Origin e Psycroptic occupano la Gala hala a colpi di death metal tecnico (2012)!

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Gala hala, Lubiana
Data del concerto: 05.02.2012
Numero di spettatori: 100

L’anno è girato ed è partita la nuova stagione dei concerti nei club. Per la parte metal, alla Gala hala il via l’ha dato la tappa del tour Occupy Europe 2012 Campaign, capitanato dai death metaller tecnici americani Origin, con i diavoli tasmaniani Psycroptic a fargli compagnia. Nonostante fosse un lunedì sera, con pure un po’ di neve in arrivo, nella Gala hala fantasticamente rinnovata si sono ritrovati un centinaio di amanti di vocalizzi brutali, ritmi spezzati e acrobazie chitarristiche tecniche.

Ad aprire le danze è stata la formazione francese Ite Missa Est, che in una buona mezz’ora ha proposto la sua visione, già bella sfiatata, di un genere ancora più sfiatato e violentato fino all’estremo: il deathcore. I francesi hanno suonato in modo molto corretto e tecnicamente pulito i pezzi del debutto Ante Bellum, uscito l’anno scorso, cioè parecchi anni dopo il picco del boom deathcore. Gli Ite Missa Est (il nome significa “andate, la messa è finita”, che a quanto pare è quello che si dice alle pecorelle durante la messa) hanno naturalmente impilato breakdown su breakdown, ma invece di un palazzo hanno tirato su una baracca che sta in piedi a malapena, fatta di merda e fieno. Peggio ancora: i breakdown non erano solo dolorosamente generici e triti, ce n’erano più che di stracci costosi addosso ai fan del deathcore, e l’intro di uno dei pezzi era un “rip-off” dei Meshuggah evidente anche a un sordo. Il frontman si sforzava, faceva smorfie da bulldog alla Vinnie Jones in… beh, praticamente in qualsiasi film, e in un inglese sgangherato pregava il pubblico di avvicinarsi, ma noi eravamo solo contenti quando gli Ite Missa Est hanno finalmente onorato il proprio nome e se ne sono andati dal palco.

Dopo una mezz’ora di tortura sono arrivati i grinder belgi Leng Tch`e, e con loro la serata (musicalmente) ha finalmente svoltato. Anche se nella band non è rimasto nemmeno un membro originale, il quartetto ha suonato il suo set da professionista e soprattutto nello spirito del vero grindcore: brutale e, grazie a un frontman fuori di testa che sembra Mr. T (evidentemente oggi si guadagna di più col grind che vendendo pentole in tv), senza freni. Serge Kasongo è il suo vero nome e con il suo show psicotico è riuscito a svegliare un pubblico fin lì ancora piuttosto freddino. Sfuriate vocali brutali, sputi, umorismo malato, riff grind spaccaossa e il martellare senza pietà del batterista open baby face hanno regalato anche i primi mini mosh pit, e il pubblico, grazie alla bella prova della band, si è risvegliato dal suo zombismo da lunedì. Anche se la visione del grindcore della band dopo mezz’ora è diventata un po’ monotona e ripetitiva, a tutti quelli che non hanno scapocciato per i Leng Tch`e posso dire solo “I pitty the fool”!

Šele con l’ingresso dei “co-headliner”, i diavoli tasmaniani Psycroptic, la serata è cominciata davvero. La formazione di death metal tecnico australiana, lanciatasi sulla scena internazionale con l’album di culto The Scepter of the Ancients, domani pubblicherà il nuovo disco The Inherited Repression, e gran parte del set è andata proprio alla sua promozione. Con gli ultimi due dischi i Psycroptic hanno avvicinato un po’ la loro musica a un pubblico più ampio, inserendo negli arrangiamenti più calma, perfino più melodia e più groove. E che il diavolo mi porti se questa non è stata la loro miglior esibizione da noi, nonostante l’assenza del cantante Jason Peppiatti. A sostituirlo è stato più che bene Zdenek Šimeček (Godless Truth), che ha fatto il suo lavoro da session vocalist come un vecchio volpone della band. Le linee vocali le ha ringhiate alla grande, ma il vero fascino del gruppo sta nella sbalorditiva preparazione tecnica dei fratelli Haley: David dietro le pelli e Joe alla chitarra. David, con un drumming fenomenale pieno di passaggi vari e ragionati, è stato la base perfetta per il riffing innovativo di Joe, i passaggi dissonanti e gli assoli da fuori di testa. Anche se i diavoli tasmaniani hanno un po’ ammorbidito il loro sound brutale, mordono ancora con zanne affilate e squarciano con artigli affilati!

