Banja Luka Rock Open Air 2010 visto con gli occhi dei Lene kosti (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Tvrđava KAstel / Banja Luka / Bosnia ed Erzegovina
Data del concerto: 26.06.2010
Presenze: 1200
Prezzo del biglietto: 18,00€
Chi l’avrebbe mai detto. I Lene kosti. Con la reunion dopo 17 anni di silenzio è successo che la band non si è limitata a salire sul palco una volta per regalare qualche zuccherino di nostalgia ai vecchi fan ormai brizzolati, che non avevano dimenticato il gruppo dai tempi più chiacchierati della sua potenza metallica! No. Dopo il novembre 2008 i Lene kosti si sono consolidati, fino al 2010, in un blocco compatto: a settembre 2009 hanno pubblicato per prima cosa un album con i loro demo, un mese dopo sono entrati in studio e a marzo 2010 hanno autoprodotto l’album “Do Or Die”. Hanno coronato il tutto con numerosi concerti in patria e all’estero e, soprattutto grazie a live energici e rodati a puntino, si sono guadagnati un sacco di simpatie anche tra gli ascoltatori più giovani e gli amanti del suono duro e puro.
Ed ecco arrivato quel grande evento. Il cosiddetto giorno miracoloso, il 26.06.2010. Quello che ha dettato la partenza della band per il festival di Banja Luka, il Banja Luka Rock Open Air. Se mi volto indietro anche solo di sfuggita, non riesco a credere a come sia volato quest’anno scarso, da quando io e l’organizzatore e direttore artistico del festival Boško Beuk, parlandoci esclusivamente via e-mail, abbiamo chiuso il contratto e sistemato tutto il necessario perché i padri dell’heavy metal sloveno salissero sul palco del festival.
| Partenza da Lubiana, alle 02.00 |
Eccoci! Jani, il nuovo autista dei Lene kosti, accosta davanti al parcheggio del Mercator in Šmartinska, in mezzo a Nove Jarše. Siamo dunque nel cuore della terra natia dei Lene kosti! È tutto pronto. La situazione è la solita. I fratelli Kavaš sfacciatamente, per non dire provocatoriamente, flemmatici, “Dr. Evil” come sempre carico all’inverosimile, coi nervi annodati in un nodo gordiano. Milan era così preso dai dettagli che con la sua forza di volontà d’acciaio è riuscito a convincermi che uno dei passeggeri per Banja Luka fosse di troppo. Tanto di cappello al genio dell’inattaccabile potenza mentale, la prima voce dei Lene kosti, ma non ero così rintronato dall’ultimo compito di matematica a scuola, nel maggio del 1989. Convinto di aver sbagliato i conti, mando a casa il fotografo ed ex bassista dei Lene kosti Dare Brenko. Dare si rassegna al destino e se ne torna da dove i piedi l’avevano portato, noi altri ci sistemiamo nel furgone. E guarda un po’. Contiamo: il quintetto (la band), l’autista (verificato sobrio), la “merchandiserka” Andreja, ovvero la venerabile first lady dei Lene kosti, la signora Krušič, e infine il manager rimpicciolito, con le guance ancora rosse come peperoni (meno male che era buio). Cinque più tre fa forse otto! Così dicono! “Brenkooooooo?!?!??!” Chissà cosa avrà pensato davvero, in quel momento, il povero Dare?
Questa ouverture asciutta, preludio di un’avventura di grande divertimento e peripezie interessanti, ha lanciato la squadra verso sud. Intanto la Slovenia era stata investita da una zona di alta pressione, e il viaggio verso sud ci riempiva di scetticismo. Stavamo filando dritti tra le braccia di precipitazioni abbondanti, cioè dietro alla pioggia che in Slovenia ci eravamo appena tolti di dosso. Con qualche sosta al volo per sigaretta e pipì arriviamo finalmente al confine tra la Croazia e la Bosnia ed Erzegovina. Stiamo quindi entrando nella Repubblica Serba. I documenti del carnet ATA, che durante i preparativi per l’assalto a Banja Luka mi avevano fatto ingrigire la testa per bene, si sono rivelati un male davvero necessario. Il nostro Jani, intanto, si è beccato una bella dose di strigliate dai funzionari di frontiera di entrambi i paesi. Dal lato croato i doganieri ci hanno perfino consigliato: “Odpustite ga! Ovaj je nesposoban!”, mentre all’ingresso nella Repubblica Serba il doganiere, durante il controllo del furgone, ci ha chiesto di suonargli “Moravac” se volevamo proseguire.
