dei filmati d’archivio degli Spandau Ballet. Come da copione, dalla parte femminile del pubblico si sono levati subito alcuni profondi sospiri. Il sipario è poi sparito all’improvviso e davanti ai presenti si è stagliata la vista del celebre quintetto, schierato tutto in primo piano sul palco e illuminato appena da qualche faretto di supporto! Il pubblico è in estasi! Nella sala esplode un boato!

L’inizio non poteva essere pensato meglio. Gli Spandau Ballet ci hanno sparato dritti all’esordio della loro carriera con i successi To Cut A Long Story Short e Freeze. Un mix di rock, punk, con un pizzico di suoni di sintetizzatori primitivi e una base ritmica danzereccia “alla Gary Glitter, tum-tum”. Le fondamenta del synth pop, ovvero dei New Romantic. Le figure del principale autore e chitarrista della band Gary Kemp dietro le tastiere, e del percussionista e sassofonista Steve Norman alla chitarra, catalizzavano la maggior parte dell’attenzione, perché non li vedi mica suonare ogni giorno le tastiere (Kemp) o la chitarra (Norman). In effetti, a Zagabria gli Spandau Ballet hanno così rievocato i loro primi passi nella carriera musicale. In linea con questo, l’atmosfera iniziale era alimentata anche dall’illuminazione del palco, volutamente debole e minimale.

I ragazzi vestiti a festa, sempre accompagnati dal fascino di una grande eleganza e dal senso estetico nel combinare recitazione scenica e show, con la moda dei vestiti costosi (buongiorno Bryan Ferry!) , hanno preso le loro posizioni standard sul palco solo con il terzo pezzo, Hghly Strung. Un brano con un riff di chitarra in evidenza nella strofa e che ha confermato (insieme a tanti altri) lo spostamento della band  verso acque pop rock, con l’aggiunta sempre più frequente di una leggera spruzzata soul, soprattutto per il timbro e lo stile di canto di Tony Hadley. A questo punto il palco è stato inondato da una luce piena, con sfumature e giochi birichini di fasci di riflettori nei toni prevalenti di blu, verde e bianco.

La band è scaltra. Ti incanta con la sua sicurezza e la sua spavalderia. I ragazzi sono unici nel fondere la recitazione scenica con la brillantezza dell’esecuzione stessa del materiale. Tony Hadley, che non ha nascosto di essersi guadagnato un bel doppio mento negli anni di assenza dalla band madre, è ancora un cantante eccellente, oltre che un incantatore capace di soffiare sull’anima delle signore con grande efficacia. Con il contatto col pubblico, fatto di sguardi sicuri dritti negli occhi e di un sorriso contagioso, ha abbattuto senza fatica la barriera con la platea e bussato ai cuori viziati ed esigenti di tutte le ragazze, delle amiche o delle compagne di una vita. Il piacere di navigare nel sacco delle emozioni di un’atmosfera romantica spesso sognante, ulteriormente rafforzata dal sassofono erotico di Steve Norman, si è intrecciato con il canto corale dei ritornelli dei classici Only When You Leave, I’ll Fly For You, Round And Round, Through The Barricades, Lifeline, Chant No 1, True e soprattutto, nel bis, con Fight For Ourselves e con il brano che conoscono anche tutti quelli che ancora non sanno che lo eseguono gli Spandau Ballet, tanto è sempreverde. Gold!

I fratelli Martin e Gary Kemp hanno sfoggiato senza vergogna una fronte alta qualche centimetro in più, che si sono guadagnati negli ultimi 20 anni. Entrambi i Camp sono ancora oggi attori di scena agili, ma naturalmente Gary si prendeva più attenzione del fratello, quando alcune volte, soprattutto nei finali, si lanciava in compagnia dei sassofoni di Steve Norman in escursioni soliste. Non esagerate, ma con lo scopo, ben dosato, di rendere più vivace l’atmosfera sul palco!  Una di queste è stata la dilatata parte conclusiva di I’ll Fly For You, che ci ricorda che gli Spandau Ballet non sono solo un quintetto noto per il successo commerciale, ma, in senso musicale, soprattutto ottimi strumentisti.

Il profumo di sentimento dei tempi d’oro degli anni Ottanta e della conseguente nostalgia spensierata l’ha evocato soprattutto il classico Round And Round. Soprattutto grazie alla proiezione del film sull’enorme schermo sullo sfondo, che durante l’esecuzione del pezzo faceva scorrere immagini della band all’apice della carriera negli anni Ottanta.

