Passione da volpe mannara: i Werefox, già al primo colpo, non hanno rivali (2013)
Autore: Sandi Sadar Šoba
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
Data del concerto: 17.01.2013
Spettatori: 230
Il Prekmurje è da sempre il cuore creativo di musicisti di talento, rimasti però per un’eternità maledettamente ignorati. Oggi, dopo che hanno lasciato il loro segno indelebile sull’anima musicale della nostra nazione, oltre a Kreslin, ovviamente, anche i giovani alfieri della ormai defunta banda di ribelli dal legame d’acciaio Prekmurje Noise Conspiracy, nomi come Beko, Manul, Psycho-Path e, secondo i miei gusti, anche Sphericube, sono diventati una garanzia per concerti in cui dagli amplificatori a volume spaccatimpani usciva musica con le palle e con dei contenuti, mentre l’alternativa all’anemia centralista e alla ripetizione senza idee di schemi già sentiti, per la sua originalità, innovazione e audacia senza compromessi, è diventata la prima scelta di tanti amanti della musica con la M maiuscola. Lasciamo stare i generi: incasellare, etichettare e sezionare stilisticamente ciò che le onde sonore ci portano nelle orecchie è proprio quello che ruba, deruba e svuota l’anima della musica, e uccide lo slancio creativo e le scintille nei cuori dei giovani artisti. Di cloni la scena è comunque piena, e i garage e il sottosuolo alternativo dei rifugi sloveni non sono affatto più immuni a mode, imposizioni e divieti. Qualche luminosa eccezione, però, esiste. Anche se i Werefox arrivano da mattoni importanti del passato, o del passato prossimo, della musica slovena (a proposito: alle band citate sopra aggiungete i coriandoli pop urlati dei Lollobrigida e avrete i mattoni base del codice genetico di questo collettivo prekmuriano di stanza a Lubiana, fatto di gatti musicali stagionati e di una gatta musicale particolarmente sexy …), la formazione ha deciso di voltare pagina nel libro della propria creatività. Il quartetto, composto dal talentuoso mago della chitarra di Beko, Manul e Psycho-Path Sašo Benko, dal batterista David Halb, dal bassista Manuel Hahn e dal cuore carismatico, voce e sorgente dei testi della band nei panni della cantante riconoscibile ovunque e inconfondibilmente originale Melanija Larisa Fabčič, meglio nota come Melee, con i Werefox ha voltato le spalle al volume dell’indie rock, all’attaccamento rumoroso agli schemi non melodici e al mistero artistico. Stavolta l’anima della band si è infiammata del tutto su combinazioni di note più armoniose, e gli intervalli sonori sono più orientati al pop, il che per certi vecchi fan è senza dubbio un crimine senza precedenti, ma stavolta devo dire che anche nel pop (parlo non di una casella stilistica, ma di un campo in cui la musica ha colori più chiari, sereni e ottimisti) può esserci qualcosa di irresistibilmente bello, per cui era scontato che sotto il palco del Kino Šiška ci saremmo stati anche noi di Rockline.
L’idillio invernale o la fastidiosa neve che cadeva erano ottime scuse per non andare al concerto, ma dopo il primo ascolto del disco, l’incredibile esordio I Am Memory, che la band ha lanciato sul mercato tramite Bandcamp, è stato chiaro che non esisteva maltempo capace di fermare il sottoscritto sulla strada verso il freddo invernale di Lubiana. Stavolta il concerto si è tenuto un po’ più in basso del solito – nella sala piccola del Kino Šiška di Lubiana. All’ingresso di questo spazio, stavolta più da club, è arrivato il primo annuncio. I Werefox avrebbero dovuto fare il live con il frontman dei Girls Against Boys, Scott McCloud, ma lui, per una malattia in famiglia, ha deciso di saltare il battesimo lubianese. Niente duetti, quindi, mi dico, ma il vero motivo per entrare nel ventre del tempio della cultura lubianese era di origine più casalinga. Allo stand con i dischi degli artisti dell’etichetta God Bless This Mess, dove c’era anche l’esordio delle star principali della serata, le hostess servivano pure l’acquavite prekmuriana, così l’attesa è stata molto meno stressante e pesante del solito.
