La sonata del gelido soffio artico risuona finalmente anche a Lubiana (2011)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Cvetličarna MediaPark / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 26.02.2011
Numero di spettatori: 600

Chi l’avrebbe mai detto che i Sonata Arctica sarebbero diventati un nome così amato nel power metal. Oggi fanno presa soprattutto sui fan più giovani delle sfere musicali più morbide, cioè su tutti quelli che il suono più morbido lo stanno scoprendo solo adesso. Chi segue l’approccio melodico e lo esplora, prima o poi inciampa, passando per band tra loro lontanissime a livello di genere ma altrettanto amate come le finlandesi Lordi, Nightwish e Children Of Bodom, anche nei Sonata Arctica. I ragazzi sono tremendamente melodici e oggi rappresentano in pratica la versione più morbida del power metal sul pianeta, che garantisce comunque quel tanto di mordente alle chitarre da far suonare i riff “grossi”, e possiedono quel pizzico di oscurità e di teatralità drammatica che basta per far restare tutto dentro i confini del metal. A dare il suo contributo a questo approccio metal c’è ovviamente la “grigliata di doppia cassa a raffica”, senza la quale non può mancare praticamente nessuna vera power metal band di origine finlandese.

Più di undici anni fa, quando hanno calcato per la prima volta i palchi d’Europa, allora in compagnia dei loro guru Stratovarius (con loro c’erano anche i Rhapsody Of Fire), e poi un anno dopo, per la precisione nell’ottobre 2001, quando se ne andavano in giro insieme ai Gamma Ray, i Sonata Arctica tremavano spaventati sul palco, come salici in un fiume in piena; oggi invece le loro tournée, che abbracciano il mondo intero, possono durare anche due anni. Anche la storia più fresca, quella legata al nuovo album “The Days Of Grays”, uscito nell’autunno del 2009 e accolto con successo, non è molto diversa. I Sonata Arctica sono così partiti per la seconda “messa” della parte europea del tour mondiale dedicato alla promozione di quell’album. Dopo la prima tranche del tour europeo hanno girato l’Asia, l’Australia e l’Oceania, due volte il Nord America, hanno fatto una capatina in Sud America, nel mezzo hanno rifatto i festival europei del 2010 e alla fine eccoli di nuovo qui, sul suolo del vecchio continente, con una serie di concerti che si chiuderà a casa loro.

La cosa curiosa è che la band ha dato l’occasione di aprire i concerti ai 4th Dimension, un gruppo italiano a dir poco generico. I Sonata Arctica hanno un sacco di amici in Italia. I 4th Dimension, poi, sono strettamente legati ai membri dei Labyrinth, che li hanno aiutati nella produzione del loro prossimo debutto in studio “The White Path Of Rebirth”, dove tra l’altro ospita addirittura il cantante originale dei Labyrinth Fabio Tordiglione, più noto a tutti come Fabio Lione, prima voce dei Rhapsody Of Fire.  Il quintetto formato da Andrea Bicego (voce), Talete Fusaro (tastiere),  Michele Segafredo (chitarra), Massimiliano Forte (batteria) e Stefano Pinaroli (basso) ha scaldato i presenti e in pratica ha ripetuto cose già note. Quello che formazioni come Vision Divine e Labyrinth avevano messo in piedi a cavallo tra la fine degli anni Novanta e il nuovo millennio. Insomma, la risposta italiana alla falange del nord di allora, guidata dagli Stratovarius. Per questo, purtroppo, i 4th Dimension non possono essere in alcun modo interessanti a livello musicale. Possono adorarli davvero solo i principianti assoluti, che hanno appena cominciato ad ascoltare power metal. E i ragazzi sul palco hanno comunque picchiato duro con grande ottimismo, visto che questa è la loro primissima tournée europea, che grazie al nome del main act gli riempirà di sicuro il pit sotto il palco, e c’è da invidiarli. Comunque sia, quel masticare generico dell’eredità melodica, imbottito di pomposità sinfonica negli arrangiamenti e di voce pulita e melodica, ha incredibilmente coinvolto il pubblico fino in fondo, il che è solo la prova che stavolta la platea era davvero acerba e poco scafata in fatto di metal. La vista del pit pieno, però, è stata per la band più che incoraggiante, e infatti non ha nascosto il suo buonumore. I 4th Dimension hanno così chiuso con successo la loro esibizione. Suonano bene, ma annoiano, perché di acume e di vere “scintille diaboliche” non ne hanno purtroppo nemmeno l’ombra.

