Un viaggio nel manuale dell’euro power metal, ma con il freno a mano tirato (2011)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Kino Šiška / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 26.01.2011
Spettatori: 850
Prezzo del biglietto: 25,00€

Il tredicesimo album in studio, “7 Sinners” (2010), ha finalmente portato le zucche di Amburgo nella capitale slovena! Per la seconda volta in tutto. A quasi esattamente cinque anni di distanza. Cinque anni e quattro giorni, per la precisione. La prima volta gli Helloween avevano suonato a Lubiana il 23.01.2006, presentando “Keeper Of The Seven Keys pt. III: The Legacy”, uscito ufficialmente nel 2005.

Il tour di “7 Sinners” è ben lontano dall’avere un budget alto come quello del suo predecessore. Avere accanto i Gamma Ray è tutta un’altra storia rispetto ad avere accanto gli Stratovarius. Nel tour di “Gambing With The Devil” gli Helloween avevano portato sul palco scenografie molto più ricche, un impianto luci ben più generoso, una scaletta più corposa e, di conseguenza, concerti più lunghi, a tratti davvero spettacolari. Ogni sera, infatti, dopo ben 15 lunghi anni, durante I Want Out si ritrovavano spalla a spalla sul palco Kai Hansen (Gamma Ray) e Michael Weikath, ex compagni della formazione d’oro degli Helloween degli anni Ottanta.

Ma torniamo al presente. Il nuovo album degli Helloween, “7 Sinners” (recensione di RockLine QUI), è riuscitissimo, quindi il pensiero di un tour a seguire ci ha fatto sorridere sotto i baffi e sbavare in automatico. Bello che gli Helloween abbiano chiamato in compagnia i vecchi camerati Stratovarius. Furono proprio loro, infatti, a giocare un ruolo importantissimo nella rivitalizzazione e nella ripopolarizzazione dell’approccio melodico nel metal a metà anni Novanta, e con la popolarità di allora hanno aiutato indirettamente a reintegrare sulla scena anche gli Helloween, “persi e ritrovati” dopo il naufragio di “Pink Bubbles Go Ape” (l’eureka e la vittoria del 1994 si chiamava “Master Of The RIngs”). Per non andare troppo lontano e non mangiarci subito la fetta di torta più dolce, torniamo piuttosto nella sala del Kino Šiška.

Le otto sono suonate da un pezzo. Sul palco si stanno sudando l’anima gli Avatar. Sono una formazione svedese che ha iniziato la carriera come band di death metal melodico e che con il terzo album in studio, quello attuale, “Avatar” (2009), ha allargato i propri orizzonti musicali “a più generi”. Il nuovo album offre una mescolanza di generi interessantissima, dentro le singole canzoni. Gli Avatar sono dei tipi allegri, ragazzi spensierati che stanno bene nella loro pelle. Si abbandonano a un gustoso senso dell’umorismo, come ha confermato anche l’intervista con la band fatta il giorno prima a Zagabria. Per questo hanno scelto un’intro in tema e hanno aperto il concerto con la sigla della serie d’azione “McGyver” di Lee David Zlotoff. La bocca si apre da sola in un sorriso. Se Deeper Down è un miscuglio dei rami estremi del metal, incarnato soprattutto dal punto di partenza del death metal melodico con il trucco moderno dei “breakdown”, Queen Of The Blades è invece un tentativo di respirare un po’ di quell’aria da peccato rock n’ roll. Entrambi i pezzi hanno colpito anche al Kino Šiška e hanno mostrato l’ampio raggio creativo che ormai si è impadronito della band. Insomma, qualcosa che può attirare i fan dei nuovi e dei vecchi In Flames, come pure dei The Haunted, e che può far drizzare le orecchie perfino agli amanti del power metal e del sudicio rock n’ roll più crudo! L’affiatamento eccezionale, la comunicazione sciolta del frontman Johannes e l’atteggiamento alla mano hanno acceso i curiosi in sala, e la band si è beccata un saluto fragoroso a fine esibizione, durata una buona mezz’ora. Un’ultima cosa. Sul palco più grande del Kino Šiška gli Avatar sono riusciti a installare anche il loro logo sopra la batteria, con le lettere fatte di faretti, cosa di cui il pubblico del Boogaloo di Zagabria, il giorno prima, non ha potuto godere.