| Arrivo sul posto, ore 08.00: |
I negozi di Banja Luka avevano appena aperto e le macchinette del caffè nei bar si erano appena messe in moto, quando i Lene kosti arrivano trafelati in città e si fiondano dritti nel luogo del festival. La fortezza di Kastel! Un posto idilliaco, un’antica roccaforte. Non avremmo potuto desiderare una location più bella. Il sole spuntava da dietro le nuvole e faceva sperare che il tempo reggesse. Compongo il numero di Boško Beuk. “Dolazim za 20. minuta!” è la risposta dall’altra parte. Il palco era sopravvissuto al secondo giorno di festival. Il prato sotto il palco non era ancora stato ripulito. Ma a giudicare dai bicchieri solitari abbandonati nell’erba, non era affatto un buon segno. Si poteva sospettare che l’affluenza del secondo giorno fosse stata a dir poco disastrosa, come confermavano anche le voci raccolte più tardi tra i presenti.
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Un po’ di colpa è del maltempo, un po’ della successiva rinuncia di tutte le band principali che avevano confermato la loro presenza al festival. Tra loro c’erano i MM Classic Whitesnake (feat. Stefan Berggren) – la formazione di ex Whitesnake composta da Micky Moody, Bernie Marsden e Neil Murray, poi Ray Wilson (ex-Genesis), che avrebbe dovuto presentare i classici dei Genesis in veste orchestrale, e anche il buon vecchio “jugoslavo” Dado Topić con i suoi Time. Boško arriva e ci aggiorna: la scaletta dei gruppi è stata rimescolata, i Lene kosti suoneranno mezz’ora più tardi del previsto e dopo di loro salirà sul palco la band punk serba Ritam nereda, che con la popolarità che ha da quelle parti è praticamente gemellata con Banja Luka. Perché è successo tutto questo? Il festival non ha ricevuto alcun sostegno, né dal comune, né dalla città di Banja Luka, né dallo stato (Ministero della Cultura). Ma va tutto bene finché c’è Boško Beuk. Boško è un uomo e mezzo. Un uomo di parola e di fatti. Con spirito professionale ci ha mandati all’hotel Merriot e ci ha invitati al soundcheck alle 13.00.
| Check-in in hotel, soundcheck (dalle 10.00 alle 14.00) |
Arriviamo al Merriot alle 10.00. E guarda un po’! Le ossa insonni non possono entrare. Gli ospiti dell’hotel a tre stelle, pieno zeppo, non sono ancora stati sbattuti fuori dalle camere, e il termine per farlo è mezzogiorno! Le teste fumanti se ne vanno a piedi in centro e si accampano in uno dei fast food. Il cielo si fa minaccioso. Alle 12.30 finalmente chiudiamo gli occhi per mezz’ora, ma poco dopo le 13.00 siamo già a terrorizzare il soundcheck. Il buttafuori Simke, con cui abbiamo fatto amicizia in un lampo, affascinato dalle “urla” di Milan, l’ha sparata così: “Ko je ovaj? Isti Halford, samo malo manji i deblji?” Che altro si può rispondere a un’osservazione del genere: “Ovo nam je tek zagrijavanje!” Era un buon segno. Intanto aveva cominciato a piovere a dirotto. E non ha più smesso. Quando il diavolo fa i figli, ne fa tanti!
Di nuovo a mangiare! Stavolta a spese del festival. Grazie Boško. Ci hanno nascosto il ristorante Le Coq davvero bene, e mentre giravamo per Banja Luka a cercarlo, gli abitanti guardavano impotenti e sconcertati delle creature di un’altra dimensione che offendevano la vista di un mondo sano: “Lene kosti? Ko? Šetnja. Nikad čuli” Gli stomaci sono carichi fino alla capacità critica, pronti a rotolare, e il tempo per riposare ci basta per un paio d’ore scarse.
