La marcia delle macchine e la disumanizzazione totale nella capitale bavarese (2011)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Backstage / Monaco di Baviera / Germania
Data del concerto: 05.10.2011
Pubblico: 300
Prezzo del biglietto: 27,00€

Symphony X, alfieri del progressive metal del New Jersey (USA), quest’anno hanno sfornato un nuovo, brillante album in studio intitolato “Iconoclast”. Lì dentro tengono viva la magia del predecessore “Paradise Lost” (2007) e anzi spingono ancora più a fondo l’aggressività dei riff. Anche se i Symphony X ce li eravamo già goduti a Lubiana a marzo, in quell’occasione insieme ai co-headliner Nevermore nel bel mezzo della sala Cvetličarna MediaPark, il loro show in qualche modo non aveva reso al massimo. Quindi non restava che mordersi la lingua e sperare che i ragazzi partissero per un tour tutto loro.

Le voci si sono trasformate in realtà e ottobre è stato di nuovo quel mese fortunato in cui, dopo quattro anni volati via in un lampo dal 20.10.2007 e dal primo report di RockLine sul concerto viennese dei Symphony X, abbiamo avuto un’altra occasione per sbafarci la magia live, unica e indiscutibile, dal sapore così artistico, di questa band.

Per la parte europea del tour i Symphony X hanno chiamato come opening act i veterani norvegesi del prog metal Pagan’s Mind, con il fresco “Heavenly Ecstasy” (2011), e gli italiani DGM, di nuovo bella carichi, il cui ultimo album in studio “Frame” è uscito nel 2009.

I tedeschi, precisi al millimetro come sempre, hanno organizzato tutto il necessario perché la serata partisse come da programma! Alle otto e un quarto di sera sono saliti sul palco i DGM, con Mark Basile (Mind’s Key) alla voce, il chitarrista Simone Mularoni , il tastierista Emanuele Casali, il bassista Andrea Arcangeli e l’unico membro originale dei DGM, Fabio Costantino, alla batteria. In una mezz’orina hanno sciorinato solo materiale da “Frame” e hanno trovato un’ottima accoglienza da parte di un pubblico che fino a quel momento non aveva ancora prestato piena attenzione al palco. I DGM sono maestri del loro mestiere. L’intesa in stile fuoco incrociato, soprattutto nel dialogo proggy tra tastiere e chitarra, ha tenuto alta l’attenzione su quello che succedeva sul palco per tutto il tempo, e ci ha messo del suo anche l’ottimo Mark Basile, che col timbro della voce tirava un pochino verso Steve Walsh (Kansas) o Ted Leonard (Enchant). Speriamo che i DGM tengano questa chimica ritrovata e sfornino al più presto un nuovo album in studio, perché già solo “Frame”, con la sua maturità in più, merita l’attenzione di ogni amante delle acrobazie prog metal purosangue.

