Sigur Rós in Italia: diamanti ai porci (2013)

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Luogo: Pala Arrex / Jesolo / Italia
Data del concerto: 18.02.2013
Pubblico: 3500
Prezzo del biglietto: 31 € in prevendita / 36 € alla cassa

Quando si spengono le note di pezzi come »Varúð« o »Glósóli« o  »Svefn-g-englar« o »Popplagið« o… beh, di una qualunque altra canzone dei Sigur Rós, non puoi proprio restare apatico. A meno che tu non sia italiano.

I Sigur Rós a Jesolo, al Pala Arrex, sono stati più o meno perfetti. Con la sezione orchestrale allargata (è stata aggiunta la cosiddetta sezione di ottoni – trombone, corno e tromba) hanno portato i loro pezzi praticamente al massimo compositivo, tessendoli nel modo migliore possibile in brani già di per sé (quasi) perfetti, hanno presentato tre pezzi completamente nuovi (»Brennisteinn«, »Kveikur« e »Hrafntinna«) e con tutto questo hanno mandato a Kjartan (il polistrumentista che, prima di lasciare la band (per il desiderio di passare più tempo con la sua famiglia), si era occupato di una bella fetta delle composizioni del gruppo, visto che era l’unico con una formazione musicale accademica) un biglietto d’auguri metaforico così bello: passa con la tua famiglia più tempo possibile. Allora, cosa è andato storto? Perché noi sloveni a Maribor abbiamo singhiozzato (il reportage di RockLine sull’evento lo puoi leggere qui), mentre gli italiani a Jesolo hanno applaudito a malapena?

Alla risposta di sicuro non ci arriverò. Potrei servirti qualche stereotipo – che è il modo italiano di andare ai concerti, che non sanno creare atmosfera, o addirittura che un atteggiamento del genere è lo specchio dell’Italia come nazione. Ma non lo farò. In compenso scriverò perché gli italiani avrebbero dovuto reagire alla musica dei Sigur Rós proprio come gli sloveni qualche mese prima.

Probabilmente non serve nemmeno ricordare che i Sigur Rós sono già di per sé un’entità che, con i suoi suoni celestiali, suona le corde emotive di chi ascolta. La voce emotiva di Jónsi aggiunge una nota personale così forte che è impossibile vedere i Sigur Rós come una musica »collettiva« (a differenza, per esempio, dei Godspeed You! Black Emperor, dove la musica è sì fatta così, ma difficilmente è personale come quella degli islandesi; metto a confronto le due band solo perché in ambito sloveno ho notato un sacco di paragoni (a favore dei Godspeed), che secondo me non sono e non possono essere azzeccati, perché si tratta di due band completamente diverse, che si distinguono per concetto, per filosofia e, alla fine, forse la cosa più importante, per la musica e il suono stessi; è stato solo un »caso« giornalistico a far sì che a entrambe venisse appiccicata l’etichetta »post-rock«). Proprio per questo il contatto con la musica dei Sigur Rós è molto personale, molto soggettivo (il che però non include l’apatia), direi persino molto spirituale, a prescindere dalle eventuali implicazioni che questa parola si porta dietro. I Sigur Rós hanno inoltre probabilmente uno dei live più curati in circolazione. Questo vale soprattutto per quel suono massiccio, quella dinamica inafferrabile, quell’oceano sonico che ogni volta ti sommerge e ti annega completamente – è un’esperienza che dall’ascolto degli album in studio non puoi ricevere, anche se quelli sono perfetti in un modo tutto loro. Gli islandesi hanno affinato così tanto il loro suono dal vivo che tornare ad ascoltare la loro musica dalle casse è davvero dura. Le registrazioni live si avvicinano di più a ciò che offrono sul palco; io, in effetti, per un bel po’ dopo il loro concerto a Maribor non sono più riuscito ad ascoltarli, live a parte. In breve – se ti piacciono anche solo un minimo i loro album in studio, dal vivo li adorerai di sicuro. Li adorerai, quantomeno.

A confermare tutto questo ci sono di sicuro anche i loro nuovi pezzi – »Brennisteinn«, »Kveikur« e »Hrafntinna« (dopo Valtari hanno scritto anche »Yfirborð«, che però stavolta non hanno suonato). Nel suono si allontanano dall’ultimo album della band, Valtari, perché l’atmosfera (a detta di qualcuno troppo minimalista) lascia il posto a quell’aggressività che adornava un po’ di più i Sigur Rós nel loro periodo pre-Valtari. I nuovi pezzi sono, come ci si aspetta, pura Sigur Rós, eppure così diversi da rappresentare facilmente un nuovo passo evolutivo della band. Soprattutto c’è una sperimentazione ancora maggiore con il suono, con la fusione degli strumenti in quella massa sonora che senti dal vivo e di cui non sai mai da dove arrivi, perché suona così compatta, così connessa, così… completa. Direi persino che i Sigur Rós stanno entrando nel loro periodo più fecondo di sempre.

In più, per questo tour i post-rocker islandesi hanno potenziato anche le loro visual, già di per sé emotive: si sono portati dietro un mucchio di monitor, piazzati sullo sfondo, mentre davanti a sé per i primi due pezzi avevano una specie di tende che, fino alla loro caduta prima del terzo pezzo, volevano dirci che, nonostante tutto, dovevamo concentrarci sulla musica. Le visual successive combinavano i filmati di Valtari, nuovi cortometraggi e pattern ripetuti – una delle cose più interessanti era lo sfondo che scivolava di continuo verso il basso, dando l’illusione che il palco si alzasse.

Proprio per questo non mi è chiaro come gli italiani siano riusciti a restare coi piedi per terra, nei loro corpi insensibili, con gli iPhone alzati e le sigarette in bocca, ingobbiti, visto che dedicavano gran parte della loro attenzione al fumo di nascosto. Mentre noi levitavamo da qualche parte fuori da questo mondo, c’era chi intanto sfornava materiale per YouTube, così ora posso incollare sotto questo testo uno dei pezzi.

Non oserei dire che il concerto sia stato perfetto del tutto, anche se la band lo è stata. Mi ha dato fastidio soprattutto il volume troppo basso, che forse ha contribuito all’atmosfera e ha sottolineato l’apatia italiana, rendendola così visibile che a tratti copriva la band. Questo porta inevitabilmente al confronto con il concerto di Maribor, e di conseguenza faccio fatica a scegliere un vincitore. Io direi che erano alla pari, ognuno coi suoi pregi e i suoi difetti. Per questo spero in nuovi concerti dei Sigur Rós – con l’atmosfera di Maribor e l’esecuzione di Jesolo.

Scaletta

1. Yfirborð
2. Í Gær
3. Vaka
4. Brennisteinn
5. Sæglópur
6. Olsen Olsen
7. Fljótavík
8. E-bow
9. Varúð
10. Hoppípolla
11. Með Blóðnasir
12. Kveikur
13. Glósóli
—bis—
14. Svefn-g-englar
15. Hrafntinna
16. Popplagið

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