Gli Stratovarius oggi sono tra le leggende dell’euro power metal di pura scuola finlandese! Dopo gli Stratovarius, nella seconda metà degli anni Novanta (e anche dopo), sono spuntate band power metal come i Sonata Arctica, che sono più o meno semplici derivati degli Stratovarius. Lo stesso si può dire perfino dei Children Of Bodom (growl a parte), e l’influenza si sente anche in una parte delle formazioni gothic power metal tipo i Nightwish. Gli Stratovarius oggi, naturalmente, vanno avanti senza Timo Tolkki, il che è un fenomeno a sé. È piuttosto insolito, infatti, che l’uomo che crea una band se ne vada. Di solito, con la sua uscita muore anche la band. Nel caso degli Stratovarius, come, grottescamente, dei Thin Lizzy, non è andata così.

Comunque nella band sono rimasti tre membri importanti. Oltre al batterista tedesco Joerg Michael e al tastierista svedese Jens Johansson, resta di sicuro anche la prima voce, oltre che il primo nome della band. Timo Kotipelto, il cui timbro incarna una parte così grande dei contenuti degli Stratovarius che l’esistenza della band senza Tolkki è ancora oggi credibile. Se a sostituire l’apparentemente insostituibile Tolkki arriva un ragazzo prodigio che risponde al nome di Matias Kupiainen, il problema è praticamente risolto. Si tratta di un virtuoso eccezionale, di formazione classica, veloce come la luce, capace di spaccare in due il capello più sottile con una lama dal filo laser, con una precisione e un controllo dello strumento straordinari. Alla band, che due settimane prima della tappa di Lubiana ha pubblicato il nuovo album in studio (il secondo senza Tolkki in formazione) intitolato “Elysum”, poco prima del tour si è unito di nuovo un convalescente che ha superato felicemente un’operazione per un tumore: il leggendario batterista tedesco Joerg Michael. Con la sua potenza e velocità da cannone ha difeso in passato i colori di band come Rage, Grave Digger, Running Wild, Saxon,… Il maestro del pedale sul doppio cassa ha tirato fuori dietro le pelli il meglio che sa fare! Godersi lo sviluppo di energia che innesca sempre la sua cannonata è stato stavolta un onore particolare. Nell’angolo all’estremo destro, dietro la sua solita pila di tastiere, c’era, come sempre, uno dei migliori tastieristi del rock e del metal al mondo. L’unico Jens Johansson, l’uomo che a suo tempo ha messo il suo talento musicale al servizio di album di band come Dio e Yngwie J. Malmsteen’s Rising Force. Insomma, gli Stratovarius restano una realtà forte, anche se i nuovi lavori in studio non trasmettono più una freschezza particolare. L’unico problema è che hanno perso la maggior parte della loro fan base, e così i loro tempi d’oro, chiusi dall’album “Infinite” con il tour del 2000, oggi sono purtroppo (per ora) passato. Oggi possono farsi strada sui palchi solo più come gruppo spalla.

Gli Stratovarius sono dei maestri della musica. Il fuoco incrociato di assoli sull’asse Johansson – Kupiainen resta il fascino particolare di guardarli dal vivo, mentre Kotipelto, come il giorno prima di Lubiana, quando abbiamo visto la band a Zagabria, ha lasciato perdere i registri più alti dei pezzi, perché cantava con la gola infiammata. I ragazzi hanno preparato brani che in qualche modo definiscono i momenti più noti della loro ricca carriera discografica. Subito con la straordinaria Hunting High And Low, poi con l’assoluto classico del repertorio di ferro Speed Of Light e con il brano dal riff carismatico e frizzante e dalla melodia contagiosa Kiss Of Judas. C’è stato spazio anche per presentare l’album “Elysum” con Darkest Hours, e i ragazzi hanno alzato l’atmosfera nel finale con un fascio di materiale classico che andava da Phoenix al classico Forever fino alla (“super obbligatoria”) regina della velocità power metal Black Diamond. Un piacevole riscaldamento in vista degli Helloween e soprattutto un piacevole riscaldamento per tutti i cuori nostalgici che seguono la band da due decenni pieni di carriera.

