Jeff Beck a St. Veit an der Glan presenta il nuovo album (2010)

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Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: St. Veit
Data del concerto: 09.07.2010
Spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 25 euro

Visto che i venerabili patriarchi della chitarra come Jeff Beck si fanno vedere di rado dalle nostre parti, la squadra di Rockline ha ovviamente colto la palla al balzo e si è presa il tempo per un salto in Carinzia, in Austria, dove l’ex Yardbirds e stella del film di Antonioni Blow up si è fermato da poco con la sua band. St. Veit, o Sveti Vid na Glini, come ha fatto notare Marko Prpič proprio mentre passavamo per la cittadina addobbata di candele, dove tempo fa è morto in un incidente stradale il pezzo grosso carinziano Haider, è un paesino a un tiro di schioppo da Klagenfurt. Anche la location del concerto (il cortile del castello locale, grande quanto basta per un cinquecento teste) era perfetta per l’atmosfera e per il genere a cui Beck è fedele da anni e che forse si descrive meglio con l’etichetta di ambient fusion. Di questo spirito è fatto anche l’ultimo album di Beck, Emotion and Commotion (recensione di Rockline qui), che i critici musicali hanno già incoronato disco dell’anno.

Che Beck sia tornato definitivamente tra i vivi lo ha confermato anche la prestazione sicura di St. Veit. Dell’ultima incarnazione della band, quella che abbiamo potuto ammirare nel DVD Live at Ronnie Scotts (recensione di Rockline qui), è rimasto solo il tastierista Jason Rebello, a cui al basso si è aggiunta Rhonda Smith (Prince), mentre alla batteria c’è Narada Michael Walden, che ha preso il posto del leggendario Vinnie Colaiuta. Jeff è partito alle nove in punto con i classici Stratus e Led Boots, seguiti dai pezzi del nuovo album, come Corpus Christi Carol e Hammerhead. Non poteva mancare People get ready, che il chitarrista cantava a suo tempo con Rod Stewart, né la raffinata versione strumentale di A day in the life dei Beatles.

In quella calda sera di luglio Beck ha confermato ancora una volta la sua maestria. Un senso della dinamica ineguagliabile e la capacità di far suonare monumentale anche la melodia più semplice sotto le sue dita esperte sono solo due delle sue tante doti. Al suono unico contribuisce anche il fatto che il maestro suona senza plettro: con il pollice della mano destra pizzica le corde, mentre le altre dita giocano con abilità con i potenziometri e la leva del tremolo del suo fedele Stratocaster. Così Beck ha il controllo totale sul proprio suono. Prima della fine la leggenda della chitarra ha reso omaggio con How high the moon al da poco scomparso Les Paul e ha chiuso il concerto con una rilettura dell’aria d’opera Nessun dorma.

Con l’ultimo album e i concerti di quest’anno Jeff Beck ha quindi probabilmente raccolto almeno tanto successo quanto ne ebbe all’apice della sua lunga carriera, e si è finalmente messo al fianco del grande rivale Eric Clapton. Nonostante la grande popolarità di cui il chitarrista gode ultimamente, per le sue esibizioni sceglie per lo più location un po’ più intime, come Ronnie Scotts e il già citato cortile del castello carinziano, dove si sente chiaramente ogni nota suonata e la musica respira insieme al pubblico. I palchi più piccoli permettono al maestro di interagire meglio con il pubblico e sono sotto ogni aspetto un sostegno più adatto alla sua poetica raffinata. Gli stadi, invece, lasciamoli a Clapton.    

Foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1. Eternity’s Breath 2. Stratus 3. Led Boots 4. Corpus Christi 5. JB/NMW shred 6. Hammerhead 7. MNA Na Eirean 8. solo bas kitara 9. People Get Ready 10. Rollin & Tumblin 11. Big Block 12. Over The Rainbow 13. Blast From The East 14. Angels (Footsteps) 15. Dirty Mind 16. Brush With The Blues 17. Higher 18. Day In The Life —bis— 19. How High The Moon 20. Nessun Dorma

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