Blaze Bayley porta a Ravne na Koroškem robot, samurai e un uomo che non vuole morire (2010)

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Kompleks / Ravne na Koroškem / Slovenia
Data del concerto: 01.05.2010
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 10,00€ (con prenotazione) / 15,00€ (il giorno del concerto)

Il Kompleks di Ravne na Koroškem è ben noto come palcoscenico dei Winterstrike di ogni anno, ma stavolta gli organizzatori hanno messo a segno il colpo grosso, portando in sala l’ex prima voce degli Iron Maiden, che oggi può vantare anche una carriera invidiabile, con alle spalle già cinque album in studio da cui sputa fuori heavy metal di qualità. A Ravne na Koroškem è arrivato Blaze Bayley, in compagnia di Dawn Patrol e Metalsteel.

Dopo tanto tempo i Dawn Patrol sembravano davvero in splendida forma, e quando ti circondano riff contagiosi e ti riempie le orecchie una voce pazzesca capisci subito cosa ti eri perso. Dopo l’addio della bassista Ana, partita per la maternità, i Dawn Patrol si sono rinforzati con il bassista Kipar (Eliminator), che ha dimostrato di essere la scelta giusta per la band. La sua parte l’ha suonata alla grande e, grazie all’ottimo suono, le linee di basso sono passate dominanti in primo piano; in più è quasi bello come Ana, hehe. Iztok e Jan, nonostante qualche piccola sbavatura, hanno dimostrato di essere una delle migliori coppie di chitarristi sloveni, e pezzi classici come Rockstar Ate My Hamster, Control e altri sul palco mancavano ormai da (troppo) tempo. I Dawn Patrol non sarebbero gli stessi senza l’energico e carismatico Aleš, che oltre a tutto ha una delle migliori voci in circolazione da noi, e la sua energia scenica è decisamente troppa per palchi così piccoli. The Wicker Man è venuta benissimo (nonostante un piccolo calo vocale), e fantastica è stata la chiusura con una delle migliori creature della scena metal di casa nostra, la fenomenale Fortress. Spero solo che in futuro si riescano a vedere i Dawn Patrol sul palco più spesso e che ci regalino qualche pezzo fresco.

Il riscaldamento heavy metal è proseguito con i veterani della scena heavy metal nostrana, i Metalsteel. Ragazza e ragazzi ultimamente si vedono spesso sui palchi in compagnia del leggendario James Rivera (Helstar, Seven Witches e altri), visto che suonano come sua band Sabbath Judas Sabbath, ma al Kompleks hanno proposto una scelta dei loro pezzi. I Metalsteel offrono sempre esibizioni energiche, soprattutto grazie all’ottima preparazione tecnica di tutti i membri, che sul palco possono così sciogliersi del tutto. Il duo di chitarre Beny/Rok ha come sempre servito un ricco assortimento di riff e assoli sparati con forza, mentre l’energico e carismatico bassista Matej si prende ormai sempre più spesso il ruolo di frontman, facendosi avanti e piazzandosi davanti al microfono. Il maggior progresso l’ha fatto di sicuro Daša, che stavolta ha pestato così forte sul rullante da far saltare in aria la bacchetta. Senza il classico heavy metal di casa nostra Heayv Metal is Our Religion ovviamente non si poteva fare a meno nemmeno stavolta, e dal vivo ha funzionato bene anche il nuovo pezzo Candy Eyes.

