I supermen del rock strumentale fanno alzare in piedi Lubiana (2010)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Orto bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 23.10.2010
Numero di spettatori: 60
Prezzo del biglietto: 6,00€

Il virtuoso della musica e fuoriclasse della chitarra slovena Grega Habič ha portato la sua squadra anche sul palco dell’Orto Bar di Lubiana, nell’ambito di un breve tour d’ottobre. Era il giorno dopo la data a Ravne na Koroškem, dove la band si era ritrovata davanti a un pubblico a dir poco scarso. Stavolta il quadro era decisamente diverso. Una sessantina di teste si sono alla fine radunate nel locale dell’Orto Bar, dove il gruppo, come a Ravne, è salito sul palco alle dieci e venti di sera.

Tra gli appassionati di rock chitarristico di alto livello hanno omaggiato la band con la loro presenza anche alcune solide eminenze musicali del programma radiofonico Val 202, il che significa che stavolta la pubblicità all’evento è finita per cadere su un terreno fertile. Il Grega Habič Band, formato da Grega Habič (chitarra), Klemen Gasar (chitarra), Robert Humar (tastiere), Matej Sušnik (basso) e Blaž Soklič (batteria), ha mostrato fin da subito molta più gioia, entusiasmo e fretta carica di adrenalina salendo sul palco, perché stavolta almeno non ha dovuto suonare solo per la propria anima. Quella era infatti l’esperienza toccata ai ragazzi appena il giorno prima, quando si erano esibiti al Kompleks di Ravne na Koroškem.

Vero, il palco dell’Orto Bar è più piccolo di quello del Kompleks e l’Orto Bar non offre un’acustica così favorevole, ma alla fine è comunque il pubblico a decidere di solito l’effetto generale del concerto, quella scarica di vibrazioni che resta impressa nel ricordo di qualsiasi live.  E stavolta la gente è venuta!

I ragazzi hanno arato il palco con foga. Come potrebbe essere altrimenti, se dormi persino di notte col tuo strumento e lo maneggi come la più bella donna del mondo? A tutta e senza freni. La gente, a dire il vero, se ne stava in semicerchio a 2-3 metri dal palco, osservando con cautela quell’attrazione da jam assassina, ma senza nascondere i sorrisetti compiaciuti e un gran consenso.

Il suono al centro era il più dolce. Se stavi a destra (guardando il palco), la chitarra di Gasar bucava il mix, se stavi troppo a sinistra, invece, quella di Habič. Il punto ideale era il centro e ce ne siamo accorti subito. È questa la grande differenza tra la trappola acustica dell’Orto Bar e il Kompleks, dove si riesce a ottenere un equilibrio da sala vera e propria. Questo concerto mi ha riportato in un attimo alla serata di Paul Gilbert all’Orto Bar nell’ottobre 2008! Grega Habič è incredibilmente sicuro di sé sul palco, eccellente nell’esecuzione. Ha un tocco rilassato, una mano morbida e sa quando dare gas e accendere il fuoco nei punti in cui il rumore deve diventare devastante, fino a far tremare il soffitto dell’Orto Bar. Spontaneità e imprevedibilità sono il secondo nome del Grega Habič Band. Un affiatamento da primi della classe, un’esecuzione di altissimo livello, che avvolgono l’etichetta di routine in una mimetica tale da farla quasi sparire.

La formazione ha puntato soprattutto sul suo ultimo album in studio “Self Destruct Sequence” (2009, recensione di RockLine QUI), che nel repertorio live ha ricevuto anche la maggiore attenzione. Oltre ai brani del nuovo disco, in scaletta sono finiti anche pezzi dei dischi precedenti “Catharsis” (2008) e “Rebirth”. Il suo prossimo album in studio l’ha presentato anche il prodigio sloveno del basso Matej Sušnik, con un brano di sua composizione, Dr. Bass.

Un’atmosfera carica di intensità e voltaggio, con il carisma di un unicum assoluto nel campo dello sviluppo di una propria essenza del rock strumentale, così come lo intende un fenomeno come il Grega Habič Band, non ha risparmiato proprio niente. La band ha dato il massimo. Certo, i ragazzi ancora oggi si raccontano dove hanno sbagliato, ma dal punto di vista della percezione d’ascolto parliamo di errori impercettibili. Guardando al mondo del approccio professionale delle band di questo filone, il Grega Habič Band regge il confronto senza problemi (tolte le differenze nei cachet, ma questa è un’altra storia). Sì. Dopo questa esperienza, non c’è un diavolo che oserebbe negare che il Grega Habič Band sia in ogni momento saldamente radicato su una strada che li porterà un giorno a issarsi nella ristretta cerchia degli eletti che offrono musica di altissima qualità nel rock strumentale a trazione chitarristica. Chi ancora non sa di cosa stiamo parlando, ma sa che il 30.11.2010 andrà al 100% al concerto di Paul Gilbert a Lubiana, sappia che il Grega Habič Band è una specie di risposta slovena a Paul Gilbert, ma ovviamente con una forte impronta slovena e una riconoscibilità tutta sua. Una figura unica che, speriamo, andrà ancora lontano e verrà premiata come si deve per tutto ciò con cui ci vizia.

Alla fine la gente, tra ovazioni e cori a squarciagola sulla Rockin’ in The Free World di Neil Young, ha “buttato” fuori dai giochi Matej Sušnik alla voce e ha preso nel locale il ruolo di cantante principale, ripagando così nel modo più bello possibile la band per la sua voglia, la sua perseveranza e la sua fede nell’obiettivo! Il pubblico ha quindi recuperato l’esame andato male e saldato il debito con la band, accumulato il giorno prima con l’indifferenza verso l’esibizione dei GHB a Ravne na Koroškem.

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1. Intro 2. Razor’s Edge 3. Voodoo Sex Thing 4. Alyx 5. Self Destruct Sequence 6. Beyond Redemption (sample 1) 7. Scars 8. Dr. Bass 9. Io 10. A Little Love Song 11. Crying Out Loud 12. Catharsis (sample 2) 13. Magic Fingers 14. Rebirth 15. Revolution (sample 3-4) —bis— 16. Through The Gates Of The Unknown 17. Rockin’ In The Free World

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