Heavy New Year’s Night! (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Postumia / Slovenia
Data del concerto: 30.12.2010
Numero di spettatori: 400
Prezzo del biglietto: 7,00€
Nel periodo in cui pace e quiete scendono sull’anima, tra i giorni di Natale e l’attesa del nuovo anno, c’è comunque ancora un ultimo baccanale rock-metal che ruggisce! Se c’è qualcosa nei paraggi e se si può, ovviamente! E se c’è, allora è quasi certo che può essere solo a Postumia. Lì hanno unito le forze e sono saliti sul palco insieme un’ultima volta nel vecchio anno gli amatissimi hard rocker Requiem e i metallari old school rinati Lene kosti. L’amicizia tra vecchie conoscenze musicali, cresciute proprio negli anni in cui rock e metal erano in pieno sviluppo sul pianeta Terra e il cui legame si è rafforzato ancora dopo la prima esibizione in comune, il 30.07.2010 allo Zeleni gaj (Dornberk), è uno dei pilastri di queste alleanze tra band in serate come questa. Ultimamente ne sentiamo moltissimo la mancanza, eppure sono quanto mai benvenute, visto il trattamento da matrigna che riservano la maggior parte dei gestori dei locali in Slovenia, convinti di poter “comprare” qualsiasi band slovena per una semplice bottiglia di birra. Il principale promotore dell’evento sono stati proprio i Requiem. Per salutare l’anno vecchio volevano ripagare in modo concreto tutti i loro fan.
La lista dei protagonisti l’hanno completata i fresconi Gringo, i metallari di Nova Gorica Shutdown, che si stanno facendo largo a gomitate, e come dessert sono saliti sul palco anche gli eterni scatenati dell’alcol e del rock n’ roll The Drinkers, che hanno pensato soprattutto a tenere alta l’energia nel locale ancora a lungo dopo che il palco è passato ai Requiem. Sono le nove. Di sera, ovviamente. I Gringo, che hanno suonato solo 20 minuti, ce li siamo purtroppo persi. Incredibile. A Postumia, per una volta, rispettano perfino gli orari. Si sa, infatti, che in questo angolo di Slovenia le serate si accendono davvero solo dopo le undici.
Sul palco salgono gli Shutdown. Il chitarrista Domen ha suonato praticamente da solo, perché Murva ha dovuto rinunciare al concerto per una seria malattia. Gli Shutdown hanno risolto il problema con grande sicurezza. È vero che la formazione si sta ancora facendo strada sulla scena, ma ha già un bel po’ di concerti alle spalle, quindi capisce bene cosa significa stare davvero su un palco, e il risultato è piacevolissimo e convincente. Domen è un grande fan di Randy Rhoads e non lo nasconde: lo si vede da come si muove sul palco durante il concerto, da come affronta gli assoli e, se non altro, ce lo ricordano i cerchi rossi a forma di bersaglio disegnati sul corpo della sua Charvel bianca. Le redini del concerto le ha tenute in mano, come sempre con grande sicurezza, il cantante Egzi, che si sta davvero trasformando in un ottimo frontman. Sia per le caratteristiche vocali sia per come tiene il pubblico sotto il palco. Non potevano mancare Križarji e la più recente Do It Now. Dopo l’immancabile omaggio a Bon Jovi e Pomaranči, l’esibizione di questi ragazzi tosti era già finita in un batter d’occhio. Gli Shutdown confermano il pedigree della band giusta per scaldare il pubblico prima di un gruppo più grosso. Speriamo che crescano presto e riescano a capitalizzare i loro talenti musicali e creativi!
I Lene kosti hanno scelto un’impostazione simile a quella che ci è toccata a Lubiana, il 03.12.2010! “Dr. Evil” ha ritagliato il suo spettacolo da tre personaggi in modo che la band ripartisse ancora una volta con Uninvited Guest e passasse per I Got The… fino a Nightmare. E in questa sequenza anche “Dr. Evil” si è trasformato sul palco. Prima ha spaventato con la falce, poi è diventato un chirurgo pazzo e, per finire, un macellaio assetato di sangue. I Lene kosti hanno raccolto sotto il palco un numero già decisamente più consistente di curiosi amanti della musica, anche se in generale ci si poteva aspettare più gente. Dubito che quella sera, nel tendone in mezzo a Postumia, si potessero contare più di 400 teste scarse. Dr. Evil ha confermato ancora una volta una forma vocale straordinaria. Il cantante carismatico, che con il suo magnetismo ha incantato di nuovo il pubblico con la massima facilità e lo ha guidato come in trance attraverso ogni gesto della performance, ha confermato l’ottimo stato d’animo con la pesante Warrior, che si era tenuto per la parte finale del concerto. Un pezzo impegnativo, che di solito richiede più energia vocale di tutti, e che “Dr. Evil” ha cantato in modo fenomenale, mentre la band ha chiuso con successo un’altra serie di show eccezionali, in linea con le aspettative (Do Or Die). Naturalmente non sono mancate Stones Of Death, (sempre ottima) Sunrise, Play With Fire, Time For Love, l’assassina Iron Dragon e la “obbligatoriissima” Russian Girl. I Lene kosti possono essere molto soddisfatti del lavoro fatto nell’anno appena passato. I ragazzi hanno pubblicato il miglior album di heavy metal di impostazione classica in Slovenia in questo momento e, in generale, uno dei migliori di sempre, da quando ci sono la Slovenia e la defunta Jugoslavia, facendo così un lavoro enorme per consolidare il proprio nome in patria e all’estero. Nel nuovo anno entrano con veemenza e con grandi piani per confermare il successo di “Do Or Die” con il suo successore in studio!