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| Arrivo al festival, conferenza stampa e concerto (dalle 20.00 all’01.00) |
Sul palco sudano i Raskršće, giovanotti serbi di Zrenjanin che suonano hard rock. Qualche pezzo loro, mischiato con cover di gruppi come Europe e Whitesnake. Ragazzi di talento, ma con troppo poco chilometraggio. Un set piuttosto statico e con parecchi errori grossolani non ha scosso il pubblico, che si è mosso a malapena sulla tratta transenna – mixer.
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Seguono i padroni di casa di Banja Luka, i Four Roses. Loro hanno mostrato molta più esperienza sul palco e hanno coinvolto già più pubblico. Durante l’esibizione dei ragazzi di Banja Luka ha perfino smesso del tutto di piovere. Rocker più morbidi, che puntano molto su un suono naturale di matrice acustica, hanno annoiato un po’ con qualche jam tirata troppo per le lunghe. Con quelle hanno provato a scaldare il pubblico, ma senza scosse telluriche.
Adesso si fa sul serio. I Four Roses scendono dal palco alle 21.30, esattamente nel momento in cui il nostro “Dr. Evil” si siede al tavolo della conferenza stampa in compagnia di Boško e di due membri dei Ritam nereda. Gli altri Lene kosti sono saliti sul palco. 15 minuti per sistemare i suoni sono un vero paradiso. Ed era l’ideale per curare tutti i dettagli. I ragazzi hanno messo a punto il suono, a fare i dispetti è stato solo l’ampli principale del basso, che già da un pezzo (anche durante il soundcheck) ronzava, scoreggiava senza pietà e mandava fuori di testa i tecnici del suono. Quelli si sono davvero impegnati al massimo, offrendo un supporto eccezionale alla band, che ha picchiato a tutta forza all’ora annunciata. Alle dieci meno un quarto di sera le ossa attaccano con I got the… Il breve riscaldamento lascia il posto all’infuocata Nightmare e la vista da sotto il palco è incredibile. Da dove è spuntata tutta questa gente? La transenna tremava pericolosamente. Reggerà? Per tutta quella ressa contro la transenna, poco meno di 1000 persone. Beh, più di così non c’era. E intanto pioveva a dirotto, da maiali. E il pubblico che fa? In Slovenia di solito scappa al riparo sotto un tetto dove spillano la birra (anche a 100 metri dal palco e oltre, se serve), a Banja Luka invece? Non si lascia distrarre. “Dr. Evil” con la sua figura squadrata si è preso subito il pubblico, che gli mangiava in mano, ha assunto il controllo assoluto del posto e da quel momento ballavano tutti sulle sue note. Parlando in serbo, con un continuo contatto visivo e un uso efficace della passerella, il “cat-walk”, dove “Dr. Evil” ha mostrato che dentro di lui si nasconde un vero piccolo acrobata da circo. Se il tuo modello sul palco è Ronnie James Dio e per i vestiti ti ispiri a Rob Halford (Judas Priest), ti trasformi con facilità in un vero dittatore di ferro.
Il pubblico ha seguito i Lene kosti letteralmente a ogni respiro del concerto. Il culmine dell’esibizione è stato il gesto della band di regalare a un fortunato del pubblico una chitarra elettrica nuovissima. Per l’occasione Dr. Evil ha “sparato” alla cieca giù dal palco un uovo di plastica, che è stato preso da una ragazza sotto il palco. Vi stupite? Le ragazze si portano via sempre tutto. Plettri, bacchette, fasce per il sudore, setlist, continuate voi l’elenco… Comunque, la ragazza faticava a riprendersi dalla rapidità con cui si erano susseguiti gli eventi. Milan ha mandato un addetto alla sicurezza a prenderla e gli ha ordinato di portarla sul palco. Desiderio esaudito, chitarra consegnata! Ma perché gli altri non si sentissero trascurati, le ossa hanno pensato anche a loro. “Dr. Evil” ha lanciato in mezzo al pubblico una sacca di magliette ufficiali della band. E tra le magliette non ha dimenticato di infilare anche le card con l’autografo. Insomma. Senza scherzi! Si gioca a tutto gas. A ritmo di “Do or Die”!

