Mark Lanegan: una belva, tutta dolcezza e soprattutto una gran bella serata rock’n’roll

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Luogo: Katedrala / Kino Šiška / Lubiana
Data del concerto: 25.11.2012
Numero di spettatori: 700
Prezzo del biglietto: 22 EUR, il giorno del concerto 25 EUR

Domenica (25.11.) sul palco della Katedrala è salito l’ultimo vero predicatore del rock’n’roll. Un uomo dalle mille collaborazioni (Queens Of The Stone Age, Belle & Sebastian, The Walkabouts…), dall’espressione musicale autentica e uno dei rappresentanti più in vista del ”grunge” e, soprattutto, di quello che c’era prima. Il leggendario Mark Lanegan, con i suoi Screaming Trees, alla fine degli anni Ottanta aprì gli occhi del mondo sul risveglio musicale del nordovest americano. Gli Screaming Trees prepararono il terreno a un’intera schiera di campioni della musica americana degli anni Novanta: Alice in Chains, Stone Temple Pilots, Pearl Jam, Nirvana, Soundgarden e tanti altri. Stavolta al Kino Šiška è arrivato per promuovere il suo ultimo album Blues Funeral, uscito lo scorso febbraio e nella cui registrazione l’hanno aiutato un sacco di nomi illustri del mondo della musica: Josh Homme, Alain Johannes, Greg Dulli, Jack Irons…

Il tour di Blues Funeral procede in un clima rilassato, da amici di vecchia data. Lanegan si porta dietro in tour ben tre act amici (tra band e solisti), che scaldano il pubblico come ”pre-act”. Per questo tutta la serata di domenica è filata via in modo molto casalingo e per niente forzato. Noi in sala ci sentivamo come se stessimo guardando il concerto dal salotto di casa. Lo si è percepito soprattutto nelle prime due esibizioni, quelle dei due cantautori, quando buona parte del pubblico stava seduta. Si è creata una cornice intima, perfetta per il mood musicale coltivato da Lyeen e Duke Garwood.

Poco dopo le otto è salito sul palco per primo Lyenn, che in una ventina di minuti, con la sola chitarra elettrica in mano, ci ha presentato un bel po’ di ottimo materiale originale. Mi hanno conquistato soprattutto le urla estatiche sull’ultimo pezzo e le ripetizioni e i crescendo dei motivi chitarristici, che dentro la struttura stessa dei brani hanno costruito uno specifico triangolo drammatico. Dopo Lyenn è toccato al cupo Duke Garwood, che ricorderemo per la sua tecnica chitarristica particolare e per come racconta storie in una tipica maniera folk-blues. Tutto è filato via in modo molto naturale, ma senza compromessi. I due cantautori non hanno avuto bisogno di nessuno stimolo artificiale per tenere il pubblico incollato: bastavano la parola e una base musicale ipnotica. Finite le due esibizioni c’è stata una pausa un po’ più lunga, perché gli organizzatori dovevano preparare il palco per la prima band della serata. I Creaure With The Atom Brain hanno ravvivato l’atmosfera intima, cupa e malinconica della sala e hanno rimesso la gente in piedi. La formazione è stata molto dinamica e ritmica e ha aggiunto alla serata un pizzico di ballo. Si è sentita un’energia positivissima, mentre la musica suonava come un mix di pezzi ”post-punk” e di ”grunge”. La sezione ritmica della band ha poi suonato anche nel gruppo che accompagna Lanegan. Dopo una mezz’ora di set era ormai quasi ora dei protagonisti della serata – il Mark Lanegan Band.

Ho scritto «protagonisti» non a caso. Lanegan aveva al suo fianco una formazione fantastica, fatta di musicisti eccellenti. Si è fatto notare soprattutto il chitarrista Steven Janssens, con il suo affascinante modo di suonare ”a sentimento” e l’immagine da rockabilly: a metà concerto ha mollato una sculacciata a un fan che voleva buttarsi dal palco tra il pubblico, facendogli capire senza giri di parole cosa ne pensava. Ma con la sua sola presenza e con una voce incredibilmente roca (Tom Waits, occhio, Mark ti sta addosso) a spiccare era comunque Lanegan. Una montagna d’uomo. E si comportava di conseguenza. Appena salito sul palco si è cementato nello spazio davanti al microfono e per tutto il concerto (circa un’ora e mezza) non se n’è allontanato nemmeno una volta. Su quel quadratino di palco si è costruito il suo mondo. Particolarissimi sono il suo volto imponente e la sua voce, che taglia come un rasoio. La sua mimica corporea, calma, è in totale contrasto con l’espressività, con le smorfie che ci arrivano dal suo viso corrucciato. La vita a Lanegan gli si legge in faccia. Quel volto ci disegna tutti i suoi tormenti e dolori, ma anche quel po’ di soddisfazione che ha vissuto. Anche se magari sembra una belva, nell’energia della sua esibizione, nel modo di raccontare storie e nei messaggi a prevalere è la dolcezza. Un’energia calda, anche se si manifesta in un soffio musicale ruvido e maschio. Ma non è tutto così macho. Spiccano in particolare i brani ”Gray Goes Black” e la dolce ”Harborview Hospital”, che insieme all’opener (!!) ”The Gravedigger’s Blues” potremmo indicare come il culmine della serata. La poetica d’autore marcata che Lanegan ha sviluppato partendo dalla narrazione del folk, dalla malinconia del blues, dall’energia del punk e dalla dinamica del rock’n’roll ci ha ricordato che nel mondo della musica di oggi è ancora possibile essere unici. Essere autori, essere qualcuno e non solo un insieme di identità altrui. I brani, per tutti i 90 minuti di concerto, sono scivolati lisci, senza stop inutili e grandi discorsi. Non è mica lo stile di Lanegan. Con il pubblico avrà parlato in tutto tre volte, e anche allora in modo molto trattenuto e scarno. Ci ha detto tutto con l’esibizione. Nella parte regolare hanno suonato diciassette pezzi, e nel bis altri due: l’esplosiva ”Hanging Tree”, nata ai tempi della collaborazione con i Queens of the Stone Age (la conosciamo soprattutto dalle versioni acustiche), e la devastante e fortemente melodica ”Methamphetamine Blues”, che era perfetta per chiudere.

Allo Šiška si è così chiusa un’altra serata di buona musica; stavolta a farsi la festa sono stati gli amanti del rock alternativo di qualità. Invece del solito singolo concerto, o al massimo due, ne abbiamo visti ben quattro. Di questa serata ci resterà soprattutto la presenza scenica di Lanegan e la sua espressione musicale spietata, senza compromessi e sincera.

Setlist

MARK LANEGAN BAND:
1.) The Gravedigger’s Song
2.) Sleep With Me
3.) Hit In The City
4.) Wedding Dress
5.) One Way Street
6.) Resurrection song
7.) Gray Goes Black
8.) Devil In My Mind
9.) Harborview Hospital
10.) Quiver Syndrome
11.) One Hundred Days
12.) Creaping Coastline Of Lights
13.) Black Rose Way
14.) Riot In My House
15.) Ode To Sad Disco
16.) St. Louis Elegy
17.) Tiny Grain Of Truth
bis:
18.) Hanging Tree
19.) Methamphetamine Blues

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