Come i Grrizli Madams hanno fatto girare l’universo e si sono aperti la strada verso il centro di un cuore ancora non marcito (2012)
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Gala hala (Metelkova) / Slovenia
Data del concerto: 12.04.2012
Presenze: 150
Prezzo del biglietto: 0,00 €
I giovedì nostrani sono da tempo l’appuntamento in cui, a Metelkova, a Lubiana, nel bel mezzo della settimana, a prescindere dalla costellazione degli astri, dall’attesa di accrediti sui conti correnti saccheggiati e dal meteo, ogni tanto scoppiano dei miracoli. Uno di questi è stato, la settimana scorsa, il concerto di un fenomeno underground nazionale che non capita proprio spesso sui nostri palchi, il che non vuol dire che non picchi con tutta la sua forza sovversiva: i Grrizli Madams sono infatti, a torto, uno dei segreti di Pulcinella meno conosciuti e meglio custoditi del sottobosco sloveno della nobile alternativa. Mano sul cuore: c’è un sacco di gente che fino a poco fa non sapeva nemmeno che da noi esiste una scena stoner davvero valida, bella tosta e potente, e ancora meno che nel mondo dei garage e delle cantine nascono idee con un paio di palle così, capaci di competere coi lavori in studio anche con i nomi della scena internazionale. Eppure, come dicevo, i dolci miracoli ogni tanto sanno sorprendere piacevolmente.
La gita fuori porta, l’altra sera, nel cuore stesso del paradiso alternativo lubianese di Metelkova era stavolta del tutto scontata: curiosità a mille di sentire dal vivo come suona quella straordinaria avventura in studio che si chiama SNTNTN. Non so più se la definizione dei Grrizli Madams come trio della Posavje con la barra stoner puntata dritta regga ancora, perché stavolta il mio viaggio verso la Gala Hala è partito con l’illuminazione che qui parlare di geografia non ha proprio senso. Da qualche settimana non riesco a scrollarmi di dosso certe sensazioni di ondate e di brividi di felicità nella mia anima, per il resto ultimamente piuttosto pessimista, e l’ondata di endorfine l’ha scatenata una reazione a catena di dolcezze fuori dagli schemi, che i tre ragazzi hanno cucinato in modo globale, universale e, ed è la cosa più bella, senza giri di parole inutili, pistolotti o annunci in neon urlati. SNTNTN è nato! Era ora di un bel festone, di balli e meditazione collettiva in nuvole di fumo, di esperimenti sul palco dal vivo e di verificare se la birra in lattina sia davvero più bevibile di quella in bottiglia, con ingresso gratuito al gran ballo delle sorprese, così da non lasciare scuse.
Già verso le nove l’interno del leggermente rinnovato epicentro lubianese dell’alternativa ha iniziato a riempirsi. Dalle casse arrivava la musica scelta dalla band, tra eccessi alternativi in cui mi pare davvero di aver sentito sgattaiolare Melvins e Fantomas (io, nel mezzo, sospiravo pure per un po’ di Mastodon, ma senza successo, e magari era solo frutto della fantasia, intrufolatasi nella fine trama dei borbottii e dell’attesa febbrile del grande battesimo dal vivo del prode trio), mentre l’emozione positiva cresceva sia sul palco che sotto. Nella sala si riversavano frotte di fedeli alternativi e di amici della band, che avevano già occupato le prime linee di battaglia, e nella penombra soffocata delle luci discrete del palco cominciava a svegliarsi anche la vita lassù. Il bassista Miha Vodušek, davanti a una bandiera che poteva essere anche lo stendardo di una tribù guerriera, controllava le ultime impostazioni sul suo ampli per basso, il chitarrista Matej Hočevar verificava se le corde della Gibson fossero accordate, e dietro i tamburi si era seduto l’ultimo membro indispensabile della sezione ritmica, il batterista Gašper Prus. Dalle casse sono uscite le note degli accordi d’apertura di Vrtinec, dall’EP uscito due anni fa, da cui i ragazzi passano al primo colpo sul lato live della campana del concerto. Segue Utelešenje, in cui l’anima si inspira in una fitta cortina di semplicità ritmica. La chitarra tra le mani di Matej, chitarrista punkeggiante dai capelli corti, gracchia e, sul ritmo spedito di accordi semplici, prevedibili ma così dolci, si intreccia con il passo grasso, sincrono e soprattutto deciso della coppia ritmica d’urto formata dal bassista Miha e dal batterista Gašper, picchiatore nato. Il Grrizli morde a piena bocca e senza risparmiarsi, e il sudore sulla fronte dice che il concerto sarà tutto fuorché una comoda passeggiata nel parco, perché i ragazzi il loro mestiere lo prendono maledettamente sul serio. Un missile balistico di immediatezza dura, solida e organica si condensa nella prima dose endovena di comunicazione senza parole tra tre menti a cui non importa dei piccoli errori e delle correzioni, ma del sentire totale dell’essenza pura del momento. Il chakra del cuore è felicemente e completamente aperto.