E gli Helloween? Gli Helloween sono così rodati che potrebbero portare sul ghiaccio anche il pubblico più ingenuo. I ragazzi sono partiti per il tour con un budget più ridotto rispetto a due anni fa. Sul palco è finita così una sega circolare che, al posto dei denti, portava sette lame diverse. Insomma, sulla scia della copertina del nuovo album. Questa scenografia il giorno prima a Zagabria non l’avevano montata. Sotto il palco gli Helloween hanno trovato una sala sold out. In realtà tutti i ragazzi e le ragazze si erano già “impacchettati” nella sala durante gli Stratovarius, solo che non facevano troppo casino. Quando però gli Helloween si sono sparsi sul palco, la folla ha iniziato a scaldarsi alla grande. Un pubblico così caldo, un palco così grande e una sala così carica Zagabria non li ha avuti. Per questo gli Helloween sono sembrati un po’ più alla mano e un filo più “sciolti” che a Zagabria, dove hanno mostrato solo la pura routine. Lubiana ha avuto la routine e un pizzico in più di dinamica da parte del quintetto sul palco. Le buffonate non sono toccate in gran parte solo ad Andi Deris: anche Wikath, Grosskopf e Gerstner hanno fatto sul palco un bel po’ di “stupidaggini”.   Gli scontri l’uno contro l’altro mentre suonano le armonie in tre, le facce buffe e le altre forme di scherzosa goliardia fanno parte del repertorio consolidato dell’offerta live di una band come gli Helloween.

Deris ha confermato che la sua voce ha ancora un’ampia estensione, che riesce a prendere (con un’accordatura leggermente più bassa!) anche i registri più impegnativi dei punti difficili da centrare (I’m Alive, Halloween, nel bis Ride The Sky). La scaletta, costruita con coraggio, ha presentato anche tre pezzi nuovi di zecca. Come da copione, l’esibizione si apre con la beffarda Are You Metal?, tipica birichinata alla Helloween; più avanti, a metà concerto, la raggiungono l’ottima Where The Sinners Go, condita con il dramma teatrale di un ritornello contagioso, e subito dopo World Of Fantasy, che di recente ha sostituito in scaletta il brano You Stupid Mankind. Tra i classici più vecchi hanno attirato l’attenzione soprattutto l’ottimo classico di “Better Than Raw” Handful Of Pain e la ballata di “Time Of The Oath” sull’amore non cantato Forever And More, che Deris e Gerstner hanno eseguito in versione unplugged (acustica). Una mossa che si è rivelata un diversivo efficacissimo per l’atmosfera del concerto.

Sarà che la nuova era impone di sforbiciare l’offerta live e di far salire i prezzi dei biglietti. Su quest’ultimo punto, però, non c’è proprio da lamentarsi. Dopo il concerto, invece, è rimasto un retrogusto amaro riguardo al repertorio. Un’ora e tre quarti è una bella unità di tempo per un concerto da headliner, se si suona e non si parla, o si dice davvero solo lo stretto necessario. Stavolta invece gli Helloween hanno decisamente esagerato con l’innesto di tutti gli sketch e di tutte le buffonate, che sono sì attese, gradite e perfino pretese come contenuto Helloween. Ma stavolta hanno esagerato. I discorsi chilometrici al pubblico tra i brani, Halloween, in particolare I Want Out, che ha perso del tutto il proprio senso di esistere come punto del repertorio, e per giunta Dr. Stein nel bis, hanno dato l’impressione di risparmiare energie e di rubare tempo. Se ci aggiungiamo l’assolo di batteria, che non offre nulla che meriti di essere menzionato e che resti impresso nella memoria di chi era al concerto, è chiaro che in quel tempo gli Helloween avrebbero potuto suonare almeno altri quattro classici. Se non altro, avrebbero potuto abolire la “scaletta di tre brani” e suonare per intero Halloween, o Keeper Of The Seven Keys.