Poco dopo i compagni di avventura dei Werefox salgono sul palco e, con il pezzo d’apertura The Redneck Genious Story, la discesa selvaggia sugli scivoli della passione può cominciare! Beko, sul lato sinistro del palco, inizia a sciogliere l’anima con la sua Fender Tornado distorta e appesantita il giusto. Sul lato destro si piazza il bassista Manuel, capelli corti, occhiali e un basso Fender rosso in pugno, e al suo fianco, in agguato, c’è la regina della serata, la cantante affamata Melee, mentre da dietro i corpi dei compagni d’arme si butta nel gioco dinamico di pelli e piatti l’eccellente cuore ritmico della band, il batterista David. Redneck pianta i paletti del campo in cui si muoveranno i Werefox, perché dopo la sospensione di una bella intro il brano lascia un sacco di spazio alle onde d’urto di un garage melodico stupendo. I Werefox portano le cose alla marcia più alta già dopo qualche battuta, e questa veste decisamente più rumorosa di una partenza davvero brillante fa capire che i Werefox giocano il tutto per tutto; nonostante una sola chitarra sul palco, nel suono non manca niente, perché il suono della band è incisivo e solido come un monolite. Segue il molto più alternativo e giocoso Shitload Of Love. La presa d’acciaio della band non cede, e il pezzo, che in un suo modo sexy ricorda gli straordinari Foo Fighters, ha un sacco di denti tutti suoi. »Dark princess riding low – no one messes with her flow / Who’s to say what shall go? Not to her! No!!!« ruggisce Melee, e poi arriva uno dei ritornelli più belli e più cantabili della prima parte del disco, in cui scegliamo la parte del corpo che la principessa oscura taglierebbe solo per noi! Sexy e tenebroso! I Werefox deformano quanto basta le loro splendide forme in un mondo tinto di sfumature pop, così da non risultare sdolcinati, zuccherosi e miseri, e riescono a mettere in movimento anche il proverbialmente statico pubblico della capitale, abituato a tutto. Se la qualità della band si misurasse a occhio, dal movimento del pubblico si potrebbe giudicare che I Am Memory sia un centro perfetto, ma i Werefox non si adagiano sugli allori di un paio di successi. Segue un sorprendente rimescolamento della scaletta e, come terza, dalle casse rimbomba la cupa vignetta orientale dell’inquietante Beyond Mercy. La serie ripetitiva di versi ricorda molto di più i tempi degli esorcismi dei Psycho-Path che i momenti delle nostre dive sempre ammiccanti alle telecamere. I Werefox sono una storia a parte: con orecchie che i suoni grassi di un’alternativa piena di sangue, di qualità e di impatto ungono maledettamente bene, contro tutto lo zucchero di questo mondo riusciamo anche ad ascoltare le lezioni di bellezza assassina.
Killer Lesson suona come se l’avesse scritta Mark Lenegan, ma al posto del baritono, stavolta, nel microfono cinguetta una voce più alta, il soprano delicato e fragile della straordinaria Melee. La combinazione meditativa di chitarre, batteria e bassi minimalisti si fonde con la bellezza zen dei minimalismi giapponesi e, dopo lo scioglimento in gocce di felicità, arriva il momento di fare il bagno nelle cascate di torrenti impetuosi di passione. Il tempo distorto del fiume sonoro porta la sete selvaggia sempre più in alto, mentre il quartetto sul palco, a occhi socchiusi, naviga la sua rotta verso chissà dove, sicuro e impeccabile. Come gli argonauti approdano sulle coste del luogo in cui avrebbero dovuto dividere il palco con l’assente McCloud, ma The Boy In Me, The Girl In You suona splendida anche senza la narrazione alla Tom Waits della voce rauca dell’eminente ospite. Dopo qualche breve parola al pubblico e un modesto ringraziamento per un lavoro davvero eccezionale, prosegue la solida serie di esegesi musicale di qualità. I volti sono bagnati di sudore, grosse gocce di fatica corporea evaporano sia dalle guance degli sciamani sul palco sia dai corpi di quelle poche anime che si sono lasciate staccare le suole dal pavimento freddo della sala e, a occhi socchiusi, sono volate nella stratosfera del piacere assoluto. E questo si può aumentare ancora con dosi di melodia velenosamente buone, quelle di Doghouse! Nel lirismo della band non c’è posto per cliché e stronzate e, nonostante la schiettezza