I Labyrinth non vanno assolutamente messi nello stesso calderone dei 4th Dimension, perché se il destino avesse voluto rimescolare un po’ diversamente le carte nel corso dell’ultimo decennio, oggi potrebbero benissimo essere i Sonata Arctica a fare da spalla ai concerti dei Labyrinth! Il sestetto ha sorpreso già in apertura, perché a casa è rimasto il chitarrista Andrea Cantarelli. I Labyrinth si sono quindi presentati al pubblico come quintetto, con al microfono di nuovo il grande Roberto Tiranti, una specie di versione italiana di Geoff Tate (Queensryche). Tiranti ancora oggi fa parte della serie A dei cantanti, sia nel power metal italiano sia in quello europeo. Alla sua sinistra c’era Olaf Thorsen (all’anagrafe Carlo Andrea Magnani) con la sua chitarra a sette corde, che di recente ha riattivato anche l’altra sua band, i Vision Divine. Il diabolico acrobata della chitarra ha lasciato a bocca aperta con le sue doti, come da copione, e i Labyrinth hanno portato il concerto a un altro livello soprattutto grazie a una sezione ritmica molto migliore, energica ed esplosiva, che dava nuova vita incendiaria ai riff di chitarra e all’ottimo canto di Tiranti, tanto che l’esibizione dei Labyrinth, rispetto ai predecessori, era come la notte e il giorno. Anche il suono era molto, molto migliore rispetto a quello “ovattato” dei 4th Dimension, e la cavava meglio chi stavolta si è goduto il concerto direttamente dalla balconata. I Labyrinth, che qualcuno avrà magari visto prima degli Iron Maiden lo scorso agosto vicino a Palmanova (Codroipo), in questo tour presentano il loro settimo album in studio “Return to Heaven Denied Pt. II: A Midnight Autumn’s Dream”, uscito l’anno scorso. Hanno aperto il concerto proprio con il primo brano del nuovo disco, The Shooting Star. Nonostante la gente per lo più non conoscesse la band, in sala c’era un pugno di fan più vecchi, venuti addirittura soprattutto per i Labyrinth. Perché? I Labyrinth avevano già fuori quasi tre album quando i Sonata Arctica hanno pubblicato il loro debutto. L’album “Sons Of Thunder” ancora oggi è considerato il miglior lavoro della carriera dei Labyrinth. I ragazzi non sono gli ultimi arrivati e dunque non sono affatto un nome sconosciuto nel mondo del metal. Nel 2001 si sono lanciati in un’ampia promozione di “Sons Of Thunder” in tutta Europa. All’epoca suonavano prima di Blaze Bayley e degli Helloween. Hanno quindi un lungo chilometraggio alle spalle, e questo si vede anche nell’eccezionale sicurezza e padronanza con cui eseguono il materiale sul palco. La band ha sorpreso con il secondo pezzo, tratto dal debutto “No Limits” (1995), di qualità altalenante, quando ha sparato In The Shade, uno dei brani migliori di quell’album. Il concerto è salito di intensità, con mestiere, con New Horizons dall’album “Return To Heaven Denied” (1998)! Il nuovo album ha avuto più minutaggio di tutti, e con i due pezzi freschi A Chance e Sailors Of Time la band ha confermato di divertirsi con il nuovo materiale sul palco e ha ricordato di aver sfornato un altro disco che merita l’ascolto di ogni amante della melodia nel metal. Per finire, i Labyrinth hanno salutato i presenti in sala con un altro brano di “Return To Heaven Denied”! Con una Moonlight carica a molla, che ha chiuso un’esibizione solida e ben rodata, in cui a lasciare tutti affascinati è stato di nuovo il grande Roberto Tiranti! Con la voce ha lanciato qualche salva vocale esplosivamente pulita e melodica, puntata su registri estremamente alti, da far invidia a chiunque! Peccato che durante il set i ragazzi abbiano ignorato del tutto l’album “Sons Of Thunder”, il che ha rovinato un po’ l’impressione, ma per il resto non c’è motivo di cercare il pelo nell’uovo. I Labyrinth restano sinonimo di alta qualità e maturano come il buon vecchio vino.

E i Sonata Arctica? La sala si è riempita esclusivamente per loro. Entusiasmo! Un’atmosfera tipica di questo genere di ascoltatori, che non è sfociata nelle esplosioni di euforia lacrimevole e urlata di qualche giorno prima, quando nello stesso posto hanno “segato” gli Apocalyptica, ma ci è mancato davvero poco.

I Sonata Arctica hanno suonato il concerto con la routine di chi sa il fatto suo. Nello stesso modo che ha confermato l’esperienza di Milano, nel novembre del 2009, e di Graz, nel febbraio del 2010! I Sonata Arctica garantiscono sicurezza, compattezza, essenzialità. Si appoggiano all’esperienza accumulata con i concerti a ripetizione. A questo punto uno però si chiede, quando non senti più nient’altro che pura routine, se sia la conseguenza di troppi concerti, che fanno sbiadire quella sensazione che ti accende in ciò che ami fare di più. Di verità in questo ce n’è di sicuro. I Sonata Arctica sono saturi.

