Gli Iced Earth liberano la Belgrado distopica! (2011)
Autore: Rok Klemše
Luogo: SKC / Belgrado / Serbia
Data del concerto: 22.11.2011
Presenze: 800
Prezzo del biglietto: 2,000,00 RSD (circa 20,00€)
I giganti del power metal americano Iced Earth hanno pubblicato il nuovo disco Dystopia, che li riporta sulle vecchie coordinate di un power metal sporcato di thrash, e nella band sono di nuovo cambiate parecchie facce. Matt Barlow ha lasciato la formazione ancora una volta e al suo posto è arrivato Stu Block, che conosciamo dai canadesi Into Eternity. Purtroppo questo tour ha snobbato il nostro paese, e a rivelarsi ancora una volta la tappa più invitante è stata la capitale serba. Gli Iced Earth sono saliti per la prima volta sul palco dello SKC, nel pieno centro di Belgrado, davanti a una sala bella piena, e hanno tirato fuori un concerto che si ricorderà ancora a lungo.
Ad aprire le danze sul palco dello SKC è stato il trio heavy metal inglese Fury UK, che fa parte delle schiere sempre più folte di band heavy metal dei giorni nostri che cercano di vivere nello spirito degli anni Ottanta e nel “revival” dell’heavy metal classico, come Enforcer, White Wizzard, Katana e molte altre. Con queste formazioni l’arma è a doppio taglio: se vivono solo nello spirito degli anni Ottanta e alla loro versione dell’heavy metal non aggiungono nulla che sappia almeno un po’ di impronta personale, sono guai. In questa trappola, purtroppo, sono caduti anche i Fury UK, che pure hanno preso d’assalto il palco dello SKC con una furia e una grinta niente male. I ragazzi dominano palco e pubblico con sicurezza, da vecchi volponi, le linee di chitarra scorrono come Bruce Dickinson in spandex e la sezione ritmica pesta come la Harley di Halford (l’avete colta questa sottile battuta gay, vero?). Ed è proprio qui che i Fury UK inciampano, invece di far crescere la loro esibizione energica: a ogni secondo riff e a ogni seconda linea vocale ti prende quella sensazione di déjà-vu, “ma questa l’ho già sentita da qualche parte”. Il trio di Manchester si appoggia infatti decisamente troppo agli anni d’oro della NWOBHM e ai primi Iron Maiden e Judas Priest, e la band si è data la zappa sui piedi quando ha infilato in un set di tre quarti d’ora un assolo di batteria, il cui senso ancora oggi non mi è del tutto chiaro. Sembrava qualcosa che un bambino di cinque anni suonerebbe su una batteria giocattolo. I Fury UK, insomma, non sono stati niente di speciale, ma ci hanno torturato già parecchie band che non meritavano nemmeno il nome che portavano, quindi i Fury UK si potevano buttare giù alla bell’e meglio con una Jelen o due.
Ma a Belgrado siamo venuti comunque solo per una cosa (beh, tolti i giri di birra Jelen e il rifornimento di burek e ćevapčići, senza i quali una visita a Belgrado nemmeno si può immaginare)! Gli Iced Earth, ovvio! Schaffer e i suoi, dopo un lungo vagare nel buio, con il nuovo disco Dystopia hanno ritrovato la luce, che significa il ritorno alle radici della band, cioè a quel mix di prima qualità tra influenze Iron Maiden e thrash metal per cui gli Iced Earth sono stati celebri fin dagli esordi. Nonostante l'(ennesimo) addio amaro di Matt Barlow, prima voce della band, con la sua uscita e l’arrivo del nuovo cantante Stu Block (Into Eternity) gli Iced Earth hanno evidentemente ritrovato quella spinta di cui avevano tanto bisogno dopo la noiosa e deprimente chiusura della saga sul personaggio schafferiano di Set Abominae. Dytopia è di nuovo un album pieno di rabbia e aggressività da una parte, e di melodie indimenticabili e ritornelli fantastici che ti si infilano sotto pelle in un attimo dall’altra. Le aspettative per il primo tour degli Iced Earth (di nuovo) rinfrescati erano quindi enormi. Gli Iced Earth hanno dedicato una bella fetta della scaletta all’ultimo