Il pubblico comincia a dondolare e, dopo gli echi di statica, è il momento di presentare il primogenito. Azul Intruso dal vivo suona ancora molto più violenta che su disco, e le chitarre allentate e un po’ scordate non disturbano per niente l’aggancio perfetto alle nebbie di Nebula. Miha e Matej si piazzano davanti ai microfoni e urlano per la prima volta la loro rabbia gutturale. Il testo non mi diventa per questo più chiaro, ma continuo a consolarmi pensando che le parole siano secondarie. Una stampede aritmica un po’ sgangherata fa capire che la bellezza dei Grrizli Madams sta in un’ariosità brutale e solcata di ferite. I riff si susseguono come fossero una scommessa, mentre Gašper, con colpi energici e senza compromessi sulle pelli, in stile metal-jazz, ruba l’attenzione, tanto che gli occhi scappano spesso da soli verso il lato destro del palco. I Grrizli Madams sono tre individui impegnati in un esercizio simultaneo di egualitarismo musicale totale, ed ecco perché la batteria è allineata sulla stessa linea di basso e chitarra. La democrazia sonora assoluta a tratti suona caotica, ma nel miglior senso possibile, perché il legame spirituale tra tutte le parti è più saldo del cemento più duro. Bridget salpa verso acque più calme e meno distorte. Il flanger sulla chitarra, la batteria jazzy e un picchiettare quasi da bossa nova sui tamburi placano le passioni, e tra le luci rosse della Metelkova lubianese si dipana un gomitolo come alabastro di secrezioni scure di sangue del cuore e di sensualità, grazie a cui applausi ed entusiasmo, in un pubblico lubianese altrimenti proverbialmente morto, crescono sempre di più. Mi manca solo la voce di Luka, spagnoleggiante e ardente, e la storia sarebbe perfetta. Segue Khakhua Kumu, che i ragazzi suonano proprio un filo più veloce che su disco, ma il conto alla rovescia danzereccio non ne risente minimamente, mentre un po’ più di suspense nervosa la porta un brillante dal suono duro, dallo splendore un po’ meno lucente ma di certo non di un ritmare fine a sé stesso, nel brano Žnarowc.
