Uriah Heep chiudono il tour europeo spalmando sul New Age una bella dose di nobile magia Heep! (2010)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: New Age / Roncade (Treviso) / Italia
Data del concerto: 08.05.2010
Spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 25,00€

Gli Uriah Heep sono evidentemente uno dei primi bersagli concertistici della ciurma di RockLine. E come potrebbe essere altrimenti, visto che bazzicano di continuo i palchi d’Europa e pure quelli degli altri continenti. Il tour in corso, dedicato ai primi 40 anni di carriera sul suolo europeo, i ragazzi l’hanno chiuso l’8 maggio 2010 a Roncade, vicino a Treviso, nello storico club New Age. Il locale è una classica roccaforte RockLine, con un’offerta molto interessante di metal e rock, anche se l’ultima volta ci siamo passati a novembre 2007, quando ci suonarono gli hard rocker tedeschi Bonfire (report di RockLine QUI).

Visto che l’ultima volta gli Uriah Heep li avevamo beccati il 23 aprile 2010 nell’ampia sala Helmut List Halle di Graz, in Austria (report di RockLine QUI), dove la band si era goduta un palco spazioso e lo show aveva raggiunto la combinazione ideale di condizioni sonore e performance scenica, la curiosità era tanta: come se la sarebbero cavata gli Uriah Heep in tutt’altro contesto, quello del club New Age? Lì dentro lo spazio è parecchio ristretto. Appena si superano le 300 teste, comincia lo stritolamento. Stavolta al New Age si sono riversate ben 500 persone e il posto era pieno fino all’ultimo angolo. La gente seguiva il concerto cercando di sbirciare il palco dalle posizioni più impossibili.

Era l’ultima data del tour. Si sentiva nell’aria che la band aveva in testa una cosa sola: tornare a casa, in Gran Bretagna. Niente gruppo spalla, e gliene sono immensamente grato, così le leggende le abbiamo aspettate fino alle undici e mezza di sera. Pigiati su un palchetto minuscolo, gli Uriah Heep hanno schivato con abilità le trappole acustiche dei piccoli club. Il suono era soddisfacente. Non perfetto, ma accettabile, con gli strumenti abbastanza distinguibili da capire chi stava facendo cosa sul palco. Forse a tratti la batteria spingeva un filo troppo in primo piano, ma è trascurabile considerando le dimensioni della “stanzetta” del New Age. D’altro canto sono emerse certe caratteristiche della band che non si assaporano proprio a ogni concerto. La gente stava letteralmente attaccata al palco. L’atmosfera intima era intensa e per un attimo ti veniva la sensazione di essere sul palco insieme a loro. Stavolta a regnare è stato soprattutto Bernie Shaw. La sua voce era eseguita in modo eccellente. Si sentiva alla perfezione anche l’effetto echo delay che gli aggiungevano in tempo reale dal mixer. Era un piacere guardare da vicinissimo che cosa fa davvero la band sul palco. Con gli in-ear monitor comunicano di continuo con i fonici e gli suggeriscono cosa fare per correggere il suono durante il concerto. Era un piacere anche osservare la comunicazione fra i membri sul palco. Le urla del batterista Russell Gilbrook mentre detta il ritmo. E si capiva chiaramente chi, in quel preciso momento, si occupava delle armonie multivocali. Qui i ragazzi si completano a meraviglia e sono infallibili. Forse è stata proprio la sensazione di spazio ristretto a far sì che la band, in questo aspetto, si percepisse sul palco ancora più efficacemente.

C’erano poi altri fatti che testimoniavano la totale scioltezza e leggerezza della band in questa serata. È difficile ragionarci in modo obiettivo, se aggiungi l’enorme chilometraggio di palco e l’esperienza che questi vecchi gatti si sono accumulati in tutti gli anni di battaglie, ma insomma. Il biglietto costava una miseria, 25,00€, ed era l’ultima data del tour europeo. Visto che per i concerti degli Uriah Heep di solito bisogna sborsare tra 32,00€ e 46,00€, era normale aspettarsi che la band accorciasse lo show. E l’ha fatto in modo radicale. Dopo un’ora esatta di concerto, infatti, hanno salutato il palco. Bis compreso, in tutto hanno suonato un’ora e dieci minuti. Per questo sono andati a briglia sciolta, hanno creato in un attimo la celebre magia che accompagna la band e Bernie, in particolare, non ha risparmiato la voce in modo così evidente.

