MetalCamp 2011 (quarto giorno) – ai confini del tempo con i Blind Guardian!

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Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Tolmino, Slovenia
Data del concerto: 14.07.2011
Numero di spettatori: 10

Il quarto giorno del Metalcamp è stato, in pratica, l’unico di tutto il festival di quest’anno a svegliarci con una mattina acida, piovosa e fredda. Addio rinfrescata mattutina nell’Isonzo e addio sete spenta con un cocktail o due in spiaggia, ma già nel primo pomeriggio il meteo è migliorato parecchio e il sole rovente di Tolmino ha ripreso a rosolarci in un attimo.

Prima ancora che il sole facesse capolino, però, si nascondeva ancora dietro nuvoloni sinistri, ed è nella loro “penombra” che sono saliti sul palco i black/death/gothic metaller carsici Kreation Kodex. Hanno sostituito all’ultimo i primi annunciati, i campioni del thrash di casa nostra Negligence, e forse anche per via della scarsa informazione sotto al palco c’erano solo qualche decina di persone. Ma a Kreation Kodex non è fregato niente: hanno servito un “pleasure of molestation” di prima qualità e in mezz’ora hanno presentato con grande sicurezza il materiale del debutto Puzzles of Flesh. Le ragazze e i ragazzi dal vivo suonano un filo diversi rispetto al disco, perché la cantante Nita non se ne sta ferma e non canta solo le parti rigorosamente a lei assegnate su disco, ma “improvvisando” dà un bel contributo anche ai vocalizzi brutali di Alen e Miha. La combinazione di ringhi aggressivi e voce operistica dal vivo risulta quindi convincentissima e dinamica. Kreation Kodex non si sono fatti spaventare dal palco grande e ci hanno fatti scivolare tra i tentacoli di Cthulhu senza errori grossi, anche se ogni tanto è scappato uno scivolone o due e qua e là un po’ di scollamento… ma lì Cthulhu ci ha semplicemente fatto il solletico sotto la pianta dei piedi.

Sul palco piccolo intanto si erano già scaldati i thrash/death metaller di casa The Scourge, che dopo una lunga assenza dai palchi tornano con una formazione rinata e che si sono esibiti per la penultima volta con il nome The Scourge. Dalla Metal Mania appena conclusa in poi i ragazzi suoneranno infatti come Paragoria. Nome nuovo o vecchio che sia, The Scourge al Metalcamp hanno dimostrato di essere una delle migliori formazioni metal di casa nostra. Con un death/thrash micidiale e vertiginoso hanno fatto scuotere ben bene i colli e hanno verificato se quella pubblicità dello shampoo Herbal Essences dice il vero, hehe. I ragazzi hanno sparato qualche pezzo del demo From the Ashes e ci hanno aggiunto una serie di brani nuovi che chiedono a gran voce di essere messi al più presto su un vero disco in studio. Come si fa a non volerlo, con due voci dinamiche, linee di chitarra fantastiche e variegate e una sezione ritmica rombante? Matjaž e Primož si sono passati in modo efficace e infallibile passaggi di chitarra eseguiti con maestria e duelli all’ultima nota, mentre Matjaž, in duetto con Jernej, ha pensato anche all’assalto vocale crudo e aggressivo. Soprattutto, coi The Scourge/Paragoria è bello sentire che non suonano identici alle centinaia di band death/thrash che al momento affollano il “mercato.”

Poi sotto al palco si sono addensate soprattutto le file dei metallari maschi, perché sul palco piccolo sono salite le uniche vere rappresentanti dell’heavy metal al femminile da noi, le Hellcats. Le ragazze si sono buttate con tutte le forze nella loro mezz’ora dedicata all’heavy metal d’impatto. Stavolta le gatte infernali hanno imboccato l’unica strada giusta e hanno proposto solo pezzi propri, caratterizzati soprattutto da una sezione ritmica abbastanza varia, che a tratti però suona un po’ scialba (manca forse qualche passaggio di batteria più ragionato e movimentato e qualche linea di basso che non sia solo un tappeto per la chitarra), e da assoli di chitarra ben costruiti. Ancora una volta, però, il pomo della discordia, quello che è rimasto proprio in gola, è stato il lavoro vocale, che di pezzo in pezzo è diventato purtroppo sempre più povero. Secondo me è proprio la voce a tenere le ragazze al gradino più basso e a non lasciarle salire al successivo. L’energicissima cantante Valentina, che riempiva il palco da sola, purtroppo a tratti dava anche fastidio, pur incitando il pubblico in modo corretto, perché troppo spesso copriva la musica e la spingeva (probabilmente senza volerlo) in secondo piano. Le ragazze sanno senza dubbio flirtare con il pubblico, più di una volta sul palco sono persino piombati metallari arrapati, ma oggi l’aspetto non può essere una scusa per fare le cose a metà, anche se nel caso delle Hellcats si vede che respirano heavy metal. Le Hellcats si meritano tutti i complimenti per coraggio, costanza e invidiabile sicurezza sul palco, ma hanno ancora un po’ di lavoro da fare, soprattutto per dare un volto migliore alla loro scrittura.

Il venerdì, almeno per quanto riguarda il palco principale, era fatto su misura soprattutto per il pubblico di lingua tedesca, che da grande amante del folk metal è stato servito in mille modi, soprattutto con Arkona, (Powerwolf), In Extremo e Alestorm. Io personalmente ho guardato queste band più che altro da lontano e di traverso, ma a brillare più di tutti sono stati i pagan/folk metaller russi Arkona, che hanno portato un approccio più serio al genere e hanno entusiasmato un bel po’ di gente sotto al palco. Cappello giù soprattutto davanti all’energica cantante Masha, che con oltre 30 gradi ha saltellato per tre quarti d’ora sul palco in pelliccia e pelle.