Poi, dopo una breve pausa, sul palco è salito finalmente l’uomo che aspettavamo tutti… l’uomo che non vuole morire… Blaze Bayley! Ci ha salutati con Madness and Sorrow dall’ultimo album Promise and Terror, con cui Blaze e la sua band dimostrano che il disco precedente, The Man Who Would Not Die, non era stato solo un tentativo isolato di tornare tra i vivi. Anzi, Promise and Terror è un’opera con cui Blaze fa capire che, nonostante tutte le tragedie che gli sono capitate negli ultimi due anni, cammina a testa alta sulla strada che si è tracciato: offrire ai fan ottimi dischi heavy metal! La band ha costruito la scaletta con cura e nel primo quarto di concerto ci ha portati sugli ultimi due dischi, e Blaze ha dimostrato fin dai primi istanti di essere un vero mostro a livello vocale. Con la sua voce da basso-baritono dà alla sua musica un marchio riconoscibile e unico, e la sua voce profonda, dominante e cupa crea un’atmosfera irripetibile. Nelle zone basse e medie Blaze semplicemente brilla, e in ogni pezzo mette la cosa più importante: ogni verso, ogni strofa e ogni ritornello li canta con un trasporto tale che ti si rizza ogni singolo pelo del corpo! Dal punto di vista vocale oggi Blaze sul palco è un enorme dito medio per tutti quelli che gli hanno rovesciato addosso letame quando, tra il 1994 e il 1999, con gli Iron Maiden ha pubblicato uno dei dischi migliori della loro carriera (The X Factor!) e Virtual XI, che probabilmente è davvero il momento peggiore della carriera delle Vergini, ma soprattutto per lo scarso contributo compositivo di Harris. Ma questa è un’altra storia, perché Blaze anche dopo aver lasciato i Maiden vive una ricca carriera da autore, con alle spalle già cinque dischi di ottimo heavy metal e una base di fan piccola, d’accordo, ma fedele! Una delle più solide senza dubbio anche in Slovenia, perché il Kompleks di Ravne ha mangiato letteralmente dalla mano di Blaze, accompagnandolo con rumore e a gran voce sia sui pezzi nuovi che su quelli vecchi. Il primo a riportarci nel passato è stato il pezzo che dà il titolo al terzo disco, la fenomenale Blood and Belief. Con quella voce profonda e roca Blaze sul palco sembra una possente belva mistica, ma quando ci parli a quattr’occhi sembra piccolo e umile, e questa è un’ulteriore prova della sua grandezza sul palco. Ed è chiaro che dietro a Blaze ci sono anche quattro ottimi musicisti, parte importante della formazione Blaze Bayley. La coppia di chitarristi Jay Walsh e Nico Bermudez ha sparato per tutto il concerto riff d’urto che a tratti sfiorano quasi il thrash, e con precisione chirurgica si sono passati anche assoli spettacolari, che uscivano spettacolarmente dai loro strumenti. Le chitarre accordate più in basso e, ogni tanto, anche le asce a sette corde si sposano alla grande con la voce profonda e possente di Blaze, che di sicuro ha fatto tremare anche il Peca, mentre i riff aggressivi e dinamici sono la materia prima perfetta per l’headbanging. Degno di lode il batterista italiano Claudio, che in tour ha sostituito Larry Paterson: in appena due giorni ha imparato altri pezzi e li ha suonati con precisione al millimetro, senza errori e con una gran partecipazione. Sul palco è inconfondibile il vivace bassista David Bermudez, che il palco lo riempie, esattamente come i suoi capelli, ma non si limita a posare e a passeggiare: ha anche un basso da dita veloci, e si è fatto notare davvero bene nei pezzi dei Maiden, dove le linee di basso di Harris sono notoriamente impegnative. Blaze ci ha così resi felici con due classici dei Maiden, prima Lord of Flies e poi Futureal, ricordandoci che anche lui, nel suo periodo con i leggendari britannici, ha contribuito con qualche ottimo pezzo! Il pubblico sorrideva al palco, proprio come la band sul palco, perché una reazione così probabilmente non se l’aspettavano, soprattutto dopo l’accoglienza più tiepida dell’anno scorso al Paranoid Open Air festival, dove tra l’altro nemmeno Blaze era di grande umore. Dopo la nostalgia Maiden, Blaze ha riportato l’attenzione sulla sua carriera solista, ci ha rimessi in mezzo a nuovi pezzi che meritano eccome di essere ascoltati, li ha interrotti con i classici The Brave e la fantastica Leap of Faith con un ritornello sensazionale, e con l’attacco travolgente del nuovo disco Watching the Night Sky, e ci ha portati attraverso la valle della morte con i samurai fino alle highlands scozzesi. Ovviamente con un altro classico dei Maiden, The Clansman, e prima ci ha ricordato l’importanza della libertà, grazie alla quale siamo arrivati al Kompleks e abbiamo scelto liberamente di ascoltare metal! I discorsi di Blaze tra un pezzo e l’altro a tratti sembravano quasi consigli di vita, ma erano soprattutto sinceri e genuini. “Motherfucking Man on the Motherfucking Edge” ci ha ricordato il pazzo Michael Douglas nel film Falling Down, mentre la profonda, travolgente The Man Who Would Not Die è sembrata un testamento vivente della vita di Blaze. Con il ritornello fantastico della splendida Robot e il classico Kill and Destroy siamo purtroppo arrivati troppo in fretta alla fine. Anche se la band ha suonato per due ore, 22 (!) pezzi, e quindi il concerto più lungo della sua carriera!

Dopo un concerto così è difficile capire come Blaze possa essere così trascurato. Fin dagli inizi della sua carriera metal con i Wolfsbane, passando per due album degli Iron Maiden (una perla heavy metal e un prodotto nella media) e ora con il suo quinto disco, dimostra che il metal vive e respira, proprio come il metal dei suoi album vive e prende a calci a piena potenza fin dall’esordio Silicon Messiah. Blaze Bayley è la prova vivente del perché il metal sia il genere musicale più sincero del mondo: crea quello che sente, che vuole e che sa che i fan vogliono. Nonostante tutta la merda che ha vissuto negli ultimi anni, resta coi piedi per terra e, anche se probabilmente suonerà sempre nei club da 500 persone (benché si meriterebbe ben più di un pubblico da 1000+ teste), per me Blaze è un’icona dell’heavy metal. La fede dell’organizzatore nel metal è anche il motivo per cui Blaze ha suonato a Ravne, e vista la reazione che la band ha ricevuto non dubitiamo che presto potremo rivedere Blaze e la sua band da queste parti.

 

foto: Martin Prezelj

Scaletta

DAWN PATROL:
1. Rockstar Ate My Hamster
2. Dark Side of Society
3. Control 4. Ghost
5. Alcoholic
6. The Wicker Man
7. Ametist
8. Fortress

BLAZE BAYLEY:
1. Madness and Sorrow
2. Voices from the Past
3. City of Bones
4. Blackmailer
5. Faceless
6. Smile Back At Death
7. Blood and Belief
8. The Launch
9. Lord of the Flies
10. Futureal
11. Letting go of the World
12. Waiting for my Life to Begin
13. God of Speed
14. The Brave
15. Leap of Faith
16. Watching the Night Sky
17. Samurai
18. The Clansman
19. Man on the Edge
20. The Man Who Would not Die
21. Robot
22. Kill and Destroy

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