Laibach in grande stile aprono il weekend delle celebrazioni (2010)

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Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Delavski dom / Trbovlje / Slovenia
Data del concerto: 23.09.2010
Numero di spettatori: 500

L’ultimo weekend di settembre è stato un weekend importante per la cultura slovena. In particolare per i Laibach, la band che (almeno di nome) conosce ogni sloveno, il prodotto musicale sloveno più riconoscibile all’estero e che lo resterà ancora per un bel pezzo. I Laibach hanno festeggiato un traguardo venerabile: 30 anni di attività. E perché il giubileo fosse davvero in grande stile, l’intero weekend a Trbovlje è stato all’insegna della festa. Al Delavski dom, nel centro della città, giovedì si è già aperta una mostra dedicata alla band di culto, venerdì e sabato nel tempio della cultura di Trbovlje si sono tenute due serate di concerti, e l’ultimo giorno, domenica, la febbre da concerto si è spostata sulla vicina cima del Kum, oltre 1200 metri di altezza, dove i trboveljani hanno suonato l’ultima esibizione, quella di chiusura. Come se non bastasse, per tutti e tre i giorni c’è stato anche un simposio con tanti ospiti illustri del mondo della filosofia, della storia, dell’arte e di altre scienze sociali, in cui si è discusso di temi legati, direttamente e indirettamente, alla lunga carriera e all’evoluzione dei Laibach. L’intero evento dedicato alla famigerata band è andato in scena sotto lo slogan “Red District + Black Cross”.

Già arrivando a Trbovlje nel tardo pomeriggio si sentiva nell’aria che non era una giornata come le altre. La città respirava l’aria di festa, respirava con la band che ha portato il nome della città nel mondo. Siccome io e Aleš eravamo arrivati con circa un’ora di anticipo rispetto all’inizio annunciato, c’era ancora tempo per una bevanda a base di luppolo. Guardandoci intorno nel bar e osservando i presenti, è diventato subito chiaro che l’evento aveva un forte sapore internazionale: da ogni parte si sentivano “mille e una” lingue del mondo, le scritte sui muri ci informavano quasi solo in inglese, insomma, a rendere omaggio ai Laibach con la loro presenza erano arrivati i fan più agguerriti da ogni angolo del globo, il che ha dato all’evento un tocco in più.

Pochi minuti dopo l’orario annunciato, lo spettacolo audiovisivo è cominciato in una sala (a sorpresa) non proprio piena: qua e là qualche sedia era ancora libera. I suoni di Boji, Krvava gruda e degli altri brani degli anni Ottanta nella parte iniziale del concerto hanno cominciato a riversarsi nella sala come una furia, mentre le più psichedeliche Mi kujemo bodočnost e Smrt za smrt hanno riempito di angoscia, perfino di paura, il pubblico intrappolato fra quattro mura, con l’ottima acustica della sala che, insieme a ritmi agghiaccianti, ha giocato un ruolo chiave. I suoni elettronici rimbombavano e la straordinaria energia della macchina Laibach si propagava come un fulmine tra le poltrone, una scelta più che azzeccata per un concerto del genere, perché solo così si vive fino in fondo la specificità di uno show dei Laibach. Quando eravamo ormai tutti lì a fissare il vuoto, ipnotizzati, è arrivato il momento dei pezzi dell’album “Volk” (2006). Un po’ a sorpresa, il disco era rappresentato da ben quattro brani, soprattutto considerando che la promozione del concerto prometteva una dose di materiale più vecchio, mentre ci siamo ritrovati con un repertorio quasi identico a quello che i Laibach hanno portato in giro per tutta l’estate nei concerti in giro per il paese. Certo, nel complesso la presenza dei pezzi più recenti era modesta, ma onestamente ce l’aspettavamo ancora più scarsa.

L’esibizione dei Laibach è interessante, oltre che dal punto di vista musicale, anche per gli occhi. Gli effetti di luce nella sala erano una vera delizia visiva, ma l’attenzione maggiore, come sempre, se la sono presa i due schermi alle spalle della band, su cui per tutta la durata del concerto giravano proiezioni legate in un modo o nell’altro alla base musicale. Sui loro momenti più controversi è già stato versato un mare di inchiostro, visto che le rappresentazioni esplicite di un parto o di sesso orale sono tutto fuorché normali in un evento culturale di rilievo artistico così alto, quindi stavolta dedicherò le mie poche parole piuttosto a una riflessione: con queste e altre provocazioni i Laibach riempivano le colonne dei giornali e facevano venire i capelli bianchi alle persone nelle alte istituzioni statali già tanto tempo fa, negli anni Ottanta, quando messaggi artistici così radicali erano tutto fuorché ben accetti, e per questo i Laibach erano una spina nel fianco per molti. Anzi, per (qualcuno) lo sono ancora oggi. Lo scopo dei film proiettati è rafforzare ulteriormente il messaggio del brano suonato, spesso in modo indiretto, così a volte ci si accorge solo a distanza di tempo di cosa il Grande Fratello voglia ficcare in testa a chi guarda.

Molti brani, sul palco nel 2010, i Laibach li hanno stravolti completamente, e con gli originali hanno ormai ben poco in comune. Vale soprattutto per i pezzi più vecchi, a cui è stata aggiunta una dose irriconoscibile di melodia, grazie al suono perlopiù strumentale di tre sintetizzatori e alla voce di accompagnamento di Mina. Mina (Melodrom) ultimamente è un’ospite fissa dei concerti dei Laibach e a livello vocale si inserisce senza problemi nel suono della band, anche se deve fare i conti col fatto che è difficile calzare le scarpe della straordinaria Jadranka Juras, che ha collaborato con i Laibach prima di Mina. Ciononostante, la collaborazione con Mina è per i Laibach un nuovo capitolo, perché la sua voce carismatica apre una nuova profondità nel loro sound. Milan Fras, come al solito, ha cantato, o meglio recitato, le sue parti vocali in modo inconfondibilmente contenuto ma sicuro, e di certo a dargli man forte c’era anche il personale al mixer. Sulle note della vecchissima Nova akropola e della più recente God is God si è chiuso un viaggio di un’ora e mezza attraverso la storia dell’opera e della figura del culto Laibach, e il primo giorno di festeggiamenti poteva dirsi concluso. I Laibach hanno dimostrato di essere stati, e di restare, un rappresentante unico della scena musicale slovena, in cui è catturato con intelligenza lo spirito del tempo, che resta più che mai attuale anche oggi.

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1. Boji 2. Mi kujemo bodočnost 3. Smrt za smrt 4. Brat moj 5. Krvava gruda 6. Ti, ki izzivaš 7. Država 8. America 9. Anglia 10. Francia 11. Turkey 12. Tanz mit Laiabch 13. Alle gegen alle 14. Du bist unser 15. Hell: Symmetry 16. Das spiel ist aus —bis— 17. Nova akropola 18. God Is God

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