Con i Suicidal Angels siamo scivolati nelle acque del thrash metal. I greci sono ormai vecchie conoscenze dei nostri palchi: di recente abbiamo avuto occasione di vederli al Thrashfest dell’anno scorso e qualche mese dopo come spalla dei Death Angel. E ancora una volta i Suicidal Angels non sono niente più di un thrash mediocre, generico e stereotipato, che saccheggia a piene mani da veterani come Slayer, Kreator ed Exodus. Hanno scaldato il pubblico più che bene, riuscendo a scatenare addirittura uno dei mosh pit più grossi del festival, ma la loro versione del thrash è purtroppo piatta, poco emozionante e noiosa… come un cattivo gyros.

Dopo il riposo pomeridiano, la sera ha accolto alla grande i belgi Bliksem, band thrash metal che è stata una delle sorprese più piacevoli del festival di quest’anno. La formazione è ancora fresca di fornace, visto che l’anno scorso ha pubblicato il suo primo lavoro, l’EP omonimo. I Bliksem hanno convinto soprattutto grazie alla simpatica cantante Peggy, che sul palco non era certo solo un bel vedere, ma ha conquistato subito con una voce potente e autorevole, capace di guidare e slalomare tra vertiginose linee di chitarra e una sezione ritmica ruggente. I ragazzi con i loro strumenti non scoprono l’acqua calda del thrash, restano ancorati alle regole del genere, ma la musica è dinamica e movimentata, i due chitarristi sfoderano riff ragionati e d’impatto, e la sezione ritmica è “groovy” il giusto. Se i Bliksem continueranno su questa strada hanno tutte le possibilità di crescere fino a diventare una band più grande e riconoscibile, che già adesso, con più materiale, sostituirebbe senza problemi sul palco grande i già citati Suicidal Angels.

Come headliner, venerdì si sono esibiti meritatamente i veterani tedeschi del power metal Blind Guardian, la cui ascesa negli ultimi anni è sempre più ripida, soprattutto dopo l’uscita dell’ottimamente accolto At the Edge of Time, che i tedeschi hanno incoronato con la tournée dal successo clamoroso Sacred Worlds and Songs Divine. I Blind Guardian hanno suonato al MetalCamp per la terza volta, quindi era legittimo aspettarsi una scelta di pezzi adattata alla cosa. E in parte l’hanno anche fatto. Come durante tutto l’immenso tour mondiale a supporto del nuovo album, anche stavolta hanno aperto il concerto con l’intro sinfonico e pomposo di Sacred Worlds, che fa scorrere il sangue nelle vene, e quando i ragazzi hanno preso i loro posti si sono lanciati come un fulmine nella parte elettrica del pezzo. I Blind Guardian sono in questo momento in una forma fantastica, sul palco tutto fila liscio come l’olio, la coppia di chitarre Olbrich/Siepen è salda e affidabile come sempre, e Hansi è nella sua miglior forma vocale degli ultimi anni. Dentro un’esecuzione di altissimo livello e professionale di ogni minimo pezzetto di ogni brano, Hansi ci ha accompagnati con una breve spiegazione del tema della canzone, mettendo su una vera e propria piccola lezione di letteratura fantasy e mitologia. Ci hanno mandati in viaggio per mondi mistici e fantastici con i pezzi di rito Welcome to Dying e Nightfall e ancora una volta con la fenomenale leccornia epica degli inizi della loro carriera, Majesty, mentre la sorpresa più grossa è stata il ritorno a uno dei migliori dischi della loro carriera, Somewhere Far Beyond, con il pezzo Time What is Time. Hansi ha tenuto in pugno il fedele pubblico della band dal primo all’ultimo momento, e in particolare nei tredici minuti da pelle d’oca e brividi di viaggio verso Troia con lo spettacolo epico And Then There Was Silence. Purtroppo l’esperienza è stata rovinata da un audio piuttosto scadente, che ha dato fastidio soprattutto proprio durante questo epico brano, perché i rimbombanti tamburi a cannonata di Frederik Ehmke inghiottivano troppo il suono. I tedeschi sono tornati sul palco con A Voice in the Dark e ci hanno salutato come da copione con l’ogni volta indimenticabile The Bard’s Song (In the Forest) e il classico Mirror Mirror. La prestazione eccellente e indimenticabile dei Blind Guardian è stata una bella chiusura della serata di venerdì, e capisco il malcontento di alcuni che hanno sentito la mancanza dell’immancabile Valhalla e di qualche altro classico in più. Io personalmente applaudo e basta la mossa coraggiosa e qualche pezzo suonato più di rado, e spero che in futuro ce ne siano ancora di più (mi riferisco soprattutto al disco piuttosto trascurato Somewhere Far Beyond).

BLIND GUARDIAN:
1. Sacred Worlds
2. Welcome to Dying
3. Nightfall
4. Time Stands Still (at the Iron Hill)
5. Turn the Page
6. Time What Is Time
7. Majesty
8. Tanelorn (Into the Void)
9. And Then There Was Silence
10. A Voice in the Dark
11. The Bard’s Song – In the Forest
12. Mirror Mirror

Foto: Nina Grad

Scaletta

MAIN STAGE: Kreation Kodex Heaven Grey Arkona Suicidal Angels Powerwolf In Extremo Blind Guardian Mercenary 2nd STAGE: The Scourge Hellcats Locracy Scorned Bejelit Outrage Bliksem Vanderbuyst Evile Imperium Dekadenz Alestorm

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