Rinfrescare le torride giornate d’agosto con la magica brezza musicale dei Moonlight Sky (2011)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Gornji trg (centro storico) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 25.08.2011
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso gratuito!)

Come condire un venerdì sera? Con una tranquilla passeggiata per la vecchia Lubiana. Dopo un caldo infernale a fine agosto. Le due cose non vanno proprio d’accordo. Le parole infernale e tranquilla, ovviamente. Il periodo dei mille palchetti da concerto improvvisati che in questi giorni addobbano la vecchia Lubiana ti mette però davanti a una sfida più alta. Non ti ferma nemmeno l’onda d’urto di calore che irradia, e che senti ancora alle nove di sera, dai muri urbani, dai lastroni, dal cemento e dall’asfalto del centro storico. Figuriamoci l’insopportabile puzza che sale dalle fessure della fogna lubianese ormai decrepita, che ha avuto l’ultimo restauro a metà  del Settecento. L’essere umano sopravvive a tutto (volente o nolente).

Così è successo che ci siamo ritrovati, del tutto per caso, all’ingresso della parrocchia di San Giacomo in Gornji trg, dove sul piccolo palco si sono esibiti i Moonlight Sky. La formazione è una delle acquisizioni più interessanti della scena musicale slovena, anzi un vero e proprio fenomeno musicale, con cui non te la cavi semplicemente sorseggiando una tazza di tè, se hai intenzione di seguirli dal vivo.

Il trio: Janez Moder (basso), Miha Petric (chitarra) e Žiga Kožar (batteria), collega di Neisha, in veste acustica. In tre tempi, con due pause, davanti a un centinaio buono di teste. Ottima degustazione serale e rinfrescata per le orecchie. Non c’è niente di meglio che stare in compagnia dei Moonlight Sky. Testato. Un depliant musicale del tutto unico, culmine della cottura di influenze jazz, world music, folk e naturalmente rock, incarnato da quello che, in senso molto grossolano e “largo” di incasellamento, potremmo definire un trio jazz rock: tra gli intenditori e chi si concede solo il meglio, ha raggiunto già da tempo il pedigree di artista di altissima stima.

I Moonlight SKy sono dei tipi speciali, che spiccano davvero a livello espressivo. Non solo in Slovenia, ma proprio nel mondo. Senza sminuire il peso, il genio e i talenti della sezione ritmica, ma a dirla tutta,  il motore e il pilastro attorno a cui gira tutto nei Moonlight Sky è ovviamente l'”enfant terrible”, il chitarrista Miha Petric. La natura sfaccettata di questo musicista è l’asse propulsore di un costante cambiamento positivo, che spinge il trio avanti nella creatività  e nella creazione di forme musicali del tutto uniche.

La formazione, che un tempo si esibiva come quartetto, ha in tasca due album in studio. Un concorso di circostanze ha imposto alcuni adattamenti al gruppo negli ultimi anni. Di materiale nuovo ne è venuta fuori una dozzina di pezzi, ma il gruppo aspetta condizioni favorevoli per mettersi al lavoro su una nuova uscita in studio. Una simile “limitazione”, però, dal vivo non esiste. Soprattutto nel caso dei Moonlight Sky, dove tutti i confini sono in pratica completamente sfumati,

Il trio in veste acustica ha presentato così per lo più i pezzi più recenti, di natura rigorosamente strumentale; in mezzo c’è stata una dedica ai leggendari rocker ex-Yu Leb i sol, che hanno influito in misura notevole sulla formazione della ricezione e della percezione musicale dei membri dei Moonlight Sky e, se le orecchie non mi hanno ingannato del tutto, la band ha infilato nel repertorio il brano Chautauqua dal suo album in studio “I Am” (2009). Già. Qui è difficilissimo parlare di fatti certi, perché l’attributo dell’improvvisazione nei Moonlight KSy è così marcato, ricco e illimitato che appiccicargli addosso le catene di un genere è del tutto fuori luogo, ingrato e, verso il gruppo, quasi un atto blasfemo.

Dunque. Il trio Moonlight Sky suona come in trance. Il chilometraggio è eccezionale, la conoscenza reciproca dei tre fantastica. E con essa la percezione. La chimica funziona alla perfezione. Petric ha di nuovo affascinato con l’uso della destra, che senza alcun plettro, con una rapidità insospettata e mozzafiato, insegue il lavoro supersonico della sinistra. Ma non è stata questa l’attrazione principale della serata, bensì il bottino complessivo del trio all’opera e le impressioni che un’esibizione così lascia a chi ascolta. La natura multiforme  del carattere musicale, la ricerca di ogni spazio, per quanto piccolo, nelle forme (apparentemente irrisolvibili) per spaccarle e arricchirle con soluzioni improvvisative azzeccate, è il fascino che incanta con la sua imprevedibilità, ma con una perfetta  calibrazione di tutti e tre i mattoni, che stanno in una simbiosi musicale ideale. Il concerto in tre parti ha lasciato un senso di totale ammirazione e fascinazione per tutto ciò che può offrirci l’universo unico chiamato musica. Soprattutto se sai trovare e premere il pulsante  con la scritta “nessun limite”.

Per finire, auguriamo ai ragazzi una cosa sola. Vista la loro  impostazione sfaccettata, che trovino al più presto almeno un tastierista, con cui lanciarsi in un profilo espressivo ancora più marcato e toccare così nuove dimensioni musicali, a cui con la forza e gli assi che già possiedono nell’attuale formazione a tre possono arrivare con facilità. Perché punto su questo? Tutto ciò che abbiamo noi sloveni di “progressivo” sono gruppi jazz rock fusion più o meno interessanti. Dai semplicissimi e stereotipati, leggeri Feedback, con cui puoi giocare a “Non t’arrabbiare”, a quelli più interessanti tipo Salamndra salamandra o Zmajev rep.  

All’estero i gruppi tipo Moonlight Sky li portano in trionfo, tanto sono apprezzati per il loro artismo. Ho in mente ovviamente il mondo sviluppato dell’Europa occidentale. Dall’Italia ai Paesi Bassi. In Canada la musica dei Rush è stata dichiarata monumento culturale per decreto già da tempo. E da noi? Lo Stato a gruppi creativi così non concede nemmeno una crosta di pane, figuriamoci proteggere con orgoglio l’importanza nazionale del patrimonio culturale della loro creatività.

Fare previsioni non è possibile con i Moonlight Sky, ma il fatto è che il trio ha assolutamente bisogno di un condimento in più, con cui nobilitare e sviluppare l’immagine sonora complessiva. Che sia con un interprete vocale tipo il “teatrale” Peter Gabriel, con l’integrazione di fiati, tastiere e chissà cos’altro. Miha Petric è troppo versatile, troppo ricettivo e, artisticamente, da tempo troppo avanti per starsene fermo nelle sole forme jazz, quelle che un tempo battevano ad esempio i Weather Report e/o i Return To Forever, e di cui fino ad oggi abbiamo visto già una molteplice reincarnazione in repliche migliori o peggiori.

foto: Aleš Podbrežnik

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