Joy Divis… pardon, Peter Hook & The Light rifanno Unknown Pleasures, “Transmission” e non solo (2013)

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Luogo: Katedrala / Kino Šiška / Lubiana
Data del concerto: 22.03.2013
Numero di spettatori: 750-800
Prezzo del biglietto: 19 €

Capisco chi odia con tutto il cuore le tribute band. In effetti è con loro che mi identifico di più. Capisco un po’ meno chi le tribute band le ama e riempie le varie Cvetličarna per i Guns to Roses di turno e show simili. E non mi è nemmeno del tutto chiaro come un qualsiasi musicista con un briciolo di amor proprio possa permettersi di far soldi sulla musica altrui, sulle parole altrui, sul genio altrui. Ma le parole che mi sono più incomprensibili di tutte sono altre – le parole secondo cui Peter Hook & The Light sarebbero solo l’ennesima band »tribute-to«, un progetto, o come cavolo lo vuoi chiamare, che giustifica la sua intera esistenza solo con i potenziali soldoni.

Certo, siamo lontanissimi da quello che ho sentito dire dalle quindicenni davanti al Kino Šiška, cioè che »finalmente vedranno i Joy Division«. Ma Peter Hook con la sua formazione si avvicina dannatamente all’originale. Il che è ovviamente anche frutto del fatto che suona la sua musica, che canta testi che alla fine degli anni ’70 del secolo scorso aveva già contribuito a cantare insieme a Ian Curtis, che è, in parole povere, un »joydivisionista«. Peter Hook & The Loght sono quindi esattamente questo – Peter Hook & The Light, che nel tour attuale ripropongono la musica dei leggendari Joy Division.

Peter Hook, in realtà, non ha sempre avuto l’intenzione di dar vita a questo progetto: ci è arrivato per una serie di eventi – soprattutto per il fatto che aveva messo insieme una formazione per un omaggio una tantum a Ian Curtis in occasione dell’anniversario, visto che a un sacco di altri era andata male, e il suo evento era andato subito sold out e alla fine era stato talmente elogiato che Peter Hook ha visto l’occasione per qualcosa di bello, per qualcosa che in fondo in fondo probabilmente aveva sempre desiderato, perché i Joy Division, più che evidentemente, li ha ancora nel profondo, profondo del cuore (di più su questo e su tutto il resto riguardo a Hook puoi leggerlo nell’intervista che noi di RockLine abbiamo fatto una buona settimana prima del concerto al Kino Šiška).

Sono nati così Peter Hook & The Light. E la fortuna (insieme alla squadra dello ŠKUC, ovviamente) li ha portati a Lubiana, dove si è visto che la gente affamata di questa musica è più di quanta forse ci si aspettasse. Hooky ha trovato ad aspettarlo una sala piena, che prima aveva avuto modo di vedere un documentario sulla band – almeno una specie di documentario, che in realtà era uno strano mosaico di videoclip, spezzoni di vari altri film e documentari sulla band, spezzoni di interviste, il tutto intrecciato con bizzarre visualizzazioni psichedeliche. Insomma, non ho idea di quale fosse esattamente lo scopo del documentario in quanto tale. Alla fine non restava che aspettare Hooky, e l’attesa è finita – una strana playlist con vari pezzi del tutto irrilevanti e fuori contesto (un mucchio di hit country) lo ha accompagnato sul palco verso le nove e mezza.

Peter Hook è un personaggio estremamente interessante. Lo si capisce già dall’intervista linkata sopra. Di sicuro emana un carisma tutto suo, una rilassatezza da vecchio amico, uno che ti viene facile immaginare al bar a guardare il calcio (tutti i Joy Division erano grandi appassionati di calcio, Ian Curtis per esempio era un grande tifoso del Manchester City). Di sicuro sta bene anche davanti a un microfono, perché la presenza necessaria ce l’ha. Però questa è molto, molto diversa dall’immagine di Ian. Quella era molto più oscura, più depressa, più chiusa, più inaccessibile, più… scomoda e per questo decisamente più inquietante. Hooky mette tutte le carte in tavola; i testi li canta sì con tutto il cuore, ma forse proprio questo non si sposa con quei testi – che siano dati in modo così diretto, così accessibile, come li presenta Hooky. Ed è anche la differenza più grande tra Ian e Peter – inaccessibilità contro accessibilità, una certa aura di mistero contro sincerità, rilassatezza e familiarità contro estraniamento e oppressione. Però proprio per questo Hooky ha sorpreso su un piano completamente diverso. Lo giuro – se ogni tanto mi fossi limitato ad ascoltare il concerto, avrei giurato che a cantare fosse Ian Curtis in persona. Così bene lo incarna Peter Hook a livello vocale. È vero che l’età si fa sentire e che quindi corde vocali e polmoni lo tradiscono sui passaggi più impegnativi e soprattutto sulle frequenze più basse (certo, Hooky di suo non ha una voce bassa come Curtis), la voce soprattutto non risulta così profonda, risonante e dinamica, anche se Hook becca la nota alla perfezione. Per questo si è aiutato spesso con gli effetti sulla voce (soprattutto reverb e delay), che Curtis di certo non usava granché. Ma questi effetti non c’erano solo perché la voce di Hooky non fosse all’altezza – avevano anche un ruolo tutto particolare. I pezzi dei Joy Division sono stati, nonostante la grande autenticità, comunque un po’ reinterpretati. Vale soprattutto per il suono in sé.