Siccome il cachet era più basso del solito, i ragazzi hanno tagliato dal repertorio i classici guidati dalla chitarra acustica, Wizard e Free Me. Siamo rimasti a bocca asciutta anche con la ballata Rain. Sunrise è stata “spinta” apposta più in alto in scaletta e, in sequenza con Bird Of Prey, ha acceso un fuoco fenomenale. Bird Of Prey, come previsto, ha rimesso in piedi per la prima volta tutto il locale! La band ha tolto dal repertorio anche la nuova Corridors Of Madness e ha accorciato il finale di Lady In Black, con solo qualche ripetizione della celebre partecipazione del pubblico sulla melodia “Oh-oh”.

È stato interessante vedere la situazione quando Mick Box ha annunciato Easy Livin’ nel bis. Perché di solito non lo fa mai. “Suoneremo un pezzo dall’album “Demons And Wizards””, attacca Box. In quell’istante Bernie gira di scatto lo sguardo verso di lui, perché gli Uriah Heep non annunciano mai Easy Livin’ in quel modo. Anzi, non la annunciano proprio. Di sicuro Bernie ha sospettato due cose. O che Mick si fosse sbagliato su qualcosa, oppure che lui stesso si fosse perso qualche brano importante in scaletta, tipo Traveller in Time o Circle Of Hands. Poi il cantante ha tirato un sospiro di sollievo quando Box ha concluso la sua “lezione” dicendo che il pezzo si chiama, appunto, Easy Livin’. Quindi nessuna sorpresa. Peccato.

Per quanto riguarda l’esecuzione in sé, non serve ribadire che a incendiare di più sono stati i classici Gypsy, July Morning, Bird Of Prey e Sunrise. Durante Love In Silence, che un po’ si stacca dal resto della scaletta, alla band è toccato fare i conti con condizioni sonore non ideali. La chitarra acustica di Box non si sentiva quasi, mentre il palco era inondato dai suoni dei sintetizzatori di Lanzon. Il pezzo si distingue dal resto del materiale perché in questo tour gli Uriah Heep fanno rivivere soprattutto il repertorio classico basato su organi Hammond e moog, e lo stesso vale per gli arrangiamenti dei brani più recenti dell’album “Wake The Sleeper”, registrati proprio in quello stile.

Shaw sembrava incredibilmente rilassato. Impeccabile quel “grido” finale altissimo e potentissimo in Love in Silence, così come la conduzione partecipe e sensuale dei classici Gypsy e soprattutto July Morning. In quest’ultima non c’era nessun monitor a portata di mano sul palco su cui Bernie potesse sedersi, come d’abitudine, né il solitario fascio di luce viola che nella nebbia si fa strada fino alle tastiere di Lanzon nella parte iniziale e solenne del brano. Ma conta solo l’esecuzione. E qui i ragazzi mantengono tutta la loro padronanza, a cui non si attacca certo la ruggine che potrebbero suggerire i pensieri “maligni” di scetticismo sul presunto “logoramento” dopo quattro decenni di band.

Tirando le somme. Il concerto degli Uriah Heep, con un repertorio decimato e uno show cortissimo, stavolta non era la scelta migliore per chi non è fissato con la band e si è ritrovato all’evento magari perché non l’aveva mai vista prima. Per chi invece segue la band di continuo, il concerto ha offerto un’esperienza tutta particolare, in cui si poteva sentire ancora più intensamente la magia e l’energia della presenza scenica del gruppo. In pratica stavolta gli Uriah Heep erano così vicini che sembrava suonassero sul palmo di una mano, e in un attimo potevi fonderti con la loro essenza. Il New Age sarebbe tra l’altro il club ideale per un concerto acustico di una band come gli Uriah Heep. Ora li aspetta un po’ di riposo, poi partiranno oltreoceano per il Nord America e torneranno in Europa per i festival estivi. La band è in forma smagliante per eseguire il materiale dal vivo e speriamo che, con questa forma, metta insieme il prima possibile il materiale per un nuovo album in studio. Mantengono la loro inesauribile passione per la musica anche dopo essere entrati con successo nel quinto decennio di vita.

foto: Martin Prezelj

Setlist

1.Intro 2. Wake The Sleeper 3. Return To Fantasy 4. Only Human 5.Book Of Lies 6. Bird Of Prey 7. Sunrise 8. Love in Silence 9. Free N’ Easy 10. Gypsy 11. Angels Walk With You 12. July Morning —bis— 13. Easy Livin’ 14. Lady In Black

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