I Lene kosti avevano già mostrato un’intesa eccezionale in alcune prove a maggio e giugno. Il salto di forma al massimo livello si deve soprattutto all’arrivo di W.U.K.O. nel gruppo. Non solo affiatamento sul palco: Dr. Evil ha stupito con la potenza della voce, che ha mantenuto per tutta l’ora di concerto. Cantava a pieni polmoni e totalmente sciolto, come non avevo mai avuto occasione di seguirlo da sotto il palco. Era caldo come non mai! Dentro ponderato, con quel pizzico di bisogno di tenere sotto controllo gli eventi, ma fuori acceso come la brace più rovente! W.U.K.O. è impazzito del tutto alla batteria. Ha spinto il ritmo a una velocità superiore. La band non aveva mai suonato i pezzi così in fretta dopo la reunion. Quelli che ne hanno sofferto di più sono stati proprio i fratelli Kavaš, in particolare Marc, che ha dovuto fare assoli ancora più veloci. Stavolta i Lene kosti hanno suonato senza lo show da horror theatre. Hanno testato il terreno di Banja Luka. Se stavolta saranno accettati, non è possibile che un giorno non tornino a suonare con lo spettacolo completo dell’incantevole sanguinamento!

L’ora vola in un battibaleno. Un “Dr. Evil” ormai quasi nudo mette in scena anche una caduta teatrale in ginocchio in stile vero “power slide” sulla “linguetta” finale della passerella “cat-walk”, e sotto il palco la gente si strappa i capelli in modo fanatico! La band chiude piano piano il concerto con “Do Or Die”, e nel finale Marc, Giovanni, W.U.K.O. e Grega passano a una variazione di Johny B. Goode di Chuck Berry, che infilano sempre dentro Do Or Die! A quel punto Dr. Evil lascia il palco, il “gemellato” Simke della sicurezza parte come una freccia da una catapulta e accompagna Milan mentre il cantante stringe le mani alle prime file sotto il palco.
È finita. Il pacco di card con l’autografo parte ancora tra i fan. Sì. Adesso possiamo parlare di fan. La gente non nascondeva il buonumore e l’entusiasmo. Ormai i Lene kosti sono loro. Dopo il concerto, davanti a Milan si è ammassata una fila intera di persone che volevano farsi una foto con il cantante. Una cosa così non si vive dappertutto. Naturalmente il cantante è stato assediato come da mosche dai rappresentanti dei media, a cui ha rilasciato qualche breve dichiarazione dopo il concerto.

Quando verso mezzanotte hanno preso il palco gli ottimi rocker alternativi serbi Ritam nereda, non c’era meno gente. I Ritam nereda hanno offerto il suono migliore della serata. Hanno anche una base di fan fedele e numerosa in questa parte del paese, e il festival, che si avviava alla conclusione, nonostante l’incubo del meteo stava centrando il suo scopo. Non mancavano energia positiva, distacco totale dai pensieri e risate. Ovunque si guardasse. E questo è lo scopo del rock. Divertimento senza confini. E questo è quello che ha offerto il festival. Tra tutti gli elogi, si trova un solo punto a sfavore. Nel backstage non c’era modo di trovare nemmeno una singola bottiglia d’acqua, così la band ha dovuto respirare per un po’ “a sbuffi”.
| Aftershow party a Banja Luka (dalle 02.00 alle 04.30) |
Quando suonavano i Ritam nereda, i Lene kosti si erano già ben mescolati al pubblico. Milan, che era riuscito in qualche modo a scrollarsi di dosso tutti i fan curiosi, se n’è andato dritto in hotel, mentre il resto della compagnia ha continuato l’after show party nel locale notturno di Banja Luka City Pub. Tempo e spazio sono spariti. Ci portava un’energia post-orgasmica fatta di gioia e leggerezza, la sensazione del lavoro ben fatto. Dicono che a quel punto ti porti l’ormone della felicità. Chi lo sa. Dopo la fatica, infatti, il divertimento totale ci sta più che bene. I boccali di birra nessuno li ha contati, e il 10 in pagella se l’è portato a casa di sicuro il DJ del locale, che si è occupato di un repertorio musicale davvero di gusto. I fratelli Kavaš hanno inventato un nuovo passo di danza, che potremmo battezzare “Lene kost tangoi”.
| Mattina del 27.06.2010 e partenza di ritorno verso la Slovenia: |
Saluti mattutini a Boško e ai Raskršće (con cui abbiamo condiviso i servizi dell’hotel), conti saldati, tanti auguri. E siamo di nuovo seduti al ristorante. Stavolta è il ristorante Jezero. Cibo buono ed economico. Lo consiglio a tutti quelli che prima o poi andrete a Banja Luka: fateci un salto.