Per non sparare tutte le cartucce del lavoro più recente in un colpo solo, i Grrizli si avviano sulla traiettoria ellittica del disco V Vrtincu vsemogočnega miru. Ton Ton Macoute Sux è uno dei brani più sensuali e assetati di sangue del primo album. Il dualismo tra acustica fragile e megalomania tonante dell’estratto più autentico di garage dà al trio della Posavje, pardon, di Kosezze, della Posavje, il suo fascino, e io mi sono innamorato di colpo, anche dal vivo, dell’esperienza eruttiva di quella combinazione omicida di stoner e metal. Una lieve delusione la provo solo per il fatto che Motionless Euphoria, nella sua veste flamenco e sognante come la conosciamo su disco, dal vivo non suona così galante e splendidamente andalusa, ma in compenso il crescendo tonante di Prehodna kuhna è tutto fuorché noioso e balbettante. Adoro questo crescendo di batteria e basso, con l’intreccio giocoso di sottili distorsioni di chitarra, soffiate con un alito leggero! Dopo il collasso del dado da brodo, ovvero il brano Collapse Of Soup Cube, sembra che non ci sia più nulla da aggiungere. Collapse è una vignetta perfetta delle sensazioni che i Grrizli Madams riescono a incastrare nei loro telai d’acciaio dell’espressione musicale, e la miniatura del loro intero universo merita una standing ovation e un applauso. Il trio è affiatato e, in un modo tutto suo, rilassato e perfetto, fa capire che la sua strada sale verso nuove vette giorno dopo giorno, e dove stia l’obiettivo finale sarebbe stupido, inutile e dispendioso starci a pensare. Lo conferma anche il bel supplemento della nuova-vecchia formazione. Dopo la prelibatezza alternativa Vitognev the Furious, che a modo suo, con dissonanze jazz, decide di stuzzicare anche le ultime zone ancora livellate di terminazioni nervose non ancora irritate. Manca solo un finale che aiuti a distinguere più facilmente la fine dall’inizio, ma non serve nemmeno, perché l’ultimo puntino sulla i nel mosaico di questa staccata dal mondo lo mette il mai diventato cadavere dell’hit mancato del primo album del 2010. Darko chiude il concerto, e dopo l’outro registrato dello Žnarowc già sentito non resta che il momento dei saluti e di un finale di serata meno distruttivo. I Grrizli, sudati fino al midollo, spremono dalle loro anime e dai loro cuori gli ultimi atomi di energia, raccolgono un’ondata di complimenti e un applauso fragoroso, e i sipari invisibili possono chiudere la splendida serata verso mezzanotte, in uno di quei momenti che ricorderemo ancora a lungo.
Lo so, posso parlare solo per me, ma il fatto è che alla potenza da dieci tonnellate dell’indomabile Grrizli ben pochi sanno tenere testa. Non c’è spazio per incisioni pedanti e per lo sbrilluccichio. I Grrizli Madams sono (come quell’eroe dal nome simile, protagonista di una serie della nostra infanzia) ribelli con una ragione. Non c’è spazio per le etichette e per gli inviti al conformismo. Proprio per questo non riesco a non cedere alla bellezza cupa di entrambi i dischi, e credo che li ascolterei volentieri anche più spesso dal vivo. Ma senza pressioni e aspettative esagerate, per favore. Come un profumo in boccette piccole può essere ancora più prezioso che se lo versassero in botti da ettolitri, così, a forza di fabbricare troppo, nel cuore incontaminato dell’orso a me davvero caro possono infiltrarsi veleno e germe della rovina, e allora ai ragazzi auguro solo di seguire il proprio tempo interiore, di lasciare da parte i metronomi del pubblico sempre ingordo e dei media sempre irritantemente curiosi, e di conservare il baricentro del proprio mondo mentale immacolato e saldo. Vrtinec e SNTNTN sono, ne sono convinto, solo l’inizio di una bella epopea musicale che ha appena cominciato a scriversi, e per ogni capolavoro servono esercizio, pazienza e tempo. E i Grrizli Madams, grazie al cielo, per ora sanno dosarlo a modo loro, nel modo giusto per loro. Che non ci sia spazio per il pressapochismo e il cibo istantaneo nemmeno in futuro.
Scaletta
1. Vrtinec (taped intro)
2. Utelešenje
3. Azul Intruso
4. Chapinero Alto
5. Bridget
6. Khakhua Kumu
8. Žnarowc
9. Ton Ton Macoute Sux
10. Motionless Euphoria
11. Transitional Kitchen
12. Collapse of Soup Cube
—bis—
13. Vitognev the Furious
14. Darko
15. Žnarowc (taped outro)
Galleria fotografica














