Una serata di sfrenata esuberanza rock’n’roll (2010)

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Autore: Urban Bolta
Foto: Urban Bolta

Luogo: Gasometer / Vienna / Austria
Data del concerto: 19.11.2010
Pubblico: 2500
Prezzo del biglietto: 25€ (prevendita) / 32€ (la sera del concerto)

In un sabato pomeriggio assonnato e nebbioso, in quattro tra i più coraggiosi ci siamo messi in marcia verso Vienna, dove i giovani australiani Airbourne tornavano a far casino, con il loro marchio di fabbrica: una festa rock’n’roll selvaggia (ma pur sempre innocente come una marachella) sul palco. Probabilmente siamo noi quattro la prova vivente che la dipendenza dai concerti degli Airbourne non si cura così facilmente: a marzo eravamo gli stessi quattro a far parte della spedizione al loro concerto viennese di allora (il report lo trovi qui). La teoria della dipendenza, in questo caso, è semplicissima: se hai visto questi ragazzacci dal vivo una volta, dormirai male se ti lasci scappare il tour successivo.

La crociera primaverile attraverso il Vecchio Continente gli Airbourne l’avevano fatta con i piuttosto sconosciuti americani Taking Dawn, rappresentanti belli generici del loro genere, e infatti il concerto degli americani è finito presto nel dimenticatoio. Il tour di novembre, dal punto di vista delle band di supporto, è incomparabilmente più invitante: a scaldare il pubblico prima degli australiani c’erano infatti Black Spiders ed Enforcer.

I Black Spiders avevano suonato già a luglio all’High Voltage festival di Londra, ma lì per via delle sovrapposizioni non ero riuscito a beccarli, quindi questo esame di riparazione è stato ancora più dolce. Gli inglesi hanno cominciato a menare le mani solo nel 2008, ma in questo tempo sono già diventati un nome di casa per chi segue la scena stoner. Nel loro sound mettono insieme l’apparentemente inconciliabile: la scanzonata energia rock’n’roll e i riff lenti e oscuri alla Black Sabbath o Led Zeppelin; il brano Meadow, con la voce malinconica e le chitarre più lente, sapeva addirittura di grunge. I Black Spiders hanno ben tre chitarristi, ed è su questo che in futuro dovrebbero puntare: per ora, visto quanti sono, le linee di chitarra restano troppo indefinite, poco distinguibili tra loro. La mascotte della band è il batterista, che nelle retrovie, con una tecnica tutta sua e gli occhi fuori dalle orbite, scruta in continuazione tutto intorno. Un inizio di serata stoner decisamente solido!

Secondi della serata sono saliti sul palco gli Enforcer, giovani svedesi che suonano insieme dal 2004, anche se la loro età media è di appena 22 anni circa. Hanno conquistato il palco senza compromessi con Midnight Vice, il pezzo d’apertura del disco “Diamonds” uscito quest’anno, che in questi mesi portano in giro nei loro concerti. Gli svedesi pescano l’ispirazione dall’epoca della NWOBHM, quando sull’Isola regnava l’heavy metal. Uno show dinamico, pieno di capriole sul palco, lingue di fuori, headbanging spalla a spalla e, in fin dei conti, di heavy metal vecchia scuola e melodico, che però non ha infiammato il Gasometer fino in fondo: pare che pelle aderente e approccio old school non siano andati proprio a genio al pubblico adolescente. I brani di entrambi gli album finora usciti degli Enforcer suonano da dieci e lode anche dal vivo; l’unica cosa che personalmente mi disturba è che cantante e batterista siano troppo agghindati in stile glam. Gli Enforcer hanno dimostrato di non essere una speranza vana per tutti noi che amiamo la musica dei Settanta e degli Ottanta, e io aspetto il giorno in cui potrò vedere gli svedesi in un concerto tutto loro, con un set di lunghezza piena.

Nel frattempo il Gasometer si era riempito per bene, così gli Airbourne, quando sono saliti sul palco, hanno trovato ad accoglierli la platea ben gremita del complesso viennese, fatta per lo più di fan imberbi e delle loro fidanzatine minorenni. L’Austria è un paradiso per tutte le band per cui il divertimento viene prima di tutto, che si tratti di Airbourne, Volbeat o magari di qualche proposta più punk, quindi non stupisce che il nostro vicino a nord sia una vera base di festival di musica soprattutto da party, con i due eventi principali Nova Rock e Frequency festival.

Il set, lungo un’ora e mezza, gli australiani l’hanno aperto con il brano Raise The Flag, annunciando così che la serata era dedicata in primo luogo all’album uscito a marzo, “No Guts. No Glory.” (la recensione la trovi qui). Il bassista scatenato Justin Street e il chitarrista ritmico David Roads, sui loro soliti binari, correvano dinamici per il palco domandandone così le dimensioni, mentre il frontman Joel O’Keeffe, con sguardi torvi, scintille negli occhi e un sorrisetto stampato in faccia, recitava la sua parte di cattivo ragazzo. Dopo i brani Hellfire e Chewin’ The Fat è arrivato già il primo dei picchi della serata, Diamond In The Rough, con un ritornello da inno, a più voci, assassino. Sul palco gli Airbourne sembravano sicuri, tutto era sotto controllo, ogni movimento coordinato. I ragazzi imparano in fretta tutti i trucchi da palco, e così sanno rivoltare a proprio favore ogni imprevisto spiacevole, persino una stranezza come un bicchiere di birra che vola dritto verso di loro. Joel l’ha “intercettato” con il pugno, rimbalzandolo verso il pubblico, ha puntato l’indice verso il punto da cui era partito e, in stile cinematografico, ha aggiunto: “I got you! (Ti ho preso!)”.

Attraverso i brani Girls In Black, Bottom Of The Well e Cheap Wine & Cheaper Women il concerto è volato in fretta verso l’ultima parte, e la temperatura al Gasometer si avvicinava al punto di ebollizione. Il pubblico aveva preso gli Airbourne per suoi già da un pezzo: cori continui, pogo e persino qualche occasionale “mosh pit” sono diventati un marchio di fabbrica anche dei loro concerti, compreso il fedele seguire i pezzi dell’album attuale, che da marzo si sono già piantati bene nelle orecchie dei fan della band.

La “ciliegina sulla torta” è arrivata con il finale atteso, Runnin’ Wild e Stand Up for Rock ‘N’ Roll, brani con melodie da inno, spiccatamente coinvolgenti, di cui non si vergognerebbero nemmeno gli stessi AC/DC! Le braccia dei quattro sul palco levate con fierezza, qualche plettro lanciato al volo e un po’ di convivialità, e poi era già finita. Anche se musicalmente gli Airbourne non scoprono l’acqua calda, soprattutto a giudicare dall’ultimo disco, il loro show vale la pena di essere visto per l’eccezionale cinetica sul palco e sotto di esso, e le voci in merito si diffondono come un’onda di piena: quindi ti consiglio di cuore, se queste voci arrivano anche a te, di montare sul tuo destriero d’acciaio e di correre a farti convincere di persona dal giovane fenomeno australiano.

Foto: Urban Bolta

Scaletta

Black Spiders: 1. Si, El Diablo 2. Stay Down 3. Just Like A Woman 4. Kiss (Tried to Kill Me) 5. St. Peter 6. Meadow 7. Blood Of The Kings Enforcer: 1. Midnight Vice 2. Mistress from Hell 3. On The Loose 4. Diamonds 5. Scream of the Savage 6. Walk With Me 7. Take Me to Hell Airbourne: 1. Raise The Flag 2. Hellfire 3. Chewin’ The Fat 4. Diamond In The Rough 5. Blonde, Bad And Beautiful 6. Girls In Black 7. Bottom Of The Well 8. Cheap Wine & Cheaper Women 9. Born To Kill 10. No Way But The Hard Way 11. Too Much, Too Young, Too Fast —————– 12. Runnin’ Wild —————– 13. Stand Up for Rock ‘N’ Roll

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