Anche i Requeim sono tra i ritorni. Quella sera era la loro. Erano loro i padroni di casa, con un’ora e mezza a disposizione. Rinnovati e rinforzati dal sangue fresco del duo Miha Nedoh e Matjaž Marin, vivono una nuova primavera. Con loro è difficile che qualcosa vada storto. Il primo cantante, una sorta di lontano surrogato sloveno di Jon Bon Jovi, Primož Romšak, “il signor Dappertutto e ragazza per tutte le stagioni” Sergej Škofljanec e, naturalmente, l’immortale capo della band, che tiene tutte le redini in mano, Marko Slokar. I Lene kosti hanno scaldato alla grande il pubblico e, prima dei Requeim, le prime file si sono riempite completamente e l’atmosfera è diventata davvero infernale. Soprattutto nei primi 50 minuti, quando le teste ben sbronze sotto il palco avevano ancora energia. Più tardi questa partecipazione è calata un pochino, ma è tornata al livello iniziale verso la fine e nel bis. I Requiem hanno infilato, tra gli altri, i classici Pokopališče, 12. Let, Amsterdam, All Night Long, Zvezdno nebo, Heroji, Kaja, Čarovnice, Križarji, Ti in jaz, TV e, proprio alla fine, hanno condito l’esibizione, come da copione, con il brano Stare Device. Romšak e Škofljanec si sono alternati alla voce. Interessante l’osservazione che, quando “Sergio” prende in mano il microfono, i Requeim suonano “involontariamente” più “metal”, mentre Romšak (oltre alle frasi di chitarra di base, ovviamente) con la sua performance dà loro in tutto e per tutto il pedigree di una band classica hard rock melodica. Ma con un pizzico di sfumatura oscura, che attira verso il gruppo anche gli amanti dell’heavy metal. E questo è un bene! A conclusione dell’ennesima ottima performance, i Requiem hanno distribuito ai loro fan più fedeli alcuni regali di prestigio, hanno lanciato tra il pubblico un fascio di vecchie cassette e una montagna di caramelle e decorazioni natalizie. Senza discussioni, una festa perfetta, in un giorno perfetto, a un’ora più che adatta. E presto uscirà anche il nuovo album in studio della band e poi….
E perché la vendita di intrugli alcolici nel peccaminoso tendone di Postumia non si fermasse per caso quella sera, a occupare il palco per scrivere una piccola cronaca notturna ci hanno pensato, per chiudere, gli sciroccati profumati d’alcol The Drinkers. Il loro motivo? Quello di ogni vera band. Solo con un approccio diverso. Fare una festa perfetta! In modo da prendere in giro te stesso. Prima te stesso, poi gli altri. Questo è l’approccio dei The Drinkers. Già all’inizio Maki ha scoperto che Babbo Natale è omosessuale, e di constatazioni altrettanto sfottenti ce ne sono state parecchie, durante quella serata passata con i The Drinkers. Già all’inizio Koza, durante il pezzo Tine Rine, ha recitato una nuova parte, per cui di sicuro prende un cachet extra, ogni volta che Maki comincia a soffiargli lascivo sul collo. E poi I Love Alkohol, Deset mejhnih jagrov, Pijemo ga radi, Ko to tamo peva…. Nonostante fuori, ben sotto zero, crescessero allegramente i ghiaccioli, il fermento e il rosolare con i The Drinkers non sembrava finire mai. I The Drinkers sono saltati sul palco senza soundcheck. Qualcuno dal pubblico ha commentato che tanto i The Drinkers non ne hanno bisogno, altrimenti suonerebbero troppo perfetti. Avere in formazione uno dei migliori batteristi della giovane generazione in Slovenia, Klemen Markelj, fa già di per sé intuire che i The Drinkers prendono il loro mestiere molto sul serio e che dietro tutta questa facciata da buffoni si nasconde una grande band. Anche se a Maki non manca il carisma nel ruolo di frontman, stavolta a rubare l’attenzione è stato soprattutto il berretto Jaegermeisster (“fatto a maglia con vera lana nostrana (leggi: Blegoško runo)”) del decano dei The Drinkers, Miro Mutvar.
Ecco fatto. Un piccolo festival concluso con successo, per salutare il vecchio anno e annunciare un caldissimo 2011 di concerti! Nella città rocker di Postumia! Come si deve. Energia ottima, atmosfera ottima, prezzi della birra super e, soprattutto, una scelta di band super. Con tutto questo, uno si sarebbe comunque aspettato altre 100-150 teste in più sotto il tendone, ma alla fine. Presto avranno l’esame di riparazione, mentre per la festa di Postumia tutti gli assenti possono davvero dispiacersi, stavolta. Ha rappresentato infatti molti più parallelismi sensati e logici con la parola “rock” di quanti ne avesse il concerto Božični rock, battezzato proprio “rock”, cinque giorni prima nella vicina palestra del centro scolastico superiore.
foto: Aleš Podbrežnik
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