e la ruvidezza di un collage di splendidi riciclaggi di idee già sentite, il ballo non si ferma nemmeno un po’. Ogni tanto i ragazzi e la ragazza si sciacquano la gola con un sorso di grappa e, con nuovo cherosene sulle corde vocali e nelle anime, le fiamme salgono ancora più in alto. Give Me A Life, nello stile dei Pearl Jam o dei R.E.M., ci porta al momento in cui tutti insieme cadiamo nell’implorazione di meritare una vita degna di essere vissuta, sentita e giocata, mentre uno dei momenti più sentimentali della serata arriva con un salto nelle alte sfere del mondo sopralunare. Fun On The Moon è, a dirla tutta, un omaggio davvero splendido alla melodia di George Harrison e, con l’associazione a Here Comes The Sun, stavolta le labbra si aprono per mormorare i versi: »This is the last time you’ll have fun on the moon / This is the last time you’ll make moonflowers bloom. / The moon felt in the gutter / Go, get your daughter – she’s lost!« e, con iniezioni meditative di distorsioni di chitarra, basso e batteria, sesso, spazio e tempo diventano postulati del tutto irrilevanti di un’esperienza perfetta. Io, per la verità, sono un fan dei contorni più incisivi della band, ma stavolta il mio piacere totale l’ho raggiunto ancora prima che mi sanguinassero le orecchie sotto le cannonate sonore dei pezzi March Of The Finest e della conclusiva Did I Kill The Devil In You. I Werefox sono maestri del nuoto in materie di densità diverse e, con uno sprint misto sui 200 metri, la risposta alla domanda se siano riusciti a uccidere il diavolo che è in noi non può che essere affermativa! Anche se hanno prosciugato i laghetti di questa prima lettura collettiva di pezzi originali, seguono ancora due prolungamenti piuttosto incredibili e davvero eccellenti. La chimica dei suoni travolgenti di passaggi di chitarra eccezionali dalle dita del davvero eccezionale Beko, dei splendidi passaggi ritmici di un duo che è molto più che solo ritmico, David e Manuel, e la brillantezza non nascosta della cantante sexy e devota alla musica Melee vive anche nell’esecuzione di cover che, nella veste Werefox, non suonano per niente meno sicure e originali. The Come Down i Werefox avrebbero dovuto suonarla sul palco con McCloud, prima voce dei Girls Against Boys, ma anche la versione slovenizzata del pezzo suonava da inferno, quindi non resta che sperare che prima o poi ne venga immortalata una testimonianza su qualche progetto B-side. La ciliegina sulla torta di una serata incredibile di orgasmi multipli (eargasmi, se mi concedete ancora un piccolo gioco di parole) è stata una gita psichedelica negli anni Sessanta con i 13th Floor Elevators, e You’re Gonna Miss Me ha detto da sola ciò che, dopo l’ultima nota, potevamo intuire nei nostri cuori.
Faccio fatica a essere obiettivo e imparziale, perché mi sono innamorato dei Werefox fino all’ultima fibra del cuore, e mi è bastato un solo contatto e un solo ascolto. Non è un prodotto a metà né una formazione che potrebbe funzionare solo a breve termine. I Werefox hanno nel petto maledettamente tanta grinta e, con il loro impegno giurato per la qualità, sono senza dubbio un asso in più con cui il mondo si colorerà presto anche delle sfumature della brillantezza slovena. Ma lasciamo stare la geografia. La buona musica non ha confini, etichette, pedigree né limiti d’età, e i Werefox soddisfano tutti i criteri con cui possiamo dire con certezza: »I Werefox sono la prossima grande notizia, e I Am Memory è l’album da mettere sullo scaffale di chiunque abbia a cuore la buona musica!!!« Dire di più sarebbe superfluo, dire di meno sarebbe un’ingiusta sottovalutazione dei fatti! Spazio per scarti di qualità ce n’è poco anche per i Werefox, quindi non vediamo l’ora e contiamo i giorni, le ore e i minuti che mancano al prossimo capitolo, in studio e sul palco, perché in entrambi i ragazzi e la ragazza brillano da matti!
Scaletta
1. The Redneck Genius Story
2. A Shit Load Of Love
3. Beyond Mercy
4. Killer Lesson
5. The Boy In Me, The Girl In You
6. Doghouse
7. Give Me A Life
8. Fun On The Moon
9. March Of The Finest
10. Urgency
11. Did I Kill The Devil In You?
—bis—
12. The Come Down
13. You’re Gonna Miss Me
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