Dopo un breve soundcheck si sono spente per l’ultima volta le luci e dalle casse è risuonata la voce agghiacciante di Brother Cavil della serie di culto Battlestar Galactica: “I don`t want to be human! I want to see gamma rays! I want to hear X-rays! And I want to – I want to smell dark matter! Do you see the absurdity of what I am? I can`t even express these things properly because I have to – I have to conceptualize complex ideas in this stupid limiting spoken language! But I know I want to reach out with something other than these prehensile paws! And feel the wind of a supernova flowing over me! I`m a machine! And I can know much more! I can experience so much more. But I`m trapped in this absurd body! And why? Because my five creators thought that God wanted it that way!” E quello che gli Origin hanno suonato nell’ora successiva non è stato altro che l’esplosione di una supernova dritta in faccia: il quartetto del Kansas, con il suo death metal estremo e tecnico, spinto ai limiti delle capacità umane di suonare gli strumenti, ha scorticato il pubblico strato dopo strato come raggi gamma, finché di noi non è rimasto che un mucchietto di polvere. Stavolta gli Origin hanno occupato l’Europa con il nuovo album Entity, a cui hanno dedicato un bel po’ di minutaggio, ma non si sono dimenticati nemmeno del predecessore Antithesis e dei lavori più vecchi della band. E la divinità brutale degli Origin ci ha risucchiati come l’inferno in Event Horizon. La band fonda la sua musica su un approccio ultra tecnico, e questo vale per tutti i coinvolti: il batterista John Longstreth massacra le pelli come un animale in piena adrenalina, suona i passaggi brutali con una leggerezza da piuma, e il suo approccio vario e dinamico al drumming estremo nel vero senso della parola lo porta a un altro livello con la precisione da cannone della doppia cassa. Il chitarrista Paul Ryan con i suoi riff limati se la cava per gioco, e non ha nemmeno bisogno di pose da assolo, perché i suoi riff mozzafiato si reggono già su veloci sweep di arpeggi, e in più si occupa del supporto vocale con urla mostruose. Alle dita del bassista Mike Flores è già difficile tenere dietro, perché non si fermano un attimo e martellano il basso come Ellen Ripley sulla Queen Bitch. Oltre al trio strumentale incredibile, stavolta si è distinto in particolare il nuovo cantante Jason Keyser. Non solo con un ringhio brutale e infallibile, ma anche con un vero approccio da frontman. Il pubblico mangiava letteralmente dalla mano al carismatico, coinvolto e scatenato Jason fin dal primo secondo, Jason si è lanciato in stage diving addirittura due volte, e ha perfino convinto il pubblico, già in grande spolvero, a fare un circle pit nel silenzio. Ben 16 rullatrici brutali e tecnicamente limate sono volate via in un attimo, come se per quell’ora la Gala hala fosse stata risucchiata da un buco nero, un’entità di nome Origin!

Il primo colpo death metal dell’anno ci ha fatto uscire dalla Gala hala con il collo a pezzi e le orecchie che fischiavano, ma nel prossimo mese ci aspettano altre prelibatezze death metal: già la settimana prossima gli Ulcerate neozelandesi faranno tremare l’Orto, a fine mese arrivano Krisiun e Malevolent Creation, e a marzo ancora Obscura e Spawn of Possession!

Foto: Nina Grad

Scaletta

ORIGIN: 1. Expulsion of Fury 2. Purgatory 3. Conceiving Death 4. Wrath of Vishnu 5. Vomit You Out 6. Staring From the Abyss 7. Aftermath 8. The Burner 9. Implosion of Eternity 10. Swarm 11. Saligia 12. Finite 13. Antithesis 14. Portal 15. Evolution of Extinction 16. Banishing Illusion

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