Tanti soldi, poca musica: incontro con gli House Of Lords a Trieste (2012)
Autore: Urban Bolta
Luogo: Etnoblog / Trieste / Italia
Data del concerto: 07.02.2012
Spettatori: 160
Prezzo del biglietto: 12€ / 15€
Sono passati due anni, il che per gli hard rocker americani House Of Lords di solito significa un nuovo giro nel solito ciclo “album – tour”. Dal 2004, quando sono tornati con “The Power And The Myth”, la band guidata dal frontman James Christian gira senza sosta e ogni due anni sforna un disco nuovo. L’ultimo, “Big Money” (recensione qui) è uscito per Frontiers nella seconda metà dell’anno scorso e, come da tradizione, era l’occasione perfetta per un nuovo tour.
Ma qui la cosa si è inceppata. Christian, che a 57 anni non è più proprio un ragazzino, si è ammalato di cancro alla prostata, e così il tour è slittato dalle date di novembre annunciate all’inizio a febbraio. Dopo il riposo prescritto gli House Of Lords si sono finalmente rimessi in strada, e la tappa a noi più vicina, proprio nel giorno della festa della cultura slovena, è stata Trieste.
Ultimamente Trieste si è completamente risvegliata sul fronte rock, merito di un manipolo di appassionati di musica riuniti nell’associazione “Trieste is rock”. Stavolta gli instancabili organizzatori hanno portato il concerto nel piccolo Etnoblog, a due passi dal mare, a qualche minuto a piedi dalla piazza centrale della città, Piazza dell`unita, proseguendo lungo la strada parallela al mare. Le temperature estremamente basse hanno letteralmente congelato il locale dall’interno, tanto che abbiamo saputo di prima mano che a metà pomeriggio il concerto era ancora in bilico, ma alla fine gli House Of Lords hanno deciso di suonare comunque.
La serata è stata aperta dai Sweet Loraine, vecchie conoscenze della scena rock triestina. La band ha trovato la sua missione nel rifare gli evergreen degli Uriah Heep, come suggerisce già il nome, preso da un brano dell’album “The Magician`s Birthday”. Sono famosi per l’approccio professionale, quindi vederli è un’esperienza intensa quasi quanto avere sul palco Mick Box e compagni. Stavolta però la dea bendata non era dalla loro parte. La chitarra nel quadro sonoro complessivo si sentiva a malapena, e di conseguenza il botta e risposta tastiere-chitarra non ha preso vita con la potenza che spetta ai classici degli Uriah Heep. La particolarità dei Sweet Loraine è la scelta del repertorio, che si ferma sempre anche sugli album della seconda metà dei Settanta, quando al timone degli Uriah Heep c’era John Lawton. Il frontman David Žorž se l’è cavata bene a barcamenarsi tra i colori vocali di Byron e di Lawton, anche se, mano sul cuore, gli anni cominciano a erodere piano piano anche la sua voce nei registri alti. I Sweet Loraine si sono confermati ancora una volta un collettivo solido e ben rodato di musicisti esperti, che sanno bene come si servono i pezzi!
Dopo una pausa di mezz’ora gli House Of Lords sono saliti sul palco e hanno aperto con il pezzo tirato Sahara. Il chitarrista Jimi Bell dominava l’angolo sinistro del palco, il bassista Chris McCarvill quello destro, dietro alla batteria stava B. J. Zampa, e a vegliare su e tra i tre c’era nientemeno che James Christian.
Una menzione speciale spetta a Jimi Bell. Per motivi a me ignoti, nel tour di “Carthesian Dreams” era stato sostituito dal chitarrista dei Danger Danger Rob Marcello, stavolta invece Bell era di nuovo pronto all’azione. Parliamo di un chitarrista tecnicamente eccezionale, e infatti durante il concerto non sono mancate scorribande a dita veloci sul manico. Jimi Bell ha lasciato la sua firma inconfondibile in quasi ogni brano, stando però ben attento a non oltrepassare con i virtuosismi il confine tracciato dalla scuola melodica e cantabile degli House Of Lords.
Con Big Money è arrivato presto il primo incontro con l’omonimo album più recente, da cui il quartetto ha poi suonato nel corso della serata anche Blood e la fenomenale One Man Down. I nuovi pezzi seguono la tradizione degli House Of Lords, con straordinaria forza cinetica ed energia che culminano nei ritornelli a più voci, e così si sono mescolati senza problemi al materiale più vecchio. Gli americani hanno rimbalzato di continuo tra il materiale più vecchio, “classico”, e i brani più recenti, nati dopo il rilancio della band a cavallo del nuovo millennio.
Oggi gli House Of Lords sono una piccola band da club ed è davvero difficile credere che si tratti di un gruppo che un tempo riempiva grandi sale e collaborava con musicisti dal pedigree eccezionale come Paul Stanley, Chuck Wright, Doug Aldrich, Tommy Aldridge… Il budget limitato ha lasciato a casa (come già nel tour precedente) il quinto membro della band, il tastierista, quindi tutte le sue parti erano registrate e mandate da una base. Con un’interpretazione del genere gli audiofili tra il pubblico non riescono proprio a farsi rapire al cento per cento dall’incanto del concerto e si sentono, a ragione, un po’ truffati, perché la pienezza di suono che si sente è in realtà solo apparente. Il quartetto è affiatatissimo e ha fatto il suo lavoro, armonie vocali a più voci comprese, da dieci e lode, ma proprio l’assenza del tastierista è stato il punto in cui il concerto ha perso la sua potenziale magia.
Durante l’esibizione a Christian hanno iniziato a mancare un po’ le forze, così ciascuno dei tre strumentisti ha avuto qualche momento per mostrare la propria tecnica. Il leader ha sfruttato i minuti liberi nel modo più saggio possibile, rinfrescandosi a sorsi d’acqua nell’angolo destro. Il finale del concerto è andato nel segno dell’esordio “House Of Lords” del 1988, da cui ci hanno rifilato di fila ben tre brani: I Wanna Be Loved, Pleasure Palace e Slip Of The Tongue, prima che gli americani si congedassero definitivamente dal pubblico triestino con One Foot In The Dark nel bis.
Un’ora e mezza di viaggio nella tradizione classica della scuola hard rock/AOR della costa occidentale americana, un bel diversivo per una serata infrasettimanale dalle parti di Trieste. Trieste per lo sloveno medio è a portata di mano, quindi una visita di una band come gli House Of Lords non va lasciata sfuggire, per dirla alla Prešeren. Detto sinceramente, però, se li avete già incontrati faccia a faccia in questa vita, non vale granché la pena fare molta strada per rivederli.
Foto: Martin Prezelj
Scaletta
1.Sahara
2.I Don t Wanna Wait All Night
3.Big Money
4.Come to My Kingdom
5.S.O.S. In America
6.Love Don t Lie
7.Cartesian Dreams
8.Blood
9.I am Free
10.These Are the Times
11.One Man Down
12.Rock Bottom
13.I Wanna Be Loved
14.Pleasure Palace
15.Slip of the Tongue
—bis—
16.One Foot in the Dark
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