I Pagan’s Mind erano senza dubbio la piccola attrazione prima dei Symphony X. È difficile beccarli dal vivo, visto che i loro concerti si concentrano soprattutto nel nord Europa. Quella sera però non era destino che potessero dare il meglio. C’è poi un altro fatto sui Pagan’s Mind, ancora più pesante per lo stato d’animo della band in questo tour. Il cantante Nils K. Rue ha dovuto restare a casa proprio all’ultimo, poco prima dell’inizio del tour, per impegni familiari improrogabili. La band si è rivolta per aiuto ai connazionali Circus Maximus. Ed ecco una situazione interessante. I Circus Maximus, ottimi progressive metaller fermi ormai da quattro anni di fila, ai Pagan’s Mind non hanno prestato soltanto il cantante Michael Erriksen, ma anche il batterista dei Circus Maximus Truls Haugen, per la voce. Così i Pagan’s Mind sono saliti sul palco con ben due cantanti. E qui è saltato fuori il problema. I tecnici non sono riusciti in nessun modo a venire a capo dei microfoni che non funzionavano, il che, per un club come il Backstage, con una lunga carriera alle spalle e una squadra che dovrebbe essere pronta a tutto, è un errore piuttosto inaudito, anzi diciamo proprio una “malfunzione”. I Pagan’s Mind hanno così impiegato ben 15 minuti per far funzionare tutti i microfoni necessari. Truls e Michael se ne sono divisi uno, l’altro era per le voci di accompagnamento del chitarrista  Jørn Viggo Lofstad. La scaletta è stata quindi adattata e tagliata drasticamente. Nella mezz’ora rimasta i Pagan’s Mind hanno presentato a tutto spiano il nuovo album “Heavenly Ecstasy” con tre pezzi e hanno reso felici i fan con due brani dal precedente “God’s Equation” (2007), per poi condire alla grande la chiusura con Thorugh Osiris Eyes dal loro secondo album in studio “Celestial Entrance” (2002). Truls e Michael hanno messo in scena un’ottima prova vocale e si sono divertiti un mondo a passarsi il microfono di mano in mano mentre si dividevano le parti cantate. E un’altra cosa. Trusl è un cantante eccellente, che senza problemi guiderebbe una band da frontman. Si sentiva comunque una differenza notevole tra i due cantanti ogni volta che a prendere le voci principali era il super-eccellente Michael Erriksen. I Pagan’s Mind sono musicisti troppo esperti per farsi sviare da una pausa di 15 minuti. In sei pezzi e mezz’ora di show hanno fatto alzare in piedi tutto il Backstage e il pubblico, che verso la fine del concerto si era stretto fino a circa 350 teste, all’uscita di questi bravissimi norvegesi è rimasto senza dubbio nettamente insoddisfatto. Speriamo che presto si presenti un’altra occasione per incontrare questa band al suo meglio dal vivo.

La gente però è venuta in maggioranza, ovviamente, per il concerto dei Symphony X. Li abbiamo aspettati sotto il palco fino alle 21.35. Il palco si oscura, la nebbia lo avvolge, lungo il passaggio del balcone di destra serpeggiano delle sagome che scendono la scala che porta sul palco. L’euforia sale. Per primo arriva sul palco il batterista Jason Rullo, ma alle prime file brillano gli occhi soprattutto quando salta fuori il chitarrista, primo eroe e beniamino del pubblico dei Symphony X, Michael Romeo, perché il manipolo di tedeschi surriscaldati si inchina davanti a lui letteralmente, con le braccia protese in avanti e inchini profondi. Questi gesti sono stati ripetuti più volte durante tutto il concerto, tanto che il cantante Russell Allen, alle spalle di Romeo, si prendeva in giro da solo imitando gli stessi gesti.

Finalmente sono quei Symphony X per cui sono venuto a Monaco di Baviera! Il Backstage, tra l’offerta della capitale bavarese, che può davvero vantare una scelta ricchissima di locali per concerti del genere, è un club che dal punto di vista acustico sta tra i posti peggiori. Bisognava stare proprio accanto al mixer per riuscire in qualche modo ad afferrare l’equilibrio degli strumenti, cosa di importanza capitale con dei perfezionisti del suono come i Symphony X. Russell Allen è una “belva vocale” e resta in forma smagliante. Una versione brutalizzata di Ronnie James Dio, che ogni tanto si prende in prestito perfino il gesto del “malocchio” per scacciare i diavoli, ha lasciato di sasso tutti con una prova vocale che in un’ora e mezza di show non ha vacillato nemmeno per un attimo. Russell ha spazzato via i presenti con la potenza (Iconoclast), la raffinatezza (When All Is Lost) o l’aggressività estrema (Heretic, Electric Messiah). Sul balcone di destra, per tutto il concerto, ha seguito lo show un gruppetto concentrato di membri di Pagan’s Mind, DGM e Circus Maximus. A un certo punto del concerto Russell Allen si è girato verso di loro, li ha salutati e ha lanciato una bottiglia d’acqua ai compagni sul balcone. Loro si sono fatti un sorso con lui e gli hanno rimandato la bottiglia. Poi la bottiglia ha cominciato a volare per il club sulla tratta palco – balcone, finché Jorn Viggo Lofstadt non ha colpito per sbaglio con la bottiglia la struttura dei riflettori sopra il palco. La bottiglia è rimbalzata in mezzo alla sala e ha comunque trovato la strada per tornare da Russell sul palco, perché se n’è occupato fedelmente qualcuno del pubblico, che l’ha raccolta con cura e l’ha portata fino a Russell.

