L’aquila è atterrata trionfante sul palco del Kino Šiška! (2011)
Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Kino Šiška / Slovenia
Data del concerto: 29.05.2011
Numero di spettatori: 550
Prezzo del biglietto: 22,00€ / 25,00€
Dopo due anni la leggendaria formazione heavy metal britannica Saxon è tornata in terra slovena: quest’anno festeggiano 34 anni dalla nascita, avvenuta nel lontano 1977. In più, i Saxon hanno appena pubblicato il loro diciannovesimo album in studio, Call to Arms. Ci aspettavamo, a ragione, un vero Heavy Metal Thunder, e l’abbiamo avuto in porzioni abbondanti.
Ma prima a scaldare l’atmosfera ci ha pensato una band olandese sfornata di fresco, i Vanderbuyst, che nella loro musica mescolano influenze hard rock alla Thin Lizzy a quelle di tante formazioni della nuova ondata dell’heavy metal britannico (tra cui, ovviamente, anche i Saxon). Gli olandesi, totali sconosciuti per i nostri palchi, hanno iniziato il loro set davanti a un pubblico che si poteva contare sulle dita di una mano. Ma di pezzo in pezzo l’intensità dei Vanderbuyst è cresciuta, e con lei l’energia sotto il palco, dove il pubblico diventava sempre più numeroso. Il trio ha sfruttato il palco del Kino Šiška con energia e sicurezza, soprattutto il capo della band, Willem Verbuyst, che oltre a fare assoli vari e ottimi si è occupato di incitare e animare la gente. E il tipo ha pure dei baffi ultra cool! In quaranta minuti i ragazzi hanno presentato pezzi del demo e dell’esordio Vanderbuyst, aiutati da un suono potente e chiaro che ha dato abbastanza spazio a tutti e tre gli strumenti e alla voce. Con un’atmosfera davvero rilassata, una buona esecuzione e un heavy metal contagioso (che col tempo però diventa monotono e prevedibile) la band ha centrato il suo obiettivo e da noi si è sicuramente guadagnata un fan o due.
Invece di far salire ancora la tensione in attesa dei padrini della NWOBHM, però, i successivi, gli inglesi Crimes of Passion, sono riusciti nell’esatto contrario. Gli inglesi di Sheffield, con un heavy metal soporifero, noioso e masticato e rimasticato, hanno strappato sbadigli già dal primo pezzo. A migliorare il quadro non hanno contribuito nemmeno le stonature vocali: la voce di Dale Radcliffe ha già di suo un timbro molto fastidioso e per niente gentile con le orecchie, e anche la sua intonazione più alta è eseguita piuttosto miseramente. La postura statica degli altri membri e il modo, a dir poco scemo e imparato a memoria, di rivolgersi al pubblico sono solo un altro meno in una lunga fila di quelli che questa band può vantare. Nei Crimes of Passion non c’è proprio niente di passionale, solo musica criminalmente scadente.
Grazie agli dèi della guerra le luci si sono spente di nuovo in fretta, e Biff con la sua orda sassone ha colpito Šiška col martello divino, Hammer of the Gods, primo brano del nuovo album Call to Arms. L’inizio devastante con riff tiratissimi e già le prime note suonate hanno fatto capire che ci aspettava un’altra prestazione di altissimo livello di questa leggendaria heavy metal band. I Saxon non si sono fermati: fin dall’inizio hanno schiacciato l’acceleratore a tavoletta e ci hanno scaraventati nel primo classico della serata, l’inno immortale Heavy Metal Thunder. La vitalità dei signori coi capelli grigi sorprende e lascia a bocca aperta ogni volta, il quartetto Byford/Quinn/Carter/Scaratt sul palco tira fuori più energia di tanti gruppi che hanno appena iniziato il loro cammino. Nonostante un’anagrafe invidiabile, nelle vene dei Saxon scorre sangue da ventenni! Sul palco non sono mancati salti e dinamica a non finire, di cui si è occupato soprattutto il bassista Nibbs “trottola umana” Carter, che saltava senza sosta di qua e di là e, con una maratona ininterrotta di pizzicate sulle corde, ha dimostrato che anche a (quasi) cinquant’anni (!) non c’è tempo per riposare! Già solo la sua presenza doveva mettere in movimento chiunque fosse sotto il palco! Sull’esecuzione strumentale dei Saxon non si può dire niente: ogni singolo membro della formazione fa la sua parte in modo impeccabile e magistrale, in questa band semplicemente non c’è spazio per errori e pasticci. L’occhio si inumidisce in un attimo davanti alle linee di chitarra cristalline del cuore della band, il duo di chitarre Quinn/Scaratt, i cui assoli, sempre affidabili, sono un vero dizionario della chitarra heavy metal. Sullo sfondo a far tremare il pavimento c’era l’incredibile Nigel Glockler, che nonostante l’età mena sui tamburi con l’energia e l’entusiasmo di un ragazzino a cui i genitori hanno appena comprato la prima batteria. Nemmeno per un attimo Carter si è fermato, con i suoi passaggi vari e articolati sparati come cannonate e le bordate di doppia cassa. Al centro dell’attenzione c’è chiaramente, senza dubbio, mister Biff Byford, che con il suo carisma incredibile domina ogni angolo del palco e dedica attenzione a ogni singolo spettatore. E con una forma vocale fenomenale dimostra quanto sia forte e convincente alla non più tenera età di sessant’anni! Stavolta i Saxon hanno presentato il nuovo disco con quattro pezzi: l’iniziale Hammer of the Gods, la straordinariamente atmosferica e scioccante semi-ballad Call to Arms, Back in 79 e la tiratissima, in pieno stile heavy metal, Afterburner, che hanno dimostrato che i Saxon sono una band che in studio non conosce il passo falso. Il resto della serata l’hanno dedicato ai classici d’acciaio, che hanno messo in fila uno dopo l’altro: Motorcycle Man, Dallas 1PM, Rock n’ Roll Gypsy, And the Bands Played On, la sorpresa Play It Loud (e i Saxon suonano davvero a volume alto!), The Eagle Has Landed e la conclusiva Princess of the Night. I veterani ci hanno regalato ben due bis, a partire dall’inno da crociata Crusader, l’eterna 747 e, per finire, Strong Arm of the Law e Wheels of Steel. Invidiabili 21 pezzi, qualcosa che non si sognano di fare nemmeno gruppi con la metà degli anni di carriera che i Saxon hanno sulle spalle!
Šiška ha risposto con grande gioia alla chiamata alle armi dei gentleman britannici dell’heavy metal. I Saxon hanno dimostrato che dopo trent’anni di attività sono ancora Heavy Metal Thunder, con una forza 17 della scala Beaufort!
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. Hammer Of The Gods 2. Heavy Metal Thunder 3. Never Surrender 4. Motorcyle Man 5. Back In ’79 6. I Got To Rock (To Stay Alive) 7. Dallas 1 p.m. 8. Call To Arms 9. Rock N’ Roll Gypsy 10. Demon Sweeney Tod 11. And The Bands Played On 12. Man And Machine 13. The Eagle Has Landed 14. Afterburner 15. Play It Loud 16. Denim & Leather 17. Princess Of The Night —bis I.— 18. Crusader 19. 747 (Strangers In The Night) —bis II.— 20. Strong Arm Of The Law 21. Wheels Of Steel
Galleria fotografica



