Peter Hook ha quindi (non da ultimo) affrontato la sua musica anche da un altro punto di vista. La sua band non si è limitata a rifinire i pezzi, ha dato loro anche un nuovo vestito sonoro, che di sicuro ha cambiato anche quella sensazione »chiusa« tipica dei Joy Division, quel suono un po’ soffocato. In sostanza il suono è cambiato in piena sintonia con la presenza di Hooky. Già la formazione lo faceva intuire – oltre alla classica formazione con batterista, tastierista, chitarrista e bassista (Hook) c’era un secondo bassista, così che Hook non debba occuparsi delle linee mentre canta. Ma non era questo il suo ruolo principale, almeno per quanto riguarda il risultato finale, perché quando Hook e Jack Bates (il secondo bassista) hanno attaccato insieme, la sala scoppiava da tutte le parti, soprattutto per via del basso di Hook. Un suono così curato, così possente, così rimbombante… in effetti, a ripensarci, il basso è sempre stato il territorio dei Joy Division, di sicuro più delle altre gamme di frequenza (forse è una caratteristica dell’intero genere). L’intera formazione, grazie al miracolo della tecnica del suono, è riuscita ad arrivare anche a un suono estremamente ricco, pieno e quasi barocco, che i Joy Division non hanno mai avuto. E non è che quest’ultimo sia un male – si trattava di uno stile ben preciso, di una resa della musica più essenziale, più cruda. Per questo farei fatica a dire che questo nuovo vestito sonoro sia servito soprattutto ad aggiornare il suono della band, quanto piuttosto a certi approcci filosofici all’acustica »live«, tra l’altro per armonizzarsi con l’immagine del frontman.

Forse a qualcuno ha tolto un po’ la voglia di godersi lo show; a me no. È stata un’esibizione estremamente emozionante ed energica, in cui l’eccezionale Peter Hook, dando tutto quello che aveva, l’ha interpretata in modo molto personale, restando al tempo stesso incredibilmente fedele all’eredità dei Joy Division. Nel complesso è stata quindi una sorpresa – per quanto bene sa imitare la voce di Ian, e per come in realtà vede personalmente la musica della sua ex band, come appare questa musica attraverso i suoi occhi, come ha sempre guardato in fondo all’intero processo creativo. E l’intero progetto Peter Hook & The Light gli ha dato la possibilità di inserire gran parte della sua filosofia (forse già della fine dei ’70) nell’intero aspetto sonoro, pur cantando i testi di Ian. Però, pur essendo rimasto fedele all’eredità dei Joy Division, dato che ha suonato l’intero album Unknown Pleasures e ovviamente tutti i classici imprescindibili, come »Transmission« e »Love Will Tear Us Apart« (con cui ha anche chiuso in pompa magna il concerto) e quelli meno noti, come »The Drawback« (un brano ancora dei tempi dei Warsaw), ha aperto il concerto con un pezzo dei New Order, »In a Lonely Place«, facendoci capire che il prossimo tour della band sarà dedicato proprio a questo – cioè ai New Order.

Per chiudere con i paragoni – se tiriamo le parallele tra i nomi delle formazioni, i Joy Division sarebbero Ian Curtis & The Dark. Così potrei riassumere il concerto di Peter Hook & The Light al Kino Šiška. E nonostante tutto, nonostante tutte le analogie su un »feel« diverso, su un carisma e un’immagine diversi del frontman, sul generale rinnovamento del suono, abbiamo sentito esattamente quello che volevamo. Abbiamo sentito i Joy Division.

Scaletta

In a Lonely Place (brano dei New Order)
No Love Lost
Digital
Disorder
Day of the Lords
Candidate
Insight
New Dawn Fades
She’s Lost Control
Shadowplay
Wilderness
Interzone
I Remember Nothing
—bis—
Heart and Soul
Isolation
Twenty Four Hours
The Eternal
—secondo bis—
The Drawback
Transmission
Love Will Tear Us Apart

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