I Symphnoy X sono una band tempestosa sul palco. La loro performance toglie il fiato. Veloci da far paura, impeccabili in tutto, ma anche esplosivi quando serve e raffinati, soprattutto nei punti in cui spiccano le mini-parti orchestrali alle tastiere di Michael Pinnella. Michael Romeo si è beccato un vero fanatismo dalle prime file, che non gli hanno lasciato respirare nemmeno per un attimo: le mani dal pubblico cercavano in continuazione la strada verso il chitarrista, toccavano liberamente la sua chitarra, il manico. Romeo, che già nella prima metà del concerto aveva distribuito una dozzina di plettri tra le teste calde, ha capito presto che nemmeno questo avrebbe raffreddato gli animi in ebollizione, così nella seconda metà, fino alla pausa prima del bis, si è defilato di qualche passo dal bordo del palco. È interessante che il chitarrista, per il resto, non si lasci proprio disturbare dai richiami continui, dalle urla e dagli altri boati, né dagli inchini teatrali con le braccia protese da parte del pubblico. Anzi, si vede che si diverte un mondo con il teatro messo su dalla platea. Una reazione così intensa del pubblico non ce la si aspettava davvero, ma evidentemente è ormai lo standard dei concerti dei Symphony X in Germania. Michael Romeo è chiaramente l’indiscusso eroe della chitarra per il pubblico tedesco.

La band ha suonato “Iconoclast quasi per intero. Dei 12 pezzi totali che ha l’album, ne ha portati dal vivo ben otto. Uno dopo l’altro, a raffica. Solo dopo la scatenata Heretic sono passati al classico di “Odyssey” Inferno (Unleash The Fire), mentre Of Sins And Shadows (dall’album “Divine Wings Of Tragedy”) ha annunciato la fine della parte regolare del concerto.

Il bis di tre pezzi dall’album “Paradise Lost” ha riportato in sala un climax straordinario. La vista sul pubblico, completamente incollato alla performance della band, era unica. I Symphony X si sono goduti il panorama. Al rientro per il bis Russell Allen si è rivolto ai presenti, teatrale e con un sorrisone stampato in faccia: “What the fuck do you want from us!” L’uomo, che per status è sicuramente tra i veri montanari dei cantanti rock e metal della nuova generazione, è infatti un talento naturale. Senza un’ora di allenamento al respiro col diaframma, senza un’ora di studio delle tecniche di canto! È incredibile come gli obbedisca la voce. Non ha mostrato nemmeno per un istante una crepa di debolezza, Russell ha incantato tutti con la sua magia!

La band, che passa buona parte del concerto, anzi tutto il concerto, con tutti i riflettori in pratica puntati sulla schiena, è incredibile nella rifinitura dei singoli. Sono così “fissati” da non riuscire a nasconderlo nemmeno a occhi chiusi, e questa “rodatura” quasi robotica gli permette uno show rilassato, che capitalizza una comunicazione dinamica e continua col pubblico. Contatto visivo e strette di mano continue con i presenti. Ed è quello che più di tutto cerca chi va a un concerto della sua band preferita.  Alle undici e un quarto era già tutto finito. Quasi un’ora e tre quarti di marcia infernale che non lascia respirare il fruitore nemmeno per un secondo! Con questo concerto i Symphony X hanno ricordato di far parte della punta di diamante del prog metal sul pianeta, per quanto riguarda palco ed esecuzione. L’irripetibile chimica creativa catturata dal nuovo album in studio “Iconoclast” ha avuto una nuova conferma dal vivo. Insomma, è chiaro che i ragazzi sono al culmine delle loro forze!

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

SYMPHONY X:
1. Iconoclast
2. End of Innocence
3. Dehumanized
4. Bastards of the Machine
5. Electric Messiah
6. When All is Lost
7. Children of a Faceless God
8. Heretic
9. Inferno (Unleash the Fire)
10. Of Sins and Shadows
—bis—
11. Eve of Seduction
12. Serpent’s Kiss
13. Set the World on Fire (The Lie of Lies)

PAGAN’S MIND:
1. Eyes Of Fire
2. Intermission
3. Walk Away In Silence
4. God’s Equation
5. United Alliance
6. Through Osiris’ Eyes

DGM:
1. Away
2. … In a Movie
3. Enhancement
4. No Looking Back
5. Not in Need
6. Hereafter

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