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Al confine ci accoglie un’enorme colonna. “Modeste” due ore di attesa per aprirci la strada verso la Croazia e proseguire un viaggio in cui Dare è sopravvissuto felicemente a un colpo mortale di freccetta in fronte, scemo com’è, Milan ha cercato inutilmente oggetti personali di puro prestigio (occhiali da sole, sigarette), Grega ha spalmato di cerume e rovinato le cuffie dell’iPod di Milan, e W.U.K.O. si è trasformato in una cavalletta cornuta con le antenne…. Quando ormai sembrava che a Lubiana ci saremmo seduti tutti insieme per un ultimo giro d’addio, Jani ha girato il volante in mezzo all’autostrada, a qualche chilometro dallo svincolo per Krško, finendo sulla corsia d’emergenza. All’autista sono usciti in un attimo i sudori freddi, tanto che nuotava in un mare di sudore. Indovinate perché? Vi è mai capitato di restare senza benzina? Non ci credo! Questa è evidentemente la strada del destino dei Lene kosti. Quando sembra che fili tutto liscio come l’olio, le carte si rimescolano, e come è sempre imprevedibile un concerto dei Lene kosti, così lo è anche il bioritmo giornaliero della band. Per questo coi Lene kosti non ti annoi mai.

Ci saluta la polizia, promettiamo che entro mezz’ora ce ne andiamo. E invece aspettiamo ben due ore! Non servono né il botanizzare balordo, né i gufi che stridono, né una scorta di sigarette fumate. Aspettiamo tutti Fico! Fico? Che c’entra Fico? Il buon vecchio primo batterista dei Lene kosti, Igor Kremenšek – Fico, infatti, guidava dietro di noi. Era venuto anche lui al festival! Meno male che era dietro di noi, anche se avremmo aspettato fino al mattino. Con una tanica da dieci litri di benzina e una birra Heineken ci ha raggiunti con successo, il resto delle spiegazioni da qui in poi non vi serve più, vero?
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Come tirare le somme di tutto? Non si finisce mai di lodare l’ospitalità, l’apertura, il positivismo e la buona fede della gente di Banja Luka. Purtroppo quest’anno le cose non sono andate del tutto secondo i piani dell’organizzatore del festival, ma lui assicura che il festival resterà in piedi e manterrà la tradizione. Ma visto che tutto gira intorno ai soldi, dobbiamo incrociare le dita perché il festival, che quest’anno è finito in rosso, si rimetta in carreggiata e torni a respirare. La gente a Banja Luka e dintorni ha fame di rock, e questo è innegabile. Missione compiuta! Come i Lene kosti hanno stregato Banja Luka, così Banja Luka ha stregato per sempre i Lene kosti. Amore a prima vista, che speriamo duri a lungo.
foto: Aleš Podbrežnik (e Lene kosti – archivio, Dare Brenko, Milan Krušič, Andreja Krušič)
Scaletta
Secondo giorno del festival, 26.06.2010: HUMAN RASKRŠÄ†E FOUR ROSES LENE KOSTI RITAM NEREDA Setlist LENE KOSTI: 1. I Got The… 2. Stones Of Death 3. Diamonds And Rust 4. Nightmare 5. Tube Snake Boogie 6. Time For Love 7. Iron Dragon 8. Uninvited Guest 9. Play With Fire 10. Russian Girl 11. Sunrise 12. Warrior 13. Rock Power 14. Do Or Die
Galleria fotografica


















