Il repertorio ha offerto una setlist simile. Leggermente rimescolata, con 8th Commandment dal debutto in studio del tour precedente sostituita da The Misery, che si è rivelata un’ottima variazione, perché è uno dei brani migliori dell’album “The Winterheart’s Guilde” (2003). L’atmosfera si è alzata di colpo quando, come previsto, a Replica è seguita Blank File, anche questa dal debutto in studio della band. Il pubblico, sapendo i versi a memoria, ha fatto risparmiare un bel po’ di energia al cantante Tony, sostenendolo a gran voce in un unico coro. A mettere alla prova la fedeltà dei fan ci ha pensato uno dei brani più amati della band ancora oggi, Full Moon, che conferma solo quanto sia solido il debutto in studio “Ecliptica” (1999).

Il suono? Anche stavolta la balconata ha avuto la meglio. In platea l’ideale era stare più vicino al mixer, perché solo così si otteneva l’equilibrio del quadro sonoro che l’orecchio richiede. Davanti Tony Kakko si sentiva peggio, mentre l’intreccio di fuoco incrociato tra gli assoli di chitarra e di tastiera funzionava alla pari, efficace in tutto e di alto livello nell’esecuzione. Qui i Sonata Arctica faticano davvero a sbagliare. I musicisti sono impastati con una pasta di prima qualità, tra loro non ci sono giochi di nascondino e la storia che dovevano mettere in scena è stata messa in scena già tante volte con questa compagnia sul palco. Elias Viljanen è un fattore importante, che dopo la fulminea uscita di Jani Liimatainen ha restituito alla squadra coerenza, fiducia e un’aria di forza incrollabile!

Il brano The Dead Skin, che i Sonata Arctica avevano suonato sia in Slovacchia sia, il giorno dopo, in Ungheria, è stato tagliato dalla setlist. Il motivo? Possiamo solo tirare a indovinare. Un’ora e venti, non un minuto di più. Questi signori non sono in giro da così tanto da sentire il peso degli anni e dover accorciare i concerti, per “malanni”, al minutaggio del fisicamente esausto Blackie Lawless e dei suoi W.A.S.P., cioè di una band che è sulla scena da quasi due decenni più dei Sonata Arctica. Un’esibizione breve di sicuro non va a loro merito e lode. Aggiungo che al concerto di Milano, successivo a quello di Lubiana, i Sonata Arctica hanno inserito nel primo bis un set acustico, che a Lubiana non ci è toccato. Semplicemente, a Lubiana i Sonata Arctica hanno risparmiato le energie in modo calcolato. Anche troppo calcolato. Comunque. Il pubblico ha trovato un sacco di motivi per staccare del tutto la spina e godersela, mentre i suoi eroi snocciolavano i pezzi preferiti. Per quanto riguarda la setlist del concerto non ci sono davvero motivi di lamentela, se non che è corta. La Cvetličarna ha bollito nell’afa per tutto il concerto e ci è mancato poco che raggiungesse il microclima ideale per una sauna finlandese. Con un po’ di fantasia, in realtà ci è arrivata. La terza data del nuovo tour ha portato sul palco un Tony comunque riposato e in salute, che ha cantato il repertorio al livello richiesto. Col passare degli anni la voce gli si è un po’ abbassata, diciamo che è maturata e si è “ispessita”, e così deve adattare la sua estensione attuale per non farsi ridicolizzare per sbaglio nei registri più alti. Eppure la prestazione di Tony a Lubiana era ancora a un miglio di distanza dall’immagine pietosa di una voce a pezzi a cui abbiamo assistito il 25.11.2009 a Milano, al concerto della band lì.

Un concerto molto bello, un’esibizione di qualità, ma con tanta routine e con un carattere che non ha creato la sensazione di vera grinta e ardore come quelli che la band aveva all’inizio del millennio. Purtroppo. A questo dovremo abituarci, oppure scegliere con rigore solo il meglio del meglio dell’offerta concertistica. Anche solo per attutire i colpi al portafoglio, causati dalla crescita vertiginosa dei prezzi dei biglietti per i concerti in questi tempi nuovi. Il prezzo del biglietto per vedere i Sonata Arctica in Slovenia non rientra in questa categoria, perché resta ancora amico delle tasche!

foto: Aleš Podbrežnik

Setlist

1.Intro/Everything Fades To Gray
2.Flag In The Ground
3.The Last Amazing Grays
4.Juliet
5.Replica
6.Blank File
7.As If The World Wasn’t Ending
8.Paid in Full
9.Victoria’s Secret
10.FullMoon
11.The Misery
12.Guitar/Keyboard Showoff
13.In Black and White
—bis—
14.Caleb
15.Don’t Say A Word
16.Vodka / Everything Fades To Gray

LABYRINTH:
1.The Shooting Star
2.In the Shade
3.New Horizons
4.A Chance
5.Sailors of Time
6.Moonlight

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