Il Kino Šiška ha di nuovo mostrato i denti sul fronte del suono. Davanti le chitarre si sentivano. Più lontano dal palco meno, o male, mentre la batteria si prendeva un primato sempre maggiore nel suono. Non so com’era vicino al mixer, ma proprio all’ingresso della sala le chitarre si sentivano troppo poco. Carenze sonore simili le aveva già subite chi era presente il giorno prima a Zagabria.

La band saluta il pubblico con Dr. Stein, che resterà impresso soprattutto per due coraggiosi che si sono conciati come lui e hanno strappato un sorriso al quintetto. Neanche gli Helloween, comunque, sono rimasti con le mani in mano e hanno mandato sul palco il loro Dr. Stein, che ha lanciato tra la gente una montagna di zucche (palloncini) targate Helloween. Neanche questo c’era stato al concerto del giorno prima a Zagabria. Nel confronto con Zagabria, stavolta il pubblico di Lubiana se l’è cavata decisamente meglio, per quanto riguarda l’atmosfera. È stato proprio il pubblico a salvare il concerto della band. Con la sua esuberanza e il suo staccare la spina, con un tifo agguerrito, nella febbre dell’attesa a ogni detonazione iniziale di ogni singolo brano del repertorio ha nascosto con successo la pigrizia dei suoi eroi sul palco, parchi e ormai da routine. Quindi tanto di cappello a un pubblico eccezionale, che ha respirato ogni frazione di secondo senza un attimo di pausa, anche durante le infinite “stregonerie” e arringhe di Deris. A un certo punto, durante Dr. Stein, gli ha fatto un cenno perfino il collega Markus Grosskopf, in modo educatissimo: “Questa l’abbiamo già sentita ieri!” (Yeah, we’ve heard that one last night!”), ma Andi non si è lasciato smontare.

Comunque la si giri. Bel concerto. Proprio un bel concerto. Con riserva. Ma degno di essere visto e consumato dall’inizio alla fine! Ogni vero fan degli Helloween farebbe un grosso peccato se saltasse con ignoranza questa visita stavolta rilassata dei “zuccari” in Slovenia. L’energia però c’era in abbondanza, tanto che in mezzo a un inverno ostinato, con una dose smodata di power metal, anche tutti gli altri si sono scaldati ben bene le ossa infreddolite. Nella parte tedesca del tour agli Helloween si uniscono i connazionali Pink Cream 69, tra l’altro la band madre del cantante Andreas Deris. La data e il luogo più vicini alla Slovenia sono l’11.02.2011 e la tedesca Kaufbeuren. Qualcuno è della partita?

foto: Aleš Podbrežnik

Il reportage è nato dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija.

Scaletta

HELLOWEEN: 1. Intro(AC/DC – For Those About to Rock/Happy Happy Halloween/Who is Mr.Madman?) 2. Are You Metal? 3. Eagle Fly Free 4. March Of Time 5. Guitar intro (Sascha) 6. Where The Sinners Go 7. World Of Fantasy 8. Drum solo 9. I’m Alive 10. Forever And One 11. Handfull Of Pain 12. MEDLEY: – Keeper Of The Seven Keys – King Of A Thousand Years – Halloween 13. I Want Out —bis I.— 14. Ride The Sky 15. Future World —bis II.— 16. Dr. Stein STRATOVARIUS: 1.Hunting High and Low 2.Speed of Light 3.The Kiss of Judas 4.Winter Skies 5.Stratosphere 6.Phoenix 7.Forever 8.Darkest Hours 9.Paradise 10.Black Diamond AVATAR: 1. The Great Pretender 2. Roadkill 3. Shattered Wings 4. Reload 5. Deeper Down 6. Pigfucker 7. Queen of Blades

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