W.A.S.P. sul luogo del delitto: corti, ma dolci! (2010)
Autore: Urban Bolta
Luogo: New Age Club / Roncade (Treviso) / Italia
Data del concerto: 30.10.2010
Spettatori: 700
Prezzo del biglietto: 25€ (prevendita) / 30€ (la sera del concerto)
I W.A.S.P. sono oggi una delle poche band glam metal che possono permettersi un tour tutto loro e pure guadagnarci bene. La maggior parte dei loro colleghi del heavy metal e hard rock “da fighetti” oggi vivacchia a malapena e col tour riesce giusto a coprirsi le spese, per non parlare delle mille band per cui un tour da headliner è roba da fantascienza e che in Europa possiamo solo sperare che la dea bendata si degni di portare dalle nostre parti. Beh, i W.A.S.P. non si fanno troppi problemi e girano senza sosta per i palchi di tutto il mondo; ormai per tradizione ogni loro tour fa tappa anche nell’Italia orientale, dove questo genere ha un seguito solidissimo. Proprio nella tanto celebrata notte di Halloween hanno suonato al New Age, vicino a Treviso, un vecchio luogo del delitto per Blackie e compagnia.
L’anno scorso la band ha pubblicato il disco “Babylon”, che non scopre certo l’acqua calda, ma è più che dignitoso e dimostra che Blackie Lawless, il capo della baracca, non si è ancora spremuto del tutto. Nonostante i concerti di questi rocker americani non siano più (da un pezzo) una lunga orgia musicale sotto il palco, ma ogni serata venga sbrigata in modo del tutto routinario, col minimo sindacale, la ciurma di Rockline, con la voglia di stare insieme e di godersi un’altra serata rock’n’roll, si è sciroppata tre ore di strada verso Treviso. E altro che essere gli unici dal lato soleggiato delle Alpi! Un giro per il locale, mentre due band di spalla piuttosto generiche della scuola hard rock facevano il loro dovere, ha rivelato che (una volta tanto) i pronostici si erano avverati: dalla Slovenia era arrivata un’intera carovana di nostalgici degli anni Ottanta glam. Nel locale strapieno, ad aspettare le star della serata c’erano così parecchie decine di facce più o meno note dei nostri palchi. Però, secondo la vecchia abitudine dei W.A.S.P., abbiamo aspettato davvero tanto: una pausa di una buona ora tra il gruppo spalla e l’inizio vero e proprio ci ha messo a dura prova i nervi!
Il concerto è stato aperto dall’antichissima On Your Knees dall’esordio “W.A.S.P. (1984) e ha mostrato subito che l’ora successiva sarebbe stata davvero infernale! In sala è scoppiato il finimondo! La parte bassa del New Age Club è stata travolta da una follia che non è calata fino all’ultimo tocco di corda e all’uscita di scena degli americani. Stavolta Blackie Lawless in tour non ha con sé uno dei suoi simboli più riconoscibili, il maestoso microfono che metteva soggezione, e si è accontentato di uno normalissimo. Blackie, con le riconoscibili lame di motosega su ogni manica, dominava il centro del palco, mentre il chitarrista solista Doug Blair e il bassista Mike Duda se la cavavano alla grande con movimenti pieni di energia, ognuno dal proprio lato, scambiandosi di posto in sincronia. Due vecchi volponi, un caso da manuale su come sfruttare al meglio il palco e portare l’energia della musica anche nello spettacolo. Dopo la cover dei The Who, The Real Me, è arrivato subito uno dei momenti clou della serata, L.O.V.E. Machine. Sempre in scaletta, nessun tour dei W.A.S.P. passa senza questo pezzo, eppure sempre ben accetta! Dopo i primi brani i responsabili del mixer hanno sistemato anche il suono, che all’inizio era bassissimo. Il suono era impastato, le chitarre confuse, i cori a sinistra del palco, dove mi trovavo io, assolutamente inudibili. Nel corso del concerto il volume è arrivato a un livello tale da non disturbare più la visione dello show.
Il brano Crazy ha aperto la parte centrale del concerto, dedicata a far conoscere l’album attuale “Babylon”. Insieme a Live to Die Another Day e Babylon’s Burning, i pezzi hanno formato un blocco compatto di materiale rappresentativo e hanno funzionato bene, l’assalto non è calato! I brani dal vivo suonano convincenti, anzi, è solo allora che prendono davvero vita, soprattutto in terra italiana, dove i W.A.S.P. sono da sempre popolarissimi e non c’è da temere per la risposta del pubblico. La tempesta nelle prime file si è placata, almeno per un attimo, grazie all’epicità di The Idol, una vera opera rock che, all’uscita dell’album nel 1992, ha allontanato definitivamente Blackie e compagni dall’idea che i ragazzi passassero la carriera a scrivere solo pezzi banali a prima botta. Nell’assolo si è messo in luce il chitarrista Blair, che con sentimento posava le dita sul manico della chitarra, e i brividi sono arrivati! La parte regolare del concerto si è chiusa dopo esattamente un’ora (!!!) con un altro “assalto” dall’esordio, I Wanna Be Somebody.
Un po’ a sorpresa il bis è stato aperto da un brano di un disco più recente, Heaven’s Hung in Black (“Dominator”, 2007), che ha scatenato un fiume di ipotesi su con che diavolo ci avrebbe serviti la band per la chiusura, visto che ad aspettare di essere suonato c’era ancora un mare di classici. L’onore è toccato infine a uno dei preferiti del pubblico, Blind In Texas, e già una rapida occhiata a quello che succedeva sul palco ha rivelato che più di un’ora di show esplosivo è un compito difficile per un Blackie Lawless non più giovanissimo: vocalmente non sembrava più del tutto sicuro, e più volte è stato salvato dai cori. Qui va cercato il motivo principale della brevità dei concerti dei W.A.S.P.: Blackie non è indistruttibile. Ma i fiumi di sudore del granitico frontman non sono stati vani: il pubblico si è preso una bella dose di follia primordiale… corta, ma dolce! Difficile dire che i W.A.S.P. con un concerto di 70 minuti prendano in giro i fan, visto che si sa bene che non offrono mai un set più lungo, e lo sa in anticipo chiunque sborsi quelle poche decine di euro d’ingresso. Sudati e fuori di testa, quella sera eravamo tutti d’accordo: questi incorreggibili glamster americani sanno ancora regalare una dose concreta di divertimento. E alla fine è l’unica cosa che conta davvero!
Foto: Martin Prezelj
Scaletta
1.On Your Knees 2.The Real Me 3.L.O.V.E. Machine 4.Crazy 5.Live to Die Another Day 6.Wild Child 7.Babylon’s Burning 8.The Idol 9.I Wanna Be Somebody —bis— 10.Heaven’s Hung in Black 11.Blind In Texas
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