album Dystopia, e con la title track ci hanno accolto tra le loro file ribelli. I ragazzi hanno giustificato le attese giganti fin dai primi momenti, perché la band non era così in palla almeno dai tempi del tour di Horror Show! Brent Smedley ha picchiato sulle pelli come i ribelli di Equillibrium contro il potere tirannico, Jon Schaffer ha riallenato la sua possente mano destra (chissà cosa ci avrà fatto, eheh?), la sua mano ritmica ha strofinato le corde come uno tsunami, ed è dannatamente bello sentire che quel soporifero The Crucible of Man non era neanche lontanamente lo zenit della band. I nuovi pezzi sono di nuovo intrisi di quell’energia tempestosa a cui gli Iced Earth ci avevano abituato in passato, e altrettanto energici sono stati i ragazzi sul palco, senza un calo fino alla fine. Il grosso del merito va senza dubbio al nuovo arrivato, Stu Block, che prima del concerto era un piccolo enigma, soprattutto per come se la sarebbe cavata con i pezzi dell’era Barlow. Ma quando Stu ha aperto le corde vocali, hai dimenticato subito che sul palco non ci sarebbe più stato Matt Barlow. Stu ha brillato dalla prima all’ultima linea vocale, ha portato a casa in modo brillante anche i pezzi emotivamente più pesanti e, dal punto di vista tecnico, ha spazzato via tutti gli scettici con un profondo baritono e con falsetti altissimi con cui supera perfino Ripper. Come se non bastasse, ha ridato agli Iced Earth un vero frontman, uno che potrebbe insegnare a Ripper come si sta davvero su un palco. Gli Iced Earth, sulle ali dell’entusiasmo giovanile e dell’inesauribile sorgente di Stu, hanno volato alto, senza cadute. La prestazione di altissimo livello è stata ulteriormente migliorata da un’ottima scaletta, in cui dominavano ovviamente gli inni ribelli del nuovo album, che hanno già fatto presa sul pubblico, con ritornelli cantati a squarciagola insieme a noi, mentre gli Iced Earth con qualche vero gioiello sono riusciti a conquistare anche i fan più esigenti. Titoli come Angel’s Holocaust, l’epica When the Night Falls e la sinistra Damien parlano da soli. Il culmine esplosivo il concerto lo ha toccato senza dubbio con un viaggio di diciassette minuti nell’Inferno di Dante, cioè con il classico epico Dante’s Inferno, che gli Iced Earth avevano suonato l’ultima volta nell’ambito del culto dal vivo Alive in Athens. Che viaggio diabolico è stato! Per finire, il pubblico serbo, caldo e incazzato, ha regalato un momento unico nella carriera degli Iced Earth. I ragazzi non hanno chiuso il set con il classico inno Iced Earth, ma hanno dovuto accontentare le richieste di un pubblico insaziabile che ne voleva ancora. E alla fine ci siamo beccati anche My Own Savior!
Nella società distopica degli Iced Earth, quindi, non c’è il controllo del Grande Fratello, non c’è repressione totalitaria, non c’è lavaggio del cervello, non c’è dipendenza dalla tecnologia e non c’è la sensazione che la vita umana valga solo quanto le riconosce il potere distopico. No! Nello stato degli Iced Earth contano solo i riff che segano, i ritornelli fenomenali e indimenticabili e una sezione ritmica da cannoni, e in particolare ogni singola persona sul palco e ogni singola persona sotto il palco che si è massacrata il collo su uno dei migliori concerti della mia “carriera concertistica”. “Remember, remember the 23rd of November” risuonerà ancora a lungo nelle teste di tutti i presenti al concerto di Belgrado.
foto: Aleš Podbrežnik e Matjaž Šter (ultima foto in basso a destra nella galleria)
Scaletta
1.Dystopia 2.Angels Holocaust 3.Slave to the Dark 4.V 5.Stand Alone 6.When the Night Falls 7.Damien 8.Dark City 9.The Hunter 10.Anthem 11.Declaration Day 12.Watching Over Me —bis I.— 13.Dante’s Inferno 14.Iced Earth —bis II.— 15.My Own Savior
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