Lo scorso ottobre gli Spandau Ballet hanno rafforzato il loro ritorno sulla scena con il nuovo album “Once More” (2009). Con arrangiamenti un po’ ristrutturati vi hanno proposto gli hit classici, così come altri brani “meno noti” dei regolari album in studio usciti negli anni Ottanta. In questa edizione speciale, che hanno già a casa soprattutto tutti i veri fan della band, hanno incluso anche due pezzi completamente nuovi. Uno di questi, cioè Once More, è stato suonato anche a Zagabria. Nonostante sia nato vent’anni dopo, non si poteva scacciare la sensazione che gli Spanadu Ballet anche nel nuovo tempo respirino ancora gli anni Ottanta, a pieni polmoni. Versioni più sottili degli originali le hanno vissute anche brani dagli arrangiamenti “allentati” come Love Like Diamond e poi, soprattutto, il duo da “Parade” Always In The Back Of My Mind e With The Pride. Durante l’esecuzione di quest’ultimo sul palco sono rimasti solo Gary e Tony. La chitarra acustica tra le mani di Gary lasciava intuire che dietro l’angolo c’è il superhit Through The Barricades. E infatti. Nella prima parte dell’esecuzione di questo successo sul palco erano ancora soli il cantante e il chitarrista, poi pian piano sono saliti anche gli altri membri della band. Il vero salto d’atmosfera l’ha offerto il cambio del motivo guida sul verso “Oh, turn around and I’ll be there…”, dove il blu da cabaret è stato sostituito da un vero lampo di luce nella sala, sostenuto da un unico colpo del quintetto, che ci ha portati incontro a una nuova atmosfera e a una prosecuzione dinamica e movimentata del brano. Sono quei momenti che dimostrano che gli Spandau Ballet sono maestri esperti, che sanno sfruttare ogni occasione offerta e volgerla a favore di un teatro di scena e di un divertimento più profondi.

In una delle pause Hadley si è lasciato andare a un lungo discorso e si è scusato con il pubblico, che ha dovuto aspettare più di 20 anni perché gli Spandau Ballet tornassero in queste lande sui palchi dei concerti! Tony ha cantato in modo fenomenale. Nei momenti in cui la band mostra la sua forza nel mettere in fila figure sonore compatte, melodicamente perfette e dal suono naturale, la sua voce è particolarmente seducente e intensa nella sensualità. Ha coronato il suo talento e il carattere di figura da palcoscenico in ogni istante con movimenti studiati sul palco e un canto vissuto, in cui non ha tralasciato il proprio marchio inconfondibile di articolazioni soul. Proprio quest’ultimo definisce in modo particolare il suo approccio vocale unico. Un po’ di problemi glieli ha creati il caldo che si sprigionava sotto i riflettori. Il sudore gli colava dal viso a fiumi e il tizio ha dovuto asciugarsi per bene gli occhi più di una volta, perché il sale bruciante vi si insinuava senza pietà. A fine concerto ha ricevuto dal pubblico un pacchetto di fazzoletti e li ha anche usati in modo teatrale, scatenando salve di risate nella sala.

Gli Spandau Ballet hanno alzato il livello della loro esibizione soprattutto nella seconda parte, infilando un hit dopo l’altro. Quando sono tornati sul palco e hanno fatto alzare il pubblico con Fight For Ourselves, era chiaro perché John Keeble abbia alle spalle un gong gigantesco. Il matto, nel finale del brano, ha quasi fatto cadere il gong dal supporto, tanto si è immedesimato nel picchiarci sopra. Tony Hadley ha presentato lo scatenato Keeble come “Mr. Yankeeman”, probabilmente perché è l’unico del quintetto a portare sul palco i “jeans”. Keeble ha continuato lo spettacolo così: dopo la fine di Fight For Ourselves si è sdraiato sul gradino che porta alla pedana della sua batteria e lì è rimasto immobile durante la parte iniziale, tranquilla, di Gold, finché Gary Kemp non gli ha chiesto: “John? Sei ancora vivo?”. L’esecuzione di Gold ha ovviamente creato un capitolo a parte. Vi si è unita con un fragore, per l’ultima volta nel concerto, tutta la sala. Gli effetti aggiuntivi alle percussioni, per i quali a Norman sarebbero servite almeno un’altra coppia di mani, li tirava fuori dalle tastiere un tastierista aggiuntivo.

La band ha offerto un suono di prima classe e uno spettacolo scenico di prima classe, confermando così di non aver rinnegato in nulla le proprie radici musicali, come le caratterizza l’opus degli anni Ottanta. Senza sbavature. Anche il palco riprendeva con nostalgia gli elementi delle strutture sceniche usate negli anni Ottanta. Basi aggiuntive, gradini, ringhiere. Un’ora e tre quarti di convivialità piena con i più grandi successi degli Spandau Ballet ha raggiunto il suo scopo. Ha confermato che gli Spandau Ballet sono come il buon vino, che con gli anni matura e diventa sempre meglio.

Più anni Ottanta di così non si può. Con quanto visto ci hanno dipinto un istante di struggimento nascosto, a cui ci legano ancora vivi i ricordi di vent’anni fa. Per un attimo l’illusione è diventata realtà! Gli Spandau Ballet sono risorti ancora una volta, come la fenice dalle ceneri sul rogo dell’eredità degli anni Ottanta. Il tempo, per gli Spandau Ballet, si è dunque fermato. Piroette perfette da balletto avvolte nel filo di seta della reformation di un’era di giorni lontani. Un’era che rivive solo nei momenti in cui rivive con lei la magia di scena degli Spandau Ballet. Speriamo il più spesso possibile.   

foto: Bojan Horvat

Scaletta

1.To Cut a Long Story Short
2. The Freeze
3. Highly Strung
4. Only When You Leave
5. I’ll Fly For You
6. How Many Lies
7. Virgin
8. Love Like Diamond
9. Once More
10. Round and Round
11. Always in the Back of my Mind
12. With the Pride
13. Through The Barricades
14. Instinction
15. Communication
16. Lifeline
17. Chant No. 1/Paint Me Down
18. True
—bis—
19. Fight For Ourselves
20. Gold

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie