Gli Skid Row restano popolari anche senza Sebastian Bach (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: New Age / Roncade (Treviso) / Italia
Data del concerto: 04.12.2010
Numero di spettatori: 550
Prezzo del biglietto: 28,00€
Gli Skid Row nel 2010 e senza Sebastian Bach alla voce sono senza dubbio un’arma a doppio taglio. Da una parte, sai che ti manca sempre qualcosa. Anche quando condividi l’energia con loro sotto il palco. Dall’altra, sai che solo così puoi gustarti un po’ di quella magia che ha catapultato la band nello status di stelle multiplatino, con oltre 20 milioni di album venduti. Perché l’attaccabrighe Bach non c’è più? Boh, chi lo sa. Ma di sicuro dietro c’è il suo carattere difficile, e di sicuro i ragazzi facevano una fatica boia a stargli accanto senza che il sangue ribollisse più di una volta.
Ed è proprio qui il trucco. Gli Skid Row sono così condannati alla scena dei club. Il bel ragazzaccio è stato cacciato dal paradiso, oppure si è cacciato da solo, e senza di lui gli Skid Row oggi sono molto meno attraenti dal vivo. Se uso un termine più “brutale”: addirittura poco interessanti. Molto ironico, ma così vanno le cose.
Questo non significa che tutti abbiano voltato le spalle agli Skid Row di oggi e ad altri “convalescenti” simili. No. Tutt’altro. Esisterà sempre un sano “zoccolo duro” di amanti del glam metal che manterrà il contatto diretto con questa musica finché gli Skid Row riusciranno fisicamente a muoversi e a suonare dal vivo. Inoltre da qualche anno c’è un fattore forte che tiene in vita l’eredità del glam. Si chiama ondata di “revival”, innescata ovviamente dalla Scandinavia.
Che le band di stampo extravagante, con tutti i loro “fronzoli”, siano popolarissime in Italia non è una novità. Dipende in parte dal carattere stesso della nazione. A questo pubblico importa poco cosa succede sul palco. L’importante è che qualcuno li noti, che si faccia vedere al concerto. Allora sono al settimo cielo. Per questo si agghindano in modo appariscente. E così la cosa va a braccetto. Per questo al New Age c’era il tutto esaurito per i W.A.S.P. nella notte di Halloween, il 31.10.2010, e così stavolta abbiamo avuto un’affluenza ancora migliore, con gli Skid Row nella formazione attuale: Johnny Solinger (voce), Dave “The Snake” Sabo (chitarra), Scotti Hill (chitarra), Rachel Bolan (basso) e Rob Hammersmith (batteria). Il club era saturo di vapori di attesa euforica. L’energia fantastica di questo piccolo tempio italiano dedicato alla missione dissoluta e sguaiata del rock n’ roll in tutte le sue varianti (come preferite) difficilmente ti lascia a piedi. È una delle esperienze live fondamentali di questo posto.
La serata l’ha aperta una squadra “tutta al femminile” di Venezia! Le padrone di casa si chiamano Baby Beluga. La beluga è una specie di balena. Le ragazze della formazione però non sono certo dei pesi massimi in fatto di abbondanza fisica palpabile, quindi in questo caso è dura associarle anche solo vagamente a un cucciolo di balena. Un rock n’ roll sporco tagliato nello stile in cui lo intende il mondo musicale femminile italiano. Piacevole, divertente e senza dubbio di qualità. Ma molto generico, quindi niente scosse telluriche di sorpresa. Solo un intrattenimento piacevolissimo, con panorami ancora più piacevoli.
Può darsi che gli Skid Row di oggi si siano dovuti trasformare in un’azienda a basso budget, che evidentemente custodisce con cura ogni centesimo sudato. Souvenir ufficiali non ce n’erano. Quindi la fetta di torta del budget è ridotta all’osso. E siamo rimasti senza magliette ufficiali degli Skid Row.
Il locale, dove si erano stipate 500 persone, si è annebbiato di brutto quando le sagome hanno preso il palco. Saluto d’apertura e via! Il suono? Come previsto. Chitarre ovattate e confuse. Eppure è impossibile non riconoscere il celebre riff di Big Guns, che apre la serata. Alla voce Johnny Solinger è un sostituto degno di Bach e da questo punto di vista giustifica il fatto di calzare le scarpe di Bach negli Skid Row rinnovati. Il tipo, di corporatura robusta, unisce con coraggio un approccio pulito a un accento gutturale e sfacciato, e anche oggi gli Skid Row sul palco funzionano in modo convincente. Per lo più, però, si appoggiano al successo dei primi due album.
Così hanno costruito anche la scaletta. I primi due album li hanno passati in lungo e in largo, e nel repertorio hanno infilato ancora tre brani dell’era Solinger dall’album “Thickskin” (2003). Condizioni paradisiache, insomma. E credeteci. La gente è impazzita. Infilare hit dopo hit, classico dopo classico, non può che funzionare così. Solinger ha ripreso anche le mosse sul palco, i movimenti, un pizzico di look dal celebre predecessore.
Eppure si sente che i ragazzi non sono nella forma più fresca. Così si sono concessi due jam molto noiose e tirate per le lunghe. La prima durante Monkey Business, la seconda durante I Remember You. Hanno allungato il concerto senza alcun bisogno. Ma è proprio qui il trucco. Solinger doveva rinfrescarsi la testa e soprattutto le corde vocali arroventate. Soprattutto nella seconda parte del concerto la sua voce era leggermente rauca e sembrava un po’ logora, così ha lasciato spesso le melodie principali direttamente al pubblico, che chiaramente conosceva alla perfezione tutti i versi. Certo, qui andateci piano col piede sul freno: parliamo dell’inglese all’italiana. Così gli Skid Row hanno derubato il pubblico in sala di sicuro di 15 minuti. Ci sarebbero entrati tre pezzi. Ma i tempi sono altri. Ancora più fastidiosa è stata l’inclusione della cover dei The Ramones Psycho Therapy. Chi prende in giro chi, qui? Purtroppo il pubblico degli Skid Row.
Ma con un pubblico così folle, a cui non mancano mai atomi di energia, non c’è nulla da temere. Il pubblico ha tenuto gli Skid Row a galla, così la barca del “risparmio energetico” mal mascherato non è affondata. Sì. La gente ha salvato un concerto che altrimenti sarebbe sembrato molto più fiacco, di routine e trattenuto. Stessa storia con i W.A.S.P. un buon mese fa nello stesso posto. E una cosa è certa. Una simile nonchalance gli Skid Row in Scandinavia o in Germania non potrebbero permettersela nemmeno in sogno. Lì un pubblico molto meno febbrile (rispetto a quello italiano), di fronte a una prestazione del genere, li avrebbe cancellati in fretta dalla lista dei concerti da vedere. Sì. Gli Skid Row non hanno suonato a pieno regime. E questo è stato il lato negativo della serata. Le condizioni sonore peggiori durante il concerto, che i tecnici non sono riusciti o non hanno voluto sistemare di fronte alla nonchalance mostrata dalla band, in questo caso passano in secondo piano.
Comunque sia. Grazie alla fama dei primi due album gli Skid Row se la sono cavata. La gente ha avuto la bomba energetica richiesta, un repertorio pieno dei classici richiesti. Per questo dopo un’ora e mezza non nascondeva la soddisfazione. Senza volerlo il pubblico ha salvato un concerto che alla fine ha lasciato un’impressione complessiva di febbre da dissolutezza positiva e divertimento esagerato. Detto semplicemente: ne è valsa la pena. La domanda è se, per un concerto degli Skid Row nel nuovo millennio, ogni spettatore lo rifarebbe ancora.
foto: Martin Prezelj
Scaletta
1. Big Guns 2. New Generation 3. Mudkicker 4. Piece Of Me 5. 18 And Life 6. Thick Is The Skin 7. Makin’ A Mess 8. Monkey Business 9. Sweet Little Sister 10. Ghost 11. Psycho Therapy 12. I Remember You 13. Slave To The Grind —bis— 14. Quicksand Jesus 15. Youth Gone Wild
Galleria fotografica






